domenica, 04 dicembre 2011

La mia felicità.....

CIOCCOLATA CALDA.jpg

 

 ... il battito del mio cuore quando in silenzio lo ascolto..

... una doccia calda,

... nessuna coda al supermercato,

... infilare le dita dentro il barttolo della Nutella e leccarle voluttuosamente

... aprire una mail che aspettavo da tanto,

... guidare in una sera che piove cantando a squarciagola i Supertramp,

... trovare le scarpe che mi piacciono scontate a metà prezzo,

... scovare un biglietto da 20 euro nella tasca di un cappotto dell’inverno scorso,

... fare una battuta fra me e me e scoprirmi simpatica,

... svegliarmi e accorgermi che ho ancora molte ore per dormire,

... incontrare per caso un vecchio amico e scoprire che non è passato nemmeno un giorno   dall’ultima volta che l'ho visto,

... una cioccolata calda quando fuori fa freddo,

... vedere l’espressione di qualcuno che amo mentre apre il regalo che più desiderava,

... scoprire che posso fare a meno del consenso degli altri,

... rileggere la fiaba che più mi emozionava,

... avere la febbre e scoprire che qualcuno sta preparando un minestra calda per me,

... cambiare tragitto ogni tanto e scoprire che se non lo avessi fatto mi sarei persa un posto incantevole,

... uscire dal letto ogni mattina sentendo l'aroma del caffè che mi chiama....

... guardare mio figlio e accorgermi che se non fossi sua madre potrei innamorarmi di lui.....

... guardare mio marito e pensare che è lui il mio Principe Azzurro ....

 

qual'è la tua lista della Felicità??? se ti va postala nei commenti oppure sulla Fan page di Ri-Trovarsi su Facebook    .... ti aspetto !!!!


venerdì, 06 maggio 2011

Le strategie di controllo

STRATEGIE CONTROLLO EMOZIONI.jpg

La trappola della felicità, come abbiamo visto nel post precedente, si costruisce specialmente attraverso strategie di controllo inefficaci.

Per essere felici, ci sforziamo di controllare quello che proviamo; principalmente lo facciamo attraverso due categorie di stratagemmi: le strategie di "lotta" e le strategie di "fuga". Le prime consistono nel combattere o nel cercare di dominare le emozioni e i pensieri indesiderati. Le seconde consistono nel fuggire o nel nascondersi.


STRATEGIE DI FUGA

STRATEGIE DI LOTTA

 

Nascondersi/fuggire

Ci si nasconde o si evitano le persone, i luoghi, le situazioni o le attività che tendono a suscitare pensieri o emozioni spiacevoli .Ad esempi, si smette di frequentare un corso o si rinuncia ad un evento sociale per evitare di provare ansia.

Reprimere

Si cerca di reprimere direttamente i pensieri e le emozioni indesiderate, scacciandoli risolutamente o spingendoli nel profondo.

Distrarsi

Ci si distrae dai pensieri e dalle emozioni indesiderati concentrandosi su qualcosa di altro. Ad esempio quando si sente la sensazione di noia o di ansia, si fuma una sigaretta, si mangia un gelato o si va a fare shopping.

Discutere

Si discute con i propri pensieri. Ad esempio, se la mente dice: "Sei un fallito", si ribatte "NO, non è vero, pensa a tutto quello che ho realizzato  fino ad ora". In alternativa si può protestare contro la realtà: "Non dovrebbe essere così".

Estraniarsi

Si cerca di staccare dai propri pensieri ed emozioni "estraniandosi" o stordendosi, in genere con l'uso di farmaci, alcol o droghe. Alcune persone si estraniano dormendo troppo o semplicemente stando a "guardare il muro".

Dominare

Si cerca di dominare pensieri ed emozioni. Ad esempio ci si dice "reagisci!", "Stai calma!" o "Tirati su!". O ci si sforza di essere felici quando non lo si è.

Autocostringersi

Ci si costringe a sentire diversamente. Ci si da dei "perdenti" o degli "idioti". Oppure ci si critica o ci si biasima: "Non essere patetica! Perché ti comporti così da vigliacca?"

 

Queste strategie hanno vari costi:

  • Assorbono una gran quantità di tempo ed energia e di solito si rivelano inefficaci sul lungo periodo
  • Ci sentiamo sciocchi, incapaci o deboli perché i pensieri e le emozioni di cui stiamo cercando di liberarci continuano a tornare
  • Molte strategie che riducono le emozioni spiacevoli nel breve termine in realtà peggiorano la qualità della vita a lungo termine.


Questi risultati indesiderati creano altri sentimenti spiacevoli e così anche ulteriori tentativi di controllarli. E' un circolo vizioso.

Prova, se ti va, a fare questo esercizio:

  • Innanzitutto, completa questa frase " i pensieri e le emozioni che più vorrei eliminare sono ...."
  • Prenditi qualche minuto per compilare un elenco di tutto quello che hai provato a fare per evitare o eliminare questi pensieri o emozioni spiacevoli. Cerca di ricordare ogni singola strategia che hai utilizzato in passato (intenzionalmente o in modo automatico). Pensa al maggior numero di esempi possibili .....
  • Fatto questo ripassa l'elenco e per ogni punto chiediti:
    • Mi ha liberato delle mie emozioni e dei miei pensieri dolorosi sul lungo periodo?
    • Quanto mi è costato in termini di tempo, energie, relazioni, vitalità?
    • Ha reso la mia vita più ricca, piena e significativa?


Se hai fatto questo esercizio con accuratezza probabilmente avrai scoperto che:

  • Hai investito una grande quantità di tempo, sforzi ed energie nel tentativo di evitare o di eliminare pensieri ed emozioni difficili
  • Molte delle strategie che hai utilizzato ti hanno fatto sentire meglio sul breve periodo, ma non ti sono servite a liberarti dei pensieri e delle emozioni dolorosi sul lungo periodo
  • Molte di queste strategie hanno comportato costi significativi in termini di denaro sprecato, tempo sprecato, energie sprecate e di effetti negativi sulla tua salute, sulla tua vitalità e sulle tue relazioni. In altre parole, ti hanno fatto sentire bene per un po', ma sul lungo periodo hanno tolto qualità alla tua vita.


Naturalmente, se non hanno comportato costi significativi o ti sono servite per avvicinarti alla vita che desideri, probabilmente le tue strategie di controllo non costituiscono un problema e molto probabilmente non sono nemmeno strategie di controllo.

Quindi, se fai certe cose perché sono veramente significative per te, perché nel profondo del tuoi cuore contano veramente, esse non sono strategie di controllo e possono essere profondamente appaganti . Ma se le usi principalmente per evitare emozioni e pensieri spiacevoli, probabilmente non saranno molto gratificanti. Perché no? Perché è difficile godersi ciò che si fa mentre si cerca di sfuggire a qualcosa di minaccioso.

 

...... CONTINUA A SEGUIRMI .....



 

giovedì, 05 maggio 2011

I miti della felicità …

ON OFF 1.jpg

Con quali parole si concludono tutte le favole?  " ... e vissero felici e contenti ". Il lieto fine ci piace perché la società ci dice che la vita dovrebbe essere così: tutta gioia e divertimento, serenità e soddisfazione, vivere sempre felici e contenti. Ma è verosimile? Corrisponde alla tua esperienza di vita? Questo è uno dei principali miti che costituiscono il meccanismo di base della trappola della felicità. Vediamoli insieme.

Mito 1: la felicità è condizione naturale di tutti gli esseri umani.

La nostra cultura si ostina a sostenere che l'uomo sia felice per natura,  in realtà ci sono molte "numeri" che mostrano il contrario. 1 adulto su 10 tenta il suicidio e 1 su 5 soffre di depressione. E non solo. Se aggiungi tutta l'infelicità causata da problemi come la solitudine, il divorzio, lo stress lavorativo, la crisi di mezza età, problemi relazionali, isolamento sociale, pregiudizi, mancanza di senso o di scopo forse si può cominciare ad avere un'idea di quanto in realtà la vera felicità sia rara. Purtroppo molte persone se ne vanno in giro convinte che tutti siano felici eccetto loro. E ... questa convinzione genera ancora più infelicità.


Mito 2: se non sei felice , hai qualcosa che non va.

Come conseguenza logica del Mito 1, la società occidentale ritiene che la sofferenza mentale sia anormale. La considera una debolezza o una malattia, un prodotto di una mente in qualche modo mal funzionante o difettosa. Questo significa che quando inevitabilmente abbiamo emozioni o pensieri dolorosi, spesso ci rimproveriamo per la nostra debolezza o stupidità con il logico risultato di essere ancora più infelici.


Mito 3: per avere una vita migliore dobbiamo sbarazzarci dei sentimenti negativi.

Viviamo nella società dello "star bene", intrisa di una cultura ossessionata dalla ricerca della felicità. E che cosa ci dice di fare questa società? Di eliminare le emozioni "negative" e di fare il pieno di quelle "positive". E' una bella teoria e all'apparenza sensata. Dopo tutto, alzi la mano chi vuole avere emozioni spiacevoli. Ma ecco l'inghippo: le cose che generalmente nella nostra vita rivestono il ruolo più importante implicano un'intera gamma di sentimenti sia piacevoli che spiacevoli. Quindi se credi a questo Mito sei in un grosso guaio, perché è quasi impossibile crearsi una vita migliore se non si è pronti a provare emozioni spiacevoli.


Mito 4: dovresti essere capace di controllare ciò che pensi e che provi.

In realtà, possiamo controllare i nostri pensieri e sentimenti molto meno di quanto vorremmo. Non è che non abbiamo alcun controllo; è soltanto che ne abbiamo molto meno di quanto tanti esperti ci vorrebbero far credere. Al contrario, possiamo fare molto per controllare le nostre azioni. Ed è agendo, facendo che ci creiamo una vita ricca, piena e significativa alla luce di quello che ciascuno di noi ritiene importante e cui dà valore ...

L'idea di fondo di questo mito è: se metti in discussione i tuoi pensieri o le tue immagini negative e ti riempi continuamente la testa di pensieri e immagini positive, troverai la felicità. Ah, se la vita fosse così semplice! ...

La mente umana ci ha conferito un enorme vantaggio come specie umana. Essa ci permette di fare piani, inventare cose, coordinare azioni, analizzare problemi, condividere conoscenze, apprendere dalla nostre esperienze e immaginare nuovi futuri.

La mente ci permette di modellare il mondo intorno a noi e di conformarlo ai nostri desideri, di procurarci calore, riparo, cibo, acqua, protezione e cure. Non sorprende, perciò, che questa nostra formidabile capacità di controllare l'ambiente ci induca ad aspettarci di poter controllare anche altre cose.

Nel mondo esteriore, le strategie di controllo in genere funzionano bene. Se c'è una cosa che non ci piace, pensiamo ad un modo di evitarla o di liberarcene e poi agiamo di conseguenza.

Quanto controllo invece possiamo esercitare sul nostro mondo interno, il mondo dei pensieri, dei ricordi, delle emozioni, degli impulsi e delle sensazioni? Possiamo così facilmente evitare o eliminare quello che non ci piace?

Prova a fare questa prova. Mentre leggi queste righe cerca di non pensare al gelato con il tuo gusto preferito. Evita di pensare al suo colore o alla sua consistenza .... A come lo assapori in una calda giornata estiva ... a quanto è buono quando si scioglie in bocca.....

Come è andata?? Proprio così!!! E' stato MOLTO difficile smettere di pensare al gelato .....

Adesso se ti va fai un'altra prova. Rievoca il ricordo più lontano della tua infanzia. Createne un'immagine nella mente. Fatto? Bene. Ora cancellalo. Eliminalo completamente in modo che non possa tornare mai più. ...... Come è andata????

E' necessario rendersi conto, per evitare di incorrere nella trappola della felicità, che i pensieri, le emozioni, le sensazioni e i ricordi non sono così facili da controllare. Ammettiamolo: se queste cose fossero così facili da controllare non saremmo tutti perennemente beati???

Sin da piccoli, ci viene insegnato che dovremmo essere in grado di controllare le nostre emozioni. Probabilmente mentre crescevi, ti sei sentita dire frasi come: "Non piangere", "Non essere così triste", "Smettila di piangerti addosso", "Non c'è niente di cui avere paura" ..etc...

Con espressioni come queste gli adulti intorno a noi continuavano a mandarci il messaggio che saremmo dovuti essere capaci di controllare le nostre emozioni. E certamente ci sembrava che loro, nella maggior parte dei casi, controllassero le loro. Ma cosa succedeva dietro la facciata?

Con ogni probabilità, molti di quegli adulti non affrontavano tanto bene i loro sentimenti di dolore. Magari bevevano troppo, prendevano tranquillanti, piangevano ogni notte, avevano relazioni extraconiugali, si buttavano a capofitto nel lavoro o soffrivano in silenzio e intanto gli veniva l'ulcera. Qualunque cosa facessero per tirare avanti, probabilmente non condividevano quella esperienza con te.

E nelle rare occasioni in cui li hai visti perdere il controllo, probabilmente hanno evitato di dire frasi come: "Ebbene sì, piango perché sto provando una cosa che si chiama tristezza. E' un sentimento normale e puoi imparare a gestirlo adeguatamente". Ma d'altronde non c'è da stupirsi: non potevano mostrarti come gestire le tue emozioni perché loro stessi non erano capaci di gestire le proprie!

L'idea poi che dovresti saper controllare le tue emozioni è stata sicuramente rinforzata negli anni della scuola. Ad esempio i ragazzini che piangevano venivano spesso derisi e chiamati "paignoni" o "femminucce". Poi, crescendo, avrai probabilmente sentito dire frasi come "Fattela passare!", "Cose che capitano!", "Devi reagire!", "Rilassati!", "Tirati su!" e via dicendo.

Queste frasi implicano che dovremmo essere capaci di accendere e spegnere i nostri sentimenti a comando, come se agissimo su un interruttore. E perché questo mito è così convincente?

Perché le persone intorno a noi sembrano apparentemente felici. Sembrano controllare i loro pensieri e le loro emozioni. Ma qui "sembrano" è la parola chiave. Il fatto è che la maggior parte delle persone non sono aperte o sincere riguardo alla lotta che ingaggiano con i loro pensieri ed emozioni. "Fanno buon viso a cattivo gioco" e "restano impassibili". Sono come il proverbiale clown che piange dentro di sé; noi vediamo soltanto il trucco vivace e le allegre buffonerie ......


..... al prossimo post ......

 

mercoledì, 04 maggio 2011

Cosa è esattamente la “felicità”?

happiness7.jpg

http://www.flickr.com/photos/evilcabeza/24182691/

 

" La felicità, quella gioia acuta

che sconvolge il cuore, quella specie

di spasimo dell'anima ..."

C.Cassola

 

Hai voglia di iniziare con me questo viaggio nella terra "felice" scoprendo che spesso dietro questa parola si nasconde un mondo sconosciuto pieno di miti e favole che invece di alleggerire la nostra vita la rende una costante affannosa corsa alla ricerca dell'eterna fonte della felicità? .... Ok allora .... Iniziamo ...

Tutti la vogliamo. Tutti la bramiamo. Tutti ci sforziamo di raggiungerla. Persino il Dalai Lama ha detto: "Il vero scopo della vita è la ricerca della felicità". Ma che cosa è esattamente?

La parola "felicità" ha due significati molto diversi. Quello più comune è "sentirsi bene". In altre parole provare un senso di piacere, contentezza o gratificazione. A tutti noi piacciono queste sensazioni, quindi chiaramente le rincorriamo. Come tutte le emozioni umane, però, le sensazioni di felicità non durano. Per quanto ci sforziamo di trattenerle, ogni volta scivolano via. E una vita dedicata all'inseguimento di queste belle sensazioni è, sul lungo periodo, profondamente insoddisfacente. In realtà, più rincorriamo le sensazioni piacevoli, più tendiamo a soffrire di ansia e depressione.

L'altro significato della parola "felicità", molto meno comune, è "vivere una vita ricca, piena e significativa". Quando agiamo in nome di ciò che conta veramente nel profondo del nostro animo, ci muoviamo nelle direzioni che consideriamo degne e preziose, chiariamo cosa è importante per noi nella vita e ci comportiamo di conseguenza, allora la nostra esistenza diventa ricca, piena e significativa, e proviamo un forte senso di vitalità.

Non si tratta di una sensazione fugace: è un senso profondo di una vita ben vissuta. E per quanto una vita di questo tipo ci darà sicuramente molte sensazioni piacevoli, ce ne darà anche di spiacevoli, come tristezza, paura e rabbia. Dobbiamo metterlo in conto.

Se viviamo una vita piena, proveremo l'intera gamma di queste emozioni.

Naturalmente a tutti piace sentirsi bene, e dovremmo senza dubbio trarre il massimo dalle sensazioni piacevoli quando si presentano. Ma se cerchiamo di averle sempre, abbiamo perso in partenza.

La realtà è che la vita comprende anche il dolore. Non c'è modo di evitarlo. In quanto esseri umani dobbiamo tutti prendere atto che presto o tardi diverremo deboli, ci ammaleremo e moriremo. Presto o tardi perderemo relazioni importanti a causa di rifiuti, separazioni o lutti. Questo significa che, in un modo o nell'altro, tutti avremo pensieri e sentimenti dolorosi.

La buona notizia è che, anche se non possiamo evitare questo dolore, possiamo imparare ad affrontarlo molto meglio, a fargli spazio, a ridurre i suoi effetti e a crearci una vita che valga assolutamente la pena di essere vissuta e sicuramente al meglio possibile.

I passi per ottenere tutto ciò sono fondamentalmente tre:


UNO => scoprire come molte volte creiamo la trappola della felicità e ostinatamente ci chiudiamo dentro.

DUE => imparare a fare spazio ai pensieri e ai sentimenti dolorosi, anziché cercare di evitarli o eliminarli.

TRE => invece di inseguire pensieri e sentimenti di felicità concentrarsi su come crearti una vita ricca e significativa.

 

Tutto questo darà origine ad un senso di vitalità e appagamento che è sia profondamente soddisfacente sia duraturo .....

 

" Perché cerchi la gioia

fuori da te , non sai che

la puoi trovare solo nel tuo cuore?"

R.Tagore

 

 

... ti aspetto al prossimo post .....

 

 

 

12:25 Scritto da: gabrella | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: felicità, dolore, consapevolezza, vita | OKNOtizie |  Facebook |

giovedì, 17 febbraio 2011

Carta dei Diritti Personali ...

diritto di essere felice.jpg

 

Da ricordare ...... sempre .....


  • Ho diritto a essere me stessa e di essere unica
  • Ho diritto a chiedere ciò che mi serve
  • Ho diritto a rispondere di "No!" a richieste troppo onerose o troppo impegnative.
  • Ho diritto a vivere pienamente le mie emozioni, positive e negative, senza sentirmi in colpa o vergognarmi
  • Ho diritto a cambiare idea
  • Ho diritto a dedicare del tempo a me stessa
  • Ho diritto a sbagliare e di non essere perfetta
  • Ho diritto ad arrabbiarmi con le persone che amo perché conosco il valore della riparazione
  • Ho diritto ad avere paura
  • Ho diritto a dire " non lo so ..."
  • Ho diritto a prendere decisioni in base al mio vissuto e alle mie emozioni
  • Ho diritto di cambiare e di crescere
  • Ho diritto ad essere felice ......


________________________________________________________________________________


Ed ora stampa il foglio, pur tenendo conto di tutti i tuoi diritti scegli quello che ti risuona di più, ingrandiscilo, ritaglialo e mettilo in un posto dove puoi vederlo ogni mattina quando ti alzi ....


Prova a darti il Permesso di Avere Diritto ........

 

mercoledì, 20 ottobre 2010

Rendersi felici: … pratiche “ostinate “…

happiness 3.jpg

 

Esiste davvero una saggezza della felicità? Un'osservazione attenta dimostra che, per la maggior parte, i suggerimenti per rendersi felici sono universali e alquanto antichi. E che vertono su approcci assai semplici, perciò facili da mettere in ridicolo e svalorizzare.

Ma è un nostro diritto sognare la felicità, no? In ogni caso, quelli che la sognano mi sono sempre più simpatici di quelli che ci ironizzano sopra. E mi è sempre sembrato che stessero meglio. Ma naturalmente, quando si dice che bisogna fare pratica e creare l'abitudine per essere felici , è un po' come lavarsi i denti ... và fatto tutti i giorni.

Ecco quindi un piccolo vademecum ... suggerimenti antichi, provati, trovati sui libri ... pescate quello che fa al caso vostro ... è tutto gratuito!!!!


I PENSIERI POSITIVI DELLA SERA ... => questo esercizio è un classico della psicologia positiva (http://www.psicologiapositiva.it/ ). Consiste nel chiedersi ogni sera, poco prima di addormentarsi: "quali bei momenti ho vissuto oggi?"; spesso le persone alle quali si propone questo esercizio cominciano a cercare non tanto "bei" momenti, bensì momenti "grandi", delle grandi gioie. Di fatto, si suggerisce di evocare soltanto delle piccole gioie, con semplicità. Questo per abituarsi a vedere il "bello" anche in cose classificate in genere come banali.

CONOSCERE LE PROPRIE ESIGENZE DI FELICITA' => gli ingredienti della felicità sono molteplici, e a volte opposti: felicità da solitudine e felicità da legame, da azione e da arretramento, da agitazione e da calma ... Sono gli stessi per tutti, ma in proporzioni che variano da una persona all'altra. E, per una stessa persona, da un giorno all'altro o da un periodo della vita all'altro. Ora, noi tendiamo ad imprigionarci nelle abitudini di felicità e a non variarle abbastanza. O ad accontentarci delle felicità commerciali che ci vengono vendute. Ancora e sempre una mancanza di consapevolezza verso i nostri bisogni ....

NON PERDERE MAI DI VISTA LE PROPRIE PRIORITA' => è l'eterna riflessione sulla differenza fondamentale tra ciò che è urgente  e ciò che è importante per nutrire la nostra anima. Tra le cose spesso urgenti: fare la spesa, i mestieri, far riparare la macchina, far ripetere le lezioni ai figli, cucinare, lavorare etc..... Tra le cose importanti: ridere con le persone care, vedere gli amici, fermarsi per respirare, farsi una coccola, prendersi del tempo per leggere un libro,guardare le nuvole che passano nel cielo ... In generale, ciò che è urgente è rumoroso e ci mobilita: è difficile resistergli. Mentre ciò che è importante è silenzioso, e si lascia dimenticare, senza far rumore. Ma trascurarlo ci darà a poco a poco un senso più profondo di frustrazione o di vuoto esistenziale, senza capirne bene il perché. Fino a quando capiamo: da quanto tempo non guardo le stelle? .. da quanto tempo non vado a fare una passeggiata nel bosco con i miei figli? ... da quanto tempo non mi prendo un po' di tempo solo per me? .... Da tanto! ... Mmmmmm ... e se fosse questa la mia "malattia"?

LA FELICITA' E' CONTAGIOSA .... CONTAMINIAMO LE PERSONE CHE FREQUENTIAMO ... => la caratteristica migliore, in tutti questi "sforzi" per essere felici, è il fatto che sono contagiosi: rendendoci un po' più felici, renderemo un po' più felici e persone che incontriamo. Parecchie ricerche nel settore hanno confermato che una persona felice "contamina" le altre fino alla terza cerchia delle sue conoscenze. Vale a dire che della vostra felicità beneficeranno i vostri amici, gli amici dei vostri amici, e che la sua influenza sarà ancora percepibile negli amici degli amici dei vostri amici ..... Più oltre, ovviamente, non resta un gran che: la felicità non obbedisce alle leggi dell'omeopatia. Attenzione però, perché questo effetto di induzione sia tangibile, occorre, come dice lo studio condotto, che la persona sulla quale influite abiti vicino a voi e che la incontriate regolarmente .... Le dotte analisi di  questa ricerca hanno confermato che si trattava effettivamente di un meccanismo di causa ed effetto: quel che spiega perché si trovino più persone felici intorno alle persone felici, non è il principio che "chi si assomiglia si piglia", ma un'induzione di felicità negli altri.

ACCETTARE LA FELICITA' COME UNA PRESENZA EFFIMERA => quella curiosa sensazione che la tristezza a volte sia una gioia consumata, una felicità che ha fatto il suo tempo .... Se ci aggrappiamo alle nostre felicità, queste possono trasformarsi in tristezze. E' necessario accettare di andare avanti abbandonando questa felicità che è morta. La ricchezza e la sottigliezza delle nostre esperienze emozionali in rapporto alla felicità derivano, più che dalle grosse felicità piene, nette, dall'esistenza di quegli stati d'animo che sono legati alla consapevolezza della finitudine delle nostre felicità. E' questa consapevolezza della dimensione intermittente della felicità che consente di estenderne l'esperienza verso orizzonti temporali più ampi: è per questo che un solo istante di felicità può darci il gusto dell'eternità.

SMILING IN THE RAIN (sorridere nella pioggia) => la capacità di sorridere con l'anima nel violento irrompere della tristezza. Abituarsi a sorridere (o a restare accessibili agli stati d'animo positivi) di fronte alle seccature e ai disagi, fare di tutto per non permettere che le pre-occupazioni ci impediscano di godere della bellezza o dei momenti piacevoli, sforzarsi di estrarre da una grigia quotidianità gli istanti di grazia, indipendentemente dalle nostre costrizioni e dai nostri obblighi.

IL MEZZO SORRISO => quando è troppo difficile sorridere, possiamo sorridere a metà. L'insegnamento di Thich Nhat Hanh (http://www.esserepace.org/buddha.html ), famoso monaco vietnamita, incoraggia alla pratica del "mezzo sorriso" vero strumento di omeostasia interiore: "Mi sorrido per benevolenza verso me stesso, per prendermi cura di me, per darmi amore. So che se non mi prendo cura di me, non potrò prendermi cura degli altri". Basta spesso un mezzo sorriso per impedire che in noi si inneschi il circolo vizioso delle inquietudini, dell'ansia, dei risentimenti.

SORRIDERE MENTALMENTE => sì, possiamo ridere anche con la testa; all'inizio sarà un po' complicato , si tratta di indossare una sorta di abito pre-confezionato poi, come mi ha detto una mia cliente :" mi metto la mia maschera del buonumore e spesso arrivo al punto di dimenticare che si tratta di una maschera, e la vita affrontata così, con il sorriso sulle labbra, a poco a poco mi fa sentire meglio". Da qualche parte ho letto :"Come la fragola ha il sapore della fragola, così la vita ha il sapore della felicità" ma per sentire questo sapore, dobbiamo aprire la bocca sorridendo ....


"Mi sveglio al mattino con una gioia segreta; vedo la luce in una sorta di rapimento; per tutto il resto del giorno sono contento", dice Montesquieu, personalmente non mi succede così spesso di svegliarmi al mattino con una gioia segreta. Penso che non sia grave, in ogni caso mi piace lavorarci sopra con ostinazione per ritagliarmi un momento di paradiso personale. Guarda "caso" mi sono imbattuta in questa formula che mi ha affascinato: "L'ostinazione ad essere felici".

E' questo ... è esattamente questo! ...

E funziona ... spesso .....



___________________________________________________________________

Sempre sulla Felicità se ti va puoi leggere anche:

http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/10/03/alla-rice...

http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2008/12/28/allegria-...

http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2009/03/10/sulla-fel...

http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2009/02/22/sulla-fel...

http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2009/01/14/la-felici...

 

domenica, 03 ottobre 2010

Alla ricerca della Felicità ....

happy.jpg

"Meneceo, Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità.
A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età...."

Epicuro - Lettera sulla felicità

____________________________________________________________________________________________________________

E tu ... cosa aspetti a prenderti cura di te??? A scoprire quello che ti fa felice ???

Spesso ce la prendiamo con la sorte, con il destino, perchè non riusciamo a vedere la nostra, come una vita piena e felice.

Ma siamo proprio sicuri che sia tutta colpa della sfortuna?

Non è forse il caso di cominciare a riflettere su quali siano i nostri reali sforzi per costruirci una vita felice?

Bisogna sempre ricordarsi che la ricerca della felicità non è mai qualcosa legato all'esterno, ma è un movimento interiore, fatto di conoscenza di ciò che vogliamo o meno, e di scelte conseguenti.


La felicità è una scelta ricordalo e non è mai troppo tardi per iniziare a viverla !!!!!



____________________________________________

Suggerimento:

Yves-Alexandre Thalmann

Quaderno d'esercizi di allenamento alla felicità

Edizioni AValiardi

 

mercoledì, 25 agosto 2010

La bussola della vita ...

BUSSOLA.jpg

Su una carta geografica ci si può orientare se si impara a leggere quello che segnala la rosa dei venti. Se la guardiamo da vicino, vediamo che esistono infinite rotte, ma che le quattro fondamentali sono quelle che corrispondono ai punti cardinali: Nord, Sud, est e Ovest.

Più o meno lo stesso accade con il senso della vita: ci sono infinite risposte, ma i grandi gruppi possibili non sono molti.

Se dovessi fare una lista per classificare la gente in base alle risposte date alla domanda: "per che cosa vivi e in che direzione vai?", credo che non ci sarebbe bisogno di fare più di quattro gruppi:

  • Quelli che cercano il piacere
  • Quelli che cercano il potere
  • Quelli che cercano il compimento di una missione
  • Quelli che cercano la trascendenza

Si può essere d'accordo con questo schema o si può costruire la propria struttura di pensiero a partire da qualcosa di altro, ben consapevoli che è la nostra scelta e di certo nessuno può prenderla per noi. Questo non funzionerebbe perché, per essere responsabili del proprio cammino, bisogna accettare che il senso dipende da noi e, quindi, decidere come indirizzarlo nella direzione prescelta.

La realizzazione personale è un bisogno da conseguire con calma. Quello che non si deve fare è rimanere immobili ad aspettare che qualcuno venga a cercarti o paralizzarsi nel'attesa che il senso della tua vita conduca sulla giusta strada.

Lo dico con assoluta responsabilità e molta consapevolezza del dolore che può causare quello che sto dicendo: se non si riesce a trovare un senso alla propria vita, con il passare del tempo potrebbe smetterne di averne uno!

E' importante sottolineare che questo cammino solitario e personale, è il nostro ponte verso gli altri, l'unico anello di congiunzione che ci unisce irrimediabilmente con il resto del mondo.

Una volta decisa in che direzione andare non lasciarti convincere che ci sono altri fini più elevati, più nobili, migliori, più operativi o più ben visti del tuo. Lascia che niente ti distragga dal tuo sentiero,soprattutto ciò che dicono gli altri. Difendi il tuo scopo e se, effettivamente, scopri che è quello che dà il senso alla tua vita, vivi per esso!

La ricerca della Felicità non è solamente un diritto di alcuni, è, secondo me, un dovere naturale di tutti!!!!

 

martedì, 24 agosto 2010

Mi piacerebbe essere....

felicità 5.jpg

 

Una sera, moltissimo tempo fa, Dio convocò una riunione, alla quale invitò un esemplare di ogni specie.

Una volta radunati, e dopo aver ascoltato molte lamentele, Dio pose a ciascuno uno semplice domanda: "Che cosa ti piacerebbe essere?".

Ognuno rispose sinceramente e con il cuore in mano.

La giraffa disse che le sarebbe piaciuto essere un panda.

L'elefante chiese di essere una zanzara.

L'aquila un serpente.

La lepre avrebbe voluto essere una tartaruga, e la tartaruga una rondine.

Il leone pregò di essere un gatto.

Il cavallo un'orchidea.

E la balena domandò di poter diventare un tordo....

Venne infine il turno dell'uomo, che per caso avrebbe percorso il cammino della verità.

Fece una pausa e , in un istante di saggezza, esclamò:

"Signore, io vorrei essere .... Felice!!!"

Vivi Garcia

___________________________________________________________________________________________________________

E' questa la ricerca che impegna l'uomo fin dalla notte dei tempi: trovare la Felicità. Pensando, spesso, che questa sia un tesoro uguale per tutti e che una volta posseduto sia per sempre.

NON ESISTE UNA FORMULA DELLA FELICITA' e soprattutto non dovremmo perdere inutile tempo a cercarla ma dedicarci piuttosto con forza e tenacia a scoprire quello che ci impedisce di essere felici.

Dopo tutto cosa altro sono i problemi se non ostacoli e barriere al nostro cammino verso la realizzazione personale, verso quel particolare momento in cui ci sentiamo in armonia con tutto quello che ci circonda?

Alcuni lo chiamano "autorealizzazione", altri lo identificano con il raggiungimento della tanta sospirata pace interiore o con uno stato di illuminazione e di estasi spirituale, altri ancora preferiscono concettualizzarlo definendolo semplicemente "sentirsi pieno".

Quello che è certo è che, comunque vogliamo chiamarlo, tutti sappiamo, più o meno consapevolmente, che essere felici è la nostra sfida più importante.

Lungo questo percorso di scoperta c'è chi si perderà e sarà destinato ad arivare in ritardo e chi troverà una scorciatoia e diventerà una guida esperta, incapace di darci la formula magica, ma in grado di insegnarci che esistono molti modi di arrivare, infinite porte, mille maniere, decine di strade che possono condurci sulla giusta rotta. E ciascun percorso è valido e anche se tra loro differenti si incontrano tutti in un punto: quello del bisogno umano di trovare risposta alle domande più importanti; e tra tutte queste domande ce ne sono tre imprescindibili alle quali bisogna rispondere singolarmente se si vuole affrontare quella sfida che Carl Rogers chiama "il processo di convertirsi in persona":

CHI SONO? - DOVE VADO? - E CON CHI?

CHI SONO? l'incontro definitivo con se stessi per imparare a NON dipendere da niente e da nessuno.

DOVE VADO? la ricerca della totalità e del senso trovando lo scopo fondamentale della nostra vita

CON CHI? l'incontro con l'altro e il coraggio di lasciarsi alle spalle quello che non va, il processo di aprirsi all'amore.


e allora cosa aspetti???? c'è molta strada da percorrere .... prepara il tuo zaino e mettiti in cammino .........

 

venerdì, 09 aprile 2010

Una vertigine furibonda .....

innamorati.jpg

 

"... sei come sangue al cuore, sei come respirare

sei vita che non si cancella mai....."

Anonimo

 

Poche felicità sono dirompenti, esaltanti e smisurate come la felicità provata nell'aver trovato e ri-conosciuto l'altro.

Poche felicità riempiono così tanto quanto quella che appartiene all'inizio di una storia. La felicità degli inizi non assomiglia a nessun'altra.

E' assoluta, invasiva, non lascia spazio a niente e a nessuno. E' una sferzata di energia purissima. Una vertigine furibonda. Una tavola sontuosamente imbandita, dove potersi servire a piene mani.

Gli inizi sono dolci. Gli inizi hanno uno splendore abbagliante: c'è tutto e ce n'è di più e ancora di più, in abbondanza. Ogni cosa è nuova, tirata a lucido, e risplende. La vita trabocca. Quasi non ci si sta dentro.

Descrivere la felicità è difficile. E' molto più facile raccontare la disperazione. A pensarci, esistono una quantità spropositata di canzoni, film, romanzi e poesie che parlano delle pene amorose e, a confronto, molto poche che descrivono l'estasi magica dell'amore allo stato nascente.

Forse è che la felicità non impone  la riflessione, non induce a fermarsi. Essa è spinta, movimento, non chiede altro che di essere vissuta.

La felicità non si può dire. Però lo stesso si può provare a fare qualche riflessione.

Gran parte dell'esaltazione provata in questo momento iniziale è dovuta al piacere di avere aperte davanti a noi una serie infinita di possibilità. Tutto è ancora da farsi, tutto deve ancora succedere. Si tratta di un'eccitazione che ricorda quella del bambino di fronte ad una promessa di imminente soddisfazione e gratificazione.

Si diventa, da innamorati, come ragazzini al primo giorno di vacanze estive, perché l'amore, negli inizi, racchiude e porta un'enorme promessa di felicità.

Il nuovo che sta lì davanti, l'altro e ciò che accadrà con e grazie a lui, è esaltante. Fa luccicare l'aria tutto intorno. Vibra e tiene tesi come un arco pronto a scoccare la freccia.

Amore è generoso, e all'inizio fa molti regali vistosi. Prima fra tutti la sensazione di essere aumentati, di vivere una vita che è più vita. Il riverbero di ciò che proviamo investe ogni cosa: siamo molto più buoni, più ottimisti, più disponibili. Il mondo è un posto più bello. E noi possiamo fare tutto.

Amore regala euforia (sono tutto), ingordigia (voglio tutto), delirio di onnipotenza (posso tutto). A piene mani. Rende infinitamente indulgenti: ogni cosa è meravigliosa. E l'altro è perfetto!

L'incanto, poi, si benedice di continuo: trovato e ri-conosciuto l'altro, ogni giorno e ogni istante si ringrazia infinitamente la sorte. Perché l'inizio dell'amore è questo: è colmo di un meraviglioso senso di sollievo.

Ripetutamente torna e torna una domanda: come ho fatto fino a oggi? Come ho fatto senza tutto questo? Come diavolo ho fatto fin qui senza questa persona?

La sensazione degli inizi è di cominciare a respirare veramente, mentre prima stavamo come in apnea. Quando hai riconosciuto l'altro pensi di essere un reduce, di aver scampato un pericolo, una terribile catastrofe.

Dici, con terrore: "Mio Dio, se non ti avessi mai incontrato.....!"

 

Tutti gli articoli