martedì, 28 febbraio 2012

Vivere il presente...

 
gattotao federicasalemi.jpg

http://www.federicasalemi.it/

 

“Ciò che scambiarono per disattenzione

era invece un miracolo di concentrazione” Toni Morrison

 

Mi piace questa frase che ho letto da qualche parte e mi fa pensare a tutte le volte che non ci siamo permesse di vivere pienamente il nostro presente perché troppo impegnate a dare retta a mille cose e la nostra con-centrazione passava per poco interesse nei confronti degli altri.

Allora mi domando e vi domando avete mai visto un gatto avvicinarsi di soppiatto ad un uccellino? Ogni muscolo, ogni tendine, ogni palpito del cuore è concentrato sulla preda. Oppure avete mai visto un gatto stirarsi dopo un riposino? Ogni muscolo, ogni tendine, ogni palpito del cuore è totalmente coinvolto in quel gesto di relax......

Si, è vero, quando siamo totalmente con-centrate sul nostro “qui e ora”, possiamo sembrare scortesi e distratte. Tuttavia siamo assolutamente presenti. Stiamo vivendo il nostro momento di con-centrazione. Questi momenti magici e preziosi spesso rappresentano per noi un modo di essere in con-tatto con il divenire dell’universo.

Siamo totalmente dentro noi stesse, e totalmente oltre noi stesse......

Non perdiamo questi momenti di assoluta unicità, di completo ben-essere, diamoci il permesso di prendere il “nostro tempo”, ci appartiene, ricordandoci che possedere noi stesse rappresenta la più ricca miniera d’oro che potremo mai avere......

mercoledì, 28 dicembre 2011

Rinnovamento ...

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Tutto sembra arrestarsi in questi giorni di vacanza, "vacatio", tempo di "vuoto" che pare sospendere il tempo. Un vuoto che si fa pieno, la nuova identità che si fa strada.

Camminare in questo spazio-tempo che tempo non ha, a spargere il proprio universo sotto mondi di neve dal profumo della luna, sospesa nel cielo e silenziosa.

Aggirarsi furtiva tra programmi di sé che non vogliono ancora parlare, attendere che la dilatazione degli attimi ci accenni qualcosa .... Atmosfera lattiginosa, evanescente intima sospesa ... sospesa ... sospesa .... lì. E l'alto e il basso si confondono ...

Lasciare qui quello che più non mi appartiene ... e gli occhi si aprono nella purezza a cercare nel bianco ovattato qualche traccia pulita. Contorni flebili, appena un po' mossi, sospesi ... il sogno ancora appiccicato addosso che freme dentro ... il resto già non è più ...

IO SONO questo nuovo tempo che mi accoglie e mi porta con sé a cavalcare il mondo ...

IO SONO questo profumo di nuovo che nasce dalle mie radici e si slancia verso il cielo a cercare l'aroma in cui confondersi e fondersi di nuovo ....

IO SONO i miei petali che si involgono e stravolgono il vecchio e si accavallano gli uni agli altri mentre sprecano l'inerzia del vuoto e mi mostrano il fiore ...

IO SONO il ruscello che scorre verso strade che ancora non conosce ma che solca da secoli, sempre uguale, sempre diverso ...

IO SONO l'aria fredda di Gennaio, il profumo nuovo di Febbraio, le piogge di Marzo, l'umore che varia in Aprile, la luce di Maggio, la libertà di Giugno, il caldo di Luglio, il sonno di Agosto, SONO i doni di Settembre, la luce dentro Ottobre, i confini di Novembre e la rinascita di Dicembre ...

IO SONO questa voglia di nuovo, i miei confini ri-trovati, il germe di me che si pare alla luce ....

IO SONO tutto quello che sono stata, tutto quello che sarò, il mio presente vero .... Qui ....

IO SONO qui e ora ......

 

 

liberamente tratto da:

S.Garavaglia

365 Pensieri per l'anima

Ed.Tecniche Nuove

domenica, 07 agosto 2011

Nuvole ....

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http://www.chiarart.net

 

" ... L'uomo libero è come una nuvola bianca. Una nuvola bianca è un mistero; si lascia trasportare dal vento, non resiste, non lotta, e si libra al di sopra di ogni cosa. Tutte le dimensioni e tutte le direzioni le appartengono. Le nuvole bianche non hanno una provenienza precisa e non hanno una meta; il loro semplice essere in questo momento è perfezione..."

Osho

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Momenti di quiete, ore che passano lente senza affanni .... nessun orologio a segnare il tempo ... lasciarsi andare alla deriva , non resistere ... perdersi un po' per poi ri-trovarsi ....

 

mercoledì, 20 luglio 2011

Il Presente ...

qui e ora,passato,presente,futuro,ansia,preoccupazione,equilibrio,obiettivi

 

Se avete praticato yoga, meditazione, tai-chi, probabilmente siete stati invitati dal vostro insegnante a concentrarvi sul momento presente, allontanando da voi ogni latro pensiero. Vivere il presente è un efficace antidoto allo stress.

Può darsi che un’eccessiva enfasi sul “qui e ora” abbia fatto nascere in voi qualche dubbio. Per esempio, avreste potuto domandarvi se ciò sia conciliabile o meno con il tipo di società in cui viviamo e con il nostro bisogno di pianificare il futuro.

Come sempre, si tratta di trovare il giusto equilibrio.

Partiamo da un concetto molto semplice: “Noi viviamo ora”. Questo è un fatto inconfutabile: il passato non c’è più, il futuro non c’è ancora, l’unico momento davvero reale è l’attimo presente.

Le persone ansiose sono tipicamente concentrate sul tempo che passa, sul tempo che non è mai abbastanza e , così entrando in un circolo vizioso bizzarramente tragico, finiscono con lo sprecare l’attimo fuggente. Non appena ne acquisiscono consapevolezza, se ne dispiacciono e l’ansia, così, non fa che aumentare.

Eppure, quando eravamo bambini, eravamo perfettamente in grado di goderci la vita. E’ con l’adolescenza che sono cominciati i guai, così poi, diventati adulti, eccoci alle prese col dover riapprendere quello che abbiamo disimparato nel corso degli anni.

Un bambino non si interroga sul futuro, semplicemente perché si affida agli adulti, quindi gli è più facile concentrarsi sul “qui e ora”. E’ questo il Paradiso terrestre, nel quale nessuno si deve pre-occupare ed è naturale apprezzare ogni momento che la vita ci regala.

Il prezzo per entrare nella condizione adulta sta proprio nella consapevolezza della morte, delle malattie, dei possibili ostacoli che incontreremo. Così, prima o poi, usciamo tutti dal Paradiso terrestre ed entriamo nella difficoltà del vivere quotidiano. Eppure è proprio questa stessa consapevolezza che ci salverà da un inutile sofferenza. Essere consapevoli della limitatezza dell’esistenza rende prezioso il nostro vivere; non potremmo apprezzare la luce se, ogni tanto, non sperimentassimo le tenebre. Non potremmo apprezzare il bene se non sapessimo che esiste anche il male. Se da bambini eravamo felici senza saperlo, ora che siamo adulti possiamo imparare a goderci ogni attimo , essendone consapevoli.

Le due nevrosi che più frequentemente si incontrano nei paesi occidentali, dove c’è maggiore agiatezza, sono l’ansia e la depressione. L’ansia, come ho già scritto in molti post, riguarda la paura del futuro, la depressione affonda spesso le proprie radici nella infelicità dell’oggi a causa di un passato insoddisfacente o di una felicità perduta che, molto probabilmente, all’epoca, nemmeno avevamo apprezzato. Lo sguardo rivolto all’indietro o troppo in avanti spesso ci impedisce di apprezzare quello che abbiamo e stiamo vivendo.

Vivere il presente significa ignorare le distrazioni e focalizzarsi su ciò che più conta, adesso.

Vorrei a questo punto sfatare una falsa credenza sul “qui e ora”. Per alcuni vivere nel presente significa inseguire i propri capricci del momento, equivale alla negazione del passato e, peggio ancora, alla mancanza di progettualità.

Proprio quando siamo infelici nel presente è il momento di guardare al passato per imparare. Si potrà, quindi, sulla base dell’esperienza, progettare il futuro. Come?

Il passato è la nostra storia. Negarlo equivarrebbe a negare una parte di noi. L’errore che spesso commettiamo è guardare TROPPO al passato: questo nega il presente e preclude ogni progresso verso il futuro. Ciò che è stato è stato e non torna più. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo cambiare il significato che esso ha ora per noi. Il valore del passato sta proprio, infatti, nelle lezioni che la storia ci regala.

Quello che comunemente chiamiamo “fallimento” o “errore” in realtà è solo un’esperienza che ha prodotto un risultato per noi insoddisfacente. Le esperienze perfino quelle più negative, possono essere recuperate per quello che sono in grado di insegnarci. Spesso, invece, assistiamo al ripetersi inesorabile di copioni perdenti.

Se voglio ottenere un risultato diverso da quelli ottenuti in passato, non dovrò far altro che rileggere la mia storia in chiave didattica, sfruttando gli errori di ieri per imparare a non ripeterli oggi. Come ho detto sopra, non possiamo cambiare quello che è stato, però possiamo usare quello che è stato per vivere meglio il presente e progettare un futuro migliore.

A proposito del futuro, se è vero che “del doman non c’è certezza”, perché nessuno di noi può conoscerlo a priori, è altrettanto vero che possiamo aumentare le probabilità di raggiungere quello che vogliamo, lavorando sul presente. E’ qui che entra in gioco la nostra capacità di progettare.

Definisco oggi i miei obiettivi di domani, agisco oggi per ottenere qualcosa nel futuro, mi concentro oggi su quello che voglio ottenere, e poi … mi godo il viaggio per arrivare fino alla meta desiderata.

L’elemento chiave per raggiungere un risultato soddisfacente è infatti evitare di sprecare gli attimi che abbiamo a disposizione: voltarsi indietro quel tanto che basta per imparare, guardare avanti quel tanto che basta per impostare un progetto, quindi procedere, passare all’azione, passo dopo passo.

Così, ogni momento potrà essere assaporato per ciò che di buono ci porterà. Vivendo il presente con pienezza, sapremo accettare quello che la vita ci offrirà, senza stancarci mai di agire, con atteggiamento di apertura al cambiamento.

mercoledì, 11 maggio 2011

Respirare il momento presente …

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"Mi sembra di essere in un brutto sogno. Ho la sensazione che stia per succedere qualcosa di terribile. Prima mi gira la testa e mi sento frastornata, e non riesco a pensare lucidamente. Poi il cuore comincia a battermi all'impazzata e ho la certezza che sto per svenire o avere un infarto. Allora esco a prendere un po' d'aria. Ma non riesco a respirare bene. E' come se stessi soffocando".

Questo il racconto di una cliente che mi sta descrivendo un suo attacco di panico.

Durante un attacco di panico molte persone hanno sintomi come tachicardia, tensione al petto, stordimento, formicolio alle mani o ai piedi, paura di svenire, morire o impazzire, e la sensazione spaventosa di non riuscire a respirare.

Come possiamo vedere una componente importante degli attacchi di panico è la respirazione rapida e superficiale. Ogni volta che ci sentiamo stressati, agitati, arrabbiati o ansiosi, la frequenza del nostro respiro aumenta. Questo fa parte della risposta di lotta o fuga: l'aumento della frequenza respiratoria porta più ossigeno al sangue, il che ci aiuta a prepararci a combattere o a scappare. Ma questo, nello stesso tempo, altera i livelli dei gas in circolo, creando così uno squilibrio chimico nel nostro organismo.

E questo squilibrio scatena una serie di alterazioni fisiche nel corpo, tra cui l'accelerazione dei battiti cardiaci e l'aumento della pressione sanguigna e della tensione muscolare.

Al contrario, respirando lentamente quando si è stressati ridurremo il livello di tensione nel nostro corpo. Questo, tuttavia, non servirà a eliminare o a controllare le nostre emozioni spiacevoli ma ci aiuterà a sostenerle e gestirle in maniera più efficace. Inoltre la respirazione può diventare un aiuto potente: un'ancora che da' stabilità in mezzo alle tempeste emotive.

Se sei stressato, senti il torace teso e hai la sensazione che ti manchi l'aria, probabilmente il problema è che stai respirando così velocemente da non dare ai tuoi polmoni la possibilità di svuotarsi. Se non svuoti i polmoni non puoi respirare bene perchè cerchi di introdurre aria in uno spazio pressoché pieno. Quindi la prima cosa da fare è espirare completamente, svuotando i polmoni il più possibile. Quando saranno vuoti potrai fare un'espirazione completa.

Nello stesso tempo fai attenzione a non cercare di usare la respirazione come "strategia di controllo", cioè come modo per liberarti dalle emozioni spiacevoli ; come abbiamo visto in questo post spesso le strategie che mettiamo in atto per "evitare" la sofferenza innescano circoli viziosi assolutamente inefficaci allo scopo.

Respirare è meraviglioso!!! Non soltanto ci tiene in vita ma ci ricorda che siamo vivi.

Come ti senti quando una mattina limpida e frizzante ti fermi e prendi una boccata di aria fresca? Come ti senti quando tiri un respiro di sollievo dopo un qualche evento stressante? Il tuo respiro non si ferma mai finchè non muori e questo ne fa un aiuto perfetto per restare connesso al "qui e ora".

Ora se ti va prova a fare questo esercizio:

6 respiri profondi e lenti svuotando il più possibile i polmoni. Una volta svuotati i polmoni non forzare l'inspirazione, altrimenti li gonfierai troppo (te en accorgerai sentendo il torace scomodamente pieno).

Dopo un'espirazione completa, inspira delicatamente e i tuoi polmoni si riempiranno da sé (mente inspiri, dovresti notare che il tuo ventre spinge in fuori).

Mentre respiri prova a connetterti con i movimenti del torace e dello stomaco. Nota cosa senti mentre si sollevano e si riabbassano.

Nota l'aria che fluisce dentro e fuori.

Cosa hai notato?

  • La tensione che allenta
  • Un senso di connessione con il tuo corpo
  • Una sensazione di rallentamento
  • Una sensazione di "lasciare andare"
  • Una mente più tranquilla
  • Vertigini, disagio o difficoltà dovuti al fatto che respirare in questo modo è strano o complicato.

Se hai sperimentato l'ultima non ti preoccupare, più si è abituati a respirare superficialmente e rapidamente, più questo esercizio sembrerà strano e difficile. E se siamo particolarmente abituati a respirare in fretta all'inizio potremo avere sensazioni di vertigini o di fastidio.

Sintonizzarsi sul respiro in questo modo aiuta moltissimo a fermarsi per qualche istante, rallentare, lasciarsi andare raccogliendosi in se stessi. Soprattutto può aiutare moltissimo a collegarsi con quello che sta accadendo nel "qui e ora" imparando a vivere l'attimo presente interamente.

Per provare ancora più da vicino questa sensazione prova a seguirmi in quest'altro esercizio:

Fai 10 respiri lenti e profondi.

Per i primi 5 concentrati sul torace e sull'addome connettendoti con il tuo respiro.

Per gli altri 5 allarga il campo della tua attenzione in modo da essere, oltre che consapevole del tuo respiro, anche pienamente consapevole dell'ambiente in cui ti trovi; in altre parole, mentre osservi il tuo respiro, nota anche quello che puoi vedere, udire o percepire con il tatto, il gusto e l'olfatto.

Cosa hai notato?

La maggior parte dei clienti a cui chiedo di fare questo esercizio dice di sentirsi molto più "presente", più consapevole del luogo in cui si trova e di quello che sta facendo. Scopo di questo esercizio è proprio quello di "respirare il presente" , collegandoci in maniera attiva al "qui e ora" che stiamo vivendo.

Fatto questo si entra in uno spazio psicologico sicuramente migliore per poter intraprendere un'azione efficace che possa quindi migliorare la tua qualità di vita.

L'esercizio non deve essere necessariamente di 10 respiri esatti. Provalo in versione più breve o più lunga a seconda del tempo che hai a disposizione. In particolare praticalo  ogni volta che ti senti stressato o che ti rendi conto di essere totalmente preso dai tuoi pensieri o dalle tue emozioni .

In una situazione di tensione, anche un respiro profondo può darti secondi preziosi per riprenderti ...

Per quanto brutta sia la situazione in cui ti trovi, per quanto dolore stai provando, comincia con il fare qualche respiro profondo. Se stai respirando, sai di essere vivo .....

Fare qualche respiro nel mezzo di una crisi ti dà del tempo prezioso per tornare ad essere presente, notare cosa sta succedendo, come stai reagendo e pensa a quale azione efficace potresti intraprendere .A volte non c'è niente che si possa fare nell'immediato. In questo caso, la cosa più efficace da fare è essere presente e accettare quello che stai provando.

Quando respiri per connetterti, permetti a te stesso di provare quello che stai provando. Fai spazio a queste emozioni. Non ti devono per forza piacere; lascia solo che siano presenti

 

domenica, 08 maggio 2011

Trasformare il mondo interiore …..

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In un post precedente ho parlato di "flessibilità" ( leggi qui ) come di quella capacità di comprendere che, ognuno di noi ha la sua maniera di leggere la realtà ed è proprio per questo che vale la pena aprirsi e confrontarsi ad approcci e schemi interpretativi diversi per arricchire la nostra esperienza.

La "flessibilità" ha anche un'altra caratteristica se la rivolgiamo al nostro sentire interiore è quell'atteggiamento mentale che ci permette di sostenere i pensieri e i sentimenti dolorosi in modo da poter agire più efficacemente per rendere la nostra vita ricca e significativa.

Vediamo insieme come poterla declinare questa "flessibilità":

  • Provare a rapportarsi ai propri pensieri in modo nuovo, così che abbiano un impatto e un'influenza minore su di noi, soprattutto sul nostro comportamento.
  • Fare spazio alle emozioni e alle sensazioni spiacevoli anziché di reprimerle o di allontanarle. Aprendoci e dando spazio a queste emozioni, scopriremo che danno molto meno fastidio e che "fluiscono" molto più rapidamente, invece di "trattenersi" e disturbarci.
  • Connettersi completamente con qualunque cosa ci stia succedendo nel "qui e ora" impegnandoci a VIVERE, invece di indugiare sul passato o pre-occuparci del futuro.
  • Agire alla luce dei nostri valori ed entrare in contatto con essi. I nostri valori sono il riflesso di quello che è importante per noi: che tipo di persona vogliamo essere, che cosa ha valore o significato per noi e per che cosa vogliamo impegnarci in questa vita. I valori tracciano la direzione della nostra esistenza e ci motivano a realizzare cambiamenti importanti.
  • Una vita ricca e significativa si crea attraverso l'azione. Ma non un'azione qualsiasi; ci vuole un'azione efficace, guidata e motivata. E, in particolare, si crea attraverso un'azione impegnata: un'azione che si ripete e ripete, senza badare a quante volte si sbaglia o si va fuori strada.

Tutto questo è ciò che va sotto il nome di "Mindfulness" ( leggi qui).

La "Mindfulness" è uno stato mentale di consapevolezza, apertura e concentrazione capace di dare enormi benefici sul piano sia fisico che psicologico.

"Vivere secondo mindfulness significa mantenere il contatto con la realtà, per quella che è oggettivamente, senza farcirla di significati dati dal nostro modo giudicante di interpretarla e giungere a conclusioni nocive e fuorvianti per il nostro benessere" (dal post sopracitato).

Applicando questi principi alla nostra vita potremo aumentare costantemente il livello di flessibilità in modo da poter espandere la nostra capacità di adattarci ad una situazione con consapevolezza, apertura , creatività e concentrazione intraprendendo così un'azione efficace e vincente.

E' importante tuttavia ricordare che questi principi possono sì trasformare la nostra vita in molti modi positivi, ma non sono i Dieci Comandamenti! Non si ha l'obbligo di usarli, è un'opportunità che potrebbe rendere più facile e soddisfacente il cammino. Possiamo quindi applicarsi se e quando scegliamo di farlo. Quindi perché non giocarci un po'. Sperimentandoli, mettendoli alla prova nella nostra vita, guardando come funzionano.

Ricordiamo è l'esperienza e l'esplorazione che ciascuno fa la nostra migliore Maestra di Vita .....

 

lunedì, 03 gennaio 2011

La meditazione delle nuvole....

 

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“Rows and floes of angel hair

And ice cream castles in the air

And feather canyons everywhere

I've looked at clouds that way…”

Joni Mitchell


Continuando i post sugli spunti di consapevolezza per cercare di vivere al meglio la nostra vita, cogliendo nel “qui e ora” il senso e la meraviglia del nostro esserci, vi propongo di alzare un attimo gli occhi al cielo e di osservare le nuvole……

…Una nuvola bianca esiste senza radice alcuna, è un fenomeno sradicato che non si appoggia in alcun luogo, o meglio si appoggia nel non luogo.

Però anche così esiste, ed esiste in forma abbondante.

Una nuvola non ha dove andare…. si muove… si muove per tutti i lati, padrona di tutte le dimensioni, così come nelle direzioni.. niente le è vietato… tutto é… esiste….

Le nuvole non hanno un cammino proprio vanno…..

Prova anche tu a pensarti come una nuvola bianca che cammina nel cielo … non ti dirigi verso un posto.. dovunque ti trovi quello è l’obiettivo….

L’obiettivo è ogni momento: il percorso è la meta.

Trasformati in una bianca, leggera e vaporosa nuvola … rimani lì … semplicemente godi dell’esistenza, celebra il momento, il piacere, l’estasi della vita……

 

lunedì, 24 maggio 2010

Mindfulness: l'attenzione consapevole

 

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"Se vogliamo essere felici, dobbiamo innaffiare il seme della consapevolezza che è in noi. La consapevolezza è il seme dell'illuminazione, dell'attenzione, della comprensione, della compassione, della liberazione, della trasformazione e della guarigione..." Thich Nhat Hanh


In senso lato il termine "mindfulness" si riferisce ad un'attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta.

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo, dello Zen  e dalle pratiche di meditazione Yoga, ma solo ultimamente questo modello è stato assimilato ed utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline psicoterapeutiche, principalmente la terapia cognitivo-comportamentale, italiane, europee e d'oltre oceano.

Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nel qui e ora, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un'accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Vivere secondo mindfulness significa mantenere il contatto con la realtà, per quella che è oggettivamente, senza farcirla di significati dati dal nostro modo giudicante di interpretarla e giungere a conclusioni nocive e fuorvianti per il nostro benessere.

Con Mindfulness ci assumiamo la responsabilità di conoscere meglio il nostro corpo, ascoltandolo attentamente e coltivando le nostre risorse interne per aumentare l'accettazione e la pazienza nei confronti di noi stessi.

Sviluppare un atteggiamento mindfulness nella vita di tutti i giorni influisce sulla nostra capacità di padroneggiare le situazioni difficili della vita, conferendo un maggiore potere di gestione dello stress, dei conflitti e dei problemi ordinari e straordinari.

E' importante sottolineare che il concetto di "accettazione", insiti nella pratica, non deve essere confuso con quello di "rassegnazione". Se la rassegnazione implica una rinuncia ad agire rispetto agli eventi, la mindfulness, al contrario, partendo dalla consapevolezza di ciò che è, predispone a muoversi in direzione dei propri valori più profondi ed autentici. La pratica della mindfulness si propone, infatti, di aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli ed appropriate al contesto.

Questo si realizza con tre abilità fondamentali che vengono apprese e coltivate con la pratica quotidiana:

  1. Apprendere ad ancorarsi al momento presente, vivendo il qui e ora invece di essere catturati da anticipazioni catastrofiche del futuro, oppure da recriminazioni sul passato.
  2. Apprendere e riconoscere i pensieri in quanto tali non considerandoli dati di fatto.  
  3. Superare la tendenza all'evitamento esperienziale, caratterizzato da atteggiamenti di fuga e rifiuto nei confronti dei propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche. Questo obiettivo è correlato alla consapevolezza di poter scegliere le proprie azioni. Da questo punto di vista la mindfulness è un potente stimolo in direzione dei propri valori personali e dunque alla esposizione alle situazioni e circostanze generalmente evitate.

 

Stimolando una nuova relazione con il corpo, con la mente con gli eventi esterni, questa pratica può cambiare in modo radicale la qualità delle esperienze che incontriamo, poiché consente di disinnescare il "pilota automatico" che guida le nostre vite limitando le nostre scelte e le nostre possibilità. Non si tratta di arrivare ad una meta ideale, ma di arrivare a noi stessi: essere pienamente là dove si è già perché il momento presente, qualunque esso sia , è l'unico che ci può insegnare a vivere. Chi coltiva la mindfulness può quindi scoprire dentro di sé uno spazio di profonda calma e lucidità , un luogo saggio, da cui può nascere una maggiore capacità di agire con un padronanza verso cià che accade.

Lo strumento centrale della Mindfulness è la pratica della meditazione. La meditazione puo' essere intesa come una pratica che ha per finalita' una trasformazione della coscienza attraverso lo sviluppo della consapevolezza, e l'uso sistematico dell'attenzione. La pratica determina una riduzione dell'attivazione psicofisiologica e favorisce il passaggio dalla comune modalita' di funzionamento della mente, basata sul dialogo interno e sul condizionamento derivante dalle esperienze passate, a modalita' piu' intuitive e non dualiste di funzionamento.

In questo modo si puo' pervenire al riconoscimento della natura della mente e accedere a stati di coscienza piu' liberi dall'autorita' esercitata dai condizionamenti del passato e dalle distorsioni percettive derivanti da assunzioni inconsce, valori, paure, desideri, aspettative.

Il centro della meditazione è rappresentato dal respiro: prestare attenzione al respiro è un ottimo modo per mantenere la mente aperta e vigile, e per allontanarsi dalle eventuali e frequenti distrazioni rappresentate da pensieri e emozioni  che possono affollare la mente durante la pratica (solitamente sono pensieri automatici, disfunzionali, mossi dalla fretta, e dall'ansia).

Gli effetti della meditazione sono sia sul sistema nervoso centrale (miglioramento delle risorse interiori  e della resilienza,), che sul corpo (miglioramento della pressione arteriosa, del sistema immunitario e della capacità di rilassamento neuromuscolare).

E' importante sottolineare che la meditazione di mindfulness differisce in modo significativo sia dal punto di vista operativo, sia nei suoi scopi profondi, dall'addestramento al rilassamento.  Il rilassamento spesso viene insegnato come tecnica da utilizzare a seconda delle necessità, per combattere lo stress o l'ansia. La mindfulness non deve essere insegnata come tecnica, ma piuttosto come modo d'essere. Viene praticata di per sé e coltivata quotidianamente a prescindere dalle circostanze, nello spirito delle discipline della coscienza, come "percorso" o "via" e non come tecnica di pronto soccorso. Benché il rilassamento sia spesso un prodotto secondario della meditazione di consapevolezza, non è un esito necessario.

La coltivazione della mindfulness è una sfida ardua, in cui si impara ad affrontare e lavorare con l'intera gamma delle emozioni e degli stati mentali. Spesso, il rilassamento, nel modo in cui viene formulato solitamente, costituisce una risposta del tutto inappropriata a situazioni e problemi umani.

Se viene offerto come "la soluzione", o il cuore di un approccio meditativo alla riduzione dello stress, introdurrà certamente un conflitto inevitabile dovuto all'enfasi su uno stato finale, desiderabile, da ottenere. Qualora non si riesca a sperimentare o ad "ottenere" il rilassamento, allora si avrà fallito, e il praticante sarà portato a concludere di essere in qualche modo inadeguato, o che la tecnica è insufficiente. In entrambi i casi, vi sarà stata una frustrazione dei propri obiettivi e delle proprie aspettative, che potrà suscitare un senso di inadeguatezza e condurre all'arresto della propria traiettoria di sviluppo.

Di contro, nella mindfulness è impossibile "fallire", poiché in essa si vuole portare qualsiasi cosa si stia sperimentando entro il campo della consapevolezza. Nella pratica della mindfulness non si deve fare nulla, né ottenere un particolare stato.

 

Il professore di medicina americano Jon Kabat-Zinn è stato il primo a sperimentare l'applicazione clinica della mindfulness, all'interno del protocollo per la riduzione dello stress "Mindfulness-Based Stress Reduction" (MBSR), alla fine degli anni '70, presso la Stress Reduction Clinic dello University of Massachusetts Medical Center.

Studi recenti indicano, infatti, che la pratica costante di tali esercizi o "meditazioni" ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale.

Negli ultimi 20 anni questo tipo di percorso esperienziale è stato ampiamente utilizzato e studiato per le sue applicazioni a diversi ambiti clinici. Numerose pubblicazioni inseriscono la pratica della mindfulness come parte integrante di percorsi psicoterapeutici riconosciuti e validati.

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E ORA VOGLIAMO PROVARE???

  • Trova un posto confortevole per sederti
  • Mantieni una buona postura, composta e comoda
  • Chiudi gli occhi e inspira, concentrandoti sull'aria che dalle narici entra nei polmoni e li percorre tutti. Cerca di sentire il respiro nell'ombelico.
  • Focalizza l'attenzione sul respiro. Se la tua mente vaga, riportala indietro rifocalizzando l'attenzione sul respiro. Devi essere paziente con te stesso. La tua mente vagherà spesso nel passato e tenterà di proiettarti nel futuro. Questo è normale. Semplicemente, prendi atto di questo e, senza giudicare, riporta la tua attenzione sul respiro
  • Mentre respiri, lascia che la tua mente si diriga verso le spalle e altri punti di tensione; mentre respiri, prova a sciogliere queste tensioni.
  • Fai lo stesso con le tue braccia, lo stomaco, le gambe etc.
  • Riporta la concentrazione sul respiro, poi di nuovo sul corpo, sempre respirando

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Per saperne di più:

Chris Mace, Mindfulness e salute mentale, Ed.Astrolabio

A.Montanaro, Mindfulness: guida alla meditazione di consapevolezza, Ed.Ecomind


 

martedì, 16 marzo 2010

Stress e resistenze ….

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Abbiamo visto nei post precedenti come la maggiore fonte di stress non sono tanto i fatti del mondo esterno, ma siamo noi, il nostro stile di vita, il nostro modo di affrontare le cose.

Insomma noi siamo abituati a dare la colpa di tutto a fattori esterni: il lavoro eccesivo, il traffico, i parenti insopportabili, gli amici noiosi. Ci tocca fare troppe cose e di questa la maggior parte non le vorremmo fare: per questo ci sentiamo stressati.

Se ci pensiamo bene questa è una "diagnosi" senza speranza. Il lavoro è sfibrante, ma non possiamo certo vivere di aria. I parenti spesso sono una palla al piede, ma in fondo gli vogliamo bene. Il traffico non possiamo certo deciderlo noi. Dunque non se ne esce, non c'è speranza!!

E se invece provassimo a spostare il tiro? ... e se fossimo noi che orchestriamo male tutto quanto? .... E se non fossero le azioni che dobbiamo fare - controvoglia - a stressarci, ma la nostra resistenza? .... Ebbene sì, la nostra resistenza all'azione innesca il circolo vizioso che ci fa fare azioni inutili e che ci impedisce, alla fine, di essere felici.

Proviamo a pensarci: noi non vogliamo fare quello che stiamo facendo, che sia lavoro o altro, e quindi scantoniamo, tergiversiamo, rimandiamo, accumuliamo .... Accumuliamo lavoro, accumuliamo rabbia, viviamo male gli impegni ... e perché tutto questo? Perché sogniamo di fare altre cose più interessanti. Perché abbiamo assimilato la cultura che dice: devi avere un posto interessante, di prestigio, di successo. Soprattutto non devi fallire. Una cultura che trasforma in un modello ciò che è socialmente accettato, e pretende che noi ci adeguiamo a quel modello.

Cosa accade allora? Accade che non godiamo quello che facciamo, perché, vivendo ogni cosa in funzione di qualcos'altro, la giudichiamo indegna di noi, seguendo i criteri del mondo.

Inoltre non impariamo nulla, perché si impara solo facendo e sperimentandosi, gettandosi dentro le cose: non impariamo nulla di noi, di ciò che sappiamo o non sappiamo fare e quindi di ciò che ci piacerebbe davvero. E infine, limitandoci a sognarlo, non otterremo mai nemmeno ciò che continuamente sogniamo.

E' questo il vero inizio dello stress. Perché la nostra energia vitale, che saprebbe benissimo dove condurci se solo la ascoltassimo, è sopraffatta da tutto il mormorio della nostra mente, piena di questi pregiudizi e di queste false mete. E non potendo fluire si ritorce contro di noi, ritorna indietro, trasformandosi in tensione, insoddisfazione, irritabilità, rabbia repressa, stanchezza, delusione, frustrazione, apatia .... in una sola parola ... stress!

E allora se vogliamo uscire dallo stress la nostra soluzione è .... sognare!!!

Basta vivere per il fine settimana, basta demandare i nostri momenti di gioia alla serata davanti alla TV o alle vacanze estive, basta fantasticare sulla vincita al totocalcio.

In realtà più sogniamo questi momenti, meno sapremo goderceli. Anzi, essi aumenteranno ancora di più il nostro stress perché li avremo caricati di aspettative salvifiche, regolarmente smentite e vivendoli già penseremo alla loro fine come ad un'eterna condanna che ci colpisce.

Se vogliamo uscire dallo stress non è al riposo che dobbiamo rivolgerci, bensì all'azione consapevole. E non serve affatto fare cose impossibili; l'azione che rende felici è semplice perché è ogni azione che facciamo, se la facciamo nela consapevolezza: se ci abbandoniamo a lei, senza scopo, diventa perfetta e non richiederà alcuno sforzo.

Si ri-creerà ogni giorno grazie alla sua capacità di mantenersi costante che non è obbligo, ma è la stessa costanza che fa crescere ogni giorno lo stelo di un fiore.

E' l'adesso, ogni adesso cui non manca nulla. Non è la costanza dell'orario fisso, l'autocostrizione, ma è la capacità di essere nelle cose, imparando a misurarsi con esse diventando progressivamente capaci di scegliere, di tenere e di scartare.

Non di sognare un futuro migliore, ma di VIVERE un presente che abbiamo scelto .....

 

venerdì, 12 marzo 2010

Sullo stress ....

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Emicrania, spossatezza, insonnia, ansia, depressione, disturbi e dolori che vanno e vengono che ci assillano .... Da qualche tempo questi fastidiosi sintomi sembrano essere diventati, per molti di noi, un fenomeno all'ordine del giorno.

All'inizio non ci facciamo caso, li attribuiamo alla solita influenza di passaggio. Ma loro persistono, e quando accade che ci alziamo la mattina e la tensione e il mal di testa sono già lì ad aspettarci, scatta l'allarme. Non saremo malati? Che virus abbiamo contratto? Cosa ci sta succedendo?

Sì, troppo spesso è solo quando lo stress è già diventato malattia che ci rendiamo conto che non siamo macchine, non siamo robot, e che adeguarsi supinamente alle direttive del mondo non è affatto una scelta saggia.

La patologia da stress, a oggi, ha finito per assumere proporzioni davvero epocali. Tutti ne parlano e tutti (o quasi) ... ne soffrono o ne hanno sofferto.

E abbondano le ricette, anche le più semplicistiche: lavoriamo troppo, dobbiamo staccare la testa dagli impegni, godiamoci i moneti di pausa. Tutte cose di buon senso ma che rimangono alla superficie del problema. Perché l'origine va sempre trovata dentro di noi, nei nostri atteggiamenti, nel modo in cui noi gestiamo, lasciando fluire o invece deviando, il fiume della vita che scorre dentro di noi. Nel modo in cui sappiamo assecondarlo, o al contrario lo ostacoliamo con i nostri giudizi su cosa è giusto o sbagliato fare, su come si deve e non si deve essere. Tutte le idee della mente che ci siamo formati nell'educazione o i luoghi comuni che ci condannano ad essere perennemente all'inconsapevolezza  e ... allo stress.

Non ci si salva smettendo di agire, ma imparando ad agire e basta, a essere completamente nell'azione, senza ansie, secondo fini, obiettivi futuri, rimpianti passati che colorano di grigio o sviano i nostri comportamenti. Come ci hanno insegnato le grandi tradizioni orientali non ci sono azioni buone o cattive, azioni banali o sublimi. Anzi, l'errore è proprio nella nostra mente che divide e giudica.

Così, non siamo mai soddisfatti dell'ora, del presente, dell'azione che ci sta occupando. Pensiamo sempre che la cosa in cui siamo impegnati non sia degna di noi, che sia una perdita di tempo, e rimandiamo la felicità al futuro, quando si realizzeranno i nostri sogni, quando faremo cose che nella nostra mente giudichiamo "migliori", o quando, al colmo della delusione, non faremo proprio nulla, e potremo riposare e restare immobili.

Ma se noi rinunciamo alla pienezza del presente, se agiamo con la testa che ci porta via dal qui e ora, noi ci condanniamo all'esaurimento, alla fatica immane e allo stress.

Solo una mentalità molto piccola può pensare che "le cose" siano buone o cattive, alte e basse, degne e indegne. Niente affatto! Noi, ognuno di noi, crea il degno e l'indegno.

Se noi ci dedichiamo a sognare qualcosa di diverso da ciò che siamo, vivremo nel sogno e perderemo la vita.

Questa consapevolezza è la cosa più difficile, ma anche l'unica che può liberarci davvero.

Perché al di là delle cause e dei condizionamenti esterni rimane il fatto che lo stress più pericoloso e difficile da eliminare è proprio quello "autoprodotto": attraverso abitudini e atteggiamenti mentali sbagliati che ci portano ad allontanarci dal ritmo spontaneo e naturale della nostra affettività, del corpo e della vita stessa.....

(continua nel prossimo post....)

 

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