giovedì, 01 marzo 2012
Stima di sé: le domande che è bene rivolgerci ….
Provate a leggere bene queste domande e a rispondere in modo sincero; le vostre risposte vi forniranno indicazioni utili sulla stima che avete di voi stessi.
- Chi sono io? Quali sono le mie qualità e i miei difetti? Di che cosa sono capace? In che cosa ho avuto successo e dove invece ho fallito, quali sono le mie competenze e i miei limiti? Quanto, secondo me valgo, agli occhi di chi mi conosce e come mi giudico io stesso?
- Mi considero degno di simpatia, affetto, amore da parte degli altri oppure, al contrario, dubito spesso delle mie capacità di farmi apprezzare e voler bene? Riesco a fare quello che voglio? Il mio stile di vita corrisponde ai miei desideri e al mio modo di pensare oppure, al contrario, soffro del divario tra quello che vorrei essere e quello che sono? Sono in pace con me stesso oppure mi capita sovente di sentirmi insoddisfatto?
- Quando è stata l’ultima volta in cui mi sono sentito deluso da me stesso, scontento e triste? E quando, invece, mi sono sentito fiero di me, soddisfatto e felice?
Aver fiducia in se stessi, essere se stessi, sentirsi realizzati …. I termini e le espressioni impiegati nel linguaggio abituale per indicare la stima di sé sono innumerevoli. In effetti ciascun modo di esprimersi su questo argomento si riferisce a uno dei suoi molteplici aspetti, proviamo ad analizzarli insieme.
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ESPRESSIONE |
DESCRIZIONE |
RIFLESSIONI |
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Avere fiducia in se stessi |
Credere nelle proprie capacità di agire in modo efficace |
In questo caso si sottolinea l’importanza del rapporto tra la stima di sé e l’agire. |
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Sentirsi contenti, soddisfatti di sé |
Essere soddisfatti del proprio modo di agire |
Senza stima di sé, neppure i successi sono vissuti come tali |
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Essere sicuri di sé |
Credere nelle proprie competenze e nei propri punti di forza, in qualunque contesto |
La stima di sé consente di esprimere se stessi in ogni circostanza |
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Amore di sé |
Essere ben disposti verso se stessi, volersi bene in maniera incondizionata |
Focalizzazione sulla componente affettiva dell’autostima |
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Amor proprio |
Avere una consapevolezza molto (troppo) forte della propria dignità |
La stima di sé risente soprattutto delle critiche |
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Conoscenza di sé |
Sapersi descrivere e analizzare in maniera precisa |
E’ importante sapere chi si è per potersi stimare |
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Affermazione di sé |
Difendere, nel rapporto con gli altri, i propri punti di vista e i propri interessi. |
Per stimare se stessi è necessario saper difendere il proprio territorio. |
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Sapersi accettare |
Integrare “qualità” e “difetti” per ottenere un’immagine globalmente accettabile di sé |
Avere difetti non preclude la stima di sé |
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Credere in se stessi |
Essere convinti di poter raggiungere gli obiettivi prefissati |
La stima di sé si nutre anche di convinzioni |
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Essere fieri di sé |
Accrescere il senso del proprio valore personale in seguito a un successo |
La stima di sé ha bisogno di essere alimentata da successi. |
In realtà, la stima di sé è fondata su tre “ingredienti”: l’amore di sé, la visione di sé e la fiducia in se stessi. Il dosaggio corretto di ciascuna di queste tre componenti è indispensabile per ottenere una stima di sé equilibrata …. ma questo lo vedremo nei prossimi post …..
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liberamente tratto da:
C.Andrè-F.Lelord
La stima di Sè
Ed. TEA Pratica
12:10 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: autostima, consapevolezza, amore di sè, assertività, fiducia in sè, essere soddisfatti | OKNOtizie |
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martedì, 13 settembre 2011
Affermarsi ...
Il secondo passo verso la riconquista della propria libertà liberandosi così dal giogo della dipendenza affettiva è AFFERMARSI.
Affermarsi significa mettere allo scoperto la propria identità. Vuol dire prendersi lo spazio vitale che ci spetta, nel rispetto di ogni essere umano.
Affermandoci, facciamo sapere che esistiamo, che abbiamo come tutti un valore, delle opinioni e un’identità. Raramente è necessario fare esercizio di affermazione dando fiato alle trombe. In genere è sufficiente prendersi lo spazio che ci spetta.
L’affermazione di sé affonda le radici nella considerazione che abbiamo di noi stessi. Imparando a conoscerci, a conoscere le nostre forze e le nostre debolezze, prendendoci il tempo di scoprirci e di amarci per quello che siamo, arriviamo a capire di essere unici.
Più fiducia abbiamo in noi stessi, nel nostro valore e nella nostra capacità di esprimere chiaramente i nostri bisogni, più diventa facile prendere il nostro posto.
Per il dipendente affettivo affermarsi è difficilissimo, perché non conosce i propri limiti, ha una paura sconfinata di perdere l’altro e un’autostima molto scarsa. Per arrivare ad affermarsi, è necessario innanzitutto fissare dei limiti, mettere dei confini, per quanto stabilirli gli riesca difficile e nonostante la paura delle reazioni altrui e di quello che gli altri diranno.
Imparando ad affermarsi, il dipendente affettivo si concede il diritto di dire “NO” quando, dentro di lui, è “NO”. Anche se sappiamo che il senso di colpa potrà coglierci, siamo consapevoli che dire “SI” quando è “NO” rappresenta una palese mancanza di rispetto verso noi stessi. Porre dei limiti non significa non dar prova di generosità o buonsenso, bensì smettere di tollerare gli abusi per mancanza di autostima.
Affermarsi significa anche correre il rischio di esprimere la propria opinione, nonostante sia impossibile che soddisfi sempre tutti all’unanimità. Nel farlo esercitiamo la nostra libertà di espressione, la libertà di pensare ed essere.
Affermarsi vuol dire:
- Scegliere tra varie possibilità in funzione dei nostri bisogni
- Scegliere ciò che rientrerà nella nostra giornata e come organizzeremo il tempo
- Scegliere le persone che vogliamo frequentare, invece di lasciarci guidare sempre dal caso
- Scegliere i nostri abiti, anche se non siamo più abituati e ci vorrà del tempo
- Scegliere il canale televisivo che vogliamo vedere
- Scegliere il film da noleggiare.
Occorre avere il coraggio di esprimere i propri bisogni e le proprie aspettative, senza imporli né trasformarli in esigenze per l’altro.
E’ importante condividere i propri bisogni anzitutto con se stessi, giacchè siamo noi la persona più in grado di soddisfarli, e poi con gli altri, che non possono sempre indovinare tutto. E’ un modo di dire che esistiamo. Abbiamo dei bisogni, delle aspettative, dei desideri, delle attese e dei sogni. Esprimerli significa dar loro vita. Possiamo condividerli, ripristinando così tutta la loro legittimità.
Affermarsi significa anche:
- Accettarsi per quello che siamo nel rispetto dei nostri aspetti più complessi, in funzione delle nostre zone grigie
- Accettare la nostra identità, anche quello che sembra fare di noi una persona ai margini, anche se gli altri hanno difficoltà ad accettare la nostra differenza.
Infine affermarsi vuol dire:
- Sviluppare un’immagine positiva di noi stessi anche se, come tutti abbiamo le nostre debolezze, i nostri fallimenti, i nostri momenti di dubbio e di incertezza
- Concedersi il diritto di esistere
- Assumersi il rischio di vedere chi ci sta intorno cambiare atteggiamento di fronte a noi man mano che ci affermiamo.
Per affermarsi occorre essere pronti a rinunciare di piacere a tutti. Per compensare, iniziamo ad marci di più. Ci permettiamo di assaporare la nostra scalata al successo: ri-trovare noi stessi!
Affermarsi non è sempre facile. Possiamo iniziare da situazioni che giudichiamo meno importanti o meno rischiose, compiendo scelte che in seguito possono anche creare disturbo. Da principio ci affermiamo con goffaggine, talvolta abbandoniamo il nostro fazzoletto di territorio sconfinando in quello del vicino. Tuttavia, possiamo sempre ritirarci ed essere consapevoli che il fatto di affermarsi richiede molta pratica.
Ogni esercizio di affermazione genera risultati concreti e un beneficio che si propaga dentro di noi. Tocchiamo con mano il nostro potere personale e la capacità di esprimere i nostri bisogni. Questo ci trasmette soddisfazione, una forma di legittimità. Le nostre scelte diventano libere e consentite; insomma esercitiamo quello che è il libero arbitrio.
Imparando ad affermarci, forgiamo il nostro carattere e rafforziamo la nostra identità …..
(se ti va continua a seguirmi nel prossimo post …….)
12:04 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: dipendenza affettiva, affermazione, autostima, assertività, scelta, esse se stessi, ritrovarsi | OKNOtizie |
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venerdì, 02 settembre 2011
Ancora sull’autostima … stabile o instabile ??? (II parte)
Passiamo ora a considerare i due profili di una bassa stima di sé.
Bassa e Instabile => la stima di sé di queste persone è, nell’insieme, sensibile e reattiva agli eventi esterni, sia positivi che negativi. In seguito a successi o soddisfazioni passa regolarmente attraverso fasi in cui è più elevata del solito. Tuttavia questi progressi sono spesso labili, e il suo livello scende nuovamente poco dopo, quando sorgono altre difficoltà. Le persone che rientrano in questa categoria si sforzano di dare a se stessi e agli altri un’immagine di sé migliore di quanto non siano. Nell’esempio del post precedente relativo alla riunione di lavoro, si tratterebbe di un individuo che parla poco, che si presenta con modestia. Quando avanza una proposta lo fa con prudenza, spiando le reazioni degli altri. Se lo si contraddice, immediatamente si destabilizza e tende a non opporsi fermamente a un’opinione contraria alla sua. In ogni caso, se si sente accettato, può darsi che si rilassi e si spieghi meglio.
Bassa e Stabile => in questo caso la stima di sé è poco sensibile a quanto accade al di fuori, anche se si tratta di qualcosa di positivo. La persona sembra dedicare ogni sforzo a promuovere la propria immagine e la stima di sé, di cui accetta e subisce in qualche modo il livello basso. Nel nostro esempio, questo personaggio rischia di passare inosservato. Bisogna sollecitarlo a parlare, e se si rilassa di solito preferisce aderire alle opinioni che sono state enunciate prima di lui. Se si insiste perché si spieghi meglio, ben presto si ha l’impressione di tormentarlo. In questo caso può anche manifestare opinioni piuttosto negative.
Le persone a stima di sé bassa e instabile sono desiderosi di migliorare la propria condizione e il proprio stato d’animo, e agiscono di conseguenza. Esse sono molto più sensibili di quanto non lascino capire agli altri. Sono modeste in caso di successo e discrete nella sofferenza.
Quelli con stima di sé bassa e stabile, invece, sembrano “rassegnati”. Fanno pochi sforzi per valorizzarsi agli occhi degli altri.
Come nel caso dell’alta autostima, all’origine di una bassa stima di sé i genitori sembrano avere un ruolo importante. Negli individui che hanno una stima di sé bassa e instabile si individuano spesso:
- Mancanza di rafforzamento e incoraggiamento da parte dei genitori, malgrado molto spesso l’affetto sia sincero.
- Capacità limitate nel bambino oppure mancanza di popolarità presso gli altri bambini.
- Genitori iperprotettivi che hanno fatto ben poco per riconoscere al bambino il giusto valore.
Nelle persone a stima di sé bassa e stabile si trova lo stesso tipo di cause, di solito più accentuate. Tuttavia si può segnalare qualche differenza specifica:
- Eventi realmente accaduti che hanno provocato nel bambino la sensazione di non aver controllo del proprio ambiente, per esempio la morte o lo stato depressivo di uno dei genitori.
- Carenza affettive rilevanti.
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A questo punto vi propongo un esercizio conclusivo dei due post per saggiare la vostra autostima (e se volete quella di chi vi sta intorno) attraverso le reazioni di fronte a quattro situazioni chiave: successo, complimenti, fallimento, critiche.
Reazioni ai successi e complimenti:
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Tipo di stima di sé |
Reazione tipo come risposta al successo |
Reazione tipo come risposta ad un complimento |
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Stima di Sé “alta e stabile” |
“sono contenta mi fa piacere esserci riuscita” |
“Grazie molte” |
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Stima di Sé “alta e instabile” |
“Ve l’avevo detto, e questo è niente: aspettate e vedrete…” |
“Continui ..continui” |
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Stima di Sé “bassa e instabile” |
“e ora sarò all’altezza” |
“Oh, non è merito mio, sa …” |
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Stima di Sé “bassa e stabile” |
Si ammala gravemente una settimana dopo |
“lasci perdere non mi interessa” |
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Tipo di stima di sé |
Reazione tipo come risposta al fallimento |
Reazione tipo come risposta a una critica |
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Stima di Sé “alta e stabile” |
“questa volta non mi è andata bene” |
“Ah, è così. E perché me lo dice? |
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Stima di Sé “alta e instabile” |
“tanto per cominciare, lei se ne intende?” |
“E lei si è visto?” |
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Stima di Sé “bassa e instabile” |
“ho avuto dei problemi di preparazione, non ci sono riuscita” |
“ne è convinto?” |
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Stima di Sé “bassa e stabile” |
“è vero non valgo niente, non se n’era accorto?” |
“sì, più ancora di quanto lei non dica” |
E ora tocca a te ….
11:52 Scritto da: gabrella in Psicologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: autostima | OKNOtizie |
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giovedì, 01 settembre 2011
Ancora sull’autostima …. stabile o instabile??? (I parte)
“ chi come me ha una stima esagerata di se stesso, soffre altrettanto intensamente quando la vede minacciata” W.Boyd
Il livello di stima di sé (alta o bassa) non basta a spiegare l’insieme delle reazioni di un individuo. E’ necessario tenere conto anche della sua capacità di resistenza agli eventi della vita quotidiana, perché la stima di sé è soggetta a fluttuazioni.
Capita, in effetti, che certe persone diano l’impressione di non essere sicure di sé stesse come invece tentano di far credere. Si danno da fare per mettersi in buona luce, ricordando incessantemente le proprie doti e i propri successi; ma se sopraggiunge qualcosa che minaccia il bell’edificio che hanno innalzato, il loro comportamento cambia all’improvviso.
Vogliono avere l’ultima parola in tutte le situazioni, si mostrano eccessivamente suscettibili e sono preda di una rabbia violenta quando qualcuno li critica. Quelle stesse persone, che sembrano tanto forti rivelano, in quei momenti, un’estrema fragilità. Viene da pensare che tutti gli sforzi che facevano per convincerci del loro valore fossero, in realtà, tentativi di convincere se stessi …
Mettendo in relazione il livello e la stabilità della stima di sé si può stabilire una sorta di “classificazione” che consente di capire meglio determinate reazioni.
Guardiamo le reazioni che coinvolgono chi ha un’alta stima di sé:
Alta e Stabile => in questo caso le circostanze esteriori e gli eventi “normali” della vita hanno scarsa influenza sulla stima di sé della persona in questione, che non dedica dunque molto tempo né molte energie alla difesa o alla promozione della propria immagine. Per esempio durante una riunione di lavoro nel corso della quale si domanda a ciascuno dei partecipanti di spiegare agli altri la propria attività e di suggerire loro qualche idea per facilitare il lavoro in comune, la persona la cui stima di sé è alta e stabile cerca di convincere gli altri ad adottare il proprio punto di vista. Se qualcuno la contraddice, lo ascolta senza mostrarsi tesa e non cerca di destabilizzarlo quanto invece di convincerlo.
Alta e Instabile => per quanto elevata la stima di sé di questi individui può subire gravi scosse, soprattutto in contesti competitivi e destabilizzanti. Queste persone reagiscono con vigore alla critica che percepiscono come minaccia e fanno “autopromozione” vantando i propri successi e i propri pregi. Riprendendo l’esempio della riunione di lavoro, possiamo osservare che in tale situazione la persona la cui stima di sé è alta ma instabile cerca di mostrarsi sotto una luce favorevole, tendendo però a monopolizzare l’attenzione generale. Se poi qualcuno la contraddice, si fa prendere ben presto dall’irritazione e cerca di “dare scacco matto” all’interlocutore con una critica o una presa in giro aggressiva.
Questa classificazione mette in evidenza due profili molto diversi l’uno dall’altro. Da una parte, individui emotivamente stabili, che non si lasciano sconcertare facilmente dalle avversità e mantengono una certa coerenza d’intenti e di comportamento, sia in un contesto favorevole che in uno sfavorevole.
Dall’altra soggetti più vulnerabili, che tendono a sentirsi aggrediti e messi in discussione quando si trovano in contesti ostili o semplicemente critici.
In condizioni tranquille questi due profili non appaiono affatto diversi, ma il divario nasce e si accentua quando la situazione cambia: dover competere, sentirsi messi in discussione, mancare un obiettivo sono tutti test per verificare la stabilità della stima di sé.
Una stima di sé elevata e stabile è salda e resistente. La persona non mette in discussione nuovamente e continuamente il proprio valore. Può comunque accettare di non avere il controllo totale di una situazione senza sentirsi per questo inferiore o sminuita. Al contrario, una persona che abbia di sé una stima instabile, per quanto alta, si comporta come se tutte le sfide in cui si imbatte, dalla più piccola alla più grande, rappresentassero appuntamenti da non perdere con la propria immagine pubblica. Questo ovviamente la rende più vulnerabile.
Perché queste differenze? E’ possibile che la risposta si nasconda in certi atteggiamenti dei genitori. In effetti, nelle persone che hanno di se stesse un’opinione elevata ma instabile si notano spesso:
- Un divario eccessivo tra la sopravvalutazione del bambino da parte dei genitori , “tesoro, sei tu il più forte”, e le sue capacità effettive (il bambino si rende perfettamente conto di non essere il più forte), evidente questo nei risultati che ottiene in situazioni competitive.
- Genitori idealizzati e distanti, che si occupano bene di sé e male dei propri figli, perciò il bambino sente il bisogno di attirare la loro attenzione, di farsi valere, di mostrare i propri meriti per essere finalmente degno del loro interesse.
- Genitori, che a loro volta, hanno una stima di sé elevata ma instabile. Si tratta, in questo caso, di una trasmissione diretta del modello genitoriale che viene quindi imitato.
- Genitori che non si interessano del proprio bambino se non in funzione delle sue capacità
Quanto alle persone la cui stima di sé è alta e stabile, si osserva che frequentemente hanno avuto:
- Genitori con le medesime caratteristiche di stima di sé elevata e stabile, che regolarmente offrono dunque al bambino l’occasione di vedere come si possa rispondere con calma ad una critica o come guadagnarsi la stima degli altri senza doversi far valere continuamente
- Genitori preoccupati di dare il giusto valore al proprio bambino, a seconda delle sue capacità o delle sue possibilità effettive.
- Genitori vicini e disponibili, che non mettono il bambino in condizioni di dover fare chissà cosa per ottenere la loro attenzione.
…… se ti ha interessato il post seguimi …. continua domani con gli altri due profili ….
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lunedì, 25 luglio 2011
Sempre parlando di autostima … Mr. Infelice, Mr. Figo e Mr. OK
“Il compito principale nella via di ognuno è dare alla luce se stesso …” Eric Fromm
A volte stento a credere che l’unica luce che illumina la vita di alcune persone sia quella all’interno del loro frigorifero. Cibo come surrogato di emozioni positive. A volte alcol o droghe, abbiamo sotto gli occhi l’ultima vittima di questa miscela esplosiva Amy Winehouse, E poi Grandi Fratelli e Isole Famose. Shopping, possibilmente di firme, marche, sinonimo di status, riconoscimenti e approvazione.
Conosci persone che non hanno una buona opinione di sé? Che credono di essere inferiori agli altri, che pensano di non essere quasi mai all’altezza della situazione, che si nascondono fino quasi a sparire? Hai presente Fantozzi? Ecco l’esempio estremo di chi ha una bassa autostima.
Le ripercussioni possono essere molteplici: fuggire dal confronto con gli altri perché ci si sente inferiori, nascondere e non manifestare le proprie opinioni, mentire, non condividere informazioni, non dire mai di “no”. In breve: accumulare disagio.
Come vivrà chi evita di farsi notare per fuggire da commenti, critiche, lodi rimproveri? Da che tipo di persone verrà circondato? Quanto sarà in grado di influenzare il suo ambiente?
Mr.Infelice crede di non valere abbastanza, non ha fiducia nelle proprie capacità, si svaluta e non si riconosce meriti, costruisce un vortice di continui paragoni rispetto agli altri da cui esce puntualmente sconfitto. “Sono piccolo e nero”; “gli altri sono meglio di me, qualunque cosa faccia o dica!”; “Sono un incapace”; “Conto meno di zero”; “Non riesco a fare nulla di buono”; “Non ho tempo per me”; “Come vorrei essere qualcun altro”.
Così costruire relazioni con gli altri può trasformarsi in una guerra i cui ci si deve preparare , armare, allenare. Ne deriva spesso una vita sociale molto superficiale: gli altri non meritano di stare con lui o lei, perché lui o lei è convinto/a di non essere piacevole, divertente, interessante, intelligente o altre balle del genere. E questa convinzione- una profezia che si auto avvera – spinge a non manifestare piacevolezza, divertimento, interesse, intelligenza: di conseguenza l’ambiente si convincerà che Mr. Infelice non sia una persona con cui uscire, chiacchierare, condividere del tempo …. Riesci a capire la perversità di tutto questo????
“ Se non credi in te stesso, scordati che qualcuno lo faccia per te ..” K. Bryant
“Non lo merito”:; “Non valgo abbastanza”; “Non sono capace”; “Perché io?”; “E poi se non ce la faccio?”; “E se sbaglio?”: queste parole , che evidentemente non offrono alcuna soluzione ma solo problemi, forgiano e modellano il mondo di Mr. Infelice, lo circondano e lo stringono come una ragnatela fino a privarlo della speranza di poter fare qualcosa di diverso, uscendo dalla tela stessa. “Ho paura di essere ferito e giudicato, di non soddisfare le aspettative, di fare una brutta figura o al contrario di dover sostenere una prova, di avere gli occhi puntati su di me”. Le paure non sono vissute come sfide, opportunità, momenti di curiosità, ma solo come limiti, ostacoli, problemi.
Mr. Infelice ha un fratello apparentemente molto diverso, ma nato e cresciuto nella stessa famiglia: quella del non sentirsi amato “a prescindere”.
Mr.Figo infatti, pur non interagendo con se stesso e con gli altri in modo sano adotta comportamenti e strategie speculari rispetto alla passività del fratello. Egli usa varie forme di aggressività.
E’ il caso di tutti quelli che si sentono migliori, superiori, rispetto agli altri. Quanti palloni gonfiati si vedono in giro, che si atteggiano, si lodano, si sbrodolano, perdendo in credibilità?
Anche un’autostima eccessivamente alta è un problema che porta a relazioni difficili con l’esterno e con se stessi.
Mr. Figo dunque è aggressivo, presuntuoso, alza spesso la voce, si arrabbia, vuole avere sempre ragione, senza ascoltare niente e nessuno. Non ammette di poter sbagliare, mostra quanto sia bello o bravo o capace e da tempo il suo vocabolario è privo di “scusa” o “mi dispiace” o “hai ragione”.
Come sarà percepito Mr. Figo dagli altri se evita il confronto con loro, ponendosi su un piedistallo o svalutando le loro opinioni, il loro lavoro, le loro richieste? Cosa nasconde, di cosa ha paura?
L’autostima riguarda la nostra convinzione sul nostro valore, ovvero quanto crediamo in noi stessi. Così come camminando sulla spiaggia lasciamo delle impronte che testimoniano il nostro passaggio, allo stesso modo l’amore e la stima che nutriamo per noi stessi influenzano quello che pensiamo e facciamo ogni giorno.
Pensa ad un albicocca; dentro ha un nocciolo duro ma fuori è morbida . In altri termini: quando sei “sicura” dentro, fuori puoi essere morbida. Ma quando dentro non hai reale sicurezza e stima di te, all’esterno i tuoi comportamenti tenderanno o a difenderti in maniera spropositata dal mondo (Mr. Infelice) o ad aggredirlo (Mr. Figo). Essi sono i comportamenti di attacco o difesa che servono a rinforzare in modo fittizio e temporaneo il proprio nocciolo duro.
Una sana autostima è la conquista più importante per ognuno di noi; tutto è subordinato ad essa ed essa è strumentale a tutto: obiettivi, risultati, relazioni. In una sola parola: felicità!
Ed ecco che sale sul palcoscenico “Mr.OK”. Mr. OK ha una convinzione dominante: “io sono OK e anche gli altri sono OK”; egli rappresenta la giusta via di mezzo tra Mr. Infelice che rinuncia a se stesso e Mr. Figo che impone se stesso. Si batte per le proprie idee senza per questo soffocare quelle degli altri.
Andare verso una sana autostima significa sviluppare chiarezza, consapevolezza e coerenza su chi si è come persone (identità) e sul proprio “scopo” su questa terra; su cosa sia maggiormente importante nella vita (valori), sulle proprie convinzioni più importanti (credenze), su quali siano i propri talenti, le proprie capacità e le proprie passioni.
17:55 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: autostima, amore per sè, identità, consapevolezza | OKNOtizie |
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mercoledì, 13 luglio 2011
Sottomissione e dipendenza ...
Comunque sia stata la tua infanzia, qualunque siano la tua storia e le tue capacità, se lavori in una società molto gerarchizzata, che funziona sull'attribuzione di un giudizio di rendimenti sui dipendenti, con un capo molto presente, avrai certamente meno fiducia in te che se avessi la fortuna di lavorare in un'impresa a carattere cooperativo, attenta ai problemi dei dipendenti.
Quando vediamo riconosciuti i nostri meriti, ci sentiamo ascoltati e valorizzati, la nostra autostima tende ad aumentare. Se invece dobbiamo soltanto ubbidire agli ordini, conformandoci alle direttive, se ci sentiamo repressi, se gli obiettivi del nostro lavoro sono decisi da altri, la nostra autostima si sgretola rapidamente. Ma tutto questo non avviene a caso: infatti è proprio con questa strategia che i capi mantengono la loro autorità.
La mancanza di autostima è proporzionale all'assenza di potere sulla propria persona.
Lavorare in un'impresa che umilia i dipendenti, vivere accanto ad un marito che ti disprezza, oppure accanto a genitori che ti offendono e ti minacciano, distrugge l'autostima anche se una persona è solida ed equilibrata. In questi casi è necessario fare appello a tutta la propria forza d'animo e uscire prima possibile da quella situazione.
Spesso vengono da me persone che mi chiedono di aiutarle a trovare la forza di sopravvivere in una condizione familiare o lavorativa insopportabile. Non vorrebbero andarsene, anche se si sentono oppressi e ne soffrono, perchè sono convinti che la responsabilità sia la loro. È un pò come camminare con scarpe troppo strette. A un certo punto dobbiamo assolutamente dirci: " mi sono sbagliata, queste scarpe che ho comprato non sono della mia misura, me le tolgo e ne indosso altre", decisamente meglio che tentare ogni tipo di pomata o di calmare per soffrire meno.
La mancanza di autostima, quindi, non è una caratteristica innata di una persona, ma una conseguenza, una reazione a un ambiente o una situazione specifica.
Che una persona sia dipendente da una donna, da un uomo, dalla sigaretta o dall'alcol: è. La dipendenza stessa a imprigionarla nella mancanza di autostima. Da un alto essa genera una forma di sicurezza, ma dall'altra indica una certa fragilità e vulnerabilità.
Se la nostra disinvoltura dipende da un bicchiere di vino, il nostro atteggiamento spigliato da una sigaretta, la nostra calma da una compressa di ansiolitico, significa che non siamo perfettamente a nostro agio con noi stessi e ne siamo consapevoli, anche se riusciamo a ingannare chi ci sta accanto.
La dipendenza forse è nata proprio dalla mancanza di autostima. Abbiamo scoperto che, mangiando una tavoletta di cioccolato o accendendo una sigaretta, riusciamo a tenere sotto controllo emozioni troppo forti. Ma la dipendenza finisce per rendere schiavi e può essere pericolosa: se per caso un giorno viene a mancare quell'appoggio esterno,sopraggiunge il panico, il crollo ...
La dipendenza ci mostra, giorno dopo giorno, un'immagine sempre più svilita di noi stessi. E la situazione peggiora, ovviamente, quando la persona cui siamo fortemente vincolati ci umilia, ci disprezza, ci fa sentire "inferiori".
Poiché manco di autostima, a chi affido il potere?
Quando acquisto potere sull’altro, in che modo la sua dipendenza mi rassicura?
Ampliando il discorso ricordiamo che la sottomissione, la mancanza di autostima di una parte della popolazione ha permesso al modello gerarchico di durare nel tempo.
Oggi cerchiamo di uscire da quella struttura piramidale che limita la creatività e rende utopica la nostra speranza di democrazia.
Per esempio, per restituire autostima a ogni persona seduta intorno ad un tavolo per uno stage di gruppo, non basta far fare individualmente un lavoro psicologico: è necessario anche modificare la conformazione del gruppo e le regole di funzionamento.
Sempre più imprese abbandonano il modello gerarchico tradizionale, e anche se le “alte sfere” hanno molte difficoltà a rinunciare alle loro prerogative e ai vantaggi acquisiti, la rivoluzione è in corso.
Internet, in particolare, ci introduce a una nuova forma di intelligenza collettiva non piramidale.
Molte persone ritrovano l’autostima grazie al computer. Navigando nella rete, non vengono mai giudicate o rimproverate, possono arricchire autonomamente la loro cultura, partecipare a forum di discussione. Il loro parere è preso in considerazione come quello di chiunque altro. Possono anche condividere le loro conoscenze, e persino collaborare all’enciclopedia libera universale, Wikipedia.
Su Internet niente più esasperate formule di cortesia, che miravano al rispetto della gerarchia sociale: sul web hanno tutti pari dignità.
L’autostima dà autonomia e l’autonomia dà autostima.
Oggi la sfida è questa: fare coesistere autonomia e rispetto dell’altro ……
E tu cosa pensi di tutto questo???? Ti va di lasciare un tuo commento????
liberamente tratto da:
Isabelle Filliozat
"Fidati di te"
Ed.Piemme
10:25 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: sottomissione, dipendenza, autonomia, autostima, internet, rispetto per gli altri | OKNOtizie |
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lunedì, 11 luglio 2011
Sicurezza di base ...
Chiudi gli occhi e fai silenzio dentro di te. Respira. Come ti senti? E' piacevole? Respira facendo penetrare l' aria fino al bacino. Entra dentro te stesso, nella zona che va dall'osso sacro al coccige. Sei in grado di restare un'ora in silenzio a casa tua o altrove senza sentire la tentazione di accendere la televisione, radio, computer, di immergesti nella lettura di un giornale o di telefonare ad un'amica?
Stai bene in compagnia di te stessa? Senti di avere il tuo posto su questa terra? Hai fiducia nella vita?
La sicurezza interiore e' la sensazione di essere a proprio agio all'interno di se stessi, comodamente appoggiati alla base, alla colonna vertebrale, all'osso sacro. E' una sensazione molto fisica, un'esperienza corporea elaborata durante il periodo di stretto contatto con i genitori. Non e' legata soltanto ai loro messaggi verbali, anche se i " ti voglio tanto bene" la confortano.
Essa si nutre di carezze, di sguardi, di amore illimitato, di tenerezza e di baci, in breve, di intimità.
Genera una certa tranquillità di fronte alle situazione difficili, permette di godere della solitudine senza sentirsi isolata, di far fronte alle prove della vita senza grandi sconvolgimenti , da' la certezza di avere un posto su questa terra, la sensazione di essere ben salda e protetta.
Abbiamo interiorizzato la sensazione di protezione fornitaci dai nostri genitori quando eravamo molto piccoli.
Il bambino molto piccolo non possiede automaticamente autostima, in lui la fiducia si genera attraverso la relazione con gli altri, al concepimento fino al primo anno di vita. Se l'esperienza del periodo trascorso con i genitori e' stata piacevole, si costituirà in lui una fiducia naturale, una fiducia di base.
Ma può aver anche vissuto esperienze spiacevoli. Non siamo completamente al sicuro neppure nel ventre materno.
Sono accettata? Ho il mio posto in mezzo agli altri? Queste sono le domande a cui il bambino trova una risposta in quel periodo di assoluta dipendenza.
Nostro figlio arricchisce la sua fiducia di base a contatto con noi, nutrendosi della nostra sicurezza personale e della protezione fisica e affettiva che siamo capaci di offrirgli. Il nostro amore, l’accettazione totale della sua persona, sono senza dubbio essenziali, ma non sufficienti. Un bambino molto piccolo che piange da solo in camera sua, dopo otto minuti è nel terrore più completo. Tenerlo in braccio, dormirci insieme, allattarlo: tutto quello che favorisce il contatto fisico incrementa la fiducia di base.
Ci sono tuttavia diversi tipi di contatto: il “contatto tranquillizzante” offre sicurezza ottimale, nel rispetto dello spazio del bambino. Un neonato, l’osso sacro sostenuto saldamente dalla mano di un genitore, tiene la schiena, il collo e la testa ben dritti e spalanca gli occhi sul mondo. La sensazione provata durante quel contatto gli permette di aprirsi senza paura.
Chi non ha avuto un sufficiente e autentico contatto fisico con i genitori, chi non ha potuto interiorizzare un'adeguata sicurezza, sente il bisogno di essere sempre in compagnia di qualcuno. Non riesce ad affrontare un momento di solitudine , e' dipendente dal telefono. Televisione e radio sono sempre accesi per produrre un rumore di fondo, ha paura del silenzio, del vuoto. Ha scelto di dipendere dagli altri, oppure da un "oggetto di transizione" come le sigarette., l'alcol, il lavoro, la droga, i vestiti, il cibo, i soldi, il potere, il sesso.
Alcuni cercano la sicurezza di un impiego, la stabilita' finanziaria, un legame sentimentale duraturo, che tentano di difendere con il vincolo del matrimonio.
Ma "sicurezza" va poco d'accordo con "libertà ", ancora meno con "intimità ". Queste persone preferiscono le abitudini all'avventura, si aggrappano alle proprie convinzioni, tendono al conformismo, se non addirittura all'estremismo e alle sue certezze assolute. Cercano la sicurezza quando quello che non hanno e' l'intimita. Purtroppo e' una ricerca drammatica e mai appagata, perché sbagliano obiettivo.
La fiducia di base non si trova nella cioccolata, ancora meno nel sesso e nel denaro, anche se talvolta cerchiamo di recuperarla con questi mezzi. Si ricostituisce nel legame con gli altri. Abbiamo bisogno di interiorizzare esperienze di una relazione positiva, per poi elaborarla. E' impossibile trovare da soli la sicurezza interna.
Ecco quindi, come un percorso di Counseling in cui il cliente viene accolto senza giudizio e ascoltato può costituire quella base sicura entro cui ri-tessere la sua fiducia.
Anche la regolarità delle sedute, l'attenzione totale del counselor sono elementi che trasmettono al cliente la sensazione di avere il suo posto nel mondo. In quello spazio definito da regole chiare, si può sentire accettato, riconosciuto, ascoltato e in questo modo ricostituire la sua sicurezza di base.
E' il bambino che e' in noi che ha bisogno di ricostituire la sua sicurezza. L' adulto che siamo diventati può andargli incontro....
Di seguito alcuni suggerimenti che possono aiutarti a ri-contattare il tuo bambino restituendogli la sua fiducia di base:
- Impara di nuovo a respirare. Inspira profondamente, visualizzando l'aria che penetra lungo la tua colonna vertebrale, fino all'osso sacro. Per aiutarti, metti la mano sull'osso sacro, inspira nella mano. Espira con la bocca aperta senza soffiare, lascia solo che l'aria esca dal tuo corpo.
- Siediti di fronte a te stessa, in silenzio, dieci minuti al giorno.
- Vai incontro al bambino che è dentro di te. Tu l'adulto, ascolta mentalmente quel bambino che eri e concedigli l'attenzione e l'amore di cui ha bisogno. Sussurragli questi importanti messaggi : "ti voglio bene" "esisti per me, per me sei molto importante".
- E soprattutto ascoltalo quando si confida con te. Lascia che i ricordi riaffiorino e sii l'adulto di cui avresti avuto bisogno nella tua infanzia.
- Spesso, durante il giorno coccola mentalmente il bambini che è in te. Trasmettigli tenerezza, senza usare parole.
- Compra qualche cuscino e anche un peluche un "oggetto di transizione" che forse ti è mancato quando eri piccolo. Un peluche è dolce, è tenero, e in lui si può proiettare l'immagine del bambini che eravamo.
- Cammina in campagna, sulla spiaggia , in montagna ... Guarda la natura intorno a te ... La bellezza di un luogo risveglia in noi un senso di appartenenza, che può anche aiutare a ricostruire il sentimento di sicurezza interiore.
- Fatti massaggiare, un massaggio dolce, apprezzando il tocco delle mani che accarezzano il tuo corpo: nulla sostituisce le mani di un altro essere umano per disegnare i contorni del nostro involucro corporeo. Abbiamo molto più bisogno di contatto fisico di quanto osiamo pensare.
tratto da:
Isabelle Fillozat
"Fdati di te"
ed.Piemme
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sabato, 09 luglio 2011
Paralisi e "gambe di legno" ..
Un post che mi è stato suggerito da tanti clienti che vengono da me con atteggiamenti “rinunciatari” di partenza, “convinti” che la resa sia la sola soluzione, perchè loro "sono fatti così" ...
“Sono sicura che mi respingeranno. E’ la prima volta che ci provo, ma sono sicuro che non ce la farò. Non è una cosa per me” . Quante volte ci capita di pronunciare frasi di questo genere. Quando la paura prende il sopravvento, la ragione è totalmente impotente.
Tuttavia nella nostra esperienza non ci sono soltanto ricordi di insuccessi! L’idea di quell’ineluttabile fallimento è pura supposizione, ma nonostante noi non abbiamo nessuna prova, continuiamo ad esserne convinti.
Impossibile misurarsi con gli altri a tennis, impossibile invitare un bel ragazzo a bere un caffè, impossibile lasciare un impiego insoddisfacente, impossibile avere il coraggio di realizzare quasi tutto quello che ci farebbe piacere. La mancanza di autostima limita le ambizioni e i desideri, pone ostacoli alle relazioni, alla carriera, all’amore …
Chi manca di autostima ha paura di non farcela, ma anche, paradossalmente, di farcela, perché questo rimetterebbe in discussione le sue opinioni infondate, a cui è così affezionato. Anche perché, grazie ad esse, è sopravissuto fino a quel momento senza troppe sofferenze. Infatti, a ben vedere, la mancanza di autostima porta con sé dei grandi vantaggi inconsci: giustifica la passività, ci permette di confermare l’immagine negativa che abbiamo di noi stessi e degli altri, ci impedisce di sentire le nostre vere sofferenze.
Molte persone fantasticano tutta la vita su un mestiere in cui sarebbero pienamente realizzate, ma senza muoversi da un ufficio in cui si annoiano a morte, correndo il rischio di deprimersi e di dover ricorrere ad antidepressivi e sonniferi. Un lavoro più gratificante? “Non fa per me” oppure: “Non ne sono capace”. I loro preconcetti sono talmente radicati che non pensano neppure a rimetterli in discussione.
Il gioco della “gamba di legno”, descritto da Eric Berne, il padre dell’analisi transazionale, consiste nel prendere a pretesto un handicap fisico per nascondere le vere ragioni della nostra passività e delle nostre paure. “Non posso andare a ballare, ho una gamba di legno”.
La tesi di questo gioco è: “che cosa pretendete da uno che ha una gamba di legno?” Messa la cosa in questi termini, tutto quello che si può pretendere da un tizio con una gamba di legno è che si limiti a manovrare la sedia a rotelle. In realtà anche se non avesse una gamba di legno, a ballare non ci andrebbe comunque: ha paura di esporsi, di stare in mezzo alla gente, della vicinanza fisica. Ma non è facile ammettere i propri timori. La scusa della gamba di legno esime chiunque se ne serva da ogni responsabilità:” Non è che non voglio: non posso!”.
Alcuni chiamano in causa la genetica sono “nati così”. E’ talmente difficile distinguere l’innato da ciò che si è acquisito nel corso dell’esistenza che il problema non sarà mai risolto. Tendiamo a giustificare la nostra mancanza di disinvoltura esibendo un etichetta: “Non ho autostima”, come se si trattasse di una carenza irreparabile della nostra personalità. “Se non riesco a farmi strada la colpa è della mia storia”. Facciamo appello ai traumi dell’infanzia, come se il presente, le condizioni esterne, l’ambiente in cui viviamo non avessero la loro importanza. Invece, le cause della perdita dell’autostima sono molteplici e complesse.
Confessiamolo: dichiarare apertamente di non aver fiducia in se stessi è una comodissima “gamba di legno”. Dietro questo argomento schiacciante nascondiamo le nostre paure, le nostre frustrazioni e, talvolta la nostra rabbia.
Quanti cambiamenti giuriamo di fare quando … non avremo più una gamba di legno! Ma guardiamo in faccia la verità. Dire: “Non ho abbastanza autostima, mi manca il coraggio di lasciare mio marito” in realtà significa: “Ho paura di restare da sola”; “Non ho voglia di rinunciare allo stile di vita che mi posso permettere stando insieme a lui”; oppure: “Non voglio dare ragione ai miei genitori, che avevano predetto che non era l’uomo per me”.
Ma sarebbero verità poco dignitose. E’ molto più comodo invece, anche se immiserisce la nostra immagine, lasciar pensare che è soltanto la mancanza di autostima a mantenerci in questa situazione tanto insoddisfacente. Assumendo un atteggiamento vittimistico cerchiamo la compassione degli altri, evitando che ci giudichino. Purtroppo, a forza di raccontar frottole, finisce che ci crediamo anche noi!
Usata per giustificarci, per rendere più accettabile la nostra inerzia, la mancanza di autostima diventa un rifugio, una scusa dietro cui nascondersi per sfuggire alle nostre responsabilità.
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lunedì, 20 giugno 2011
Sull’accettazione di sé e la pro-attività …
“ Il rispetto di sé è la convinzione
del proprio valore “ N.Branden
Accettare non significa essere d’accordo. Significa ricevere di buon grado, ammettere, approvare, ma anche sopportare serenamente. Sto parlando di accettare noi stessi. Accettarsi è costitutivo della convinzione di essere degni di felicità. E’ parte integrante , fondamentale dell’autostima,. Possiamo essere disponibili a cogliere il nostro Vero Sé, se riconosciamo e accettiamo le nostre luci e le nostre ombre, se riusciamo anche a riconoscere il nostro Falso Sé.
Quando amiamo veramente una persona, l’amiamo nella sua interezza. Gli amori che falliscono e diventano tragedie di odio sono quelli in cui si vuole cambiare l’altra persona, recidergli i difetti come arti in cancrena o nemici da abbattere. Abbiamo bisogno di sentire, vedere , avere consapevolezza anche dei sentimenti, delle emozioni, persino dei pensieri che una parte di me vorrebbe cacciare dalla coscienza, ma che pure sono presenti. L’accettazione di Sé fondata sul ri-conoscersi è la condizione necessaria per cambiare, correggersi, auto superarsi, crescere.
Molti di noi si vergognano dei sentimenti che provano. Invece di essere felici di incontrare la persona che amano , entrano in una situazione di imbarazzo. E’ come se si avesse paura che quel sentimento possa venire fuori. Provano un senso di inadeguatezza e timore. Si sentono vulnerabili e si detestano nel provare questo disagio.
Accettarsi non significa giustificarsi quando sappiamo di avere sbagliato; non significa assolvere completamente la nostra condotta. Significa prenderne atto. Prendere atto dei pensieri negativi oltre che di quelli positivi, di ciò che sento senza giudicarmi a priori o negare di provare quei sentimenti. Non c’è nulla dentro di noi che non ci appartiene, che non è autentico. Il nostro sé è autentico sempre anche quando dice bugie.
Prendere atto di chi siamo non vuol dire diventare indulgenti, significa predisporsi a costruire il vero Sé. Amare noi stessi comunque, in modo incondizionato, accettarsi e prendere atto di chi siamo non mette in discussione ma agevola la nostra capacità di imparare, di migliorare, di diventare più felici.
Sentire la propria tensione all’autorealizzazione e accettarsi come esseri umani significa rispettarsi.
Sentirsi, accettarsi, rispettarsi significa nutrire la convinzione base dell’autostima, ovvero che la nostra vita e il nostro benessere valgono la pena di essere sostenuti, protetti e perseguiti.
Lo scopo più importante della nostra vita è la felicità e il bene che deriva dalla nostra realizzazione personale. Essere convinti di questo significa schierarsi dalla propria parte come una mamma sta dalla parte del bambino. Si tratta di darsi un valore autentico e fondato. Significa amarsi, essersi amici, mostrarsi rigorosi ma anche comprensivi. Amarsi in tutti gli aspetti significa ricercare attraverso il proprio volersi bene anche la propria specifica e magnifica unicità.
La base della scarsa autostima è la paura. E la paura genera solo il bisogno di sicurezza non certo la spinta creativa.
La paura genera reazione, l’amore per sé genera pro-attività. La reazione è sempre una forma di fuga. Si reagisce agendo senza pensare. Ci costringe a prendere atto che non abbiamo scelta. Fuggiamo e attacchiamo senza darci la possibilità di riflettere. Qualunque stimolo interno (sensazione, emozione, sentimento) o esterno (pericoli, minacce, opportunità, vantaggi) genera un’ azione, che non è scelta ma intuita e praticata.
Dice Covey : “finché una persona non riesce a dire con convinzione profonda e con onestà: “Io sono quello che sono oggi a causa delle scelte che ho fatto ieri”, non può nemmeno dire: “Adesso scelgo altrimenti”»
La proattività è una conquista che matura di giorno in giorno, partendo dai piccoli eventi per arrivare alle grandi cose, proprio come nel caso di un campione di una disciplina sportiva che si allena assiduamente, a livello fisico e mentale, sui dettagli della tecnica di esecuzione del suo esercizio allo scopo di perfezionare il gesto atletico durante le competizioni. L’atleta proietta nel futuro le sue azioni e si vede vincente, si immedesima nel successo; la persona proattiva, parimenti, deve credere fermamente in tutto ciò che fa, coerentemente con i suoi valori, obiettivi e modelli mentali, e deve saper imparare con rapidità dai propri errori, per dominare e vincere.
La pro-attività ci permette di sospendere le azioni che derivano da stimoli interni ed esterni e di pensare, elaborare, creare, decidere tutta una serie di potenziali azioni, risposte, agiti.
La potenzialità di base esistenziale è l’autorealizzazione, mentre la pro-attività, che concerne il nostro afflato creativo, è una potenzialità operativa di base. Sono istinti e anche bisogni da esprimere. Sono propri di ogni individuo in quanto appartenente alla specie umana.
Ma come ogni cosa umana sono oggetto di scelta e di cura, così come possibili oggetti di rinuncia, distruzione, auto privazione. Contesti e relazioni possono alimentarle, svilupparle, renderle esistenze e attività concrete, oppure possono impedirle, disprezzarle o reprimerle.
In ultima analisi possiamo dire che l’autorealizzazione e la pro-attività sono sempre scelte che incontrano nell’ambiente vincoli e opportunità.
Per essere tali devono essere in primo luogo coscienti e dunque attività concrete. Dal regno delle potenzialità devono arrivare al regno della realtà operativa ed esistenziale concreta.
L'opinione che abbiamo di noi stessi dipende dai nostri pensieri. Liberarsi dai propri schemi mentali negativi significa cambiare il corso della propria vita. E’ quindi fondamentale imparare a rispondere ai problemi e agli stimoli in modo proattivo, trasformandoli affinché diventino di aiuto e non di ostacolo per creare la vita che desideriamo.
16:19 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: accettazione di sè, amore per sè, autostima, autorealizzazione, reazione, proattività, scelta | OKNOtizie |
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martedì, 17 maggio 2011
Prendersi cura di sè ....
Prendersi cura di sé è una strada sicura verso la gioia di vivere.
Più solennemente affermo che il modo in cui una persona si prende cura di sé testimonia la stima che ha nei confronti di se stessa.
Certe persone credono che prendersi cura di sé soprattutto significhi fare un bagno caldo con una bella musica ed una candela profumata.
Effettivamente è piacevole , quando si amano la musica soft e le candele e se si preferisce il bagno alla doccia. Ma a mio avviso prendersi cura di sé significa prendersi cura di tutto il proprio essere.
L’essere è composto da tre dimensioni più una tutte ugualmente importanti (almeno sicuramente le prime tre, la quarta a volte per molti può essere un optional….) => la Testa, il Corpo, il Cuore e l’Anima. In quale ordine di importanza, si chiederanno alcuni? Diciamo che è un po’ come la teoria dei vasi comunicanti, tutte sono strettamente interconnesse fra loro.
Mi spiego:
- Se non ci prendiamo cura del Corpo, rischiamo di ammalarci o di esaurirci fisicamente
- Se non ci prendiamo cura della Testa, presto o tardi faremo le peggiori sciocchezze che avremmo potuto evitare con un minimo di buonsenso e di distacco e potrebbe andarci di mezzo il Corpo
- Se non ascoltiamo il Cuore, rischiamo l’esaurimento affettivo con conseguente sofferenza di Testa e di Corpo
- E infine se non ascoltiamo l’Anima l’esistenza ci sembrerà vuota e priva di senso con il risultato di mettere in crisi tutte le altre parti.
Non è facile, direte voi? E’ una questione di pratica e di abitudine. La tecnica consiste nell’interrogare ogni giorno queste dimensioni e verificare la loro rispettiva soddisfazione,.
Se ascoltiamo il corpo, ci dirà se ha l’energia per continuare o se ha bisogno di riposo, di stimoli o di altre cose.
Se ascoltiamo il cuore, ci dirà se è contento e valuterà il nostro grado di piacere.
Se ascoltiamo la testa, ci indicherà, come un radar, il grado di coesione della nostra vita nel suo insieme.
Se ascoltiamo l’anima, ci dirà se soffre o se si sente realizzata.
Spetta a noi tener conto di questi messaggi e reagire in modo adeguato. In fondo, cosa c’è di più importante nella vita che rispondere alle esigenze del propri essere? E ATTENZIONE , niente paura a diventare egoisti; paradossalmente, più ci prenderemo cura di noi, più saremo aperti verso gli altri, verso le loro esigenze, e più saremo capaci di contribuire alla creazione del resto del mondo.
Accade spesso che le persone non facciano niente per prendersi cura di sé, perché non sanno come fare. Usano ripetutamente sistemi non efficaci per risolvere il loro problema; in questo modo finiscono per sentirsi scoraggiati e buttano la spugna seguendo la corrente della sopravvivenza.
Prendersi cura di sé è un concetto molto ampio che include prendersi cura della propria identità, della propria integrità, della propria intimità, del proprio mondo emotivo, affettivo, intellettuale, del proprio ambiente fisico e di tutti gli aspetti che compongono la propria vita ed esprimono la persona che si è.
Mangiare ciò che ci fa bene, concedersi le ore di sonno di cui si ha bisogno, indossare i vestiti in cui ci si sente a proprio agio, prendersi cura del proprio corpo, significa soddisfare le proprie esigenze di igiene di vita e di equilibrio. Sono tutti mezzi per prendersi cura di sé.
Concedersi il diritto di essere se stessi, soddisfare i propri bisogni affettivi, fare un lavoro che offra piacere, motivazione, valorizzazione, sono tutti modi per prendersi cura di sé.
Uscire da una relazione in cui ci si sente giudicati, dire a qualcuno che i suoi atteggiamenti ci feriscono, allontanarsi da certe persone, sono tutti modi per prendersi cura di sé.
Prendersi cura di sé non significa seguire i propri impulsi sconsideratamente, significa riflettere, riconoscere le proprie esigenze, i propri bisogni e soddisfarli adeguatamente.
Dopo avere stabilito un tale rapporto con se stessi, vedrete che non sarà mai stato così bello farsi un bagno !!!
Non ci si può prendere veramente cura di sé quando si ha poca autostima. Più un individuo ha stima di sé, più saprà prendersi cura di se stesso, e più darà valore ai propri sentimenti, ai propri giudizi e al proprio modo di vedere la vita. La mancanza di autostima rappresenta la morte della propria identità, una morte che si infligge ad una parte di sé.
Lo sviluppo dell’autostima passa attraverso lo sguardo che gli altri hanno posato su di noi. Essere amati, considerati, riconosciuti e coccolati da bambini sembra essere una condizione inevitabile per una buona autostima.
Eppure molti bambini hanno ricevuto la misura cosiddetta “normale” di ciò che genitori “normali” potevano dare loro in termini di amore, e si sono ritrovati senza autostima. Altri bambini sono stati abbandonati, rifiutati, abusati e tuttavia si sono ritrovati in età adulta con una forte autostima, acquisita a forza di lottare per la sopravvivenza.
Ecco perché, che da bambini siate stati amati o no, desiderati o no, riconosciuti o no, evitate di stare con lo sguardo sempre rivolto al passato. Impegnatevi a sviluppare la vostra autostima con la piena coscienza di voi stessi come siete oggi, ascoltando i bisogni che cercate di soddisfare in questo momento.
Soddisfare i bisogni del proprio corpo, del proprio cuore, della propria testa e della propria anima sono tutti segni di una grande autostima.
Ricordate, solo noi possiamo fare il meglio per noi stessi!!!
16:46 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cura di sè, amarsi, autostima, cuore, testa, corpo, anima | OKNOtizie |
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