martedì, 01 maggio 2012
" Sono qui e ti Ascolto ...."
Viviamo in una società che si autodefinisce come “società della comunicazione”, ma paradossalmente uno degli aspetti più in crisi è proprio la comunicazione.
Oggi tutti possono comunicare in qualunque momento, ovunque si trovino, con qualsiasi luogo del mondo e con chiunque, in pochissimi istanti e per tutto il tempo che si vuole, a bassissimo costo. Ma questo straordinario aumento quantitativo si è accompagnato ad una grave compromissione del livello qualitativo: il risultato è una comunicazione alienata e alienante.
Ormai la maggior parte della comunicazione è costituita da rapporti tramite telefono, TV e computer con sms, e-mail, chat, face book, ecc. E se da un lato tutto ciò favorisce la trasmissione di alcuni messaggi , dall’altra si pone come barriera per una comunicazione completa, naturale e profonda.
Tuttavia anche le comunicazioni dal vivo sono gravemente compromesse. Basta assistere al colloquio tra due persone qualunque o ad uno dei tanti dibattiti televisivi.
La comunicazione, per essere veramente tale, dovrebbe essere soprattutto fatta di “ascolto attivo”. E non c’è cosa più difficile di trovare oggi una persona capace di ascoltare.
Ogni colloquio, ogni dibattito, non sono altro che un parlarsi addosso, un bisogno di sputare fuori valanghe di rumori (non parole autentiche, ossia messaggi simbolici condivisi). Quello che emerge soprattutto è una chiusura rigida alla ricezione di messaggi provenienti dall’altro, e d’altro canto, invece, un bisogno irrefrenabile di sovrapporsi, di interrompere, di impedire la comunicazione altrui.
Il silenzio, elemento indispensabile del “ben comunicare”, senza il quale l’ascolto è impossibile, è divenuto una delle cose più rare in un dialogo. Sono pochissime le persone che riescono a realizzarlo. Tutti sono concentrati nell’udire le proprie parole, ma nessuno è disposto ad ascoltare in silenzio i messaggi dell’altro.
“Meraviglioso il silenzio! Eppure noi moderni, forse perché lo identifichiamo con la morte, lo evitiamo, ne abbiamo quasi paura. Abbiamo perso l’abitudine a stare zitti … Solo nel silenzio è possibile tornare in sintonia con noi stessi …. Mai come oggi il mondo avrebbe bisogno di maestri di silenzio e mai come oggi ce ne sono così pochi ..” Tiziano Terzani
E’ rarissimo poter assistere o partecipare ad un dialogo vero: ormai si tratta di ricorrenti, inutili, frustranti e alienanti monologhi che si sovrappongono tra loro.
E quindi, se è vero che oggi, grazie alle nuove tecnologie, possiamo parlare sempre, ovunque e con tutti, è anche vero che spesso non possiamo comunicare con nessuno, in nessun momento e in nessun luogo, nemmeno in casa nostra.
L’isolamento è sempre più drammaticamente una triste e dura realtà quotidiana. Parlare è una cosa, ma comunicare è ben altro
Ecco quindi che sempre più persone richiedono l’intervento di uno specialista per soddisfare il loro bisogno di ascolto.
Il Counseling, definito anche come “arte di Ascoltare” è quella relazione d’aiuto in cui il Counselor mira a creare uno spazio protetto in cui il Cliente si senta accolto, rispettato e, soprattutto, ascoltato.
Attraverso il “dialogo”, che in questo caso mantiene il senso etimologico di “discorso alterno fra due o più persone”, il Counselor aiuterà il cliente a “trarre fuori” quello che prima era rimuginato in maniera ripetitiva e solitaria.
Ascoltandolo, riformulando il contenuto di quello che mi dice permettendomi quando necessario di avere l'umiltà di dire "scusa, non ho capito", cerco , nel mio lavoro di Counselor, di far sentire quanto più possibile il cliente accolto , com-preso, non giudicato, accettato incondizionatamente per quello che è, rimandandogli la sua unicità come qualcosa di prezioso.
I miei clienti sanno che nel “tempo e nello spazio del counseling” , ci siamo solo lui ed io con il mio ascolto totale e l’apertura di tutti i miei sensi per ricevere tutto quello che emerge.
E il cliente inizia a parlare … piano piano si affida, prende coraggio e tutto quello che era una matassa ingarbugliata di pensieri senza confini inizia a fluire nel racconto , nello svelamento di parti di sé fin’ora ignote. E’ come un fiume caldo in cui ci immergiamo per ri-trovare quelle pepite preziose che gli permetteranno poi di risalire la corrente, fiducioso di avere in tasca un tesoro.
Ecco quindi che l’Ascolto, nel suo originale significato di “porgere attentamente l’orecchio”, ha permesso di srotolare il filo recuperando quelle “energie sopite” che spesso una cattiva e faticosa comunicazione soffoca …..
Se hai voglia di essere Ascoltato puoi prenotare un colloquio di prova con me, assolutamente gratuito e non vincolante, telefonando al 347 1751469 oppure scrivendo a gabriellacosta@artcounseling.it .
Per chi abita fuori Roma anche su Skype: gab.costa1
18:02 Scritto da: gabrella | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ascolto, comunicazione, dialogo, counseling | OKNOtizie |
Facebook |
lunedì, 13 febbraio 2012
Capaci di amare ...
In attesa di S.Valentino una riflessione sulla capacità di amare ….
La capacità di amare, per me, coincide con il cammino personale di crescita che è unico e irripetibile per ciascuno di noi. Sfatiamo il mito che tutti sanno amare, anzi sono poche le persone che raggiungono la capacità di amare. Lo prova anche il numero incredibile di difficoltà nelle relazioni, le separazioni nella coppia; lo prova lo stato di infelicità in amore.
Oggi, chi può dire in cuor suo, di essere veramente capace di amare? Innanzitutto il rapporto di amore vero, secondo me, può anche durare tutta una vita. Non cerchiamo alibi o giustificazioni su questo punto. Le crisi, le difficoltà di cui si parla continuamente, sono dentro di noi, e ci si deve confrontare continuamente con “l’altro”, con le sofferenze, con le difficoltà di comunicazione interpersonale.
Nel vero rapporto d’amore non ci sono separazioni perché esso è pieno di separazioni, addirittura separazioni cercate per essere riconosciute, chiamate per nome, accettate. Il rapporto di cui parlo non è un rapporto tra due persone che si identificano o proiettano l’uno sull’altro o sono entrati in sfida o stanno barando o stanno giocando all’amore. Parlo, invece, del rapporto in cui due si mettono insieme per percorrere lo stesso cammino: il ritrovamento della propria unicità.
Lo scopo di un essere umano è il raggiungimento della consapevolezza e il rapporto di vero amore è una delle migliori opportunità per arrivarci. Ecco la differenza tra il rapporto d’amore vero e quello non vero, il primo è una via per raggiungere la consapevolezza, il secondo si ferma a se stesso. Quest’ultimo può anche essere meraviglioso nei modi, nei gesti, nel sentimento, ma non va verso la consapevolezza, non cerca di ridurre al minimo il grado di nevrosi personale, non tende a eliminare sovrastrutture, alibi, giustificazioni, condizionamenti personali e di coppia.
Secondo me, è necessario che una persona inizi il proprio cammino verso la consapevolezza da sola, soltanto dopo si può entrare in coppia. E’ necessario trovare da soli la propria armonia, la propria pace interiore. Il vivere in coppia poi amplia e migliora questa pace interiore personale. Nei rapporti di “non vero amore”, invece, alle nevrosi e ai problemi personali si aggiungono anche quelli dell’altro cosicchè l’energia di entrambi è assorbita quasi totalmente dall’affrontare le difficoltà e i problemi provocati dallo stare insieme.
E’ evidente che in queste condizioni manca il tempo, lo spazio, l’energia per camminare verso la consapevolezza. Per ridurre l’appesantimento dello stare insieme in queste condizioni occorre quindi che la comunicazione nella coppia sia semplice, funzionale e autentica.
Comunicazione autentica significa disponibilità e apertura, voglia di accogliere l’altro, capacità di affidarsi, di sorprendersi, di accettare le riflessioni, gli spunti, gli imput che l’altro mi dà.
Una vera comunicazione molte volte ci aiuta a ridimensionare le eventuali aspettative che noi abbiamo elaborato nei confronti dell’altro o perché le abbiamo create inconsapevolmente o perché nascono dal semplice fatto che l’altro è nella nostra vita, sul nostro percorso, interdipendente da noi.
La trasparenza tra i due partner è la base su cui costruire la consapevolezza in amore. Alcuni, invece, non sono diretti o trattengono o pospongono nel tempo sensazioni, reazioni, atteggiamenti rivolti verso il partner, perchè credono, erroneamente, di dispiacergli o di recargli danno o delusione.
E’ tipico, poi, di alcune persone presentarsi all’altro, in certe situazioni, come vittime, in modo che la comunicazione autentica non possa avvenire, e tutta l’energia, tutta l’attenzione vengano spostate sull’aspetto emotivo della situazione, sul proprio ruolo di vittime. Nella comunicazione autentica non esistono né carnefici, né vittime ma persone consapevoli e responsabili delle proprie azioni che non hanno paura di mostrarsi all’altro per quello che sono.
Infatti altro pericolo e fonte di impedimento per la crescita del “vero amore” è la giustificazione. La giustificazione serve per dimostrare che quello che si è fatto di sbagliato, di inadeguato, non è di nostra responsabilità, ma è dovuto a responsabilità altrui o a una serie di accadimenti, di circostanze. In fondo si tratta di una serie di scuse, di alibi per nascondersi all’altro, ma soprattutto per nascondersi a se stessi.
La giustificazione, tra l’altro, impedisce anche al partner di poter intervenire con spiegazioni, condivisioni, riflessioni, avendo la giustificazione tolto di mezzo il responsabile. In un rapporto di “vero amore”, al posto della giustificazione c’è la spiegazione, elemento vitale per una autentica condivisione di coppia.
Non sempre due persone che si incontrano, sono al medesimo livello di consapevolezza; sappiamo poi che la mente dell’individuo non è costante nella ricezione, nella comprensione, nel vivere la realtà circostante. La spiegazione recupera questi due motivi di possibile scollamento, di allontanamento da parte di uno dei due rispetto alla verità.
Perché la spiegazione venga accolta è necessario l’ascolto; è la capacità di ascolto che fa scoprire l’altro. Solo attraverso l’ascolto si esce dal proprio narcisismo e dal meccanismo della proiezione; la capacità di ascolto è addirittura il rapporto stesso.
Infine voglio ricordare un altro elemento molto importante per lo stare bene insieme: l’umiltà e il senso del limite. L’umiltà ci porta al senso del limite. Pone cioè la differenza tra l’innamoramento e “l’amore vero”, perché non spinge verso l’illusione, bensì abitua alla realtà, alla rinuncia della fusione simbiotica e prepara alla separazione da ciò che si ama.
Amare veramente con umiltà significa sperimentare continuamente che l’altro non potrà mai essere completamente mio.
Ed è l’umiltà e il senso del limite, che mi fa comprendere e accettare veramente la realtà. Per vivere in maniera psicologicamente “sana”, per amare veramente, è essenziale accettare la realtà, perché in tal modo riconosciamo la nostra origine umana e ci riconciliamo con essa, con la nostra fondamentale solitudine.
La realtà ci porta sempre alla condizione di limitatezza e ci spinge, contemporaneamente, al desiderio di conoscere, di amare, di guardare lontano, oltre il limite …
“ paradossalmente , la capacità di stare soli è la condizione
prima per la capacità d’amare ..”
Erich Fromm
14:43 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: capacità di amare, coppia, consapevolezza, crescita, ascolto, umiltà | OKNOtizie |
Facebook |
martedì, 04 ottobre 2011
Comunicare che guaio !! ...
Sempre più mi capita che si siedano di fronte a me persone che hanno come disagio fondamentale il “comunicare” specialmente per quanto riguarda i rapporti affettivi (di coppia, amicali ..) : “Non sono capace a dire questo …..”, “non riesco a dire quello …”, “come faccio a dirgli che …”, “lui/lei non capisce che …”, “lei/lui dovrebbe comprendere che io …”, “lei si lamenta, si lamenta ma cosa vuole dirmi? …”, “ lui non ascolta, parlo al vento …”, “è inutile che parli, lui appena inizio sbuffa …”, “l’unica soluzione tenersi tutto dentro …”, e potrei andare avanti all’infinito.
E allora … leggete un po’ qua …..
“Non ne posso più! Non ce la faccio a reprimere costantemente il bisogno di parlare dei miei problemi seri e difficili, tenendomi rispettosamente da parte per evitare di dare fastidio, vivendo la mia vita in solitudine per non disturbare, senza il conforto di una comprensione a cui non chiedo soluzioni ma solamente ascolto e partecipazione”.
“Non ne posso più! Non ce la faccio ad ascoltare perennemente i suoi guai e la sua disperazione, chiusa ad ogni prospettiva favorevole della vita, il suo pessimismo e le sue idee distruttive, l’ansia su ogni cosa, il perenne bisogno di essere sul palcoscenico come un personaggio tragico e al tempo stesso indifeso”.
Parla una coppia immaginaria, ma sono sicura che, senza sforzo eccessivo, potremo riconoscere in essa, anche solo in parte, molte persone a noi note o , nell’una o nell’altra posizione, noi stessi.
Le due posizioni sono strane, poiché denunciano insieme l’insofferenza per il comunicare e il desiderio di comunicare. Di solito questo porta ad una situazione di intrappolamento nella quale desideriamo stare con l’altro, ma non tolleriamo il modo in cui l’altro sembra voler impostare e mantenere la relazione.
Osserviamo anche che i due stili dei nostri personaggi immaginari sono molto differenti. Di fronte ai “problemi”, per non sentirsi solo a portare i propri pesi, il primo personaggio sembra chiedere all’altro di “ascoltare”, di partecipare e condividere senza avanzare pretese. Il secondo personaggio, invece, chiede di non essere caricato di malesseri irrisolvibili e di poter trovare una prospettiva di speranza che renda meno pesante il fardello dei problemi che condivide con l’altro.
Proviamo ora a dare ragione all’uno e all’altro, senza curarci di voler trovare una soluzione.
Ha ragione il primo personaggio.
Accade sempre così: quando hai problemi gravi e cerchi di accettarli e conviverci, chi ti vuole bene potrebbe almeno ascoltarti, anziché obbligarti a tenerli dentro, con il rischio di scoppiare. Ma è così difficile trovare qualcuno disposto ad ascoltarti senza pretendere di cambiarti. La verità è che non si può parlare o che lo si può fare stando sempre attenti a quello che si dice. Come se gli altri non si accorgessero di come sono difficili certe situazioni, di come ci si sente soli quando si vivono esperienze come la mia!
Eppure non voglio diventare così pessimista da rinunciare del tutto a parlare, voglio litigare e ribellarmi. L’amore ,l’affetto, l’amicizia vanno dunque bene sino a quando non ci si disturba? E pensare che io, invece, sono sempre così disponibile ad ascoltare! E poi non chiedo soluzioni, solo affetto. No, bisogna insistere. Chi non sa ascoltare imparerà!
Ha ragione il secondo personaggio.
Anche se si ama una persona non è detto che bisogna diventare come una spugna che ne assorbe sempre il male. E poi io cosa me ne faccio di tutto il malessere che l’altro si ostina a mettere dentro di me con la scusa di “sfogarsi”? C’è spesso un grande egoismo nell’affetto, una sordità ai bisogni di chi ti vuole aiutare, una specie di desiderio di farti a polpette senza pudore, di caricarti come un asino e non volere neppure ascoltare qualche timido consiglio. Spaventa un malessere che non trova pace, che non vede neppure un piccolo indizio di uscita. Ma cosa posso fare veramente? Devo davvero soccombere e sentirmi uno straccio sotto i suoi pesi che non può o non vuole alleggerire o devo invece reagire, rimproverare, turarmi le orecchie??? Non posso e non voglio diventare una vittima di chi amo. Questo è un amore a senso unico ed io non sono masochista.
Come possiamo notare ci siamo trovati di fronte a posizioni inconciliabili, a un irrigidimento che non preannuncia alcunché di buono. La prospettiva di questo conflitto ci appare quella di una rottura del rapporto oppure (come spesso accade) di un suo protrarsi nel malessere e nell’incomprensione, in una infelicità dolorosa e accanita.
Le due verità, infatti, contengono verità affettive importanti, che non si lasciano “convincere” facilmente a cambiare. Solo una valutazione degli effetti negativi potrebbe indurre i nostri personaggi a imboccare con prudenza e speranza nuovi stili di rapporto. Ma per fare questo è necessario che si riconoscano due importanti principi affettivi:
- Nessuno può svolgere a lungo funzioni di aiuto verso un’altra persona senza ottenere in cambio qualcosa. Non possiamo quindi pretenderlo, se non per brevi periodi e per questioni di emergenza.
- Raramente (o forse mai) è possibile aiutare qualcuno cercando di farlo cambiare così come noi vorremmo. L’aiuto che possiamo dare è invece quello di aiutare la sua capacità di stare bene anche indipendentemente dalle nostre opinioni.
A volte, quindi, aiutare può significare prendere le distanze dall’altro e accettare che egli si distanzi da noi. Questo, naturalmente, ci può anche un po’ spaventare, perché temiamo che questo processo di indipendenza possa interferire con equilibri consolidati e metta a rischio la nostra relazione con lui.
Anche se, sicuramente leggendo questo post, non abbiamo fatto passi risolutivi, possiamo tuttavia sentirci un po’ meglio, poiché i due principi affettivi sopra riportati ci possono permettere di iniziare a cambiare registro. Può accadere allora che il primo personaggio cominci a pensare così: “Chissà quanto ti pesa ascoltare sempre le stesse cose tremende che sento dentro di me. I tuoi suggerimenti, allora, significano che tu le senti veramente per quello che sono e cerchi di indicarmi qualche strada per stare meglio. Non importa se non ci riesci, ma capisco che mi vuoi bene e ciò di per sé mi fa stare meglio”
E il secondo personaggio, a sua volta “Certo, per comportarti così devi proprio vedertela brutta … mi racconti queste cose difficili perché vedi in me qualcuno che può veramente capirti o ascoltarti. Forse posso un po’ evitare di darti consigli o di volerti far cambiare opinione, perché mi sento libero di fare quello che veramente posso e distanziarmi un po’ da te, quando sono stanco. So che mi capisci e che senti la mia vicinanza. Anche se non è perfetta …”
Non è detto che cambiare sia semplice, ma in fin dei conti i nostri personaggi ( e noi stessi molte volte nella vita) partono dal non poterne più della situazioni in cui si trovano. Può essere allora stimolante valutare nuove possibilità. In fin dei conti, quel che serve loro non è lo smettere di amarsi, ma il potersi distanziare un po’ per evitare di trasmettersi troppo malessere in un periodo di crisi e per recuperare energie da investire nuovamente nella relazione.
16:25 Scritto da: gabrella in Sulla comunicazione | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: comunicazione, ascolto | OKNOtizie |
Facebook |
martedì, 27 settembre 2011
Sviluppare la propria intelligenza emotiva ….
E continuando a viaggiare sulla strada che porta alla libertà e all’autonomia affettiva , incontriamo un altra grande risorsa che ci può aiutare nel cammino: l’intelligenza emotiva.
L’intelligenza emotiva è la capacità dell’individuo di gestire le proprie emozioni così da agire in maniera coerente in funzione di quello che è e compiere scelte che gli siano favorevoli.
Sviluppare la propria intelligenza emotiva richiede una buona dose di attenzione verso i propri veri sentimenti, in modo da identificarli, esaminarli e farne un’analisi lucida.
Numerosi fattori influenzano l’intelligenza emotiva di una persona. Il fatto di essere cresciuta in un ambiente sano, di aver potuto appropriarsi degli strumenti necessari durante la sua crescita o di aver progredito sul piano personale rappresentano fattori che facilitano lo sviluppo di questo tipo di intelligenza.
L’intelligenza emotiva è la capacità di descrivere le emozioni a parole, di inquadrarle con sufficiente precisione per poterle esprimere nella maniera più “sana” e coerente possibile. Riuscendo a distinguere le emozioni, diventa più facile esternarle e comunicarle apertamente. Abbiamo così una migliore comprensione di quello che viviamo e siamo meno prigionieri dei nostri turbini emotivi.
Se riusciamo poi a identificare e a isolare le emozioni dominanti è più facile capire ciò che viviamo individuando così più chiaramente quello che succede nel nostro universo interiore. L’acume che sviluppiamo viene applicato anche a coloro che ci circondano. Acquisiamo una sensibilità particolare che ci permette di capire più facilmente quello che vive l’altro e quello che tenta di esprimere; il mondo delle emozioni ci è meno alieno.
Avere una migliore comprensione del nostro vissuto emotivo ci permette di collegare le emozioni ai pensieri. Le emozioni influenzano i pensieri, le azioni e le percezioni. Più facilità abbiamo a decodificare rapidamente le nostre emozioni e più siamo consapevoli del loro impatto sui nostri pensieri.
Sviluppando la nostra intelligenza emotiva, siamo così maggiormente in grado di vedere il collegamento tra quello che viviamo e quello che pensiamo; i nostri pensieri possono allora influenzare positivamente le emozioni, permettendoci di prestare più ascolto ai nostri sentimenti e di cercare di armonizzarli con le nostre azioni. Tutto questo si manifesta soprattutto quando compiamo scelte coerenti con quello che avvertiamo. Ci concediamo il tempo di decantare prima di prendee decisioni, di ascoltare maggiormente con il nostro cuore. Rimanendo ricettivi, vigili e paerti a quello che le nostre emozioni hanno da dire, invece di crogiolarci nel diniego e di fuggirle, permettiamo alla nostra intelligenza emotiva di svilupparsi finendo per essere molto più in armonia con noi stessi e migliorando il nostro modo di comunicare.
Essere all’ascolto di sé per il dipendente affettivo, che spesso si sente confuso sul piano emotivo, è qualcosa da imparare.
Quando le emozioni si presentano in blocco e il dolore che le accompagna è forte, la paura sovente fa in modo che tutto venga represso. Può succedere che una situazione vissuta faccia talmente male che non si sa da quale parte iniziare per districare questo groviglio di emozioni e pensieri.
Anni trascorsi ad evitare le nostre emozioni ci allontanano dai nostri bisogni, da quello che siamo. Più prendiamo in considerazioni il nostro sentire, più la comunicazione con noi stessi migliora, cosa che esercita ripercussioni favorevoli sul nostro modo di comunicare con chi ci sta vicino. Essere all’ascolto di sé apre la porta ad una comunicazione più autentica con l’altro: ci apriamo ed in questo modo invitiamo l’altro ad aprirsi.
Quantunque sia ipersensibile ai bisogni e alle aspettative altrui, il dipendente affettivo scarseggia in quanto a comunicazione. Dato che dubita di se stesso ha paura ad aprirsi e ad esternarsi. Più impara a conoscersi e a stimarsi, più va diritto al punto. Si creano così comunicazioni più chiare con gli altri. La comunicazione è sempre meno inquinata dal filtro della dipendenza.
Prestando più attenzione, il dipendente affettivo sviluppa una migliore qualità dell’ascolto e questo risana il suo rapporto in quanto, come ben sappiamo, la comunicazione rappresenta il cemento di una relazione ….
__________________________________________________________________
ti potrebbe anche interessare:
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2009/12/08/parlare-c...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/10/27/la-comuni...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/01/07/la-comuni...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2009/07/08/ascoltare...
17:06 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: dipendenza affettiva, intelligenza emotiva, emozioni, comunicazione, ascolto | OKNOtizie |
Facebook |
martedì, 24 maggio 2011
Ci sono possibilità ...
E’ possibile cominciare a restare in piedi senza vacillare, senza piegarsi sotto la paura …
E’ possibile cominciare a camminare, senza essere titubanti; a scegliere un proprio cammino, ad aprirsi un varco attraverso gli ostacoli e i dubbi.
E’ possibile cominciare a parlare, forse esitando, ma con parole proprie.
E’ possibile osare.
E’ possibile esprimere il proprio stato d’animo, le proprie emozioni, le proprie posizioni.
E’ possibile correre il rischio di perdersi, di soffrire.
E’ possibile correre il rischio di non essere sempre compresi o ascoltati.
E’ possibile abituarsi ad una maggiore solitudine per incontrare meglio la parte migliore di sé.
E’ possibile cominciare ad uscire dai bisogni e dalle mancanze che l’altro proietta su du noi, per vivere relazioni di piacere in cui il desiderio possa esprimersi in tutta libertà nello spazio dentro di noi, nello spazio necessario ad ogni incontro.
E’ possibile vivere inizi e nascite senza ferirsi, senza entrare nelle ferite altrui.
E’ possibile cominciare a nascere di nuovo più vicini a se stessi. Riconoscersi nel sogno, nella tenerezza, nella condivisione delle parole.
Quando l’impossibile attraverso l’ascolto e lo sguardo dell’altro si trasforma in possibile è ….
MERAVIGLIA !!!
17:29 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: meraviglia, stupore, possibile, ascolto, rinascere, vivere, libertà, osare | OKNOtizie |
Facebook |
lunedì, 14 marzo 2011
Dialogo con la rabbia ...
IO: "ti sento salire dalla pancia. Chi sei??"
La Rabbia: "sono la Rabbia."
IO: "talvolta arrivi all'improvviso e mi prendi"
La Rabbia: "e perché dovrei farmi annunciare?"
IO: "affinchè mi prepari!"
La Rabbia: "A che serve? Contro di me non devi lottare. Ascoltami."
IO: "No! Non ti voglio, voglio eliminarti."
La Rabbia: "sono una parte di te, non puoi farlo. Lasciami fluire ..."
IO: "quando mi sento prendere da te ... sei incontenibile! Cerco di reprimerti ma non ce la faccio. Monti piano, dal mio ventre, sento che sali e mi riempi."
La Rabbia: "smetti di resistere. Ascoltami!"
IO: "non posso! Non ti voglio!. Sento che vieni da me, ma io non ti controllo. Mi sali dentro come una schiuma. Ho voglia di distruggere tutto ciò che mi sta intorno!"
La Rabbia: "non prendertela con il fuori, io sono dentro. Se lotti finirai per distruggerti."
IO: "mi hai riempito il cuore, mi arrivi al cervello! Vai Via!!!"
La Rabbia: "No. Io resto. Ascoltami."
IO: "mi fermo. Ascolto. Spero che presto questa bufera dentro di me si plachi. E che questa mareggiata si calmi, come un'unica onda che si infrange sulla spiaggia."
La Rabbia: "Tu puoi farla infrangere solo se non fai resistenza."
IO: "Mi siedo. Guardo fuori dalla finestra e mi immagino di vederti allontanare all'orizzonte, come una tempesta che mi ha appena travolto e che ora va oltre."
La Rabbia: "E poi? Tu che fai?"
IO: "e poi mi riposo. Come se avessi sostenuto una battaglia per la mia stessa vita. Mi alzo e me ne vado, lasciando sulla sedia l'armatura vuota che mi è servita per lo scontro. Mi allontano come un cavaliere che sa che vincere una battaglia non significa vincere la guerra: il nemico tornerà."
La rabbia: "Tornerò. Forse. Ma se smetti di considerarmi un nemico e se impari ad accogliermi come il fuoco che dentro di te riscalda anche tutte le cose belle che fai ... se mi riconosci come una tua passione ... Non sarò più un fuoco che divampa e distrugge, ma saprò illuminare i tuoi progetti e aiutarti a realizzarli. Un po' del mio spirito ti è necessario, la mia energia può sostenerti, scoprirai che possiamo convivere e che io sono per te una risorsa ..."
__________________________________________
liberamente tratto da:
N.Vozzella
Emozioni
Ed. RED
13:14 Scritto da: gabrella in EMOZIONI | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: rabbia, energia, emozioni, ascolto | OKNOtizie |
Facebook |
sabato, 01 gennaio 2011
... Risveglio ...
Sospesa nell'assoluto , ti abbandoni al flusso per fonderti fino a trovare il senso della sua trama.
Ancora non sai chi sei, intuisci solo una impercettibile lieve sensazione che ti spinge a desiderare questo inizio .... Sospinta da questa sensazione desideri soltanto che sia un buon inizio e che, finalmente, tutto quanto grida gioia di nascere in te, riceva ascolto e ti cresca dentro per portare i tuoi frutti ...
Non sei più quella di prima, sei nata da poco con gli occhi aperti, sai e ricordi ... Neonata, vorresti restare a farti cullare, accudire, nutrire e coccolare, avvolta nella tua pelle di seta che attende soltanto il calore del sole ... quel caldino che sa di buono, di grande rispetto per una vita che nasce.... Piano , piano incominci a far chiarezza a portare a coscienza il tuo essere nata ...
Camminiamo nella vita trasportando pesi che non sono più nostri, zaini che sembrano appartenere ad altre vite e che non riusciamo ad abbandonare. Ci identifichiamo con aspetti di noi stesse che andrebbero messi in un museo o abbandonati al corso di un ruscello che li porti fino al mare. Ci identifichiamo con i simulacri di quello che siamo state e ci portiamo a spasso, come fossimo manichini abbandonati tra le quinte di un teatro ormai dismesso. Crediamo di essere ancora quello che ormai non siamo più. Un inganno che dura da una vita, così sottile da non lasciarci nemmeno l'occasione di smascherarlo tanto che, scelte dettate da qualcosa di già morto, continuano a farci ignorare il nuovo che avanzerebbe se ne avesse lo spazio ...
Riposati ancora un poco, non avere fretta ... attendi che la tua trasformazione ti si mostri, come una magica sorpresa .... Ma non è magica ... E' realtà!!
Ora sei pronta ad entrare in contatto con i tuoi reali bisogni, hai lasciato andare, almeno nel silenzio segreto della tua intimità, quelle maschere o quelle corazze che ti eri tenuta stretta addosso.
Stai portando alla luce quegli aspetti di te che hanno dormito fino ad ora, ma che consideri il tuo capitale segreto.
Quante volte hai detto un "mi piacerebbe dipingere, scrivere, cantare, suonare il pianoforte, studiare il giapponese, imparare a cucinare, fare un corso di yoga .... ma non ne ho il tempo??? .." Quante volte hai represso i "no" che avresti voluto urlare ma che hai trasformato in un "sì" per non fare brutta figura, per non deludere gli altri, per non essere criticata, abbandonata? ... Quante volte hai rinunciato ad ammettere il tuo bisogno di amore, oppure la tua rabbia, la tua paura, la tua voglia di stare, scappare, ritornare, abbracciare??? ... Quante volte avresti voluto uscire da uno schema, cambiare gioco, perdonare, schiaffeggiare, ma non l'hai fatto??? ....
Il con-tatto con i tuoi veri bisogni è il primo passo per volerti bene e ri-nascere al Nuovo. Non si tratta di capovolgere il mondo ma, caso mai, di vedere lo stesso mondo da altri punti di vista e di percepire te stesso nel mondo, non come vittima di una vita voluta da chissà chi per te, ma alla guida della tua automobile, certa di poter decidere, per quanto ti sia possibile, dove e come condurla. Certa di voler sbocciare per quella che veramente sei e che magari avevi solo dimenticato di essere.....
Hai una missione, la tua energia è di un certo tipo e tu, fedele a te stessa, puoi soltanto abbandonarti al suo flusso e cavalcarla interamente.
La natura invernale si carica di neve, il vento impetuoso la travolge, temporali la devastano, il gelo pare a tratti che la voglia congelare e la metta a dormire per sempre. Ma la natura è viva e rimane la stessa, pur trasformandosi incessantemente.
Tutto ri-nasce, tutto ricomincia ad ogni ciclo di trasformazione, ma l'anima di goni elemento della natura rimane fedele a se stessa.
Un albero, nonostante il vento, la tempesta, il gelo e la neve rimarrà sempre lui, quell'albero, resistendo fedele a quello che è. Così anche per te ....
Ricomincia il tuo ciclo in ogni istante dell'anno, fluisci con l'energia di quel momento ma sei sempre tu, fedele alla tua natura, fedele all'amore di te ......
______________________________________
liberamente tratto da:
S.Garavaglia
365 Pensieri per l'anima
Ed. Tecniche Nuove
17:36 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: consapevolezza, inizio, rinascita, bisogni, ascolto | OKNOtizie |
Facebook |
lunedì, 20 dicembre 2010
Nuove armonie ....
Sei tutta qui , in questo tempo che ti stuzzica romantiche follie e ti chiede un gioco nuovo, ora che sei rientrata nel ciclo della vita....
Buttati, organizza, inventa e dai un buongiorno alla vita, anche a chi ami ..... e sai che non puoi vivere senza questo amore che non è un sogno ma tutta la realtà ...
Sfarfalleggia un poco, concedi spazio alla tua voglia di leggerezza ... Buttati nella vita, puoi farlo ...ora ....
Se pensi che l'equilibrio sia qualcosa di stabile, ricrediti, negheresti la vita. L'equilibrio è dinamico, sempre nuovo punto di partenza per una nuova trasformazione.
La vita è movimento, continua espansione ma non è una fatica, è una danza, lasciati fluire senza volerla controllare ...
Il nuovo che ora matura in te non sarà un porto definitivo, ma la nuova tappa di un eccitante viaggio. Quando viaggi ti fermi per un po' e intanto visiti tutto con entusiasmo, curiosità e passione, non ti chiudi in casa o in albergo, sotto alle coperte per tutto il tempo. Non avrebbe senso. E poi arriva il moment o di ripartire. Così è l'equilibrio, un continuo spostamento, aggiustamento, godimento per poi ripartire.
Vivi fru fru, respira aromi, bevi un po' di vino ... attiva la tua energia, falla vibrare, crea la tua realtà ..
Espanditi in tutte le direzioni, nella grappa e nella filosofia, nella sensualità, nel patè, nelle passeggiate, nel ballo sfrenato e nella fisica quantistica ....
Celebra la vita, sentiti ovunque VIVA e non farti troppe domande, ora, plana ad ali spiegate là dove il vento ti porta e goditela fino in fondo questa strana e pazza vita ......
liberamente tratto da:
S.Garavaglia
365 Pensieri per l'anima
Ed.Tecniche Nuove
17:24 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vivere, vita, trasformazione, energia, respiro, ascolto, consapevolezza | OKNOtizie |
Facebook |
domenica, 05 dicembre 2010
Gusta l'Attesa .....
Entra in quello spazio sospeso tra una azione e l'altra, diminuisci il ritmo affannato, rallenta fino a fermarti ....
Gusta l'attesa, assapora la sorpresa che una vita rallentata ti offre, lascia alle spalle l'ansia della meta ....
Vivi all'infinito, senza coniugare per forza le azioni in tempi e modi che assorbano l'anima, dipana anziché avviluppare gli attimi uno sull'altro senza goderne nessuno.
Entra nella vita lenta come una lunga carezza sulla pelle, che segna morbidamente i tuoi confini ricordandoti che ci sono, e poi li dilata all'infinito....
Un momento per camminare tra i tuoi vari mondi e sentire dove e quando fermarsi un poco, finalmente, a provare il ritmo del bradipo che, lento, entra nei suoi giorni ricalcando la lentezza del respiro ...
Prenditi una pausa, se puoi. Metti delle pause perché, là dove crei una pausa, senti che in realtà non ti sei fermata ... Ti sei soltanto data il permesso di camminare verso il Nuovo e non di zampettare sulla stessa mattonella con il ritmo ossessivo di un'abitudine carica di ansia...
Assapora il tuo respiro, inspira ed espira lenta, fino in fondo, lascialo percorrere il tuo corpo come quella carezza, a dilatare finalmente i confini del giorno ......
Liberamente tratto da:
S.Garavaglia
365 Pensieri per l'anima
Ed.Tecniche Nuove
12:04 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: attesa, ascolto, respiro, prendersi una pausa | OKNOtizie |
Facebook |
lunedì, 22 novembre 2010
"Amore-dono" ... "Amore-bisogno" ...
Il nostro modo di amare risente non solo del rapporto che abbiamo avuto con nostro padre, ma anche del contributo della dea personale che governa la vita psicologica di ognuna di noi. Ci sono dee vergini e dee dipendenti e ci sono due tipi di amore: amore-dono e amore-bisogno (Osho, "Con te e senza di te", Mondadori)
Questi tipi di amore si collocano lungo un continuum e ognuna di noi occupa, in vari momenti della vita, diversi posti su questa linea, ai cui estremi opposti si trovano il dono e il bisogno.
L'amore-bisogno è quello che ci ha legato a nostra madre, sin da quando siamo nate: amo l'Altro perché ne ho bisogno per vivere, così come da neonata avevo bisogno del latte materno, sono sempre affamata di amore, questo mi spinge a volerne sempre di più e a vivere nel terrore perenne di perdere chi mi "nutre".
L'amore-dono nasce invece dal piacere di condividere con l'Altro la mia gioia personale di esistere. E' un sentimento che non nasce dall'altro e non ha necessariamente bisogno di un soggetto d'amare.
L'amore è abbondanza, come dice Osho, "significa avere nel cuore infinite melodie da cantare, che qualcuno ascolti o no è irrilevante".
Quando per l'amore-bisogno dipendi dall'Altro, ne diventi schiava e nascono rapporti-prigioni; questo uccide il legame sentimentale perché nessuno ama essere schiavo e si sviluppa, inevitabilmente, una insoddisfazione profonda e sotterranea, sia nel carceriere che nel carcerato.
Il criterio che ci permette di distinguere tra una dipendenza affettiva e un sano sentimento amoroso, come più volte ho trattato in questo blog, è il tipo di relazione che esiste nella coppia: se il rapporto è doloroso, insoddisfacente, umiliante, autodistruttivo ma non riusciamo a troncare siamo di fronte ad una dipendenza.
Questo accade perché abbiamo aspettative non realistiche, dovute alla nostra ferita antica, su quello che l'altro vuole/può darci; si crea così un rapporto sbilanciato: il dipendente è mosso dall'ansia e dal bisogno ossessivo di essere rassicurato, e questo lo porta inevitabilmente, ad essere insistente ma più insegue, più l'altro scappa perché ha paura di essere soffocato.
In questo tipo di amore ogni distacco, anche di poche ore, è vissuto come un abbandono e una perdita di identità che spinge a "perseguitare" (dal latino per-seguire= seguire con costanza) l'amato, perché non si tollera né la distanza né l'assenza. Si crea così un circolo vizioso, "né con te né senza di te": non posso stare con te per il dolore, l'umiliazione, l'insoddisfazione, ma non posso stare senza di te perché mi sento perduta.
E' a causa della vulnerabilità, implicita nell'innamorarsi, che tra gli amanti si crea un inevitabile rapporto di dipendenza. Innamorarsi implica necessariamente, la rinuncia parziale dell'autonomia: cessiamo di essere totalmente autosufficienti, abbiamo bisogno di essere corrisposte dall'altro per sentirci piene di senso. Amare è la più coraggiosa delle espressioni di fiducia: non possiamo amare veramente se non lasciamo entrare con fiducia, nel nostro intimo, il cavallo di Troia, pur sapendo che forse una notte gli arcieri usciranno dalla sua pancia per distruggere il nostro cuore.
L'innamoramento totalizzate/patologico, è quello in cui il nostro oggetto d'amore ha il potere di renderci assolutamente felici, ricambiandoci, o definitivamente infelici, rifiutandoci, facendoci rivivere una relazione simile a quella avuta con il proprio genitore, nell'infanzia.
Questo che noi chiamiamo innamoramento è, più propriamente, definibile come fissazione/ossessione, mentre quando si ama davvero ci si aiuta reciprocamente ad essere liberi di esprimere se stessi, in modo autentico, nella relazione e non prigionieri di un legame assoluto.
Amore come "dono" vuol dire aiutare l'altro ad essere così pieno del proprio Sé da non dover trasformare noi, e il rapporto con noi, in un bisogno da soddisfare eternamente.
Amore-dono vuol dire, quindi, essere così colma d'amore per la propria vita da volerlo donare senza condizioni a chi lo vuole accogliere; mentre quando amiamo con "bisogno" imploriamo l'amore-cibo, bussando a tutte le porte con una ciotola vuota in mano, destinate a provare rabbia e dolore perché la porta non si apre o il cibo non è sufficiente.
Per riuscire a passare dall'amore-bisogno, amore da mendicante, all'amore-dono, amore da imperatrice, è importante comprendere che la "solitudine" è un concetto vissuto molto diversamente dalle varie donne: se siamo "imperatrici" la solitudine è per noi "l'Essere con se stesse", la piacevole sensazione di pienezza esistenziale che proviamo quando siamo in compagnia di noi stesse, mentre se siamo "mendicanti" la solitudine ci appare come "mancanza" e nasce dal sentire che solo la vicinanza con l'altro mi rende completa, senza l'altro mi sento perduta.
Il filo d'Arianna che può portarci fuori dal labirinto della dipendenza è proprio ri-trovare quella fiducia in noi stesse, nelle nostre capacità, nella nostra voglia di vivere la vita con pienezza ed autonomia, imparando ad Ascoltarci , seguendo il ritmo del nostro cuore e lasciando che prima di tutto esso si riempia di Amore per noi ......
_______________________________
potete leggere sulla dipendenza affettiva nel blog:
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/04/13/dipendenz...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/04/14/come-si-d...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/04/15/trovare-u...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/09/16/liberarsi...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2010/09/17/liberarsi...
17:06 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: amore, dipendenza affettiva, solitudine, ascolto, amore per sè, fiducia, ossessione, ferita | OKNOtizie |
Facebook |






































