lunedì, 13 febbraio 2012

Capaci di amare ...

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In attesa di S.Valentino una riflessione sulla capacità di amare ….

La capacità di amare, per me, coincide con il cammino personale di crescita che è unico e irripetibile per ciascuno di noi. Sfatiamo il mito che tutti sanno amare, anzi sono poche le persone che raggiungono la capacità di amare. Lo prova anche il numero incredibile di difficoltà nelle relazioni, le separazioni nella coppia; lo prova lo stato di infelicità in amore.

Oggi, chi può dire in cuor suo, di essere veramente capace di amare? Innanzitutto il rapporto di amore vero, secondo me, può anche durare tutta una vita. Non cerchiamo alibi o giustificazioni su questo punto. Le crisi, le difficoltà di cui si parla continuamente, sono dentro di noi, e ci si deve confrontare continuamente con “l’altro”, con le sofferenze, con le difficoltà di comunicazione interpersonale.

Nel vero rapporto d’amore non ci sono separazioni perché esso è pieno di separazioni, addirittura separazioni cercate per essere riconosciute, chiamate per nome, accettate. Il rapporto di cui parlo non è un rapporto tra due persone che si identificano o proiettano l’uno sull’altro o sono entrati in sfida o stanno barando o stanno giocando all’amore. Parlo, invece, del rapporto in cui due si mettono insieme per percorrere lo stesso cammino: il ritrovamento della propria unicità.

Lo scopo di un essere umano è il raggiungimento della consapevolezza e il rapporto di vero amore è una delle migliori opportunità per arrivarci. Ecco la differenza tra il rapporto d’amore vero e quello non vero, il primo è una via per raggiungere la consapevolezza, il secondo si ferma a se stesso. Quest’ultimo può anche essere meraviglioso nei modi, nei gesti, nel sentimento, ma non va verso la consapevolezza, non cerca di ridurre al minimo il grado di nevrosi personale, non tende a eliminare sovrastrutture, alibi, giustificazioni, condizionamenti personali e di coppia.

Secondo me, è necessario che una persona inizi il proprio cammino verso la consapevolezza da sola, soltanto dopo si può entrare in coppia. E’ necessario trovare da soli la propria armonia, la propria pace interiore. Il vivere in coppia poi amplia e migliora questa pace interiore personale. Nei rapporti di “non vero amore”, invece, alle nevrosi e ai problemi personali si aggiungono anche quelli dell’altro cosicchè l’energia di entrambi è assorbita quasi totalmente dall’affrontare le difficoltà e i problemi provocati dallo stare insieme.

E’ evidente che in queste condizioni manca il tempo, lo spazio, l’energia per camminare verso la consapevolezza. Per ridurre l’appesantimento dello stare insieme in queste condizioni occorre quindi che la comunicazione nella coppia sia semplice, funzionale e autentica.

Comunicazione autentica significa disponibilità e apertura, voglia di accogliere l’altro, capacità di affidarsi, di sorprendersi, di accettare le riflessioni, gli spunti, gli imput che l’altro mi dà.

Una vera comunicazione molte volte ci aiuta a ridimensionare le eventuali aspettative che noi abbiamo elaborato nei confronti dell’altro o perché le abbiamo create inconsapevolmente o perché nascono dal semplice fatto che l’altro è nella nostra vita, sul nostro percorso, interdipendente da noi.

La trasparenza tra i due partner è la base su cui costruire la consapevolezza in amore. Alcuni, invece, non sono diretti o trattengono o pospongono nel tempo sensazioni, reazioni, atteggiamenti rivolti verso il partner, perchè credono, erroneamente, di dispiacergli o di recargli danno o delusione.

E’ tipico, poi, di alcune persone presentarsi all’altro, in certe situazioni, come vittime, in modo che la comunicazione autentica non possa avvenire, e tutta l’energia, tutta l’attenzione vengano spostate sull’aspetto emotivo della situazione, sul proprio ruolo di vittime. Nella comunicazione autentica non esistono né carnefici, né vittime ma persone consapevoli e responsabili delle proprie azioni che non hanno paura di mostrarsi all’altro per quello che sono.

Infatti altro pericolo e fonte di impedimento per la crescita del “vero amore” è la giustificazione. La giustificazione serve per dimostrare che quello che si è fatto di sbagliato, di inadeguato, non è di nostra responsabilità, ma è dovuto a responsabilità altrui o a una serie di accadimenti, di circostanze. In fondo si tratta di una serie di scuse, di alibi per nascondersi all’altro, ma soprattutto per nascondersi a se stessi.

La giustificazione, tra l’altro, impedisce anche al partner di poter intervenire con spiegazioni, condivisioni, riflessioni, avendo la giustificazione tolto di mezzo il responsabile. In un rapporto di “vero amore”, al posto della giustificazione c’è la spiegazione, elemento vitale per una autentica condivisione di coppia.

Non sempre due persone che si incontrano, sono al medesimo livello di consapevolezza; sappiamo poi che la mente dell’individuo non è costante nella ricezione, nella comprensione, nel vivere la realtà circostante. La spiegazione recupera questi due motivi di possibile scollamento, di allontanamento da parte di uno dei due rispetto alla verità.

Perché la spiegazione venga accolta è necessario l’ascolto; è la capacità di ascolto che fa scoprire l’altro. Solo attraverso l’ascolto si esce dal proprio narcisismo e dal meccanismo della proiezione; la capacità di ascolto è addirittura il rapporto stesso.

Infine voglio ricordare un altro elemento molto importante per lo stare bene insieme: l’umiltà e il senso del limite. L’umiltà ci porta al senso del limite. Pone cioè la differenza tra l’innamoramento e “l’amore vero”, perché non spinge verso l’illusione, bensì abitua alla realtà, alla rinuncia della fusione simbiotica e prepara alla separazione da ciò che si ama.

Amare veramente con umiltà significa sperimentare continuamente che l’altro non potrà mai essere completamente mio.

Ed è l’umiltà e il senso del limite, che mi fa comprendere e accettare veramente la realtà. Per vivere in maniera psicologicamente “sana”, per amare veramente, è essenziale accettare la realtà, perché in tal modo riconosciamo la nostra origine umana e ci riconciliamo con essa, con la nostra fondamentale solitudine.

La realtà ci porta sempre alla condizione di limitatezza e ci spinge, contemporaneamente, al desiderio di conoscere, di amare, di guardare lontano, oltre il limite …

 

“ paradossalmente , la capacità di stare soli è la condizione

prima per la capacità d’amare ..”

Erich Fromm

giovedì, 12 gennaio 2012

Lo sviluppo come processo continuo …

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Quando si parla di sviluppo, spesso si pensa allo sviluppo fisico, per esempio al peso che un bambino acquista col trascorrere del tempo, alla crescita dei suoi primi dentini e poi alla perdita dell’aspetto infantile …

Tuttavia, lo sviluppo riguarda anche l’aspetto mentale. Di questo siamo ben consapevoli durante le fasi iniziali dell’infanzia quando il bambino impara a camminare e a parlare, quando il ragazzino apprende a leggere e a scrivere e poi lo studente si specializza in una particolare disciplina all’università, o quando l’apprendista acquisisce nuove abilità nel suo lavoro.

Quello che però tendiamo a notare di meno è la crescita a livello sociale, come per esempio l’apprendimento delle convenienze in pubblico, la capacità di stringere nuove amicizie, l’abilità nel rivestire diversi ruoli e posizioni, per esempio passare dal ruolo di marito a quello di padre, e la capacità di risolvere vari problemi, come vincere lo stress, sopportare le malattie, far fronte alle preoccupazioni finanziarie o ai turbamenti nella vita di relazione.

Di solito diamo più o meno per scontati tutti i gradi di sviluppo riguardanti la sfera educativa perché essi sono patrimonio comune alla maggior parte delle persone. Nel momento in cui finiamo la scuola o l’università abbiamo passato dai dieci ai quindici anni nel tentativo di migliorare le nostre conoscenze e di ottenere una qualifica per il futuro lavoro, magari per scoprire, quando si tratta di mettere in pratica ciò che abbiamo imparato, che le nozioni teoriche apprese non si traducono immediatamente in abilità concrete.

Il processo di apprendimento deve continuare, e questa volta si dovrà basare sull’esperienza quotidiana. Alla fine, però, raggiungiamo il punto in cui possediamo completamente il nostro lavoro e siamo in grado di far fronte agli imprevisti e di risolvere i problemi piuttosto bene, in cui possiamo permetterci di rilassarci e goderci la realtà di avercela fatta professionalmente, un sentimento veramente appagante.

Purtroppo, è a questo punto che spesso si arresta il processo di apprendimento e quindi lo sviluppo. Dopo alcuni anni si instaura la routine e cominciamo a perdere la capacità e perfino la voglia di esplorare nuovi spazi. La vita sarà allora piena di giornate in cui si lavora dalle nove alle cinque e poi si cena davanti alla televisione, oppure di giornate composte di quattordici ore di lavoro a badare ai figli, per appisolarsi poi davanti alla TV.

Ci siamo “sistemati”, la vita comincia a correre su un certo binario e quando ci troviamo davanti a uno svincolo scegliamo la via più comoda. Non affrontiamo più nuove sfide. Di conseguenza diventiamo rigidi e meno capaci di risolvere i problemi, e più evitiamo nuove e forse difficili situazioni meno facciamo esperienza nell’affrontarle e sempre meno fiducia avremo per avventurarci in nuovi tentativi. A prima vista, evitare di farsi coinvolgere in nuove situazioni potrebbe sembrare la scelta più sicura, ma alla lunga si perdono i vantaggi derivanti da situazioni divertenti ed eccitanti.

Stessa cosa per quanto riguarda i possibili traumi subiti per precoci mancanza affettive; è vero che questi eventi soprattutto se vissuti nella prima infanzia producono effetti profondi su un individuo, ma questo non vuol dire che un trauma debba condizionare tutta la vita. Se quando eravamno piccoli non abbiamo avuto amore e affetto, questo non significa che non possiamo assicurarceli per la nostra vita adulta; se da bambini siamo stati tristi e scontenti, non è detto che non possiamo diventare adulti felici.

Superare eventi traumatici può essere difficile e in certi casi è necessario un aiuto esterno, ma è comunque possibile farcela. I mezzi per l’autorealizzazione e per il successo personale sono nelle nostre mani.

Ci vuole coraggio per lavorare per la propria felicità, perché questo significa assumersi i rischi insiti nella ricerca di nuove strade e imparare nuove cose su se stessi e sulla propria vita affettiva, e occorre tenacia per proseguire su una strada nuova senza rinunciare di fronte al primo ostacolo.

Di solito, i mutamenti non avvengono mai all’improvviso, per cui abbiamo abbastanza tempo per adattarci gradualmente mentre si presentano.

Attorno a noi tutto cambia continuamente e siamo noi a doverci adattare creativamente, quindi perché non apportare quei mutamenti che andranno a nostro beneficio? Possiamo definire i nostri obiettivi personali e impegnarci per raggiungerli: questo ci garantirà la crescita progressiva e uno sviluppo continuo, al di là di ogni scadenza biologica….

mercoledì, 28 dicembre 2011

Rinnovamento ...

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Tutto sembra arrestarsi in questi giorni di vacanza, "vacatio", tempo di "vuoto" che pare sospendere il tempo. Un vuoto che si fa pieno, la nuova identità che si fa strada.

Camminare in questo spazio-tempo che tempo non ha, a spargere il proprio universo sotto mondi di neve dal profumo della luna, sospesa nel cielo e silenziosa.

Aggirarsi furtiva tra programmi di sé che non vogliono ancora parlare, attendere che la dilatazione degli attimi ci accenni qualcosa .... Atmosfera lattiginosa, evanescente intima sospesa ... sospesa ... sospesa .... lì. E l'alto e il basso si confondono ...

Lasciare qui quello che più non mi appartiene ... e gli occhi si aprono nella purezza a cercare nel bianco ovattato qualche traccia pulita. Contorni flebili, appena un po' mossi, sospesi ... il sogno ancora appiccicato addosso che freme dentro ... il resto già non è più ...

IO SONO questo nuovo tempo che mi accoglie e mi porta con sé a cavalcare il mondo ...

IO SONO questo profumo di nuovo che nasce dalle mie radici e si slancia verso il cielo a cercare l'aroma in cui confondersi e fondersi di nuovo ....

IO SONO i miei petali che si involgono e stravolgono il vecchio e si accavallano gli uni agli altri mentre sprecano l'inerzia del vuoto e mi mostrano il fiore ...

IO SONO il ruscello che scorre verso strade che ancora non conosce ma che solca da secoli, sempre uguale, sempre diverso ...

IO SONO l'aria fredda di Gennaio, il profumo nuovo di Febbraio, le piogge di Marzo, l'umore che varia in Aprile, la luce di Maggio, la libertà di Giugno, il caldo di Luglio, il sonno di Agosto, SONO i doni di Settembre, la luce dentro Ottobre, i confini di Novembre e la rinascita di Dicembre ...

IO SONO questa voglia di nuovo, i miei confini ri-trovati, il germe di me che si pare alla luce ....

IO SONO tutto quello che sono stata, tutto quello che sarò, il mio presente vero .... Qui ....

IO SONO qui e ora ......

 

 

liberamente tratto da:

S.Garavaglia

365 Pensieri per l'anima

Ed.Tecniche Nuove

martedì, 30 agosto 2011

… Perché restare un fuscello quando potremmo diventare una quercia??? …

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Se tu volessi andare in parapendio prenderesti un paio di ali qualunque e ti lanceresti dalla prima montagna che ti capita senza neanche controllare che vento tira???? Noooooo !

Probabilmente inizieresti a chiedere in giro a qualcuno che lo sa già fare, magari daresti un’occhiata a Internet o compreresti un libro su “come fare a …” e alla fine ti iscriveresti ad un corso dove una persona con un brevetto ti spiega come decollare, come sfruttare le correnti ascensionali, come atterrare, come affrontare gli imprevisti e ti farebbe fare tutte queste cose prima in teoria e poi in pratica.

Quando c’è in ballo la vita in maniera così evidente, quando si tratta chiaramente di una questione di vita o di morte, la gente preferisce documentarsi, chiedere, seguire un corso e via dicendo. Ma quando sembra, e ripeto “sembra”, che non sia in ballo la nostra sopravvivenza, le risposte cambiano drasticamente.

Magari non te ne accorgi, pure in questo caso ne va della nostra vita, nel senso che moltissime persone perdono tantissimo tempo a scoprire qualcosa che è già stato scoperto, a inventare nuovamente la ruota, commettendo sbagli nel frattempo. Scoprendo nuovamente la ruota o l’acqua calda, tramite prove ed errori, non si fa altro che perdere tempo su aspetti già scontati, su strategie già a nostra disposizione e se c’è una cosa che una volta lasciata andare non torna più indietro, quella cosa è il “tempo”.

Ma il paradosso allora quale è? E’ che molti dicono di non avere tempo per leggere, formarsi, documentarsi, seguire un corso, senza rendersi conto che tagliare un albero con la lama della sega spuntata, vuol dire impiegare moltissimo tempo in più rispetto al fermarsi, affilare la lama e continuare a tagliare.

L’entusiasmo, la fretta, la necessità di produrre risultati, l’ignoranza, i ritmi incalzanti, le aspettative di chi ci circonda, sono tutti elementi che possono spingere ad agire senza preparazione, senza “perdere tempo”, quando in realtà esistono attività che danno altissimi dividendi proprio in termini di tempo e di crescita.

E’ vero, agire dà la sensazione di stare già “facendo” qualcosa e allevia un sacco di tensioni, fa sentire in pace con se stessi perché si va nella direzione del risultato sperato: ma partire con il piede giusto non necessariamente coincide con il muoversi sempre e comunque. Senza l’investimento iniziale in realtà si va con il freno a mano tirato e sprovvisti di una buona mappa: ci si può trovare a girare per diverse strade prima di arrivare a destinazione. Ti sei mai chiesta quanto tempo butta via chi è solito perdersi, cercando e ricercando la strada giusta, invece di passare qualche minuto a pianificare il viaggio prima di partire???

Indubbiamente ci sono delle lezioni che si imparano sulla propria pelle e nulla può avere lo stesso effetto, nulla può essere così efficace; ma questo non giustifica l’ostinazione di continuare ad andare avanti per prove ed errori quando esiste già una ricetta. Come la mosca che continua a sbattere contro il vetro senza accorgersi che l’altra anta della finestra è aperta.

Insomma di cosa sto parlando???

Del miglioramento di se stessi. Costante nel tempo e dei vari mezzi per perseguirlo.

Perché restare un fuscello quando potremmo diventare una quercia ????

Se chiedi in giro alle persone che conosci, quasi tutti ti diranno che ci tengono a crescere, a migliorarsi, a imparare, eppure quante persone si comportano coerentemente con questa dichiarazione di valore? …. Pigrizia mentale accompagnata a tutta una serie di scuse …

Molti preferiscono percorrere una strada intasata di camion, quando accanto qualcuno ha già costruito per loro un’autostrada a quattro corsie.

Per quanto riguarda la crescita personale e il conseguente miglioramento della qualità della vita, l’autostrada in questione potrebbe essere un percorso di Counseling.

Il Counseling orienta, sostiene, sviluppa le potenzialità promuovendo nel cliente atteggiamenti attivi, propositivi, stimolando le sue capacità di scelta.

Il Counselor si prende cura di chi ha davanti, accettandolo incondizionatamente, ascoltandolo attivamente , aiutandolo a riconoscere ed elaborare le sue emozioni avendo come obiettivo quello di tirare fuori le risorse del cliente che si affida a lui.

Chiedere aiuto a chi ha fatto un pezzetto di strada più di noi non vuol dire arrendersi, bensì riconoscere che non sempre è possibile trovare dentro di noi le forze necessarie per affrontare i momenti di crisi e questa consapevolezza è il primo passo per superare il disagio.

L'aiuto non consiste tanto nel proporre soluzioni e nell'eseguire complicati riaggiustamenti "terapeutici", quanto piuttosto nel togliere gli ostacoli che non permettono alle energie che la persona possiede di manifestarsi.

Il counseling aiuta il cliente a VIVERE la propria vita invece di farsi vivere. Esso non pretende di essere la risposta alle difficoltà umane, ma offre l'opportunità alle persone di esplorare vari modi di vedere la propria vita e conduce verso strade più efficaci per andare avanti……

 

….. se ti va di provare TI ASPETTO per un colloquio gratuito assolutamente non vincolante (telefonami al 347 1751469 per fissare un appuntamento) ….e se non sei di Roma puoi provare on-line tramite Skype o Messenger ……

 

“ …Non esiste notte o problema capace

di sconfiggere l'alba o la speranza..”

Bern Williams

 

giovedì, 31 marzo 2011

La magia e la perdita......

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Passeggiando per il web sono "inciampata" in una bellissima canzone di Lou Reed "Magic and Loss" e più che la musica, come sempre, sono state le parole a catturarmi e dopo averle lette e rilette parecchie volte lasciando che il loro suono facesse risuonare le mie emozioni , ho ascoltato il loro messaggio: ogni momento difficile che troviamo sul nostro cammino non è eterno e impossibile da superare, l'importante è vedere che esiste una porta per attraversarlo anche se spesso quello che ci sembra un muro invalicabile...

Ed è altrettanto importante per proseguire nella vita la passione, avere un sogno e portarlo avanti nonostante tutto....

In ogni attimo della nostra esistenza c'è qualcosa di magico, spesso nascosto che ci insegna qualcosa, che ci apre uno spiraglio, che ci fa vedere una luce .... e inevitabilmente c'è qualcosa che si perde . Crescere nella consapevolezza è magia nello scoprire il potenziale che ognuno di noi ha nel disegnare la propria vita e perdita "mentre attraversi il fuoco salutando con la mano destra ci sono cose che devi lasciare andare"......


Quando attraversi il fuoco

attraversalo umile

attraversi un labirinto di auto-incertezze

quando lo attraversi umile

le luci ti possono accecare

c’è gente che non lo capisce mai

 

Attraversi l’arroganza

attraversi il dolore

attraversi un passato eternamente presente

ed è meglio non attendere

che sia la fortuna a salvarti

attraversa il fuoco verso la luce

 

[...]

 

Mentre attraversi il fuoco

salutando con la mano destra

ci sono cose che devi gettar via

la paura bruciante nella testa

non ti sarà mai d’aiuto

 

Devi essere forte

perché comincerai da zero

ancora e ancora

e mentre il fumo si dirada

c’è un fuoco che tutto divora

che si stenderà dinanzi a te

 

[...]

 

Dicono che nessuno possa far tutto ciò

ma tu lo vuoi in cuor tuo

ma non puoi essere Shakespeare

non puoi essere Joyce

per cui cosa ti resta?

 

Devi sorbirti te stesso

e una rabbia che ti può far male

devi ricominciare dal principio

e proprio allora

quel fuoco splendido

si riaccende

 

 

Quando attraversi umile

quando attraversi malato

quando attraversi

io sono meglio di voi tutti

quando attraversi la rabbia

e l'autocommiserazione

e hai la forza di ammetterlo a te stesso

 

Quando il passato ti fa ridere

e puoi assaporare la magia

che ti fa sopravvivere in battaglia

scopri che quel fuoco è passione

e che più avanti c’è una porta

e non un muro

 

 

Mentre attraversi il fuoco

mentre attraversi il fuoco

cerca di ricordarti il suo nome

mentre attraversi il fuoco

passandoti la lingua tra le labbra

non potrai restare uguale

 

E se il palazzo brucia

vai verso quella porta

ma senza spegnere le fiamme

c’è un poco di magia in ogni cosa

e un po’ di perdita per compensare le cose

 

 

 

martedì, 25 gennaio 2011

Essere Intera .....

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Si incamminò lungo la via immaginando quale mai potesse essere la sua Formula Magica: le avevano detto infatti che il segreto del Grande Gioco era proprio questo, proseguire di tappa in tappa grazie alla formula giusta.

Quando aveva scelto di arrivare sulla terra tutto le era estremamente chiaro: sapeva che si sarebbe messa in gioco e che soltanto in questo modo avrebbe potuto ritornare a casa con la consapevolezza degli umani e le ali di un Angelo e che probabilmente, una volta laggiù, avrebbe dimenticato tutto. Sbirciando dal velo si era resa conto della fatica ma alla fine la gioia e l'entusiasmo avevano vinto su tutti e ora camminava lungo la via cercando di ricordare qualcosa.

Nulla di più, sapeva soltanto che era ora di pronunciare la sua prima formula magica. Niente però le sembrava così certo, non aveva la forza di affermare nulla perché questa vita le pareva così strana e imperfetta.

Sedendosi su un sasso al boro della strada e asciugandosi le lacrime, si chiese: "Chi sono io?", e intanto ragionava sulle sue pene e sulle sue ferite. Ma non e giunse nessuna risposta e riprese a camminare.

Passo dopo passo arrivò ad un punto ma non poteva proseguire perché il terreno s'era fatto pece e il suo corpo statua di marmo. Ebbe soltanto la forza di sussurrare: "Io non sono quello!" e quella formula magica la liberò d'incanto e lei si mise a correre finalmente libera di creare da capo la sua vita.

E lasciò alle spalle il Vecchio Mondo dove aveva creduto di dover essere in un certo modo oppure non essere affatto e si scoprì Creatrice di sé.

Pronta a creare il Nuovo Mondo lasciò la via della Testa, così affollata e rumorosa e si inoltrò su quella del Cuore, meno battuta ma densa di passione e magia.

Fu allora che una nuova formula magica le sgorgò spontaneamente dall'anima: "Io sono questa!" e lo ripetè più volte, fino a farne una canzone.

I suoi pensieri si fecero alberi e fiumi e farfalle e sorrisi della gente e parole di amore ...

Non era più tempo di sentirsi a pezzi, divisa, indegna e di non meritare amore, era ora di raccogliere ogni frammento di sé sparso lungo il cammino.

Per questo si ripetè nel silenzio: "Io sono Intera!!!", e d'incanto si ritrovò tutta qui .....

 

domenica, 02 gennaio 2011

Piantare dei semi ....

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Pensate ad una pianta di pomodori.

Una pianta sana può produrre anche più di un centinaio di pomodori e per arrivare a questo risultato, bisogna partire da un piccolo seme secco, che non assomiglia affatto ad una pianta di pomodori e non ne ha neanche il gusto.

Se non sapete con sicurezza che quello che avete in mano è un seme di una pianta di pomodori, potreste anche non credere che si trasformerà in una pianta.

Diciamo che interrerete questo seme in suolo fertile, lo innaffierete e lo lascerete esposto alla luce del sole.

Quando il primo germogli etto spunta, non lo calpestate dicendo: "Questa non è una pianta di pomodori". Piuttosto lo ammirate, esclamando: "Oddio ecco che spunta!" e lo osservate crescere con trepidazione.

A tempo debito, se continuate a dargli acqua, a esporlo al sole e a strappare le erbacce, potreste ottenere una pianta con più di cento succulenti pomodori. E ha tutto avuto inizio da quel semino ...

Questa immagine può essere una metafora del nostro processo di crescita . Il suolo fertile equivale alla nostra parte più profonda, il seme e la nuova consapevolezza. L'intera nuova esperienza è racchiusa in questo piccolo seme.

Lo innaffiamo con la fiducia, lasciamo che i raggi  luminosi dei pensieri positivi e dell'amore di sé lo nutrano, ripuliamo il giardino dalle erbacce, strappando a mano a mano gli antichi condizionamenti che ri-spuntano.

E quando vediamo per la prima volta un piccolo indizio che testimonia il processo di crescita, non lo calpestiamo, deluse del modesto risultato; al contrario, guardiamo il primo germoglio ed esclamiamo con gioia. "Ecco che spunta! ...."

Poi lo osserviamo crescere e diventare la manifestazione del nostro vero sé .....

 

lunedì, 29 novembre 2010

Quello che dovremmo “aspettarci” da nostro padre …..

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Madre... madre ..madre .... spesso, troppo spesso, si fa risalire la causa di tutti i nostri mali e di tutto il nostro bene al cattivo o buono rapporto con nostra madre. Il padre, elemento imprescindibile per la nostra venuta al mondo è relegato in un cantuccio quasi a voler dire che assolto il compito procreativo la sua figura serve a ben poco.

Nostro padre, spesso sconosciuto "terzo incomodo" nella diade madre-figlia svolge, parimenti, una funzione educativa fondamentale proprio nell'aiutarci a rompere il rapporto simbiotico con il materno, proponendoci un modello non di intimità, come quello femminile, ma d'azione verso il fuori, di crescita e di cambiamento; lui è per noi il portatore del senso e della consapevolezza del "limite", presente in ogni aspetto della realtà, è il garante delle norme sociali ed è in opposizione ad ogni simbiosi.

Per crescere in modo sano è, infatti ,necessario che ogni bambina si stacchi dall'unione simbiotica con la mamma e concepisca un sentimento d'amore profondo per il papà, per poi accorgersi, con il tempo, che anche a questo sentimento occorre rinunciare altrimenti può diventare pericoloso e proibito.

Il legame amoroso con nostro padre può assumere molte forme e dal suo andamento dipenderà, in larga misura, quello dei nostri amori e legami futuri.

Il padre "positivo" è quello disponibile ad avere un rapporto responsabile ed autentico emotivamente con la figlia, di cui incoraggia lo sviluppo del lato intellettuale e professionale pur dando valore alla sua femminilità. Nostro padre ha, infatti, il compito di insegnarci il rispetto e la stima per noi stesse e a coltivare quei comportamenti e valori che mantengono e accrescono questa autostima.

Il suo insegnamento principale è trasmettere alla figlia il valore di "essere se stessa", nella sua specificità ma anche nei suoi difetti e debolezze. E' questo il nucleo profondo della nostra autostima: è la consapevolezza del valore di noi stesse e del progetto di vita di cui siamo portatrici e artefici.

Il padre "positivo" si lascia idealizzare dalla figlia, ma le permetterà poi, gradualmente, di rimanere delusa dei limiti personali che lei scoprirà in lui senza, per questo, allontanarsi offeso; questo è possibile, però, solo se anche il padre ha una buona autostima personale e non ha bisogno dell'adorazione degli altri.

E' un padre che cerca, anche, di rappresentare ai nostri occhi un modello maschile interiore positivo, per aiutarci nella ricerca di un partner adatto a noi: affettuoso, appassionato, forte, che non ha paura della rabbia, dell'amore, dell'intimità, che sta accanto ed è paziente, ha iniziativa ma sa confrontarsi, è stabile ma sa, anche, giocare. Capace di dare e avere fiducia, confidenza, lealtà, mantiene le promesse e ama la libertà in ogni suo aspetto interiore ed esteriore.

In conclusione il padre "positivo" dovrebbe svolgere la duplice funzione di holding, cioè protezione e contenimento emotivo, e affidabilità assoluta.

Amare questo padre ci permette di amare il nostro Io ideale ma, allo stesso modo, saper rinunciare all'idea di un padre ideale ci aiuta ad accettare la nostra imperfezione, la nostra idealità .....


.... e la storia continua nei prossimi post ....


 

lunedì, 15 novembre 2010

Dal Padre all'Altro ....

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" L'uccisione dei vecchi genitori, il loro smembramento e la loro neutralizzazione sono la condizione necessaria per ogni nuovo inizio ..." E.Neumann

Io penso che sia sempre possibile creare una relazione d'amore che contenga una sana autostima personale, la ricerca di Sé e una proiezione non nevrotica dell'ideale sul nostro fidanzato, se noi ci impegniamo in un lavoro personale di cura delle ferite della nostra infanzia.

Infatti, fortunatamente, noi non siamo il nostro danno passato, lo abbiamo subito ma possiamo trasformare il danno in dono, per poter vivere al meglio ora la nostra esistenza.

Per sviluppare una sana capacità di amare dobbiamo, innanzi tutto, non metterci in una posizione emotiva rigida che ci costringe a scegliere tra dipendenza dell'altro o autonomia, dare o ricevere, ragione o sentimento, luce o ombra: nell'incontro amoroso bisogna sapersi aprire a un percorso trasformativo di noi stesse e dell'Altro, in cui tutti questi aspetti trovino un loro spazio comune.

Inoltre, possiamo maturare in noi stesse la possibilità di vivere una "buona" relazione d'amore se riconosciamo l'altro come un essere umano separato da noi , (ma con un interesse simile al nostro, per la costruzione di un rapporto autenticamente reciproco) e, nello stesso tempo, proviamo un'attenzione curiosa e autentica per la sua diversità.

Dobbiamo imparare a ricostruire, dentro di noi, un'immagine vera dell'altro: inizialmente noi creiamo un rapporto con l'altro idealizzandolo, e in seguito, attraverso l'esperienza diretta dell'incontro, possiamo riconoscere le nostre proiezioni su di lui e questo ci permette di stabilire un contatto più diretto e reale.

Allo stesso modo, è proprio il confronto vero con l'altro che ci permette di avanzare nel nostro percorso di crescita individuale: amando l'altro anche nei suoi aspetti Ombra, impariamo ad amare e ad accogliere noi stesse.

In un rapporto d'amore autentico anche noi dobbiamo essere pronte a giocarci, esprimendole, le nostre parti oscure avendo fiducia che l'altro possa accoglierle e integrarle nella relazione, in modo costruttivo. Vedere insieme all'altro la nostra Ombra ci permette di collocarla nel rapporto sentimentale in modo maturo, evitando che diventi un elemento distruttivo.

Così come l'altro, riacquista ai nostri occhi l'aspetto di principe, dopo che anche il suo lato Ombra è stato integrato dentro di noi, allo stesso modo ognuna può sentirsi principessa, anche con le sue parti oscure, e "sposare il suo principe".

Saper amare in modo "sano" vuol dire passare da "essere come l'altro" ad "essere con l'altro" autenticamente, e questo ci aiuta nella realizzazione personale perché l'amore è crescita, piacere, gioia di vivere, complicità, senso di appartenenza.

L'esperienza dell'amore svolge la funzione di uno spazio interiore, il vaso degli alchimisti, dove la combinazione di elementi diversi dà origine all'oro, in cui si possono comporre le forze opposte del maschile e del femminile, per giungere alla realizzazione della totalità del Sé.

Credo quindi che valga la pena di riflettere e approfondire cosa determini le nostre scelte sentimentali, proprio perché ritengo che l'amore sia una straordinaria forza propulsiva che può aprire a noi stesse la via d'accesso al nostro Sé più profondo.

Ma per completare il nostro processo di crescita nella capacità di amare l'altro occorre, anche, che ognuna di noi torni al proprio padre idealizzato/perduto e gli permetta di morire in pace.

"Uccidere i vecchi genitori" vuol dire saper rinunciare per sempre al padre reale, a quel luogo magico di aspettative infantili: lasciar morire quel che deve morire, per permettere la nascita di un nuovo maschile interno, il nostro Animus, che ci guiderà nella scelta adeguata dei nostri partner

 

mercoledì, 27 ottobre 2010

La comunicazione efficace: parlo, ascolto e mi metto in discussione

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Il percorso di Mediazione Familiare e la tesi conclusiva che sto affrontando  mi hanno calato profondamente nel concetto di "comunicazione": come si comunica, cosa si comunica, perché si interrompe la comunicazione, quali sono le variabili in gioco. Come è la vera comunicazione efficace?

Empatia e socialità portano l'uomo ad avere buone abilità non solo cognitive e sociali, ma anche affettive, costruendo relazioni attente ai bisogni altrui e non eccessivamente concentrate su di sé e sui propri problemi. Questo apre la strada ad un'appagante vita sociale, basata sull'interscambio e la condivisione dove la comunicazione ha assolutamente un ruolo di primo piano. E su questo non ci piove ....

Cosa è la comunicazione?

Possiamo dire che la comunicazione costituisce il cuore dell'esistenza umana .... È un mondo di significati nel quale tutti noi essere umani siamo totalmente immersi in un processo interpretativo, simbolico, espressivo e relazionale senza fine.

E' uno spazio condiviso, un luogo dove gli individui si incontrano e si confrontano. Il concetto di comunicazione implica infatti l'interazione tra soggetti diversi e presuppone un certo grado di cooperazione. Laddove, infatti, il flusso di informazioni è unidirezionale, senza possibilità di replica, non si può parlare di comunicazione.

Da ciò, possiamo quindi distinguere due polarità: da una parte la comunicazione pura, come atto di cooperazione in cui due o più soggetti costruiscono insieme una verità condivisa, o anche se non è condivisa esiste comunque il confronto, lo scambio; dall'altro la sola trasmissione unidirezionale dei dati.

Lo psicologo austriaco Paul Watzlawick , uno dei massimi studiosi della comunicazione umana, sostiene che in realtà "non si può non comunicare": anche nelle situazioni più anonime, ad esempio in un autobus, emettiamo continuamente segnali non verbali ai nostri vicini, che a loro volta accolgono il messaggio e "rispondono" con altri segnali.

Watzlawick inoltre ha introdotto il concetto per cui nella comunicazione umana esistono due distinte dimensioni: da una parte il contenuto, quello che le parole dicono, dall'altra la relazione, quello che i soggetti lasciano intendere (in modo verbale e non) sulla qualità della relazione che intercorre fra loro.

Questo concetto è stato poi ampliato in epoca recente dallo psicologo tedesco Friedemann Schulz von Thun che ha proposto un modello di comunicazione interpersonale che distingue quattro dimensioni diverse, nel cosiddetto "quadrato della comunicazione" dove ad ogni lato corrisponde un orecchio:

  • contenuto: di che cosa si tratta? (lato blu del quadrato, in alto)
  • relazione: come definisce il rapporto con te, che cosa ti fa capire di pensare di te, colui che parla? (lato giallo, in basso).
  • rivelazione di sé: ogni volta che qualcuno si esprime rivela, consapevolmente o meno, qualcosa di sé (lato verde, a sinistra).
  • appello: che effetti vuole ottenere chi parla? Ciò che il parlante chiede, esplicitamente o implicitamente, alla controparte di fare, dire, pensare, sentire. (lato rosso, a destra).

 

quadrato della comunicazione tris.gif

 

Queste quattro dimensioni si possono tener presenti sia nel formulare messaggi che nell'ascolto e nell'interpretazione dei messaggi di altri. Ad esempio chi si offende alle parole altrui si sintonizza certamente sull'orecchio della "relazione"; viceversa, se di fronte ad un insulto ci sintonizziamo sull'orecchio della "rivelazione di sé", anziché sentirci offesi ci chiederemo "quali sentimenti prova il mio interlocutore per parlarmi così ?"

Questo modello, inoltre, evidenzia come l'essere umano è sempre libero di assegnare a qualsiasi messaggio un significato piuttosto che un altro, contribuendo così a definire e migliorare la qualità dell'interazione comunicativa.

La comunicazione, quando funziona, ci mette in contatto diretto con le persone e con le loro esperienze, trasmettendo contemporaneamente la ricchezza del nostro animo. Perché questo avvenga è necessario discriminare correttamente i molti modi espressivi dell'altro e assumerne la prospettiva per poterne comprendere le intenzioni e i pensieri, rimanendo tuttavia focalizzato sul proprio punto di vista che non deve mai confondersi con quello dell'altro.

E' necessario, d'altra parte, considerare che gli altri possono avere modi di sentire ed agire molto diversi dai nostri, poiché la loro personalità è unica e singolare così come i loro atteggiamenti e valori. Gli stati emotivi dell'altro possono essere completamente discordi da quelli provati da noi in situazioni analoghe, quindi l'esperienza personale non deve essere usata in modo improprio per filtrare e interpretare pensieri ed emozioni altrui, o peggio attribuire all'altro in maniera proiettiva stati d'animo che non gli appartengono.

" Il riconoscimento delle differenze è la ragione e il fondamento della comunicazione. Se non ci si riconosce come diversi non c'è bisogno di comunicare e non si incomincia neppure a farlo. Si comunica, invece quando si cerca di mettere insieme e di rendere trasparenti le proprio differenze.." (Alberto Melucci)

Da tutto questo si evince il grande potenziale di consapevolezza e crescita che può avere una comunicazione efficace: in primo luogo perché ci fornisce un'occasione di confronto e scambio; in secondo luogo perché ci permette di scoprire tramite l'altro aspetti di luce e di ombra che ci appartengono ma di cui non siamo spesso consapevoli; in terzo luogo perché ci permette di prendere coscienza della nostra responsabilità riguardo il messaggio che trasmettiamo.

In ultima analisi, comunque, ancora una volta sostengo che tutto ciò può essere valido solo se impariamo prima di tutto a comunicare con noi stessi, ad ascoltare quello che il nostro corpo, le nostre emozioni, il nostro essere globale continuamente ci comunicano.

Come potremmo altrimenti ascoltare e comprendere un'altra persona, i suoi stati d'animo, quello che vorrebbe dirci e quello che non vorrebbe dirci ma che comunque esprime con il suo modo di essere? Come potremmo pensare di cogliere tutto questo se non siamo prima in grado di coglierlo in noi stessi?????


 

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