giovedì, 19 aprile 2012

Tu dipendi da te ….

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Se ti soffermi a pensare o leggi ad alta voce il titolo di questo post “tu dipendi da te”, sentirai che la frase torna su se stessa come il ballo spontaneo di un bambino che gira su se stesso, come il movimento della terra, che gira nonostante tutto … E’ la sua naturalezza/verità che ci attrae e/o ci allontana.

Se ancora ti soffermi a pensare o leggi ad alta voce “tu dipendi da te” coglierai l’ulteriore e straordinario messaggio di relazione di dipendenza che rende possibili, vere e costruttive, relazioni con  gli altri, tanto più si è centrati sulla relazione con se stessi.

Una buona relazione con se stessi è, infatti, condizione fondamentale per costruire relazioni positive con gli altri, per oggettivare mete e perseguire obiettivi.

Tu puoi realizzare te stesso, tu puoi perseguire le tue finalità fondamentali, tu hai il potere di trasformare la tua vita, tu puoi sceglierti, tu puoi scegliere.

Tu puoi scegliere chi essere, cosa e come essere, cosa e come fare.

Tu puoi scegliere con chi e come relazionarti con gli altri.

Tu puoi coltivare desideri e speranze, tu puoi vivere pienamente.

Tu puoi rispettare te stesso e gli altri.

Per scegliersi è necessario ritenere di avere un valore, di potere fare la differenza, di potere essere significativi nel determinare eventi e situazioni, di essere , in definitiva, il nostro meglio, per fare scelte e raggiungere obiettivi.

Migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, realizzare le proprie mete, è possibile sempre, a qualsiasi età, in ogni luogo, divenendo padroni e non schiavi dei propri comportamenti, delle proprie reazioni emotive, dei propri contesti sociali, del proprio passato e presente, o dei propri progetti per il futuro.

Credere nelle proprie possibilità è la prima condizione perché le possibilità si realizzino, imparando ad apprezzarsi come preziosa risorsa, ricca di potenzialità umane e non di pregi e difetti, riuscendo sempre più a distinguere tra ciò che vogliamo realmente, tra le nostre finalità fondamentali e ciò che è:

  • solo apparenza (desideri messi sopra per sollecitazioni esterne, per abitudine) e alla fine, infatti non ci soddisfa come ci aspettavamo;
  • solo illusoria costrizione (gli altri hanno potere su di noi solo se glielo diamo).

Migliorando la conoscenza di noi stessi, imparando ad ascoltarci, possiamo toccare con mano, cosa ci soddisfa e cosa no e capire quali sono le direzioni importanti su cui investire il nostro tempo e le nostre energie, evitando di sprecare tempo ed energie, se non per scelta.

Noi pensiamo che sia normale avere dei sogni da bambini o da ragazzi e non averli da adulti, ma questo non è normale, nel senso di sano ed inevitabile ma solo nel senso che è quello che accade nella norma, ma accade quello che ci si aspetta che accada perché l’essere umano cerca conferme alle proprie idee e sensazioni e generalmente teme il cambiamento e la diversità.

Ma la realtà è in continuo divenire, non è fissa e immutabile e quindi crescere, evolversi, presuppone il cambiamento, la disconferma, il coraggio del dubbio e la fiducia nelle proprie possibilità.

Tuttavia il punto non è solo cosa possiamo, bensì cosa vogliamo e a quale prezzo ci interessa, maturando flessibilità sul come e quando realizzare l’obiettivo, perché questo, nella maggior parte dei casi, non dipende solo da noi. Siamo, infatti, la variabile più significativa nel condizionare cosa ci accade e ci accadrà, ma non l’unica.

La nostra realizzazione passa attraverso gli altri in senso ampio. Infatti, qualsiasi obiettivo vogliamo realizzare è nell’ambito di un contesto sociale, quindi possiamo essere fermi sull’obiettivo, ma flessibili nei tempi e modalità, essendo disponibili a negoziare, tali termini.

Quando non realizzo quello che voglio è perché qualcosa non ha funzionato in me o fuori. Si tratta di capire cosa, e valutare l’opportunità di ritentare, essendo attenti al come e al quando.

In questa valutazione è importante tenere a mente che:

  • noi siamo la variabile più significativa
  • l’unica su cui possiamo esercitare il massimo controllo e la massima influenza
  • noi siamo l’unica che può dipendere da noi al 100%
  • gli altri, la fortuna, gli eventi esterni sono influenzabili solo parzialmente e solo attraverso noi stessi, quindi ancora una volta: credere nelle proprie possibilità è la prima condizione perché le possibilità si realizzino.

Credere nelle proprie possibilità ed esprimerlo con i comportamenti pratici, significa darsi delle opportunità e assumersi la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte, dei propri risultati.

Significa non poter più ricorrere al “ho dovuto farlo, mi hanno obbligato, devo farlo …”, come eventuale giustificazione per tutto quello che nella nostra vita non ci soddisfa; ma vuol dire soprattutto riaffermare la sovranità e il potere dell’individuo rispetto ai suoi contesti di vita, significa poter dire “nel bene e nel male, sono il regista della mia vita, ogni conseguenza deriva da mie scelte”, “sono io a decidere come comportarmi, non mi limito a re-agire agli altri, ai contesti, all’ambiente”.

Non accettare la responsabilità conseguente all’avere il potere di scegliere è negarsi la possibilità di realizzarsi, di essere felici, di avere successo, di vivere consapevoli che “vivere” è già un successo.

In troppi hanno già perso la speranza…..

Ci si accontenta del lavoro che capita, di risultati mediocri, di amicizie tappabuchi, di relazioni di coppia che al massimo sono di sostegno e sempre meno di amore, di ambienti di lavoro , spesso solo, falsamente sereni, carichi di tensioni e ipocrisie, dove ci si rincorre per sottolineare le qualità negative di ognuno, gli errori e raramente le qualità positive, i meriti.

Troppo forte è la tentazione di accontentarsi di quello che si riesce ad avere senza grandi sforzi, perché non crediamo abbastanza che quello che siamo  e abbiamo dipende da ciò che facciamo e da come pensiamo, sentiamo e agiamo.

Diciamo: “a che pro sforzarsi di ottenere qualcosa di più, tanto non dipende da me c’è il caso, ci sono gli altri …” Se io non mi do chance, perché pretendere chance dagli altri o dalla fortuna ?? Solo realizzando il viaggio so che arriverò!

Ma crediamo di non aver niente da perdere a lasciarci vivere. Mentre crediamo di avere molto da perdere a rischiare di impegnarci per un risultato che poi, magari, malgrado gli sforzi non si realizza; tra l’altro senza considerare che il processo, il realizzare il percorso, è già parte del risultato atteso.

Noi siamo il risultato degli apprendimenti, soprattutto inconsapevoli, che abbiamo realizzato fin qui: siamo contemporaneamente gli attori, i costruttori ed il risultato delle esperienze che abbiamo fino ad ora realizzato; siamo l’insieme delle conoscenze, capacità, opinioni, atteggiamenti, emozioni e sentimenti, che abbiamo allenato di più, vivendo e scegliendo di vivere alcune esperienze fra le tante possibili, scegliendo il chi, il cosa, come, quanto, quando e perché.

Riconoscendo e riaffermando il “diritto di proprietà” della nostra propria vita e rafforzando la capacità di scegliere e realizzare obiettivi per se stessi, noi possiamo partecipare consapevolmente alla nostra realizzazione.

Noi siamo la nostra migliore occasione!!!!

Noi siamo la risorsa più preziosa che abbiamo per essere soddisfatti di noi stessi, della nostra vita, delle nostre relazioni. Troppo spesso invece, rischiamo di sentirci ininfluenti, quasi in balia degli altri e della fortuna. Fondamentale è allora l’acquisizione ed il rafforzamento della convinzione che il nostro presente e il nostro futuro dipende (può dipendere!) da noi, che al di là di quello che siamo quello che conta è ciò che vogliamo essere.

L’augurio che mi faccio e faccio a chi legge è quindi un “in bocca al lupo” dove al posto del lupo ci siamo noi …..  “In bocca” quindi alla nostra fiducia e volontà, al nostro impegno, “in bocca” ai nostri sogni trasformati in progetti …….

 

mercoledì, 28 marzo 2012

Il Mago della Coscienza

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Anche se a volte evitiamo di osservarci perché abbiamo paura che ci risulti troppo doloroso, spesso distogliamo lo sguardo solo perché abbiamo inserito il pilota automatico.

Reagiamo agli eventi, alle emozioni e ai pensieri senza immaginare che, basandoci sulla nostra esperienza attuale, potremmo creare qualcosa di diverso.

L’unico modo per disinnescare il pilota automatico della mente che produce reazioni emotive istantanee di paura, dubbio, collera o ansia consiste nell’abituarsi a destare l’io osservante. Questo testimone interiore è la manifestazione più evidente del nostro Io superiore o “anima”, una sorta di grande Mago della Coscienza con una bacchetta magica che gli permette di conoscere tutto.

Il Mago della Coscienza è la parte di noi che riconosce che logica e ragione non sono sempre gli strumenti più efficaci per fuggire da una regione emotivamente ostile e tornare in un luogo felice.

Il Mago in noi sa rasserenarci i pensieri e ci aiuta a superare la mancanza di prospettive causata da emozioni troppo forti. E’ come se toccasse con la bacchetta magica il fiume della coscienza e ci rimettesse in relazione con la saggezza dell’universo stesso.

Quando noi cambiamo, la nostra visione del mondo cambia e, come per magia, tutto quello che ci circonda inizia a trasformarsi.

La gente ci vede in modo diverso. Il nostro aspetto, il modo di camminare e di muoverci nel mondo sono differenti. Poiché ora c’è un legame nuovo con la vita nel suo complesso e la presa di coscienza che sperimentiamo si riversa sulle persone che ci circondano, influenzandole.

Proviamo a svegliare il Mago che dorme: solo allora cominceremo a vedere più chiaramente il territorio circostante e capiremo dove ci troviamo.

 

“ Dovete abbandonare la città della comodità personale

per addentrarvi nel mondo selvaggio dell’intuizione.

Scoprirete qualcosa di magnifico perché scoprirete

Voi stessi …” Alan Alda

mercoledì, 21 marzo 2012

I “miti” che ritardano il cambiamento (II Parte)

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Riprendiamo dal post precedente e continuiamo nell’esplorazione di tutti quei “miti” che rallentano il cammino verso il cambiamento.

IL MITO DELLA MODESTIA

Sembra che la modestia si addica molto bene al sesso femminile e spesso, ahimè purtroppo ancora ,  si considera sbagliato che una donna possa aspirare ad un lavoro migliore di quello che ha, o ad un miglior curriculum scolastico, oppure ad una migliore posizione finanziaria.

Ancora oggi, in molte famiglie, si crescono le ragazze affinchè crescano belle e accomodanti, pronte a far sentire gli altri importanti e a proprio agio nella speranza che, come ricompensa, possano essere amate.

Questo nascondere le proprie capacità può rivelarsi una grande inibizione per le donne che vogliono salire i gradini di una qualunque carriera. Se si parte dal presupposto che tutti sono migliori di noi e più meritevoli, è molto improbabile che ci si impegni per conquistare una posizione vantaggiosa, semplicemente perché ci si sente a disagio ad ammettere pubblicamente di credersi all’altezza del compito.

Se si vogliono raggiungere degli obiettivi in campo professionale, è importante imparare a tessere le proprie lodi, è ciò è diverso dall’inutile esibizionismo o dal collocarsi su un gradino superiore agli altri: si tratta solo di farsi valere per essere tenuti nel novero di quelli tenuti in considerazione. Questo non significa che occorre nascondere i propri difetti, al contrario, bisogna sempre ricordarsi dei propri punti deboli per lavorarci sopra.

Saper propagandare in maniera efficace e non aggressiva i risultati ottenuti è una capacità che può essere appresa. Se per gli ultimi venti anni siete stati lontani dalle luci della ribalta, non vuol dire che dovete rimanere esclusi per il resto della vita, e se desiderate progredire nella vostra professione, non dovreste farvi ostacolare dalle vecchie abitudini. Quando osservate le persone che predicano la modestia, vi accorgete che esse rientrano senza eccezione in due categorie: o non hanno la ottenuto alcun risultato, oppure sono preoccupate che la vostra promozione possa intralciare loro.

Non c’è niente di sbagliato nel riconoscere di fare bene il proprio lavoro e di aver successo, e parte di quel successo dipende dalla conoscenza del proprio valore e dalla capacità nel saperlo comunicare.

E’ piuttosto interessante notare la difficoltà che di solito incontrano le persone a parlare apertamente delle proprie qualità. Spesso durante i primi incontri di counseling consegno ai miei clienti due fogli, chiedendo loro di scrivere nel primo “ciò che ti piace di te stessa” e nel secondo “quelli che consideri i tuoi difetti”. La maggior parte delle persone impiega molto tempo per elencare le tre qualità minime che richiedo, mentre il foglio dei “difetti” viene riempito rapidamente fino in fondo.

E’ possibile che siamo più consapevoli delle nostre “pecche” perché ce le hanno sempre rimproverate fin dall’infanzia, ma non c’è dubbio che si può imparare ad essere più positivi nei nostri confronti provando ad enfatizzare i nostri successi invece dei fallimenti.

Superare tale debilitante senso di modestia è importante anche perché poi saremo in grado di accettare le critiche in maniera più costruttiva. A nessuno piace che gli vengano rinfacciati i difetti o i punti deboli, ma le critiche sono accettare in maniera molto diversa dalle persone. La scala va dalla controcritica, all’indifferenza per il gusto altrui, alla totale accettazione passiva fino a farsene distruggere, a seconda del grado di sviluppo dell’autostima.

E’ essenziale essere consapevoli delle proprie qualità e dei propri punti di forza perché, come ho già più volte ripetute in svariati post, essi formano la base della stima in se stessi, è più solidamente è costruita la base, meglio sarà in grado di reggere quando ci rivolgeranno delle critiche.

 

IL  MITO DELLA “DIPENDENZA”

Un’altra scusa che di solito si adduce per evitare di fare cambiamenti consiste nel non considerarsi indipendenti: “Non riesco a fare nulla senza mio marito, e dato che non abbiamo gli stessi interessi non prenderò parte a questo seminario”, oppure: “mia madre non vuole che esca durante i fine settimana, ecco perché non ho una vita sociale veramente appagante”.

In altre parole, queste individui sono consapevoli di voler espandere i loro orizzonti, desiderano progredire e coltivare nuovi interessi, ma non riescono a farlo perché non ottengono l’aiuto di altre persone o perché queste altre persone non approvano i loro interessi o i loro progetti e poiché, nella maggior parte dei casi,queste persone sono i parenti più stretti, pensano di dover vivere in accordo con le regole che esse hanno stabilito, avendo ormai rinunciato a fare qualsiasi cosa per liberarsi dalla dipendenza nei confronti delle loro opinioni.

In tutto questo si perde di vista il concetto principale: l’unica persona a sapere veramente cosa va bene per voi siete SOLO VOI!!!!

Un figlio/figlia che si sente confinato in casa può avere il bisogno di uscire di più con i suoi amici, ma sua madre potrebbe accusarlo di egoismo dicendogli che il suo posto è in casa, vicino a lei, visto che ormai è rimasta sola e si sentirebbe ancora più abbandonata se lui/lei uscisse tutti i fine settimana.

Si tratta naturalmente di un argomento a cui è difficile opporre obiezioni perché un figlio/figlia non vuole che la madre si senta sola, né desidera essere considerato/a un egoista, con la conseguenza che può arrivare a rinunciare al proprio interesse pur di rimanere nelle sue grazie.

Ma la richiesta materna, in questo caso, è altrettanto egoista e se il figlio/figlia cedesse alle insistenze della madre e restasse a casa, molto probabilmente si sentirebbe offeso/a da questo ricatto emotivo e non sarebbe certamente di buona compagnia.

E’ pertanto importante che tutti e due giungano ad un compromesso accettabile e capace di garantire a ciascuno una parte di ciò di cui necessitano. Madre e figlio/figlia sono entrambi responsabili del proprio benessere e ognuno è necessario che coltivi interessi che non coinvolgono l’altro; solo così si potrà dire che il rapporto sia stato impostato in termini accettabili e piacevoli.

Se credete di non poter fare qualcosa di nuovo senza la presenza del partner al vostro fianco, siete vittime di un’illusione. Molte persone vedove o divorziate hanno scoperto di potersela cavare da sole quando si sono trovate nella necessità di farlo; tuttavia, può accadere, che finchè il partner è presente il sentimento di dipendenza e di insicurezza può di gran lunga superare l’interessante prospettiva di una nuova avventura.

E’ facile abituarsi ad affidarsi sempre ad un’altra persona costantemente disponibile ad aiutarci, rinunciando così a lottare per raggiungere gli obiettivi personali. Tuttavia arriva sempre il momento in cui occorre assumersi le responsabilità personali nel tentativo di realizzare i nostri sogni, altrimenti finiremo per guardare indietro alla nostra esistenza, scoprendo magari di essere stati genitori generosi, figli rispettosi e coniugi onesti non avendo però vissuto la nostra vita e realizzato i nostri fini individuali.

La vera indipendenza è quella interiore, e nessun altro può darcela se non noi stessi.

La crescita personale può avvenire anche nelle circostanze più sfavorevoli, tutto quello che occorre è darsi un obiettivo tenendolo sempre fermo nella mente e il suo raggiungimento dipende unicamente dalla nostra determinazione a voler cambiare le cose per il meglio.

 

lunedì, 19 marzo 2012

I “miti” che ritardano il cambiamento (I Parte)

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Molte persone sono insoddisfatte di come va la loro vita. Sono annoiate o frustrate dal lavoro, sentono di essere costrette a lavorare troppo o troppo poco, oppure che nella posizione che ricoprono non hanno la possibilità di sfruttare appieno le loto potenzialità.

Altre sono scontente dei rapporti sentimentali che hanno cominciato e vorrebbero trovare il modo di interromperli, altre ancora non riescono più a sopportare di vivere ancora con i genitori.

Allora perché tutte queste persone non fanno qualcosa per uscire dalla situazione che le rende tanto infelici? Esitano e per lungo tempo rimangono dove sono, a volte per anni, prima di azzardare una mossa, aspettando e sperando che le cose attorno a loro mutino in modo che saranno sgravate dal peso di dover prendere le decisioni in prima persona.

Forse cominciare a darsi da fare per effettuare importanti cambiamenti può apparire un azzardo, in fondo c’è sempre la possibilità di fare scelte sbagliate o che la nuova situazione si riveli peggiore della precedente.

Se solo ci fosse qualcuno con la bacchetta magica ……

Rimanere nella situazione in cui ci si trova sembra molto più sicuro, specialmente se si tiene conto delle incertezze insite in ogni nuova scelta, e le scuse per rimandare i cambiamenti o per prendere delle decisioni non mancano mai …

IL MITO DEL “TEMPO GIUSTO”

La scusa di dover aspettare il tempo giusto maschera spesso il timore di fare un passo nella direzione del cambiamento, anche se quel passo sembra promettere a lungo termine una vita più felice.

Nessuno nega che occorre molto coraggio per lasciare le situazioni vecchie e stabilizzate, a volte occorrono pressioni esterne veramente notevoli per spingere una persona a effettuare il cambiamento necessario. Anche in questo caso poi, non abbiamo nessuna garanzia che la nuova condizione si riveli più soddisfacente della precedente, ma la vita non è una questione di garanzie, bensì di opportunità. Procrastinare le decisioni non fa che prolungare l’infelicità, è più si permette la continuazione di uno stato di scontentezza, più risulta arduo trovare dei rimedi in un periodo successivo.

IL MITO DELLA SICUREZZA

Spesso ci si oppone ai cambiamenti perché si ha paura di quello che potrà riservarci il futuro: non importa quanto sia noioso il lavoro, quanto sia insoddisfacente il partner, ci appare sempre più sicura la scelta di conservazione rispetto all’avventura in campi inesplorati. La riluttanza a lasciare un lavoro che non ci soddisfa viene spesso coperta con la scusa della “tenacia”, quell’attesa della maturazione degli eventi nella speranza che il capo si accorga del nostro valore e ci proponga quindi una promozione con il risultato, spesso, di rimanere nello stesso posto sempre in attesa e speranzosi con la realtà , invece, che rimane immutabile.

Una situazione insoddisfacente sul posto di lavoro può portare ad un grande turbamento: quando si vede ignorato il proprio talento e si crede di non essere ricompensati a sufficienza, si diventa irritabili e impazienti. Quante sono le ulcere e gli esaurimenti nervosi dovuti alla repressione della rabbia e delle frustrazioni che potrebbero essere evitate se si trovasse il coraggio di affrontare la questione con il “capo” o si decidesse di cercare un altro lavoro.

Anche se non ne possono più del loro lavoro, sono molti quelli che non vogliono perdere la sicurezza del posto fisso, non rendendosi conto che la sicurezza è solo un’illusione.

Pensare di essere al sicuro solo se non si azzardano cambiamenti significa ingannare se stessi, poiché cìoè sempre la possibilità di essere licenziati al lavoro o abbandonati dal proprio partner senza aver commesso alcun errore.

Infatti è sempre possibile essere retrocessi al lavoro oppure l’azienda fallire, o ancora far parte di “sfoltimento” o tagli e tutto questo è al di fuori del nostro controllo. Rifiutare di esprimere i nostri desideri e bisogni nel timore di provocare guai e di mettere a repentaglio il nostro posto “sicuro” o la nostra “sicura” relazione può alla fine farci ritrovare con tutti quei problemi che non avremmo mai voluto avere e, sebbene il lavoro o la relazione continuino a essere “stabili” per un altro po’ di tempo, la nostra salute e il nostro benessere generale non lo sono più.

Sta a ciascuno di noi scegliere se continuare ad essere infelice cronicamente, oppure se provare ad affrontare una nuova impresa, la creazione di circostanze favorevoli per il futuro …..

 

… continua nel prossimo post …

 

giovedì, 12 gennaio 2012

Lo sviluppo come processo continuo …

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Quando si parla di sviluppo, spesso si pensa allo sviluppo fisico, per esempio al peso che un bambino acquista col trascorrere del tempo, alla crescita dei suoi primi dentini e poi alla perdita dell’aspetto infantile …

Tuttavia, lo sviluppo riguarda anche l’aspetto mentale. Di questo siamo ben consapevoli durante le fasi iniziali dell’infanzia quando il bambino impara a camminare e a parlare, quando il ragazzino apprende a leggere e a scrivere e poi lo studente si specializza in una particolare disciplina all’università, o quando l’apprendista acquisisce nuove abilità nel suo lavoro.

Quello che però tendiamo a notare di meno è la crescita a livello sociale, come per esempio l’apprendimento delle convenienze in pubblico, la capacità di stringere nuove amicizie, l’abilità nel rivestire diversi ruoli e posizioni, per esempio passare dal ruolo di marito a quello di padre, e la capacità di risolvere vari problemi, come vincere lo stress, sopportare le malattie, far fronte alle preoccupazioni finanziarie o ai turbamenti nella vita di relazione.

Di solito diamo più o meno per scontati tutti i gradi di sviluppo riguardanti la sfera educativa perché essi sono patrimonio comune alla maggior parte delle persone. Nel momento in cui finiamo la scuola o l’università abbiamo passato dai dieci ai quindici anni nel tentativo di migliorare le nostre conoscenze e di ottenere una qualifica per il futuro lavoro, magari per scoprire, quando si tratta di mettere in pratica ciò che abbiamo imparato, che le nozioni teoriche apprese non si traducono immediatamente in abilità concrete.

Il processo di apprendimento deve continuare, e questa volta si dovrà basare sull’esperienza quotidiana. Alla fine, però, raggiungiamo il punto in cui possediamo completamente il nostro lavoro e siamo in grado di far fronte agli imprevisti e di risolvere i problemi piuttosto bene, in cui possiamo permetterci di rilassarci e goderci la realtà di avercela fatta professionalmente, un sentimento veramente appagante.

Purtroppo, è a questo punto che spesso si arresta il processo di apprendimento e quindi lo sviluppo. Dopo alcuni anni si instaura la routine e cominciamo a perdere la capacità e perfino la voglia di esplorare nuovi spazi. La vita sarà allora piena di giornate in cui si lavora dalle nove alle cinque e poi si cena davanti alla televisione, oppure di giornate composte di quattordici ore di lavoro a badare ai figli, per appisolarsi poi davanti alla TV.

Ci siamo “sistemati”, la vita comincia a correre su un certo binario e quando ci troviamo davanti a uno svincolo scegliamo la via più comoda. Non affrontiamo più nuove sfide. Di conseguenza diventiamo rigidi e meno capaci di risolvere i problemi, e più evitiamo nuove e forse difficili situazioni meno facciamo esperienza nell’affrontarle e sempre meno fiducia avremo per avventurarci in nuovi tentativi. A prima vista, evitare di farsi coinvolgere in nuove situazioni potrebbe sembrare la scelta più sicura, ma alla lunga si perdono i vantaggi derivanti da situazioni divertenti ed eccitanti.

Stessa cosa per quanto riguarda i possibili traumi subiti per precoci mancanza affettive; è vero che questi eventi soprattutto se vissuti nella prima infanzia producono effetti profondi su un individuo, ma questo non vuol dire che un trauma debba condizionare tutta la vita. Se quando eravamno piccoli non abbiamo avuto amore e affetto, questo non significa che non possiamo assicurarceli per la nostra vita adulta; se da bambini siamo stati tristi e scontenti, non è detto che non possiamo diventare adulti felici.

Superare eventi traumatici può essere difficile e in certi casi è necessario un aiuto esterno, ma è comunque possibile farcela. I mezzi per l’autorealizzazione e per il successo personale sono nelle nostre mani.

Ci vuole coraggio per lavorare per la propria felicità, perché questo significa assumersi i rischi insiti nella ricerca di nuove strade e imparare nuove cose su se stessi e sulla propria vita affettiva, e occorre tenacia per proseguire su una strada nuova senza rinunciare di fronte al primo ostacolo.

Di solito, i mutamenti non avvengono mai all’improvviso, per cui abbiamo abbastanza tempo per adattarci gradualmente mentre si presentano.

Attorno a noi tutto cambia continuamente e siamo noi a doverci adattare creativamente, quindi perché non apportare quei mutamenti che andranno a nostro beneficio? Possiamo definire i nostri obiettivi personali e impegnarci per raggiungerli: questo ci garantirà la crescita progressiva e uno sviluppo continuo, al di là di ogni scadenza biologica….

sabato, 19 novembre 2011

Riconosci te stesso … confermati o cambia !!

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Un bel sano post motivazionale che ve ne pare??????

 

Nel mondo dello sport spesso ci si imbatte in una frase: “Squadra che vince non si cambia!” Certo sarebbe sciocco farlo, non credete? Perché allora subito dopo un risultato ottenuto a noi capita di farlo? Di sabotare quanto appena raggiunto? Forse, per arrenderci inevitabilmente alla sensazione che siccome abbiamo vinto in passato e non si può vincere sempre, allora prendiamo le nostre cose e facciamo spazio a qualcun altro, magari lo sfidante, confrontandoci con il quale dovremmo invece difendere il titolo che abbiamo appena conquistato? Non è una resa questa?

Allora impegniamoci, laviamo i nostri pensieri e trasformiamoli in una lega composta delle stesse sostanze di cui sono composti i sogni, quelli più belli. Entriamo nella convinzione che quella che è stata la nostra vittoria più importante non debba essere necessariamente l’unica da ricordare bensì la prima di infinite altre vittorie.

Se scegliamo di vivere un’esistenza consapevole non possiamo più tornare indietro e ricominciare a fare le vittime. Sei responsabile di te e di quello che ti accade intorno, totalmente, per attingere a tutte le possibilità che il tuo potere ti mette a disposizione ora e per sempre.

Essere riconosciuti, riconoscersi … quanti vuoti permetterebbe di colmare questa azione che spesso ci attendiamo esclusivamente dall’esterno. Quanto, invece, potremmo supplire a quello che non accade nutrendoci da soli, aprendo il rubinetto della nostra “centratura”?

Certo essere riconosciuti è un bisogno che non viene considerato primario. Nella scala dei bisogni di Maslow troviamo al primo posto i Bisogni Fisiologici visti come fondamentali per accedere ad altri desideri. Poi vengono considerati i Bisogni di Sicurezza; finalmente i Bisogni di Appartenenza tra cui il bisogno di essere riconosciuti e approvati, seguiti dai Bisogni di Stima e infine troviamo il Bisogno di Autorealizzazione. Io credo invece che essere riconosciuti sia uno dei fondamentali e più importanti bisogni espressi dall’essere umano, se non vivi su un’isola deserta come naufrago, perché se già i naufraghi sono due, ognuno tenterà di convincere l’altro di quanto sia stato importante il suo apporto e il bisogno di essere vicendevolmente riconosciuti farà la differenza e regolerà la loro relazione. Uno dirà: “Hai visto quanta legna ho raccolto mentre dormivi?” E l’altro risponderà: “Sì, e tu hai visto quanto pesce ho pescato per noi nella notte?”. Questo vale naturalmente in ogni ambito.

Dopo aver imparato a riconoscerci siamo pronti ad essere riconosciuti dagli altri. Prendiamo il saluto quale altro bisogno gli viene affidato se non il riconoscimento? Io ti ho visto e ti riconosco (ti saluto), tu mi hai visto? Allora salutami affinchè io ne abbia la certezza e mi tranquillizzi. Come ti senti se saluti qualcuno e questo non risponde al tuo saluto? Non riconosciuto? Esattamente!!

Questo è uno dei motivi per cui abbiamo degli amici, per essere in una dimensione dove il riconoscimento è sicuro e paritario, da loro saremo riconosciuti e accolti comunque, in qualsiasi modo dovessimo presentarci. E ora e per sempre noi ne teniamo conto e tutto quello che possiamo fare e che è nelle nostre possibilità noi lo faremo veramente e saremo pronti ad entrare nella via dell’espansione.

L’Universo non è un navigatore, non può dirti “vai a destra o a sinistra”. E’ necessario che lo dica tu. Ora è il momento di farlo, prendi decisioni nuove, occupati di quello che ti pre-occupava e sorridi.

Usa i tuoi talenti, credi in te, diventa la tua vera fede. Investi su di te e su quello che sai fare meglio. Torna al bivio dove avevi perso il cammino e stupisci tutti; se lo farai andrai a far parte di quella minoranza del pianeta composta dalle persone che vivono costruendo i loro sogni e dormirai sorridendo, come un’aquila che cercava il cielo mentre ora è lì che vive.

La felicità è lì, può anche essere un download veloce se te lo concedi, così ti sembrerà di cavalcare il mondo, mentre sentirai una mandria di cavalli liberi al galoppo nel cuore.

Nel riconoscerti puoi sorridere e pensare: “Quante cose importanti abbiamo fatto insieme e quante ne faremo  ancora ….!” Tutto insegna ed è motivo di apprendimento se sei disposto ad imparare e ad agire e a tener conto di quello che accade intorno a te.

Alcune cose puoi farle adesso o rimpiangerai per sempre di non averle fatte. Non vivrai mai più un giorno con la stessa data di oggi, sorridi e vani nel mondo con questo pensiero! La tua giornata, se lo vuoi, può diventare una meravigliosa caccia al tesoro se uscirai attento a vivere pienamente momento per momento”. VIVI!!! VIVI ALLA GRANDE!!!!

Smetti di lasciare prendere decisioni alla parte peggiore di te; decidi tu le difficoltà che vuoi incontrare nella tua esistenza se ti sembra di non aver abbastanza adrenalina, quando le cose sono facili, prenotane però il minimo indispensabile affinchè questa tua abitudine non arrivi a sabotare i tuoi progetti. Perdere frequentemente è una manifestazione di autolesionismo che una persona infligge a se stessa per punirsi. Perdonati, concediti un attimo di respiro …. Eleva la tua visione di insieme …

Come vedi la tua situazione con questo distacco? Come ti appaiono le cose da questa altezza? Come è piccolo quel labirinto in cui ti sentivi prigioniero? Lo vedi, sarebbe stato sufficiente alzarti in piedi e come nei viaggi di Gulliver tutte le catene con cui credevi di essere legato si sarebbero rivelate per quello che erano: solo scomode, false, inutili, insufficienti a fermarti.

Quando lavori per crescere e migliorare la tua situazione, non stai lavorando su te stesso , ma per te stesso. Nel pianeta c’è bisogno di qualcosa di nuovo e quel “qualcosa” di nuovo siamo noi!!!!

Riprendi in mano la tua esistenza, muoviti da ricco, nulla è più prezioso di te! Corteggiati e conquistati, non perdere l’occasione: se tu fossi molto interessato a un’altra persona libera ti dichiareresti finchè sei in tempo no? Fallo, INNAMORATI DI TE! Non è qualcuno che devi conquistare, sei tu!!!!

 

giovedì, 03 novembre 2011

Come un disegno sulla sabbia .....

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Per capire in che modo si forma la nostra personalità dobbiamo guardare nel nostro passato e considerare come certi processi mentali l'abbiano via via forgiata. Finchè continueremo a pensare che, siccome siamo adulti, la nostra personalità sia già definita, sarà veramente difficile riuscire a cambiarne certi aspetti.

Ho già illustrato in vari post fino a che punto le nostre convinzioni più profonde possano influenzare la nostra percezione della realtà.

È più giusto considerare la nostra personalità, la nostra identità, non come una struttura rigida e definita, ma come un processo dinamico.

Se la personalità, quindi, è un processo dinamico, devono ovviamente esserci delle forze che via via sono in grado di costruirla, che le danno stabilità e che possono anche alterarla. Se vogliamo intraprendere un processo di cambiamento personale, è importante capire questo gioco di forze.

Per focalizzare meglio l'origine della nostra personalità, cerchiamo nella memoria della nostra infanzia il ricordo di un'estate trascorsa al mare. Più di una volta ci sarà capitato di avvicinarci alla riva per fare un disegno sulla sabbia. Vi ricordate il dispiacere che provavamo qua do un'onda più forte del previsto cancellava in un attimo la figura che avevamo disegnato ?

Qualcosa di simile accade nella costruzione della nostra personalità , o, per meglio dire, nel modo in cui ci definiamo a descriviamo a noi stessi.

 Con il tempo creiamo qualcosa di simile ala figura disegnata sulla sabbia, che in questo caso sarebbe il nostro autoritratto. Ogni volta che diciamo " io sono così" e " io non sono così" aggiungiamo nuove sfumature al quadro, a quella figura fatta di sabbia. È facile quindi dedurre che tutti i nostri comportamenti e tutte le nostre azioni saranno in stretta relazione con il modo in cui vediamo noi stessi.

Per definire noi stessi prendiamo informazioni da fuori, e ovviamente dalle persone che ci stanno intorno,. Ogni volta che qualcuno usa nei nostri confronti il verbo "essere", ci fornisce una parte dell'informazione che utilizzeremo per costruire il nostro autoritratto.

Ad esempio se qualcuno che per noi rappresenta una grande autorità dice:" perché ci provi se non ne sei capace!" il suo commento può modificare l'immagine di noi stessi che via via ci stiamo costruendo.

In realtà nessuno è veramente consapevole di quanto sia importante cosa mettiamo dopo il verbo "essere",visto che è proprio a partire da questo verbo che costruiamo gran parte di quello che modella la nostra personalità.

La cosa più logica sarebbe capire che il nostro autoritratto non è altroché una rappresentazione che ci siamo fatti di noi stessi, ma che noi, in realtà, siamo molto di più.

Tuttavia non ci rendiamo conto di quanto tendiamo a identificarci con questa immagine che abbiamo di noi, dal momento che ce la costruiamo nelle prime fasi della nostra vita.

Quando questo autoritratto sarà ben definito e la vita ci offrirà un'occasione sotto forma di sfida, allora consulteremo la nostra immagine come se si trattasse di uno specchio magico capace, a seconda di chi siamo, di rivelarci se saremo in grado o no di affrontare questa prova. Se lo specchio ci risponderà di no, saremo invasi da un senso di inadeguatezza e di incapacità che ci inibirà completamente.

 

Se un qualsiasi evento della vita, o semplicemente un'altra persona, cerca di cambiare l'immagine che ci siamo creati, noi cercheremo di opporci proprio come il bambini si oppone all'idea che l'onda del mare possa cancellare la figura che con grande fatica ha disegnato sulla sabbia.

D'altra parte noi siamo convinti di essere quell'immagine: non capiamo che si tratta solo di una rappresentazione e che in realtà noi siamo molto di più. È incredibile fino a che punto possiamo opporci al cambiamento. È facile capire come mai abbiamo così tanta paura del cambiamento: sappiamo che, se l'immagine cambia, non saremo più in grado di riconoscere noi stessi.

Ci sono persone che vivono in uno stato depressivo e che non vogliono uscirne, anche se apparentemente sembra il contrario. A livello inconscio ostacolano ogni desiderio cosciente  che conduce verso la guarigione. Nel profondo di loro stessi hanno la convinzione che "io sono così e niente può farmi cambiare".

Come è possibile che l'essere umani, che pur si considera così intelligente, possa cadere in una simile trappola? Semplicemente perché è lui stesso a crearla, senza nemmeno rendersene conto.

Noi esseri umani ci costruiamo un'identità , una rappresentazione di noi stessi e ce la teniamo ben stretta, non vogliamo lasciare la presa. E per questo c'è una ragione profonda: se l'immagine con la quale ci eravamo identificati scompare, abbiamo la sensazione di morire, di scomparire anche noi.

In realtà non è vero che le persone non possano cambiare; e invece, senza nemmeno rendersene conto, si oppongono terribilmente al cambiamento.

È come se un bruco si opponesse all'idea di vedersi trasformare in farfalla. Immagino che, nel to' in cui il bruco entra in quello spazio scuro e indefinibile  che deve essere il bozzolo, sia unicamente la fiducia nell'intelligenza superiore della natura a indurlo a rimanere là dentro e farlo entrare nella sua fase di crisalide. Quando il bozzolo si aprirà, al posto del bruco uscirà una farfalla. Non è avvenuto soltanto un cambiamento, ma una vera e propria trasformazione. Anche se non lo sapeva la sua identità di bruco contemplava la possibilità di volare. Tuttavia solo dopo la trasformazione in farfalla questa possibilità è diventata una straordinaria realtà.

In modo analogo, se solo mettessimo a frutto il nostro potenziale,molte cose sarebbero possibili, ma di fatto non lo sono, poiché non appaiono sensate e ragionevoli dal punto di vista della nostra identità.

Eppure la possibilità di volare, che non è nè sensata nè ragionevole dal punto di vista del bruco, lo è perfettamente da quello della farfalla.

In altre parole, ogni identità possiedi un unico angolo di osservazione, e non potrà averne un altro a meno che non siamo disposti a trascendere la nostra stessa identità, a scoprire che nella vita non siamo esseri irrigiditi in un ruolo fisso e ben definito, ma siamo creature capaci di esprimere una creatività straordinaria.

È in questo che consiste la scoperta della nostra magia.


" Una cattiva abitudine arriva come un ospite,

entra a far parte della famiglia e finisce

per prenderne il controllo"

Talmud

 

lunedì, 03 ottobre 2011

La notte oscura dell'anima ...

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 Molti mistici, durante il loro cammino alla ricerca di Dio, hanno fatto riferimento ad un periodo di smarrimento, di tristezza, di paura e di hanno solitudine che hanno definito “la notte  oscura dell’anima”. Molti di noi, pur non essendo mistici, sanno bene che quando vogliamo quel luogo chiamato “identità” per andare alla ricerca del nostro vero sé, entriamo in un altro pieno di dubbi e di confusione. In questo nuovo spazio l’essere umano si sente perduto e stenta a pensare con lucidità. E’ circondato dalla nebbia e non riesce a capire dove sta andando.

Cominciano a comparire emozioni come l’ansia, la paura; la mente giudicante comincia a tormentarci con interpretazioni e giudizi al solo scopo di dissuaderci dal continuare la nostra esplorazione e farci tornare al punto di partenza, dal quale non avremmo mai dovuto allontanarci.

E’ un invito alla rassegnazione, al conformismo, a credere che la trasformazione personale non sia altro che una nobile utopia.

Quando ci inoltriamo nella notte oscura è necessario fare molta attenzione, poiché in realtà quello che sta accadendo è esattamente il contrario di quello che sembra. Se arrivati  a quel punto abbandoniamo l’impresa, se ancora una volta lasciano che queste emozioni prendano il sopravvento, perderemo gran parte di ciò che avevamo conquistato quando con coraggio eravamo usciti dalla nostra zona confort.

Se ci sentiamo smarriti e confusi significa che stiamo per scoprire qualcosa, al momento che dietro a quella zona di oscurità esiste uno spazio di scoperta dove possiamo iniziare a capire più a fondo certe cose. E’ questo il luogo dove la nostra creatività può manifestarsi e dove possiamo trovare altre strade per accedere a quello che prima ci teneva a distanza.

E’ questo il momento di dimostrare che abbiamo un cuore da guerriero capace di avanzare in mezzo allo smarrimento e all’oscurità. E’ fondamentale non perdere il coraggio e continuare ad avere fiducia e a credere assolutamente che qualcosa di prezioso sta affiorando al profondo di noi stessi.

Se quando siamo nel bel mezzo della nostra notte oscura ci sentiamo angosciati, non è perché stiamo male veramente, ma perché, essendo abituati a credere che noi siamo la nostra identità, viviamo dentro di noi le emozioni della nostra identità che si sta trasformando.

Resistere alle emozioni che stiamo provando è esattamente il contrario di quanto dovremmo fare, dal momento che resistere significa rifiutare, opporsi a quello di cui abbiamo maggiormente bisogno. Accettare queste scomode emozioni, per quanto ci possa sembrare irrazionale, è esattamente quello di cui abbiamo bisogno se vogliamo crescere ed evolverci come individui.

E’ in queste situazione che è necessario essere determinati ad andare avanti, ad accettare quello che proviamo e a viverlo fino in fondo, affidandoci senza riserve a questo processo.

Anche in questi momenti di sofferenza e di amarezza possono esistere sprazzi di gioia e di entusiasmo, quando capiamo che, una volta passato lo smarrimento, arriverà la lucidità, cioè al termine della notte oscura sorgerà l’alba più bella.

La ricerca di se stessi, di chi siamo veramente, è sempre un atto di eroismo che implica un superamento dei propri limiti, che lentamente ci consente di espandere i confini della nostra identità. Solo così riusciremo a scoprire quello che di straordinario si nasconde nell’ordinario.

Esistono dimensioni nascoste della realtà che si manifesteranno solo quando avremo superato la nostra oscura notte dell’anima. I nostri sensi potranno cogliere elementi di quella realtà che fino a quel momento rimanevano inaccessibili alla nostra mente giudicante.

Ricordiamo poi che ogni essere umano avrà bisogno di un tempo diverso per attuare il suo processo di trasformazione che avviene quando meno ce lo aspettiamo.

L’unica cosa che possiamo fare è spianargli al strada e aspettare la vittoria, soltanto in questo modo riusciremo a vincere …..

 

“ … anche se un uomo vince in battaglia

mille volte mille nemici,

colui che vince se stesso è il più grande dei guerrieri ..”

Dhammapada

mercoledì, 28 settembre 2011

Prendersi il tempo per adattarsi al cambiamento …..

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Questo post mi sembra di fondamentale importanza affinchè il percorso intrapreso per diventare liberi e autonomi possa portare a risultati duraturi. E’ basilare imparare a rispettare i propri tempi e soprattutto imparare che non esiste un’autostrada superveloce per raggiungere il risultato , bensì piccoli passi fatti ognuno seguendo il proprio ritmo.

Succede spesso che nel momento in cui vediamo una soluzione spuntare all’orizzonte, abbiamo la tendenza a mettere tutto sottosopra per sistemare il più velocemente possibile le cose . Invertendo radicalmente la rotta, sconvolgiamo parecchi elementi della nostra vita che si influenzano a vicenda. L’ansia provocata dalla grande instabilità nella quale siamo sprofondati diventa allora insopportabile; ed ecco che regrediamo, mettiamo in movimento tutto per tornare indietro, nei vecchi panni.

Il cambiamento può, invece, essere effettuato con dolcezza, in questo modo, lasciamo al nostro corpo, mente e cuore il tempo di adattarsi alle novità.

Spesso, prendiamo prima di tutto in considerazione le soluzioni magiche che conducono solamente ad altre illusioni. Il dipendente è pronto a tutto per piacere; l’idea di assumere nuove sembianze gli piace come nessun’altra.

Concentrandoci sulle nostre priorità e sugli aspetti più problematici della nostra vita, possiamo risolvere una cosa alla volta senza edificare una serie di cantieri. La stabilità e la tranquillità sono fondamentali, fanno parte del nostro equilibrio. I cambiamenti saranno più duraturi e valorizzanti se ci prendiamo del tempo, ciò che abbiamo acquisito si fissa e abbiamo il tempo di assaporare le nostre piccole vittorie. Il desiderio di evolvere trova spazio nella nostra vita.

Il modo migliore per scoraggiarsi è di guardare in blocco tutto quello che vorremmo fare. E’ quindi preferibile fissarsi obiettivi realistici secondo quello che sappiamo essere nelle nostre possibilità. Suddividiamo la strada in tappe ripartendola, quindi, in azioni più semplici.

E’ più facile cominciare con obiettivi meno imponenti, alzando il livello di difficoltà man mano che prendiamo confidenza.

La difficoltà ad adattarsi al cambiamento può rappresentare un ostacolo quando intraprendiamo un cammino per liberarci dalla morsa della dipendenza affettiva. E’ necessario quindi individuare i nostri fattori di resistenza per evitare passi falsi. Può trattarsi della nostra spiacevole tendenza ad autosabotarci quando si tratta di volerci bene.

Il rifiuto di andare a cercare aiuto, le scelte autodistruttive, il rapido demotivarsi e il rinchiudersi in se stessi sono indici del fatto che il nostro corpo oppone resistenza.

Avere la padronanza dei propri pensieri, volersi bene, esercitare il libero arbitrio, agire in maniera coerente con quello che si è! Concediamoci del tempo!!!

Tentando di controllare l’ambiente, il compagno o la compagna e le persone care, il dipendente affettivo cerca di proteggere ad ogni costo il suo paradiso artificiale. L’impressione che tutto gli sfugga di mano e che sta perdendo il controllo della sua vita è talmente forte da indurlo a compensare cercando compulsivamente di controllare tutto all’esterno. E’ il suo modo di scendere a patti con la sua grandissima insicurezza e la sua paura di perdere tutto.

Smettendo di voler prendere il controllo ad ogni costo, segue una strada molto più serena verso un’indipendenza maggiore. Lasciando andare aspetti della vita sui quali non ha un vero potere, dispone di più tempo ed energia per concentrarsi sulle cose che può veramente cambiare, evitando così di disperdere le energie e si ricentra su se stesso. Agisce concretamente sulla sua vita, senza intromettersi indebitamente in quelle altrui.

E dopo mature riflessioni, dopo numerose prese di coscienza e azioni concrete per liberarsi dalla dipendenza, arriviamo a cambiare per diventare quello che siamo.

Le nostre percezioni, le nostre credenze errate e le nostre cattive abitudini cedono il passo ad un prolifico lavoro su noi stessi. I nostri interessi, i nostri talenti e le nostre motivazioni profonde si manifestano e i nostri ideali disfunzionali lasciano il posto ad una visione tutta personale della vita.

E ci accorgiamo di aver finalmente ripreso le redini della nostra esistenza e il potere sulla nostra vita!!!!

 

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lunedì, 05 settembre 2011

Le infinite rinascite della nostra vita ….

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L’inizio del cambiamento è talvolta quasi impercettibile, un dettaglio: l’accenno, appena marcato, di una nuova forma, il lieve mutamento della voce oppure, più avanti nella vita, un capello bianco, una piccolissima ruga. Il nostro corpo ci parla tutti i giorni, ma dei cambiamenti della vita ci parlano anche i nostri segnali interni. La tristezza e l’ansia sono le emozioni di fondo di questo delicato momento di passaggio.

La tristezza ci avverte che ci stiamo separando da qualcosa, da un immagine di noi che ci ha accompagnato per lungo tempo, forse anche da abitudini, dai luoghi del mondo e dell’anima.

L’ansia ci mette sull’avviso, ci dice che dovremmo incontrare qualcosa di nuovo, il cui potenziale (buono o cattivo) non ci è ancora noto.

La tristezza è rivolta all’indietro, l’ansia guarda avanti. E noi siamo in mezzo, in una strana condizione di vita più mobile, meno definita, aperta a grandi speranze e a improvvise angosce.

Chissà come si sente il bambino nel canale del parto, quando ha già cominciato a lasciare l’utero materno ma non è ancora entrato completamente nel nuovo mondo. Si pensa addirittura che in questa condizione il piccolo viva emozioni molto intense, possa sentirsi espulso, possa sentirsi morire.

Trovare l’amore dopo la nascita è fondamentale.

E’ un’esperienza che ripara, commuove, tranquillizza, dispone all’apprendimento. Quante rinascite ci sono in una vita? Molte, moltissime. Alcune lievi, altre enormi. Alcune attese e felici, altre inattese e angoscianti.

Eppure quella matrice del parto ce la portiamo dentro tutti a ricordarci che, persa una condizione di vita, possiamo essere nuovi e felici in un’altra.

Quello che mi interessa di più come essere umano e professionista dell’aiuto è quella sorta di “terra di nessuno” in cui il cambiamento è nell’aria ma non si è ancora definito. Se ci attendiamo qualche cosa di buono è una condizione bellissima, piena di ebbrezza, dia una specie di “ansia buona” che ci promette una sorta di futuro “luminoso” e grande, come un presagio di primavera.

Se invece il paesaggio davanti ai nostri occhi è cupo e indistinto, il cambiamento si riempie di fantasmi, di rimproveri, di catastrofi, di impossibilità.

La tristezza può essere dolce, se sentiamo di lasciare indietro un po’ di noi per trovare, o cupa e depressiva , se temiamo al tempo stesso di perdere il passato e il futuro.

Molte cose possono influire sulla nostra percezione del cambiamento: le circostanze in cui esso avviene, il nostro carattere, le esperienze positive o negative della vita, la fiducia di fondo.

Anche chi non ha molte risorse personali per affrontarlo può trovare un strada per viverlo in modo meno drammatico e con maggiore speranza. Spesso questa strada passa per una condivisione autentica con gli altri (quelli che meritano fiducia, quelli da cui non si teme di essere giudicati in questo momento di fragilità).

Tutti gli esseri umani  vengono al mondo nel “gruppo”, nella famiglia, hanno sin dall’inizio della vita una serie molto complessa di contatti con figure differenti (e se sono troppo protetti o esclusi da questi contatti spesso sviluppano paure per la vita).

La condivisione degli altri ci stende una passerella davanti agli occhi, un passaggio sull’abisso delle paure e dei fantasmi in cui potremmo temere di cadere e ci rende possibile sperare che, una volta superate le insidie del momento, la vita sarà migliore perché noi stessi lo saremo ….

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