lunedì, 27 febbraio 2012
Le lezioni necessarie
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Di solito, quando le cose non vanno per il verso giusto, abbiamo la tendenza a ribellarci e a criticarci con durezza, e soprattutto a cercare un colpevole o una soluzione fuori di noi.
La vita non cerca il nostro benessere individuale, ma vuole che impariamo le sue lezioni, in modo che possiamo fare emergere il nostro potenziale e di conseguenza riconoscere la vera essenza che si nasconde dietro le apparenze.
Come ben sappiamo, il nostro cervello è molto più propenso a evitare il dolore piuttosto che a cercare la gratificazione. Infatti, quando intuiamo che ci sarà da soffrire, di solito freniamo bruscamente e svicoliamo.
Invito chi mi legge a ricordare come si è sentito dopo aver affrontato con coraggio quella cappa di dolore sotto la quale, sicuramente più di una volta, si è trovato a vivere, e forse, ricordando, vi renderete conto che in quelle occasioni dentro di voli qualcosa è cambiato. Avrete avuto, forse, la sensazione di espandere voi stessi, di sperimentare un’evoluzione interiore. In realtà non avete fatto altro che trascendere i confini del vostro ego, vivendo, benché solo momentaneamente, un’esperienza diversa dal solito.
L’accettazione ci sprona ad agire, ad assumerci le nostre responsabilità e a essere pienamente consapevoli di avere la capacità di gestire tutto quello che ci accade.
Quando ci capita qualcosa di spiacevole, magari banale, come perdere un aereo o ricevere una risposta brusca, la prima cosa che facciamo è attribuire a quell’evento un preciso significato, che ha il potere di mettere in moto emozioni negative come la rabbia, la frustrazione o l’ansia.
L’emozione ci attanaglia, e sarà difficile potersene liberare finchè non capiamo l’origine di quello che ci è accaduto.
Proprio per questo la parola d’ordine è ACCETTAZIONE che vuol dire riconciliarsi con la realtà.
L’accettazione non ha niente a che fare con la “rassegnazione”, poiché questa, oltretutto, conduce soltanto ad un doloroso immobilismo generato dalla constatazione dell’impossibilità di cambiare le cose.
Grazie all’accettazione, invece, possiamo raggiungere quegli obiettivi che con la rassegnazione non sarebbero accessibili, dal momento che, contrariamente a quest’ultima, l’accettazione ci sprona ad agire,assumendoci le nostre responsabilità pienamente consapevoli di avere la capacità di fronteggiare tutto quello che ci accade.
L’accettazione non significa agire per contrastare gli eventi, ma opporsi all’idea che di fronte a questi non esista alcuna possibilità di riuscita.
Dal momento in cui sono disposto ad accettare qualcosa, di conseguenza sono disposto anche a considerare che in quella situazione possa esserci una possibilità nascosta, e che dunque si tratta unicamente di cercare l’altro lato della medaglia.
Benchè possa portare via del tempo, proviamo a non dimenticare mai che le migliori occasioni per aprire la porta delle opportunità non le troveremo lasciando che a prendere il sopravvento siano le reazioni o gli automatismi. La migliore occasione è quando ci chiediamo: “cosa può esserci di positivo in quello che mi sta accadendo?”.
Dire di sì alla vita vuol dire abbandonare il ruolo di vittima, smettere di sprecare la nostra energia e il nostro prezioso tempo alla ricerca di colpevoli, e significa soprattutto assumerci le nostre responsabilità quando si tratta di fronteggiare quello che ci accade.
“Ci sono cose che non si capiscono
afferrandone il senso, ma bisogna
lasciare che siano loro ad afferrarci”
Madre Teresa di Calcutta
11:03 Scritto da: gabrella in Riflessioni... semi-serie... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: opportunità, accettazione, rassegnazione, responsabilità, vivere | OKNOtizie |
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venerdì, 25 novembre 2011
Vivere pienamente.....

“per una volta, quella donna vuole vivere,
ma non sa bene cosa significhi.
Si chiede se l’ha mai fatto.
Se mai lo farà” Alice Walker
Prendo lo spunto da questa frase per una riflessione su una idea che molto spesso ci attraversa ma che altrettanto spesso non sappiamo cogliere nel suo intimo significato.
La maggior parte di noi vorrebbe “vivere pienamente”, ce ne riempiamo la bocca in ogni momento, ne facciamo la capolista degli obiettivi e desideri per ogni anno nuovo e tuttavia quando arriva il momento di mettere in pratica queste parole, scopriamo di non essere più così sicure del loro significato: che cosa vuol dire “vivere pienamente”? Lo abbiamo mai veramente saputo?....
La nostra tentazione è di correre a cercare la risposta nei libri: se riusciremo a trovare il libro giusto, allora sapremo cosa fare, in quanto siamo piuttosto abili nel seguire le istruzioni che ci vengono impartite. Oppure iniziamo a frequentare lezioni e seminari. Proviamo la meditazione oppure una dieta speciale, ci mettiamo a fare ginnastica o ci sottoponiamo a terapie alternative di vario genere.
In altri termini, ancora una volta cerchiamo formule e risposte al di fuori di noi, pensando che da qualche parte ci dovrà pur essere un filtro magico in grado di regalarci il ben-essere.
Ad un certo punto, tuttavia, ci rendiamo conto, per una qualche misteriosa illuminazione, che, per quanto validi siano tutti i nostri approcci, dobbiamo ritornare indietro e ammettere che solo noi sappiamo come vivere pienamente. Possiamo accettare alcune indicazioni, ma, in ultima analisi, vivere la nostra vita dipende da noi.
E se impariamo ad ascoltarci, nel profondo del nostro animo noi sappiamo come vivere pienamente, anche se in pratica, non l’abbiamo mai fatto.....
"Per vivere con arte e (pienezza) bisogna fare l'amore con la vita.." P.Coelho
12:11 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: vivere, vivere pienamente | OKNOtizie |
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martedì, 11 ottobre 2011
Una teoria del vivere ....
“Non si può fare a meno di aver continuamente presenti i problemi: se li abbandoni, quando ci ripensi è peggio …” Molti pensano così alla vita. Tutti attraversiamo momenti in cui i pericoli e le preoccupazioni occupano per intero la nostra emotività e i nostri pensieri. Possiamo allora sentirci timorosi, come bambini che stanno rintanati, oppure avere l’impressione di essere come soldati appostati dietro le fortificazioni, impossibilitati ad allentare la guardia, destinati per sempre ad attendere l’arrivo del nemico.
Non vi è nulla di strano o di sbagliato in questi sentimenti; è importante però capire che si tratta di nostre opzioni, di modi di essere che adottiamo per affrontare la vita e non, come spesso crediamo, di ineluttabili necessità generate dalle pur reali difficoltà del vivere. Sono strategie di sopravvivenza.
In questo modo possiamo anche pensare che c’è talvolta un po’ di esagerazione nei nostri pensieri, che il continuo orientamento ai pericoli ed ai problemi rischia di farci sfuggire felicità, soddisfazioni, emozioni anche se si sa che prima o poi i barbari potranno premere ai confini.
La capacità di vivere momenti (o anche lunghi periodi) di felicità e serenità fa parte delle potenzialità affettive dell’essere umano. Essa è collegata ad una sorte di “fiducia di base” che non tutti possediamo in modo uguale e che si genera in fasi precocissime della vita, ma che può essere aiutata a svilupparsi anche in seguito, e non ha nulla a che vedere con la superficialità o l’ottimismo a tutti i costi.
La fiducia di base ci rende speranzosi non tanto e non solo circa il buon esito delle nostre traversie, attuali o future, quanto nel fatto che in quelle traversie sapremo trovare il modo, pur soffrendo, di realizzare, per quanto possibile, compiti importanti della nostra vita o di cavarcela, ricostruendo sulle ceneri di quello che è andato perduto.
In qualche modo la fiducia di base ci facilita la vita perché non ci costringe ad occuparci continuamente della morte.
Già perchè il punto è questo, la paura della morte. Tutti moriamo e tale destino biologico è anche un evento affettivo presente in infinite forme nelle nostre emozioni.
Alla morte ci prepariamo inconsapevolmente nel corso di tutta la nostra vita. Ad essa non abbiamo nulla da opporre tranne la nostra stessa capacità di vivere e di lasciare nella vita qualcosa di noi.
Abbiamo una tensione interna a sopravvivere sia nella specie attraverso i figli, sia nella cultura e nella memoria tramite i ricordi, le ricchezze, gli affetti, i frutti del nostro talento o della nostra creatività. Possiamo quindi dire che vivere bene è in qualche modo collegato ad una pacificazione con l’idea della morte.
La vita ci presenta infinite morti sotto forma di perdite, sconfitte, disillusioni, rovesci, eventi che ci costringono a ricominciare, a sentire l’abbandono, l’incertezza, la solitudine, il fallimento.
Per alcuni questi accadimenti possono assumere la tinta fosca di un destino atroce, di una persecuzione malevola ed è facile che a questo proposito venga elaborata una teoria del vivere in cui vengono eliminate o ridotte al minimo la possibilità di piacere e felicità. Una teoria in cui è bene “non illudersi” ed è pertanto opportuno mantenere alzata la guardia, vivendo ogni momento come se stesse già accadendo quello che si teme potrà accadere. In questo modo l’infelicità viene utilizzata come una barriera immunitaria di fronte al rischio dell’attesa e della disillusione. Meglio vivere nello scontento che affrontare i rischi di un brusco disincanto.
Tuttavia credo che nessuno possa dire che la realtà sia veramente come il sogno. Il sogno è il motore della vita, ma è fatto per spingerci e per motivarci, quasi mai per essere realizzato così come è.
In fin dei conti, aver realizzato i propri sogni significa quasi sempre aver trovato una strada per sentirci amati, capaci, in pace con se stessi e questo avviene percorrendo vie impreviste, affrontando l’incertezza e il dolore come aspetti inevitabili ma utilizzabili per cambiare e per crescere.
E poi i sogni sono come i bambini: possiamo aiutarli, proteggerli, accudirli, ma dobbiamo anche affidali alla vita se vogliamo che crescano …
17:49 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vivere, morire, fiducia, sogni | OKNOtizie |
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martedì, 28 giugno 2011
Celebra la vita.....
“Continui a ripeterci di celebrare la vita. Che cosa c’è da celebrare?”
“Posso capire. La tua domanda è importante: sembra che non ci sia niente da celebrare. Che cosa c’è da celebrare?....
C’è da celebrare tutto. Ogni momento è così fantastico, così immenso ogni momento porta una tale estasi….. ma tu sei addormentato.
L’estasi arriva, ti volteggia intorno e se ne va…. La brezza arriva, ti danza intorno e se ne va ….. Ma tu continui a dormire.
I fiori sbocciano e la loro fragranza giunge fino a te, ma tu dormi…
Mi chiedi: che cosa c’è da celebrare? Che cosa non c’è per non celebrare? Qui c’è tutto ciò che uno possa immaginare. Qui c’è tutto ciò che uno possa desiderare. C’è più ancora di quanto tu possa immaginare…..
Pensa ad un uomo cieco. Non ha mai visto fiorire una rosa. Che cosa ha perso? Lo sai? Non ha mai visto un arcobaleno. Non ha mai visto un’alba o un tramonto. Non ha mai visto il verde delle foglie sugli alberi. Non ha mai visto i colori….
E tu che hai gli occhi chiedi: che cosa c’è da celebrare?
C’è l’arcobaleno, c’è il tramonto, ci sono gli alberi verdi, c’è un’esistenza così piena di colori …..
Eppure capisco. La tua domanda è importante. Capisco che questa domanda ha una certa rilevanza.
C’è l’arcobaleno, c’è il tramonto, l’oceano, ci sono le nuvole, c’è tutto… ma tu sei addormentato…
Non hai mai guardato una rosa. Ci sei passato accanto, hai visto la rosa, ma non l’hai mai guardata… non le hai mai dedicato un momento della tua attenzione.. non ti sei mai sintonizzato con lei… non ti sei mai messo vicino a lei, non ti sei mai seduto vicino, in comunione. Non le hai mai detto “ciao!”….
La vita scorre e tu sei semplicemente lì , senza partecipazione. Tu non sei in rapporto con la vita: ecco perché la tua domanda è significativa.
Hai gli occhi, eppure non vedi; hai le orecchie, eppure non senti; hai un cuore, eppure non ami… sei profondamente addormentato….”
Osho
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E allora cosa aspetti a svegliarti?.... apri gli occhi, scegli la tua rosa, il tuo filo d’erba, la tua onda del mare, il tuo pezzo di cielo, il tuo raggio di sole, la tua goccia di pioggia e VIVIIIIIIIIII………….
18:36 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vivere, vita, vedere, sentire, amare | OKNOtizie |
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martedì, 24 maggio 2011
Ci sono possibilità ...
E’ possibile cominciare a restare in piedi senza vacillare, senza piegarsi sotto la paura …
E’ possibile cominciare a camminare, senza essere titubanti; a scegliere un proprio cammino, ad aprirsi un varco attraverso gli ostacoli e i dubbi.
E’ possibile cominciare a parlare, forse esitando, ma con parole proprie.
E’ possibile osare.
E’ possibile esprimere il proprio stato d’animo, le proprie emozioni, le proprie posizioni.
E’ possibile correre il rischio di perdersi, di soffrire.
E’ possibile correre il rischio di non essere sempre compresi o ascoltati.
E’ possibile abituarsi ad una maggiore solitudine per incontrare meglio la parte migliore di sé.
E’ possibile cominciare ad uscire dai bisogni e dalle mancanze che l’altro proietta su du noi, per vivere relazioni di piacere in cui il desiderio possa esprimersi in tutta libertà nello spazio dentro di noi, nello spazio necessario ad ogni incontro.
E’ possibile vivere inizi e nascite senza ferirsi, senza entrare nelle ferite altrui.
E’ possibile cominciare a nascere di nuovo più vicini a se stessi. Riconoscersi nel sogno, nella tenerezza, nella condivisione delle parole.
Quando l’impossibile attraverso l’ascolto e lo sguardo dell’altro si trasforma in possibile è ….
MERAVIGLIA !!!
17:29 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: meraviglia, stupore, possibile, ascolto, rinascere, vivere, libertà, osare | OKNOtizie |
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giovedì, 12 maggio 2011
Sfatare il mito: siamo tutti artisti !!!
" Creare significa giocare, inventar concepire ... significa fare tentativi ed errori, senza giudicarli, per puro piacere ...."
"Nella creatività, la fiducia in sé stessi non è una scelta, permea ogni istante. Il criterio principale è il sapore del momento presente, un momento di gioia, di puro piacere, di apertura e di piena e totale libertà .."
"Creare significa lasciar fluire liberamente ciò a cui si è connessi e scoprirne la forma e il senso nell'opera sulla quale si agisce"
(Trovate nel web)
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Esiste ancora una certa forma di snobismo intorno alle definizioni di "artista" e "creatore". Una volta era un'artista esclusivamente chi aveva studiato belle arti, preferibilmente a Parigi. Gli altri venivano considerati, nella migliore delle ipotesi, degli artigiani, nella peggiore, degli "artistucoli".
Penso alle magliaie che fanno le pantofole in lana cotta, alle ricamatrici che perdono gli occhi dietro a capolavori di fili intrecciati, ai fiorai che compongono mazzi di fiori dai colori dell'arcobaleno mescolando tra loro sfumature come su una tavolozza .... E ne potrei aggiungere molti altri. Tutti etichettati per sempre.
Poi, poco per volta, il concetto di artista si è ampliato, permettendo ad un maggior numero di forme di espressione di essere definite "artistiche". Oggi riconosciamo artisti della musica, del canto, della danza, della fotografia, della pittura in tutte le sue forme, della gastronomia, della degustazione dei vini ... Alcuni fanno i "nasi" per rinomati produttori di profumo.
Altri restaurano mobili, scrivono romanzi, sceneggiature di film, testi teatrali .... C'è chi è molto bravo a recitare nel cinema, a dipingere su vetro, a creare alta moda, a ricamare pizzi, ad intagliare il legno, a pettinare le persone valorizzandole, a disegnare vestiti, a creare tessuti, mobili, a decorare appartamenti, scenografie teatrali, vetrine di negozi, a progettare giardini, senza parlare di tutti quelli che ho saltato e dimenticato.
Si dice anche che esista una forma di intelligenza "artistica", definita come l'arte di fare qualcosa in modo nuovo, di disporre le cose come mai nessuno aveva fatto prima, di creare ciò che non esisteva. A volte si distingue tra riprodurre un modello e crearne uno di sana pianta. Riprodurre un modello tuttavia spesso richiede delle capacità che non tutti hanno. Ad esempio non è semplice riprodurre un pizzo ... andate a Venezia, sull'isola di Burano, e ve ne renderete conto.
Come avrete capito, il mio discorso intende smitizzare le nozioni di artista e di creatività. Ho la pretesa di credere che siamo tutti artisti e che tutti possediamo una forma di creatività.
Alcuni artisti ignorano di esserlo, altri lo negano. Altri sviluppano le loro capacità e raggiungono l'apice della loro arte.
Detto questo, come si diventa artisti? Come mettersi in contatto con la propria creatività? La mia risposta a molti sembrerà ingenua: il piacere porta alla creatività, e la creatività porta all'artista che è dentro di noi.
Il principio è semplice: più facciamo le cose per il piacere che ci procurano, più entriamo direttamente in contatto con la sorgente della nostra creatività.
L'artista che è in noi spesso è silenzioso, discreto, assopito. Ma apparirà immediatamente al nostro richiamo. All'inizio forse sarà timido, o diffidente. Poi, in men che non si dica, come accade in ogni relazione, quando sentirà che ci fidiamo di lui, diventerà il nostro alleato, la nostra risorsa. Una volta poi che sarà diventato una nostra parte integrata, ci condurrà costantemente su sentieri piacevoli, efficaci, divertenti e insospettati.
Così la creatività, oltre a stimolare alleggerisce la vita. Il mio discorso, in questo contesto, non ha niente di teorico, né di euforico, e nemmeno si nutre del pensiero magico. La creatività esiste davvero ed è a nostra disposizione se solo lo desideriamo.
L'americana Giulia Cameron ha scritto un libro meraviglioso intitolato "Liberate la vostra creatività"; lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di sentirsi più vivi, più frizzanti, più liberi nella loro vita.
Poiché la creatività si trova dentro ognuno di noi, così come la gioia di vivere, vi si può accedere, innanzitutto basta crederci!!! Non dico che dentro tutti noi sonnecchi un Bach, un Monet , dico che tutti siamo dotati di un impressionante serbatoio di creatività e questo serbatoio è accessibile; basta aver voglia di scoprirne il sapore !!!
Quando si osserva a sua insaputa qualcuno che sta creando qualcosa, che abbia cinque o cinquant'anni, nei suoi occhi e sulla bocca si legge una grande intensità. Sembra essere altrove, come in un'altra dimensione.
Solitamente, ci crea si prepara con calma alla creazione. E' completamente pervaso dal suo progetto, immagazzina le informazioni che provengono a caso dalle sue attività quotidiane, le lascia cuocere a fuoco lento dentro di sé, poi è pronto, al momento buono, a fare delle associazioni. Vede se il risultato gli piace oppure no, e continua finchè non avrà messo al mondo la sua opera., in maniera distinta.
L'opera vive dentro di noi, fino ad un certo punto in maniera simbiotica, e poi prende vita concretamente anche nel mondo esterno.
Provate a ricordare le vostre esperienze di creatività? Se non avete nessun ricordo di questo tipo, pensate a cosa vi ha impedito di accedervi. Una definizione riduttiva della creatività? Una mancanza di fiducia in voi stessi? L'obbligo di creare ogni volta un capolavoro? L'ignoranza del fatto che ognuno possiede un insospettato serbatoio di creatività?
Ho notato nel mio lavoro di Counselor che esistono almeno due categorie di individui nella vita. Quelli che subiscono la vita e quelli che ne sono padroni, che la creano.
Alle persone del primo gruppo manca sempre qualcosa per essere felici. Il denaro, il tempo, il talento, la baby-sitter, l'auto, il sostegno, l'audacia, la fiducia in se stessi, la fiducia negli altri, la fantasia .....
Gli altri hanno tutto quello che desiderano e sembra che non gli manchi nulla. Non accampano nessuna scusa. Se hanno delle difficoltà, le attraversano e le superano.
Subire o creare la propria vita è una questione di fortuna? Di karma? Ha qualcosa a che vedere con l'infanzia? Chi lo sa ....
Poco importa la causa: se si sta a guardare, sembra che sia una questione di atteggiamento. Dopo aver avuto un grande dolore o una grande paura, dopo aver capito che il futuro è adesso, chi crea la propria vita ha preso in mano le proprie redini e fa arrivare ciò che spera e che desidera giorno dopo giorno. Poi ci sono gli altri, che corrono, sfiniti, stanchi, e continuamente in balia dei rischi della vita.
E' al tempo stesso troppo semplice e allettante pensare che sia solo una questione di atteggiamento. Diciamo che,le persone che creano la propria vita, hanno uno stato d'animo che permette loro di vedere e di creare la vita per stare bene.
La vita si presenta spesso come un crocevia. Possiamo scegliere la strada che solo a pensarci ci rende felici "qui e ora", oppure possiamo scegliere quella che non ci rende felici, per una questione di automatismo, disfattismo, stanchezza, pigrizia o perchè in fondo crediamo che la felicità non appartenga a questo mondo (e alla fine anche questo ricasca nella storia dei miti).
Se non ci interroghiamo sulla strada che preferiamo in funzione delle informazioni che possediamo, andremo alla deriva verso l'ignoto, e più avanti dovremo quasi obbligatoriamente fare dietrofront .... per non finire nel circolo vizioso delle scuse e delle impossibilità.
Aprirsi a quello che ci fa bene, a quello che ci delizia e ci procura piacere, vuol dire aprire l'accesso alla nostra creatività. La creatività è l'antidepressivo più ecologico che ci sia, il sonnifero che agisce più rapidamente, l'antidoto meno caro contro la noia.
Detto tutto questo, come accedere alla nostra creatività?
- Credendo innanzitutto che "tutti sono artisti" quindi anche noi
- Facendo la lista delle attività che ci piacciono, che ci fanno stare bene e ci danno la sensazione di essere vivi, cioè di tutto ciò che ci appassiona.
- Mettendoci in contatto con l'artista che è in noi.
Se sapete spontaneamente quale attività creativa vi farebbe star bene e vi darebbe gioia, fatela. Praticate questa attività il più presto possibile, il più spesso possibile, assaporatela e divertitevi.
Se non sapete quale attività creativa potrebbe darvi gioia, dovete iniziare una gioiosa esplorazione. Guardatevi intorno per scoprire cosa vi attira, cosa vi affascina, cosa vi da' voglia di investire le vostre energie, poi agite. Iscrivetevi ad un corso. Muovetevi. Passate all'azione. Seguite le vostre sensazioni. Orientatevi verso qualcosa che sia una fonte di piacere, qualcosa che vi dia energia.
Fidatevi, la troverete. La strada dell'esplorazione è altrettanto bella della destinazione e fa parte del vostro percorso creativo. Ogni passo che fate vi avvicina a voi stessi e vi aiuta a conoscervi meglio.
Cercate finchè non avete trovato un'attività creativa che vi appassiona.
Prendete coscienza del fatto che state trovando la vostra passione, la vostra passione di VIVERE !!
18:05 Scritto da: gabrella in Creatività | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: creatività, creare, vivere, passione, essere artista, benessere | OKNOtizie |
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lunedì, 04 aprile 2011
Stai come vuoi .....
" C'è una vita dentro ognuno di noi, che non è mai la vita che stiamo vivendo, è una specie di sogno, di desiderio. In quella vita tutti noi siamo forti, coraggiosi, determinati. Ma la riteniamo irraggiungibile, ed è un errore! Perché quella vita è dietro una porta, che possiamo aprire con le chiavi giuste, e farla diventare così la nostra vera vita!!!" C.Maffei
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I problemi che si incontrano quotidianamente hanno spesso origine dentro di noi: stati d'animo non gestiti adeguatamente creano paure ed ostacoli. Perciò la più efficace risorsa che abbiamo a diposizione è il nostro equilibrio emotivo.
La parola "equilibrio" contiene "libra", cioè "bilancia". Questa definizione mi fa pensare ad una bilancia con i piatti pari, sullo stesso livello. Quando ci si trova in questa condizione, si ha la piena padronanza di sé: un particolare stato di grazia, nel quale è possibile prendere le decisioni più efficaci.
Quando invece questo equilibrio si rompe, avvertiamo una sensazione di disagio o di inadeguatezza, non sappiamo come affrontare le sfide che si presentano ogni giorno, ci sentiamo vittime degli accadimenti. Per sentirci bene abbiamo bisogno di pareggiare i piatti della nostra bilancia interiore.
L'equilibrio dipende da noi. Solo noi siamo liberi di decidere come vogliamo stare.
Possiamo stare come vogliamo piuttosto che come vogliono gli altri o come sembra ci sia imposto dalle nostre vicende personali, l'importante è essere liberi e responsabili della nostra scelta, permettendosi di "stare" in qualunque modo ci si senta di "stare" .....
Io oggi sto così ..... un cuore in equilibrio sullo sfondo di un mare calmo che mi contiene ....
E tu come vuoi stare oggi ??????? ........
19:03 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: equilibrio, scelta, stare, vivere | OKNOtizie |
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martedì, 01 marzo 2011
Permettete a voi stessi di essere l’essere che siete ….
Che cosa è esattamente l'amore verso se stessi? Secondo la mia esperienza è qualcosa di molto più sottile e profondo di un tonificante discorso di incoraggiamento, senza togliere nulla neanche a questo, portato avanti da vari guru dell'autoaiuto che proclamano: "Credi in te stesso, sei fantastico, e accidenti a te, piaci alla gente!!"
L'amore per se stessi è qualcosa di molto più sacro e misterioso di così. E' una luce interna o un'atmosfera di calore che gradualmente ci attraversa man mano che impariamo a dire di sì a noi stessi come siamo proprio ora. La cosa più amorevole che possiamo fare per noi stessi è permettere a noi di essere. Essere cosa? Quelli che siamo, naturalmente.
Questa è la definizione di amore che vi propongo per voi stessi: permettere a voi di essere l'essere che siete ....
L'amore per se stessi comporta un sì a me stesso in ogni esperienza di vita, anziché una visione rigida di cosa o come dovrei essere. Qualunque idea abbia su chi io sia o su chi dovrei essere non è mai perfetta perché è sempre inferiore alla mia presenza vivente, che si manifesta in modo nuovo in ogni momento. Chi sono non è un'entità fissa ma una corrente dinamica di esperienza viva in ogni momento: ogni volta che mi lascio essere.
Provate a fare questo esperimento: che cosa accade quando permettete a voi stessi soltanto di esistere, proprio in questo momento, senza fare affidamento su nessuna delle immagini familiari e delle convinzioni immagazzinate sull'hard disk della memoria per sapere chi siete? All'inizio si può provare un senso di disorientamento. Se siete in grado semplicemente di rilassarvi in questa esperienza per un attimo, ci può essere un istante in cui sentite voi stessi in modo nuovo, come una presenza viva, un essere misterioso e insondabile che è aperto e sveglio e pronto a rispondere alle mutevoli correnti di ogni momento.
Lasciatevi aderire a questo essere anche se all'inizio sarà per un momento, ogni tanto. Vi aiuterà ad entrare in contatto con voi stessi, facendovi immediatamente assaporare la vostra dignità e il vostro valore intrinsechi.
Momenti come questi rendono possibile la felicità per il mero fatto di essere vivi.
Un ulteriore passo nella crescita dell'amore di sé consiste nell'essere in grado di apprezzare ciò che solo noi possiamo offrire. Ognuno di noi ha uno speciale contributo da dare al mondo, soprattutto quando veniamo fuori come gli esseri che siamo.
L'abitudine di paragonarsi agli altri o di provare ad assomigliare a loro è uno dei maggiori ostacoli all'amore per sé. La preoccupazione di essere come gli altri, o migliori o peggiori di loro, è un modo di rifiutare se stessi. Ognuno di noi ha un talento proprio ed esclusivo: una persona può essere una madre di tipo speciale, un'altra un efficace comunicatore, un'altra un ascoltatore sensibile. La bellezza di questi talenti può brillare soltanto quando apprezziamo ciò che vuole passare attraverso di noi senza cercare di essere all'altezza di uno standard prestabilito nella nostra mente.
Vado oltre: anche tale descrizione dei talenti della persona fallisce il bersaglio perché il dono più speciale che abbiamo da offrire è la qualità viva della vostra esperienza, la scintilla indescrivibile che fa di noi Noi ....
Ogni anima ha il suo carattere pieno di sfaccettature come una pietra preziosa. Anche se nessuno può stabilire cosa sia questo "qualcosa di speciale", è ciò che le persone amano in noi.
Specificità significa "proprio così". Tu sei proprio così alla tua maniera, io sono proprio così alla mia. Noi tutti siamo quello che siamo e alla fine dei conti non possiamo essere altro che ciò che siamo. E questa è una ragione per rallegrarsi.
Amare se stessi per come si è potrebbe sembrare egoismo. In realtà fornisce la base più forte di tutte per amare gli altri. Lasciare noi stessi l'essere che siamo ci aiuta a riconoscere di lasciare che anche gli altri siano quello che sono. Uno dei più grandi atti d'amore è di permettere agli altri di essere diversi da noi e liberarli dalle nostre richieste e dalle nostre aspettative. Quando capiamo che gli altri hanno le loro leggi e devono seguire la propria strada nello stesso modo in cui lo facciamo noi, il bisogno di controllarli o di renderci più importanti di loro svanisce.
Allentare i concetti di sé, permettere a noi stessi di fare la nostra esperienza, permettere a noi stessi di essere l'essere che siamo, dire di sì a noi stessi, essere benevolmente comprensivi verso le nostre debolezze sono tutti modi di aprire a noi stessi il nostro cuore. Quanto più gustiamo di trovarci interiormente in contatto con noi stessi, tanto più sorge una luce interiore che è l'esperienza diretta e immediata dell'amore per noi stessi.
16:09 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: amore per sè, acettazione, aprire il cuore, essere unico, riconoscimento, vivere | OKNOtizie |
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martedì, 15 febbraio 2011
Alcuni suggerimenti per imparare a lasciare andare un po’ il “controllo” …
http://www.flickr.com/photos/brandis78/3554721940/
- Prova a ridurre il tuo livello di ansia. L'ansia è la madre di quasi tutti i nostri mali. Il primo passo da compiere per liberarvi da un bisogno di controllo troppo presente è quello di ridurlo con tutti i mezzi possibili: attività fisica, gestione dello stress, meditazione, docce calde e massaggi e coccole di qualsiasi tipo ....
- Concediti il diritto si sbagliare, vi sentirete sicuramente meglio ...
- Abbandonate le critiche. Essere molto critici verso gli altri riflette fino a che punto siamo pre-occupati da quello che gli altri pensano di noi.
- Riconoscete l'imperfezione. Prendete consapevolezza che il perfezionismo è di per sé una imperfezione ...
- Valutati di più. La maggior parte delle persone ha più resilienza, profondità, forza e flessibilità di quanto voglia credere. E' sicuramente il tuo caso!!!
- Cerca di essere più realista. Prendi le distanze e fai le prove di realismo quando devi stilare l'elenco dei lavori svolti o da svolgere. Tieni anche a mente che non occorre fare tutto immediatamente ...
- Gestisci il tuo tempo e soprattutto evita che sia lui a gestire te! Decidi quanto tempo desideri concedere a ciascuna delle attività che caratterizzano la tua vita, creando nella tua agenda degli intervalli di tempo per il lavoro, la famiglia, gli amici, il marito o il fidanzato e soprattutto per ... te stessa!!!
- Impara a dire di NO! ( leggi qui .. )Occorre imparare a dire di no quando qualcuno ci chiede di svolgere un lavoro supplementare, una commissione, un servizio ecc .. In caso contrario, ti ritroverai presto oberata, cosa estremamente nociva per il tuo livello di ansia ...
- Concediti il tempo di respirare. Ti senti colpevole e ansiosa nel momento in cui ti prendi una pausa quando hai tanto da fare? Concediti il tempo di respirare .... Dopo avrai sicuramente un migliore controllo di te stessa.
- Concediti il permesso di non prendere tutte le decisioni riguardanti il lavoro, la vita in casa, la coppia, gli amici ... dividi le responsabilità
- Allenta la presa ... essendo più rilassata, meno ansiosa, ti sarà più facile allentare la presa. Lascia liberi gli altri e non opporre resistenza alle situazioni. Provaci fin d'ora e avvertirai rapidamente i benefici della tranquillità che questo atteggiamento procura.
E ora un piccolo excursus su quello che puoi controllare ....
- Quello che fai. E' impossibile controllare gli altri. Lasciali liberi affinchè possano trovare se stessi ...
- Quello che dici. E' impossibile controllare quello che dicono gli altri. Lascia a loro le parole e le conseguenze che ne derivano ...
- Quello che pensi. E' impossibile avere controllo sui pensieri degli altri. Lasciagli i loro pensieri: è libero arbitrio.
- Il tuo lavoro. Puoi aver controllo sul tuo rendimento ma non su quello degli altri. Lascia che si facciano carico della loro competenza o incompetenza.
- I tuoi compagni. Di fatto, hai il controllo sulla scelta delle persone alle quali ti leghi, in amore, amicizia o lavoro. In quanto agli altri, lascia che facciano le loro scelte e che convivano con esse.
- Le tue finanze. Puoi controllare il tuo modo di gestire le spese e le entrate. Lascia però che gli altri scelgano da soli questo esercizio e convivano con la loro realtà economica.
- Il tuo tempo. Hai la capacità di controllare, per la maggior parte, il tuo modo di gestire il tempo. In quanto agli altri lascia loro la responsabilità della loro agenda.
In sostanza, VIVI e, cosa altrettanto importante,
lascia vivere anche gli altri !!!!!!
" La capacità di mollare la presa, di aver fiducia, di abituarsi ad assumersi la responsabilità di dare un senso alla propria vita e all'attimo che sta trascorrendo significa essere pronti a dire SI', ad accettare la vita con tutto quello che essa porta con sé ....." R.Poletti & B.Dobbs
19:09 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: controllo, lasciare andare, mollare la presa, ansia, stress, consapevolezza, vivere | OKNOtizie |
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lunedì, 03 gennaio 2011
La meditazione delle nuvole....
“Rows and floes of angel hair
And ice cream castles in the air
And feather canyons everywhere
I've looked at clouds that way…”
Joni Mitchell
Continuando i post sugli spunti di consapevolezza per cercare di vivere al meglio la nostra vita, cogliendo nel “qui e ora” il senso e la meraviglia del nostro esserci, vi propongo di alzare un attimo gli occhi al cielo e di osservare le nuvole……
…Una nuvola bianca esiste senza radice alcuna, è un fenomeno sradicato che non si appoggia in alcun luogo, o meglio si appoggia nel non luogo.
Però anche così esiste, ed esiste in forma abbondante.
Una nuvola non ha dove andare…. si muove… si muove per tutti i lati, padrona di tutte le dimensioni, così come nelle direzioni.. niente le è vietato… tutto é… esiste….
Le nuvole non hanno un cammino proprio vanno…..
Prova anche tu a pensarti come una nuvola bianca che cammina nel cielo … non ti dirigi verso un posto.. dovunque ti trovi quello è l’obiettivo….
L’obiettivo è ogni momento: il percorso è la meta.
Trasformati in una bianca, leggera e vaporosa nuvola … rimani lì … semplicemente godi dell’esistenza, celebra il momento, il piacere, l’estasi della vita……
19:01 Scritto da: gabrella in Ben-essere | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: consapevolezza, qui e ora, vivere | OKNOtizie |
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