mercoledì, 20 luglio 2011
Il Presente ...
Se avete praticato yoga, meditazione, tai-chi, probabilmente siete stati invitati dal vostro insegnante a concentrarvi sul momento presente, allontanando da voi ogni latro pensiero. Vivere il presente è un efficace antidoto allo stress.
Può darsi che un’eccessiva enfasi sul “qui e ora” abbia fatto nascere in voi qualche dubbio. Per esempio, avreste potuto domandarvi se ciò sia conciliabile o meno con il tipo di società in cui viviamo e con il nostro bisogno di pianificare il futuro.
Come sempre, si tratta di trovare il giusto equilibrio.
Partiamo da un concetto molto semplice: “Noi viviamo ora”. Questo è un fatto inconfutabile: il passato non c’è più, il futuro non c’è ancora, l’unico momento davvero reale è l’attimo presente.
Le persone ansiose sono tipicamente concentrate sul tempo che passa, sul tempo che non è mai abbastanza e , così entrando in un circolo vizioso bizzarramente tragico, finiscono con lo sprecare l’attimo fuggente. Non appena ne acquisiscono consapevolezza, se ne dispiacciono e l’ansia, così, non fa che aumentare.
Eppure, quando eravamo bambini, eravamo perfettamente in grado di goderci la vita. E’ con l’adolescenza che sono cominciati i guai, così poi, diventati adulti, eccoci alle prese col dover riapprendere quello che abbiamo disimparato nel corso degli anni.
Un bambino non si interroga sul futuro, semplicemente perché si affida agli adulti, quindi gli è più facile concentrarsi sul “qui e ora”. E’ questo il Paradiso terrestre, nel quale nessuno si deve pre-occupare ed è naturale apprezzare ogni momento che la vita ci regala.
Il prezzo per entrare nella condizione adulta sta proprio nella consapevolezza della morte, delle malattie, dei possibili ostacoli che incontreremo. Così, prima o poi, usciamo tutti dal Paradiso terrestre ed entriamo nella difficoltà del vivere quotidiano. Eppure è proprio questa stessa consapevolezza che ci salverà da un inutile sofferenza. Essere consapevoli della limitatezza dell’esistenza rende prezioso il nostro vivere; non potremmo apprezzare la luce se, ogni tanto, non sperimentassimo le tenebre. Non potremmo apprezzare il bene se non sapessimo che esiste anche il male. Se da bambini eravamo felici senza saperlo, ora che siamo adulti possiamo imparare a goderci ogni attimo , essendone consapevoli.
Le due nevrosi che più frequentemente si incontrano nei paesi occidentali, dove c’è maggiore agiatezza, sono l’ansia e la depressione. L’ansia, come ho già scritto in molti post, riguarda la paura del futuro, la depressione affonda spesso le proprie radici nella infelicità dell’oggi a causa di un passato insoddisfacente o di una felicità perduta che, molto probabilmente, all’epoca, nemmeno avevamo apprezzato. Lo sguardo rivolto all’indietro o troppo in avanti spesso ci impedisce di apprezzare quello che abbiamo e stiamo vivendo.
Vivere il presente significa ignorare le distrazioni e focalizzarsi su ciò che più conta, adesso.
Vorrei a questo punto sfatare una falsa credenza sul “qui e ora”. Per alcuni vivere nel presente significa inseguire i propri capricci del momento, equivale alla negazione del passato e, peggio ancora, alla mancanza di progettualità.
Proprio quando siamo infelici nel presente è il momento di guardare al passato per imparare. Si potrà, quindi, sulla base dell’esperienza, progettare il futuro. Come?
Il passato è la nostra storia. Negarlo equivarrebbe a negare una parte di noi. L’errore che spesso commettiamo è guardare TROPPO al passato: questo nega il presente e preclude ogni progresso verso il futuro. Ciò che è stato è stato e non torna più. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo cambiare il significato che esso ha ora per noi. Il valore del passato sta proprio, infatti, nelle lezioni che la storia ci regala.
Quello che comunemente chiamiamo “fallimento” o “errore” in realtà è solo un’esperienza che ha prodotto un risultato per noi insoddisfacente. Le esperienze perfino quelle più negative, possono essere recuperate per quello che sono in grado di insegnarci. Spesso, invece, assistiamo al ripetersi inesorabile di copioni perdenti.
Se voglio ottenere un risultato diverso da quelli ottenuti in passato, non dovrò far altro che rileggere la mia storia in chiave didattica, sfruttando gli errori di ieri per imparare a non ripeterli oggi. Come ho detto sopra, non possiamo cambiare quello che è stato, però possiamo usare quello che è stato per vivere meglio il presente e progettare un futuro migliore.
A proposito del futuro, se è vero che “del doman non c’è certezza”, perché nessuno di noi può conoscerlo a priori, è altrettanto vero che possiamo aumentare le probabilità di raggiungere quello che vogliamo, lavorando sul presente. E’ qui che entra in gioco la nostra capacità di progettare.
Definisco oggi i miei obiettivi di domani, agisco oggi per ottenere qualcosa nel futuro, mi concentro oggi su quello che voglio ottenere, e poi … mi godo il viaggio per arrivare fino alla meta desiderata.
L’elemento chiave per raggiungere un risultato soddisfacente è infatti evitare di sprecare gli attimi che abbiamo a disposizione: voltarsi indietro quel tanto che basta per imparare, guardare avanti quel tanto che basta per impostare un progetto, quindi procedere, passare all’azione, passo dopo passo.
Così, ogni momento potrà essere assaporato per ciò che di buono ci porterà. Vivendo il presente con pienezza, sapremo accettare quello che la vita ci offrirà, senza stancarci mai di agire, con atteggiamento di apertura al cambiamento.
17:11 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: qui e ora, passato, presente, futuro, ansia, preoccupazione, equilibrio, obiettivi | OKNOtizie |
Facebook |
martedì, 15 febbraio 2011
Alcuni suggerimenti per imparare a lasciare andare un po’ il “controllo” …
http://www.flickr.com/photos/brandis78/3554721940/
- Prova a ridurre il tuo livello di ansia. L'ansia è la madre di quasi tutti i nostri mali. Il primo passo da compiere per liberarvi da un bisogno di controllo troppo presente è quello di ridurlo con tutti i mezzi possibili: attività fisica, gestione dello stress, meditazione, docce calde e massaggi e coccole di qualsiasi tipo ....
- Concediti il diritto si sbagliare, vi sentirete sicuramente meglio ...
- Abbandonate le critiche. Essere molto critici verso gli altri riflette fino a che punto siamo pre-occupati da quello che gli altri pensano di noi.
- Riconoscete l'imperfezione. Prendete consapevolezza che il perfezionismo è di per sé una imperfezione ...
- Valutati di più. La maggior parte delle persone ha più resilienza, profondità, forza e flessibilità di quanto voglia credere. E' sicuramente il tuo caso!!!
- Cerca di essere più realista. Prendi le distanze e fai le prove di realismo quando devi stilare l'elenco dei lavori svolti o da svolgere. Tieni anche a mente che non occorre fare tutto immediatamente ...
- Gestisci il tuo tempo e soprattutto evita che sia lui a gestire te! Decidi quanto tempo desideri concedere a ciascuna delle attività che caratterizzano la tua vita, creando nella tua agenda degli intervalli di tempo per il lavoro, la famiglia, gli amici, il marito o il fidanzato e soprattutto per ... te stessa!!!
- Impara a dire di NO! ( leggi qui .. )Occorre imparare a dire di no quando qualcuno ci chiede di svolgere un lavoro supplementare, una commissione, un servizio ecc .. In caso contrario, ti ritroverai presto oberata, cosa estremamente nociva per il tuo livello di ansia ...
- Concediti il tempo di respirare. Ti senti colpevole e ansiosa nel momento in cui ti prendi una pausa quando hai tanto da fare? Concediti il tempo di respirare .... Dopo avrai sicuramente un migliore controllo di te stessa.
- Concediti il permesso di non prendere tutte le decisioni riguardanti il lavoro, la vita in casa, la coppia, gli amici ... dividi le responsabilità
- Allenta la presa ... essendo più rilassata, meno ansiosa, ti sarà più facile allentare la presa. Lascia liberi gli altri e non opporre resistenza alle situazioni. Provaci fin d'ora e avvertirai rapidamente i benefici della tranquillità che questo atteggiamento procura.
E ora un piccolo excursus su quello che puoi controllare ....
- Quello che fai. E' impossibile controllare gli altri. Lasciali liberi affinchè possano trovare se stessi ...
- Quello che dici. E' impossibile controllare quello che dicono gli altri. Lascia a loro le parole e le conseguenze che ne derivano ...
- Quello che pensi. E' impossibile avere controllo sui pensieri degli altri. Lasciagli i loro pensieri: è libero arbitrio.
- Il tuo lavoro. Puoi aver controllo sul tuo rendimento ma non su quello degli altri. Lascia che si facciano carico della loro competenza o incompetenza.
- I tuoi compagni. Di fatto, hai il controllo sulla scelta delle persone alle quali ti leghi, in amore, amicizia o lavoro. In quanto agli altri, lascia che facciano le loro scelte e che convivano con esse.
- Le tue finanze. Puoi controllare il tuo modo di gestire le spese e le entrate. Lascia però che gli altri scelgano da soli questo esercizio e convivano con la loro realtà economica.
- Il tuo tempo. Hai la capacità di controllare, per la maggior parte, il tuo modo di gestire il tempo. In quanto agli altri lascia loro la responsabilità della loro agenda.
In sostanza, VIVI e, cosa altrettanto importante,
lascia vivere anche gli altri !!!!!!
" La capacità di mollare la presa, di aver fiducia, di abituarsi ad assumersi la responsabilità di dare un senso alla propria vita e all'attimo che sta trascorrendo significa essere pronti a dire SI', ad accettare la vita con tutto quello che essa porta con sé ....." R.Poletti & B.Dobbs
19:09 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: controllo, lasciare andare, mollare la presa, ansia, stress, consapevolezza, vivere | OKNOtizie |
Facebook |
lunedì, 14 febbraio 2011
Stili di personalità con la tendenza ad essere controllanti
http://www.flickr.com/photos/ybonesy/2710582070/
Di fatto la personalità controllante si protegge dall'ansia mantenendosi il più lontano possibile da quel bambino sperduto incerto e perplesso che era o da quel trauma di cui porta i segni.
Sul lavoro, queste persone, rischiano di arrabbiarsi all'idea di dover far fronte ad un fallimento. Nei rapporti personali, siano questi di tipo affettivo, amicale o familiare possono provare grande risentimento se i loro bisogni rischiano di non essere appagati.
Per impedire a quest'ansia di opprimerle, di schiacciarle o peggio, di manifestarsi anche solo un po', tenteranno di controllare le persone e gli eventi che le circondano. Avranno dunque grosse difficoltà a negoziare perché saranno completamente incapaci di tollerare l'imperfezione.
Come abbiamo visto in precedenza, vari fattori (temperamento, diverse esperienze vissute, motivazione) possono provocare questo incontrollabile bisogno di controllo. Da questo punto di vista, non stupisce che non esista un unico stile di personalità pregiudicato da un bisogno di controllo troppo grande.
John Oldham, psichiatra statunitense membro della commissione di esperti che stanno lavorando alla nuova edizione del DSM (Diagnostic Statistical Manual, il manuale che definisce i principali problemi psichiatrici), ha individuato gli aspetti del bisogno di controllo in quattro stili di personalità:
Lo Stile Coscienzioso
Desiderio/piacere primario: il controllo
Paura/angoscia primaria: mancanza di controllo
Lo stile coscienzioso rivela un alto livello di pre-occupazione e inquietudine. Esiste un solo modo di fare le cose e, ovviamente, lui sa quale. Le persone di questo tipo possono rivelarsi difficili amministratori, perché hanno bisogno di verificare tutto tre volte e di accentrare su di sé ogni singola operazione.
- Il duro lavoro => la personalità "coscienziosa" è dedita al lavoro. Lavora molto duramente ed è capace di sforzi intensi, concentrando tutta la sua attenzione su una cosa.
- Il giusto => per possedere una personalità "coscienziosa" , occorre coltivare la coscienza. Ne fanno parte persone con solidi principi e forti valori morali. Le loro opinioni e credenze, poco importa a quale riguardo, non verranno espresse alla leggera. Queste persone vogliono fare ciò che va fatto, ossia la cosa giusta.
- Nel modo corretto => per questo stile di personalità tutto va fatto nel "modo corretto" e ciò può spaziare dal pareggiare un conto bancario alla miglior strategia per conseguire gli obiettivi nel lavoro, fino al modo di disporre i piatti nella lavastoviglie.
- La perseveranza => sposano le loro convinzioni e opinioni. L'opposizione non farà altro che rafforzare la loro ostinata determinazione
- La prudenza => parsimoniosi, scrupolosi e prudenti in ogni sfera della vita, i coscienziosi non si lasciano andare ad eccessi sfrenati.
- L'accumulo => i coscienziosi mettono da parte e collezionano ogni genere di oggetto; sono poco propensi a scartare qualcosa che ha avuto, ha o avrà indiscutibilmente importanza ai loro occhi.
Nel DSM-IV la personalità di stile coscienzioso viene posta in relazione a quella di tipo ossessivo-compulsivo.
Lo Stile Confidente
Desiderio/piacere primario: l'ammirazione
Paura/angoscia primaria: il disprezzo
In queste persone è implicita un'eccessiva considerazione di sé, piuttosto che un inquietudine legata al modo corretto di fare le cose. Il mondo deve girare attorno a questo stile di personalità.
- Il rispetto di sé => chi è molto confidente crede in se stesso e nelle sue capacità. Non dubita mai per un solo istante di essere unico, speciale, e di avere un ruolo fondamentale da svolgere sulla terra.
- Il tappeto rosso => queste persone si aspettano che tutti gli altri le trattino più che bene e che lo facciano in continuazione
- L'ambizione => la fiducia delle persone confidenti nelle loro aspirazioni e possibilità non vacilla mai
- La politica => sono capacissimi di trarre vantaggio da forze e capacità di altre persone per giungere ai loro fini e interagiscono astutamente con gli altri
- La competizione => sono dei competitori nati. Adorano raggiungere la vetta e ... restarci!!
- Il sogno => questi individui hanno un alta autostima e sono capaci di vedersi come eroi, come star, come i migliori nel loro ruolo e nel loro settore di attività.
- Il sangue freddo => chi possiede uno stile di personalità confidente accetta onori e complimenti con grazia e padronanza di sé.
Nel DSM-IV la personalità di "stile confidente" viene posta in relazione a quella di tipo "narcisistico".
Lo Stile Vigilante
Desiderio/piacere primario: l'autonomia
Paura/angoscia primari: la subordinazione
In questo caso interviene un aspetto di diffidenza e sospetto. Se non sta attenta, la persona, si convincerà che lo inganneranno a colpo sicuro
- L'autonomia => le persone di stile vigilante possiedono un'indipendenza resiliente. Seguono i loro stessi consigli senza aver bisogno del parere altrui o di essere rassicurate. Prendono le decisioni con facilità e sanno badare a se stesse.
- La prudenza => questi individui sono prudenti nelle loro interazioni con gli altri e preferiscono valutare una persona prima di decidere se instaurare un rapporto con lei
- La perspicacia => sanno ascoltare e percepiscono tutte le sottigliezze della comunicazione; vanno oltre le apparenze e sanno interpretare il tono, la gestualità ecc. dell'interlocutore
- L'autodifesa => le persone di stile vigilante hanno fegato e non esitano a battersi per difendersi, adottando questo atteggiamento quando sono oggetto di attacchi
- L'allerta alle critiche => sono in grado di prendere molto seriamente le critiche, senza per questo sentirsi intimidite.
- La fedeltà => danno priorità alla fedeltà e alla lealtà. Lavorano con impegno per ottenerle e non le danno mai per scontate.
Nel DSM-IV la personalità di "stile vigilante" viene posta in relazione a quella di tipo "paranoico".
Lo Stile Aggressivo.
Desiderio/piacere primario: il potere
Paura/angoscia primaria: la sottomissione
E' il controllo nella sua forma più imperniata sullo sfruttamento degli altri. La personalità di stile aggressivo usa la gente. Tende inoltre a trattare gli altri in modo dominante.
- Il comando => le persone di stile aggressivo si fanno carico degli altri. Sono a proprio agio con il potere, l'autorità e la responsabilità.
- La gerarchia => evolvono meglio e più facilmente in una struttura di potere, nel quale siano chiaramente definiti i ruoli di ciascun individuo e la rispettiva autorità.
- La disciplina => queste persone sono altamente disciplinate. Impongono regole legate all'ordine e badano che vengano eseguite alla lettera da coloro che hanno alle dipendenze.
- L'efficienza => gli uomini e le donne di stile aggressivo sono molto concentrati sugli obiettivi da raggiungere. Hanno una visione pragmatica del mondo in cui perseguiranno gli scopi che si sono prefissi. Fanno tutto ciò che occorre affinchè il lavoro venga portato a termine.
- Il coraggio => non sono timorosi e non si scoraggiano facilmente. Hanno coraggio nelle situazioni pericolose e complicate.
- Il gusto del rischio => prediligono l'azione e l'avventura. Possiedono una buona forza fisica e amano partecipare a gare sportive, in particolare a sport di contatto.
.... E non è ancora finito, nel prossimo post qualche suggerimento per imparare a non tenere tutto "sotto controllo" ......
14:49 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ansia, controllo, stile di personalità, ossessivo compulsivo, paranoide, narcisistico, dsm iv | OKNOtizie |
Facebook |
venerdì, 11 febbraio 2011
Dalle paure del bambino all'adulto controllante ...
" ... I rapporti umani risentono notevolmente
di un'infanzia resa fragile in maniera cronica ..."
J.Debigaré
E' estremamente facile incutere timore ad un bambino molto più di quanto si creda e con conseguenze a lungo termine assai più profonde di quanto si ammetta.
Se infatti la dipendenza infantile può dimostrarsi l'esperienza più bella nel momento in cui il "bebè" vive sotto la protezione di adulti amorevoli e attenti, è anche la peggiore delle disavventure quando implica soltanto una incondizionata sottomissione o, al contrario, una personale affermazione ad ogni costo, nel contesto di un controllo educativo privo di rispetto per la fragilità del bambino.
Un adulto non dovrebbe fare altro che consegnarsi per alcuni mesi, mani e piedi legati, ad alcuni suoi simili per cogliere tutta la portata dell'incubo infantile, nel momento in cui avesse la sfortuna di finire in mano a qualcuno che lo rifiuta, è impaziente, severo o, peggio ancora, intollerante e violento. Nonostante la breve durata dell'esperienza ne uscirebbe con un senso di inferiorità e di prudenza o, al contrario, di frustrazione e vendetta proporzionale al grado di timore o di spiacevolezza del trattamento.
In questa ottica immaginiamo un bambino di un anno intento a raggiungere un oggetto che ha suscitato il suo interesse, un comportamento tra i più naturali in un bambino di quella età. Supponiamo però che la madre (o qualunque altra persona che intervenga a titolo parentale), sia ansiosa. Lo è a causa di eventi che hanno segnato la sua infanzia? Lo è in particolare durante questo periodo della vita? Forse il marito l'ha appena lasciata o lo ha lasciato lei? Forse deve portare avanti un lavoro che le provoca numerose frustrazioni? Forse è tormentata da problemi economici? E via dicendo, l'elenco delle ipotesi che ne spiegano o addirittura ne giustificano il comportamento può includere decine o persino centinaia di supposizioni.
Comunque sia, di fronte a questo tentativo di scoperta del bambino la persona reagisce in maniera ansiosa, rispondendo con un tono di voce troppo alto, troppo stridente, talvolta precipitandosi addirittura sul bambino per prenderlo e metterlo al sicuro sul seggiolone.
Supponiamo ora che questa persona, non sia di umore ansioso solo occasionalmente, bensì lo sia in maniera ricorrente ogni volta che il bambino tenta di esplorare il proprio universo. Cosa succederà a quel bambino????
E' assai probabile che non riuscirà a tener conto delle circostanze e che non giungerà alla conclusione che il genitore in questione è sovraffaticato, di cattivo umore, e che non deve prendere questo comportamento aggressivo come un attacco personale. Il bambino non capirà che potrà esplorare il suo mondo un po' più tardi quando il genitore si sarà calmato o non ci sarà. E' assai poco probabile infatti che sia capace di un tale processo riflessivo. Ricordatevi che ha solo un anno! E ad un'età tanto tenera, del mondo conosce solo i pericoli, i piaceri e i significati che gli vengono forniti .... da quella figura parentale ...
In questo modo restando in costante contatto con una figura parentale ansiosa, il nostro bambino apprenderà ripetutamente che il più piccolo gesto rischia di scatenare negli altri reazioni "catastrofiche". In un adulto, i comportamenti ansiosi ripetuti di tale persona verrebbero probabilmente percepiti come un'aggressione molto lieve. Tuttavia, attraverso gli occhi del bambino, che dipende completamente da questa figura per la propria alimentazione fisica ed emotiva, questi continui assalti vengono considerati spaventosi.
Di conseguenza egli svilupperà meccanismi di autodifesa per proteggersi da qualunque situazione. In ragione delle esperienze vissute si aspetterà, qualsiasi cosa faccia, di essere oggetto di collera, critiche o manifestazioni di ansia; ed in questo modo falserà inconsapevolmente i suoi rapporti con gli altri.
Crescerà timoroso ed entrerà a far parte di quella schiera di persone timidissime, sempre pronte a scusarsi, sempre in tensione. In un altro scenario, magari imparerà a combattere quest'ansia aprendosi una strada nella vita come se tali sentimenti non dovessero mai verificarsi, cancellandoli completamente dal suo ventaglio di emozioni. E' questo infatti ciò che fanno sempre, altrettanto inconsapevolmente, i tiranni, gli sbruffoni e i collerici. Può inoltre trasformarsi in una di quelle persone ultracompetenti che sanno sempre tutti, così da non dover mai rivivere l'ansia che avvertiva quando gli veniva detto che non faceva il suo dovere.
Questi diversi modi di adattarsi conducono ad un bisogno di assumere il controllo e possono dimostrarsi positivi o, al contrario, creare un isolamento in funzione di diversi fattori, tra i quali l'intelligenza, la flessibilità di altre difese etc... Comunque sia questa persona invecchierà convinta di dover costantemente affrontare fino ad un certo punto un mondo dal quale può nascere ogni volta il caos, da cui deriva una perdita di controllo.
Per sentirci bene tutti avvertiamo in certi momenti il bisogno di assumere il controllo. Tuttavia, chi ha raggiunto un certo equilibrio sa perfettamente che non è possibile avere sempre il controllo e che talvolta occorre mollare la presa.
Sappiamo ad esempio, che nonostante facciamo di tutto per essere in buona salute, può succederci che ci colga una malattia. Analogamente, sappiamo che è del tutto normale che un'altra persona non sia sempre d'accordo con le nostre opinioni e che questi occasionali disaccordi non mettono in pericolo le basi della nostra personalità.
La persona dominata dal bisogno di controllo invece non ammetterà nemmeno questi intoppi; le risulteranno del tutto insopportabili. Non vorrà in alcun caso perdere l'influenza che ha sulla propria vita e sul proprio ambiente.
Il solo pensiero di una qualche perdita di controllo la farà tremare di paura e provocherà un senso di disagio, di ansia , che tenterà di fuggire il più possibile ....
...... rimani con me , ci addentreremo nel "bisogno di controllo e stili di personalità ...."
17:24 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: controllo, ansia, paura, autodifesa, bambino, apprensione, genitore controllante | OKNOtizie |
Facebook |
giovedì, 10 febbraio 2011
Il controllo sotto diverse forme ...
Secondo vari studi sembrerebbe che il dramma individuale più grande a qualunque età, dall'infanzia all'adolescenza, fino all'età adulta e alla vecchiaia, si esprima in termini di entità e affidabilità del controllo.
Per la maggior parte delle persone, questo valore si sviluppa durante l'infanzia e prosegue nell'adolescenza, per raggiungere l'apice nella maturità dell'età adulta, declinando in vecchiaia.
Man mano che questo ciclo cresce nel tempo, nella maggior parte di noi affiora una preoccupazione, quella di controllare se stessi e il proprio ambiente. Sul piano psicologico, fin dalla più tenera età tentiamo di fare nostra una parte di questo controllo. Infatti il primo apprendimento del bambino è quello che riguarda il controllo dei propri impulsi primari.
Da bambini impariamo molto presto che non possiamo ottenere tutto quello che vogliamo. Dall'ora del riposino al piacere di giocare con gli altri bambini, apprendiamo regole tacite che disciplinano il nostro universo; se non le rispettiamo, ci attraiamo punizioni, frustrazioni o emarginazioni dei pari.
Dopo aver deciso le circostanze della nostra vita, i genitori desidererebbero scegliere per noi dei "buoni amici", dei "buoni svaghi" etc. In breve, controllare i figli. Se questo controllo diventa iperprotettivo, rischia di privare il bambino di un normale apprendimento dello stesso, quantunque trasmetta ai genitori un grande senso di sicurezza.
Allo stesso tempo un'eccessiva permissività produrrà risultati altrettanto carenti, perché il bambino possiederà un controllo troppo grande, che per giunta arriverà troppo presto perché questa esperienza gli sia utile.
Da adolescente, la persona passa dalla dipendenza genitoriale al bisogno di indipendenza individuale. Anche in questo caso tutto dipende dal controllo: cosa può controllare e come? L'adolescente risponderà a questa domanda mettendo alla prova i limiti del controllo parentale. De resto, i problemi tra l'adolescente e i genitori sono speso legati ad un trasferimento del controllo, una fase imprescindibile della vita che, molto spesso, non ha luogo senza feriti.
Nell'età adulta il controllo diventa poi un fine per alcuni e un mezzo per altri. Lodato dagli uni ed esecrato dagli altri, avrà una buona reputazione se condurrà alla realizzazione personale. Al contrario, sarà considerato vile se utilizzato ad oltranza.
La maggior parte delle emozioni spiacevoli che costellano la nostra vita (insicurezza, rabbia, gelosia, invidia, frustrazione ecc.) nascono da una perdita o da una mancanza di controllo. In quest'ottica potremmo dire che i momenti emotivi più penosi da vivere sono quelli in cui il nostro controllo viene minacciato da un fattore esterno che non abbiamo più la possibilità di padroneggiare. Da questa perdita di controllo o dalla paura della stessa spesso deriva un senso di panico.
Perché alcuni sono ossessionati dal bisogno di controllo? Perché sono profondamente convinti di dover dettar legge su tutto? Perché pensano che il loro ordine del giorno debba prevalere su quello altrui? Perché insistono tanto affinchè tutto sia sempre fatto a modo loro anche quando gli si dimostra che il nostro metodo è efficace quanto il loro? Questo bisogno di controllo all'ennesima potenza è una "tara" genetica o il risultato di traumi?
La risposta dire viene da sola: questo smisurato bisogno di controllo è quasi sempre provocato dall'ansia: quell'infido e pervasivo senso di un pericolo imminente che si accompagna ad un disagio fisico e psichico. Nodo alla gola, peso sullo stomaco, oppressione al petto ...
Nell'essere umano, come ho spiegato lungamente nei post precedenti, l'ansia è naturale ed inevitabile. Essa ricopre una funzione fondamentale, quella di metterci in guardia da un reale pericolo e di permetterci di affrontarlo adeguatamente. E' la famosa scarica di adrenalina che accelera i battiti del cuore e permette di fuggire immediatamente. L'ansia può quindi rappresentare uno stimolante; il problema è che la maggior parte dei pericoli che ci minacciano nel mondo moderno non è così evidente e concreta. Sono pericoli vaghi ed è difficile farvi fronte. Quando il pericolo è la paura di non essere all'altezza, la paura che ci si prenda gioco di noi o la paura di non piacere, non è facile trovare la reazione adatta. L'ansia quindi invece di trasformarsi in azione muscolare, si accumula senza esternarsi e rischia di soffocarci debordando.
Proviamo un timore di anticipazione (sta per succederci qualcosa di irreparabile), ci sentiamo costantemente sotto tensione, paralizzati ... I segni più frequenti sono i tremori, la traspirazione, le turbe del sonno, un'eccessiva stanchezza, capogiri, battito cardiaco accelerato, difficoltà di concentrazione, di respirazione, irritabilità ecc ...
I più recenti studi hanno dimostrato che le persone sono più a loro agio con l'ansia quando devono vivere una situazione prevedibile, pur sapendo che l'ansia le aspetta la varco, piuttosto che quando devono vivere tale ansia in un contesto completamente imprevedibile.
Da dove deriva quindi questa presenza tanto lampante di ansia che regola ogni comportamento di chi soffre di un eccessivo bisogno di controllo? A innescare un comportamento controllante è una combinazione di fattori: è il risultato del temperamento e dell'influenza degli eventi di vita che formano il carattere. Alcuni hanno un temperamento che li predispone ad essere così, altri sono stati forgiati in quel modo, spesso attraverso esempi dati dai familiari, dalle figure parentali e da adulti che hanno ricoperto un ruolo di autorità.
In altre parole i geni forniscono le basi della personalità e alcuni dei suoi limiti. Il resto della persona che siamo viene costruito da ciò che ci succede e da ciò che impariamo dalle situazioni vissute.
Pertanto, il dilemma di una persona controllante inizia in genere con un'autostima assai bassa, di solito intimamente legata a esperienze sopraggiunte durante l'infanzia .....
e se lo vuoi sapere seguimi nel prossimo post .....
19:05 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: controllo, ansia, inadeguatezza | OKNOtizie |
Facebook |
mercoledì, 09 febbraio 2011
Sul controllo ...
" Non puoi fermare le onde
ma puoi imparare a cavalcarle..."
J.Goldstein
Vorrei ora dedicare qualche post su un altro grande killer del nostro ben-essere, strettamente legato con l'ansia e la pre-occupazione: il controllo!!!
Che cosa è il controllo? Il dizionario attribuisce alla parola "controllo" varie definizioni, ognuna delle quali si declina in diverse espressioni: controllo delle nascite, controllo giudiziario, controllo del e territorio, controllo dei biglietti, controllo di identità, controllo medico etc .. Questo per dire fino a che punto è presente nella nostra quotidianità.
Tra tutte queste definizioni due fanno più delle altre al caso nostro: "controllo: atto del controllare, del sorvegliare qualcosa, qualcuno, esame minuzioso" - "Azione, fatto di controllare qualcosa, un paese, un gruppo, il suo comportamento; fatto di avere su questi potere, dominio".
Il tipo di azioni descritto da queste due definizioni ha importanza nell'equilibrio dei nostri rapporti con gli altri e nella nostra capacità di trarre soddisfazione dalla vita. E' inoltre positivo nella misura in cui non se ne fa uso eccessivo, non se ne abusa.
Di fatto, il controllo è uno di quegli affascinanti concetti che valicano qualunque confine. Che sia psicologico o fisico, è di fondamentale importanza.
Nella dimensione umana, "controllare" significa semplicemente "reprimere uno stimolo o un imput al fine di ottenere la risposta voluta o l'esito desiderato".
Un modello standard del sistema di controllo può essere rappresentato dal seguente diagramma
Uno stimolo richiede un feedback. Il feedback comporta una risposta. La reazione analizza la risposta e controlla il feedback.
Lo stesso modello può servire a mostrare la risposta personale ad una precisa circostanza.
In questo caso, le emozioni rappresentano il feedback e la risposta è il risultato fisico. Il mentale è la reazione, la quale dunque controlla l'emozione.
La risposta (o l'azione prodotta) è strettamente dipendente dal feedback. Un feedback positivo farà sì che la risposta aumenti di intensità, mentre uno negativo provocherà una risposta che tende ad essere stabile o a diminuire.
L'incremento della risposta generato da un feedback positivo è auspicabile nel caso di rapporti personali. Di fatto non è questo che ci aspettiamo in tutte le nostre interazioni con gli altri?
Applicando questo modello sul piano umano, lo stimolo rappresenta una circostanza esterna che vede la luce senza che il sistema o la persona ne sia la causa. Ciò che motiva è l'emozione. Il mentale rappresenta l'atteggiamento, lo stato d'animo, la mente. In quanto alla risposta, essa è un'azione esterna o un movimento fisico che compie, che fa qualcosa.
Nel corso dei secoli, vari autori hanno succintamente riassunto il controllo di questi elementi nel seguente modo: "ciò che la mente è in grado di concepire e il cuore credere, l'uomo è in grado di conseguire...".
Forti di questa verità, in che altro campo potremmo aver bisogno di maggior controllo? E' però vero che la debolezza è umana .....
Continua a seguirmi se ti interessa l'argomento ......
18:05 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: controllo, emozioni, ansia, feedback, stimolo, risposta | OKNOtizie |
Facebook |
martedì, 08 febbraio 2011
Riconoscere e cambiare i pensieri ansiogeni ...
I pensieri che produciamo influenzano in modo determinante le emozioni. L'avvenimento in sé non scatena l'ansia: è il significato che gli attribuiamo a farlo.
Per esempio, che io possa avere la tachicardia non innesca una risposta d'ansia, ma il pensiero che quella tachicardia può significare che sto per avere un infarto attiva subito una risposta di ansia. Quindi i responsabili delle nostre paure e del nostro stress molto spesso non sono i fatti, ma il significato che rivestono per noi.
Facciamo un altro esempio: una sera nostro figlio è in ritardo e non ha avvertito. Questi i pensieri ansiosi che ci potrebbero venire in mente: ha avuto un incidente, si è ubriacato e non ha il coraggio di tornare etc .. Potremmo invece avere pensieri non ansiosi: è con gli amici, si diverte, ha conosciuto una ragazza ....
I pensieri del primo tipo ci farebbero girare per casa in preda all'agitazione; gli altri ci permetterebbero di goderci la serata.
Come si fa ad avere un comportamento sereno? Ricordandoci che è il nostro pensiero a scatenare l'ansia, occorre dunque cambiare il nostro modo di pensare ...
Come prima cosa è necessario chiedersi: "Perché sono sempre convinta che mi debba accadere qualcosa di brutto?". Forse non avete un rapporto positivo con voi o non credete di meritare un premio, anzi più eventi positivi vi accadono, più il convincimento che la punizione è vicina vi fa vivere con ansia ogni cosa sfugga dal controllo.
Proviamo ad uscire fuori da questa percezione infantile: gli eventi negativi non sono collegati al nostro essere bravi o buoni, accadono e basta.
Cominciate ad osservare il vostro modo di pensare per capire quanto è allarmistico chiedendovi:
- Cosa mi turba in particolare in questo avvenimento?
- In che modo esso può influenzare la mia vita?
- In che modo può rendere negativa la mia immagine?
- E' collegato a qualcosa che è avvenuto nel passato?
- In che modo può modificare il giudizio che ho di me?
Impariamo a destrutturare i pensieri ansiogeni; quando si è in ansia, non è facile credere che tutto quello che pensiamo sia una visione distorta della realtà costruita da pensieri ansiogeni. Per far pratica quindi è meglio sperimentare questo esercizio quando si vivono stati di allarme non eccessivi, così in seguito potremmo usarli anche in situazioni più angoscianti.
Per contrastare i pensieri ansiogeni, si possono applicare semplici strategie. Prima di tutto verifichiamo con alcune domande che la situazione comporti un rischio reale:
- Forse la paura che questi avvenimenti accadano dipende dal fatto che sono ansioso e stressato?
- La situazione è davvero così pericolosa come credo?
- In futuro, quanto mi preoccuperò di tutto questo?
- Ho fatto esperienze che mi hanno insegnato che gli eventi possono essere diversi da quello che io temo?
- Ma anche se dovesse andare male davvero, sono sicura che sarebbe una catastrofe?
E' vero , abbiamo paura; però non è detto che in una situazione reale dovremmo provarla. Quindi la nostra paura non è la prova che ci troviamo davvero di fronte ad un pericolo. Impariamo a fare gli avvocati difensori della serenità creando una serie di controprove alle prove ansiogene che i nostri pensieri hanno costruito affiancando ad ogni affermazione una contro-osservazione.
Talvolta le strategie più semplici possono essere di notevole aiuto. Quella dei pensieri positivi è una di queste (leggi anche qui) . Essa consiste nel modificare un pensiero negativo in uno più razionale o addirittura ottimistico.
All'inizio conviene mettere tutto per iscritto così possiamo essere aiutati anche da altri sensi, come la vista e l'udito (se prendiamo l'abitudine di leggere i nostri elenchi a voce alta). Ovviamente per contrastare il pensiero ansiogeno, l'alternativa positiva deve essere credibile, legata alla realtà.
Facciamo un esempio: dobbiamo andare ad una festa ma non sappiamo che tipo di festa sia e siamo indecisi su come vestirci:
- Pensiero ansiogeno => "sbaglierò sicuramente vestito e tutti rideranno di me ..."
- Pensiero razionale => "sono abbastanza carina da poter mettere qualsiasi cosa, gli altri mi perdoneranno ..."
- Pensiero positivo => "mi troveranno comunque elegantissima; i miei nuovi jeans sono una favola... "
E ora .... prova tu ......
_____________________________________________
Da leggere:
G.C.Giacobbe
"Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita"
Ed. Salani
17:03 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ansia, pensieri negativi, pensieri positivi, catastrofizzazione | OKNOtizie |
Facebook |
domenica, 06 febbraio 2011
Sollecitudine ... Apprensione ... Iperattaccamento ...
Essere apprensivi nei confronti degli altri, dei problemi e delle cose o di sé è la causa di ansia più comune. Accade spesso che si sviluppi un attaccamento eccessivo verso gli oggetti delle nostre attenzione o che ci si identifichi eccessivamente con essi, che si tratti di una persona cara, di una faccenda professionale, del proprio aspetto o di ciò che ci potrebbe accadere.
L'eccesso di identificazione ha luogo quando si investe in modo sproporzionale il senso del proprio valore su una persona o una questione. Quando avviene questo, qualunque sia l'oggetto dell'identificazione, le nostre attenzioni si trasformano in apprensione. Siamo sempre preoccupati o ansiosi e diamo fondo alle nostre energie.
Uni dei primi passi nel processo di trasformazione dell'ansia consiste nel comprendere la differenza fra "essere solleciti" ed "essere apprensivi".
Quando la fondamentale esigenza umana di occuparsi di ciò che ci circonda esce dai suoi confini naturali, si finisce o per sviluppare un'attenzione ossessiva o per non interessarsi a sufficienza.
La natura ha programmato la nostra sollecitudine verso quello che ci circonda direttamente nel DNA. In molte specie questo è associato alla cura della prole.
Le attenzioni verso gli altri generano un senso di sicurezza e danno vita ad un rapporto, un legame positivamente vitale. Quando questo equilibrio naturale viene spezzato e si generano sentimenti di estrema preoccupazione mista ad ansiosa incertezza, ecco che si scivola in quell'eccesso di attenzione detta apprensione.
Molti hanno compiuto questo passo, trasformando la naturale attenzione verso gli altri in un pesante fardello di preoccupazioni e ansia, quando non in una fonte di manipolazione.
La sollecitudine è una nobile qualità, ma esagerare, correndo di continuo per sostenere ritmi inumani nel timore di ciò che potrebbe accadere se ci si ferma o si rallenta, alla fine logora, prosciuga la nostra energia e compromette la nostra vitalità.
Lo stesso vale per le eccessive preoccupazioni nei confronti degli altri, un tipo comune di apprensione: possono essere controproducenti, perché spesso fanno sentire gli oggetti delle nostre eccessive attenzioni soffocati o manipolati, il che li può indurre a respingerci.
Strettamente connesso con l'apprensione è l'iperattaccamento: la sollecitudine diventa perché si ha paura di perdere ciò a cui tanto si tiene, oppure può manifestarsi nei confronti di persone, luoghi, cose, perché motivato dalla continua ricerca di segnali di conferma che gli altri ci apprezzano.
Questo incessante sforzo volto ad ottenere sempre reazioni positive nei nostri confronti può generare un perenne stato di ansia. L'iperattaccamento da un lato tende a spossare chi ne è fatto oggetto, dall'altro rende il soggetto ipersensibile all'altrui approvazione, inducendolo a controllare eccessivamente, coloro cui tiene, soffocando la propria pace e sicurezza interiore.
Il circolo vizioso si innesca quando ci si identifica eccessivamente con un ruolo, una situazione, una persona cui si tiene molto. Ci si comincia a preoccupare e a volere che le cose vadano in un certo e unico modo, attaccandosi a quel risultato al punto da non riuscire più a scorgere altre opzioni; non si riesce più a "mollare" la questione, la situazione, la persona oggetto delle attenzioni, trasformandosi in un vero assillo.
E, ironicamente, il risultato è normalmente l'opposto di quello desiderato: la persona che si vorrebbe più vicina si allontana e ci evita. "Ma come!" ci si stupisce "Con tutte le attenzioni che le ho dedicato!".
Questo ciclo di autodistruzione è insidioso, perchè l'apprensione e l'iperattaccamento sono come un morbo contagioso che può diffondersi rapidamente agli altri e infettare come un vero e proprio virus emozionale.
Quando si guarda al mondo attraverso le lenti di una eccessiva identificazione, dell'apprensione e dell'iperattaccamento, si tende immediatamente a schierarsi sulla base di informazioni incomplete. E' proprio attraverso questo meccanismo che si alimenta la crescente epidemia di stress, ansia e depressione. Il risultato è spesso il cieco rifiuto di comprendere il punto di vista altrui, fenomeno alla base di molti conflitti.
Se si desidera aiutare coloro che si amano, occorre innanzitutto partire da se stessi. Se non li teniamo sotto controllo apprensione ed iperattaccamento tendono ad evolvere in un'abitudine radicata ed ecco che le nostre energie emozionali vengono logorate e, giorno dopo giorno, la qualità della nostra vita si deteriora.
Un quadro emozionale mediocre riduce la pienezza della vita a qualcosa di meccanico: le giornate diventano grigie, si riducono l'allegria e la pace interiore e si perde in modo significativo la propria capacità di adattamento creativo. Si diventa così stressati e ansiosi da finire per sentirsi del tutto inefficaci o, dopo aver esagerato nel senso opposto, ormai incapaci di dedicare attenzione e cure nella giusta misura.
Occorre tuttavia distinguere: una cosa sono la preoccupazione, l'apprensione e l'iperattaccamento, altra cosa sono il vigoroso coinvolgimento emotivo e la passione nei confronti di un obiettivo, atteggiamenti che, invece, aprono la mente e stimolano la creatività. L'ansia, al contrario, ottunde la mente e può ritardare il conseguimento di un obiettivo o annullare la soddisfazione per averlo raggiunto.
Un atteggiamento apprensivo in un'area, inoltre, spesso comporta negligenza in un 'altra: un po' come lo schiacciare un pallone da un lato per aumentarne la pressione da quello opposto. Questo squilibrio nell'affrontare i diversi aspetti della vita può a dar luogo a piccoli inconvenienti e seccature in grado di inquinare la gioia di vivere.
Come diceva Winston Churchill: "A rovinare la vita degli uomini è una stringa della scarpa che si strappa".
Lo stress è essere assediati da mille piccole cose. Non sai quante ne riesci a gestire prima di crollare ......
Se ti va continua a seguirmi ......
18:00 Scritto da: gabrella | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: apprensione, sollecitudine, iperattaccamento, ansia, preoccupazione, stress | OKNOtizie |
Facebook |
mercoledì, 02 febbraio 2011
Le abitudini ansiogene
E.Munch - "Anxiety" -
La maggior parte delle persone non pensa all'ansia in termini di abitudine, considerandola invece come un fenomeno che le colpisce e non come un fenomeno creato da loro stesse. E' un modo tipicamente umano di vedere le cose, ma nulla può cambiare finchè chi soffre di ansia non si rende pienamente conto che è egli stesso ad investire in pensieri e reazioni ansiogene. Comprendere questo fatto non significa giudicare o colpevolizzare se stessi ma assumersi le proprie responsabilità in modo da capire che siamo anzitutto noi stessi a lasciare che le proiezioni negative prendano il controllo della nostra vita.
L'abitudine ansiosa spesso nasce dalla proiezione di scenari pessimistici relativamente a ciò che potrebbe accadere nel proprio mondo lavorativo, in casa, in famiglia oppure a noi stessi. Si possono creare delle vere e proprie scorte di proiezioni ansiose e può bastare un niente per innescarne una, con annesse apprensioni e paure, soprattutto quando si è stanchi e stressati.
La preoccupazione può essere scatenata a partire da una semplice percezione, cui fa seguito un pensiero, poi un'altra sensazione, un altro pensiero, un'altra sensazione ... e così via, finchè si è sopraffatti da una spirale ansiosa. Alla fine ci si può trovare totalmente sconvolti o arrabbiatissimi per ciò che ... potrebbe accadere!
Al nostro cervello piace indagare e analizzare fin nei minimi dettagli gli scenari più pessimistici, con un processo interiore e privato in cui rubiamo energia a noi stessi sempre di più.
La maggior parte dell'arsenale dell'ansia è , come abbiamo visto negli scorsi post, composto di paure, insicurezze, paragoni e attentati alla nostra immagine. Alcune abitudini ansiose ci sono così familiari che ormai non le notiamo più: si può arrivare a convivere per così tanto tempo con la paura di essere rifiutati, snobbati o emarginati, o con la sensazione di essere un disastro, destinati all'insuccesso o incapaci di comunicare, da finire per adattarvisi.
Si può diventare così abituati ai sentimenti ansiosi o apprensivi da crederli un naturale accessorio della nostra esistenza. Le ansie che si sono radicate sono diventate nostre compagne di vita: anzi molto spesso dominano le nostre vite senza esserci accorti che siamo noi ad aver dato loro le chiavi di accesso.
Se la paura fosse un panetto di burro, l'ansia sarebbe l'azione di spalmarlo continuamente, ossia, al di là della metafora, è quel continuo lavorio su pensieri ed emozioni carichi di paura che coltiviamo giorno dopo giorno, settimana dopo settimana ...
E' un'abitudine autodistruttiva, perché non si basa sui fatti e non risolve nulla. E non solo la sua continua ripetizione non serve a perfezionare una qualsiasi utile capacità, ma assorbe energie e tende ad ottenebrare il nostro universo emotivo.
Proviamo a fare un esempio: siamo invitate ad una festa di famiglia e che , pur sentendo di "doverci" andare , non ne abbiamo nessuna voglia. Immediatamente ecco arrivare a stormo le proiezioni negative scatenando gli immancabili sentimenti ansiosi. E se c'è quella lontana cugina che non posso soffrire? E se qualcuno mi chiede un parere su quella situazione delicata che sta vivendo mia sorella di cui peraltro non condivido gli atteggiamenti? E se mettono "in tavola" l'argomento spinoso delle mie innumerevoli diete?
Ecco che davanti ai nostri occhi scorrono immagini delle imminenti catastrofi date per cosa già fatta dalla nostra mente. Questo tipo di proiezioni chiude a doppia mandata la porta del cuore, impedendo l'accesso alla chiarezza e all'intuizione.
La maggior parte delle paure sono infatti effetti collaterali della proiezione della propria insicurezza su semplici problemi quotidiani da cui poi siamo fagocitati.
La mente crea i propri scenari sulla base di pensieri del tipo: "Dovrei fare questo? Dovrei dire quello? E se non gli piaccio? E se mi giudica?". Queste proiezioni di insicurezza si accumulano fino a diventare un'abitudine ansiosa.
Queste disposizioni abituali all'ansia possono arrivare a determinare squilibri biochimici e del sisterma nervoso fino a provocare attacchi di panico che altro non è che la progressione logica di un'abitudine ansiosa.; tranquilli non è un processo irreversibile, è POSSIBILE trasformare le abitudini ansiose rompendo così l'infernale circolo vizioso.
Prima tuttavia è utile dare uno sguardo ai meccanismi "perversi" che le innescano ...
... se hai voglia di saperlo leggi il prossimo post ......
18:49 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: ansia, paura, panico, proiezioni negative, percezione, consapevolezza | OKNOtizie |
Facebook |
domenica, 30 gennaio 2011
I sintomi dell'ansia ...
"Sai qual'è un pensiero agghiacciante?"..
"No, qual'è?"...
"Solo un metro quadrato di flanella
mi separa da un collasso nervoso"..(Linus)
Come nel caso del perfezionismo possiamo distinguere due forme di ansia: quella "normale" e quella "patologica".
La prima è una reazione all'aumento di adrenalina e alla tachicardia; si tratta di una risposta ad uno stimolo di tensione reale (per esempio un esame). Questa ansia è funzionale: se affrontiamo un esame senza un po' di ansia, siamo meno lucidi, meno attenti e distratti da altri stimoli. Essere un po' tesi a superare una prova permette una maggiore concentrazione e un uso più veloce della memoria. L'ansi , così detta "normale" è anche un patrimonio, una risposta verso il raggiungimento di un obiettivo, un sostegno che ci aiuta a focalizzare l'attenzione.
Si parla invece di ansia "patologica" quando si ha una sensazione continua di tensione, di allarme, di pericolo e di minaccia, come se dovessimo sempre sostenere un evento importante anche se non è così.
E' "patologica" perché si presenza in assenza i uno stimolo scatenante. I suoi sintomi sono molto più complessi: la sensazione continua di allarme determina tensione muscolare, tachicardia, difficoltà di respirazione, formicolio, irrigidimento delle gambe, sudorazione, oltre che una percezione distorta della realtà.
Questo tipo di ansia fonda le sue radici nella convinzione da parte dell'individuo di trovarsi in pericolo; ma si tratta di un pensiero inconscio negativo, non di realtà.
Si teme, si ipotizza che potrebbe accadere qualcosa; appena le situazioni sono o appaiono diverse dal solito, subito si formula l'ipotesi di un evento negativo. Certo questo pensiero produce da solo un altro motivo di ansia; si entra così in un trip di eventi negativi: più li pensiamo, più ci irrigidiamo e più ci allarmiamo. L'idea di essere continuamente sotto minaccia è collegata alla sensazione infantile di inadeguatezza, che a sua volta ci porta a pensare che saremo puniti.
Diverso è il discorso sugli attacchi di panico, altra piaga in continua crescita, i sintomi producono nell'individuo la sensazione di essere davvero in pericolo. La differenza tra ansia e attacco di panico è che sono le sensazioni fisiche provate ad essere esse stesse forme di allarme.
Se entriamo nella dimensione ossessiva di essere in pericolo, il fisico corrisponde al messaggio che gli arriva producendo le medesime sostanze che produrrebbe di fronte ad un pericolo reale. Ma in assenza di reale pericolo queste manifestazioni si trasformano in un allarme costante: "Oddio che cosa mi sta succedendo?" ci chiediamo.
Nel momento in cui si entra in questo circolo vizioso , paura-allarme-sintomi-paura, l'ansia diventa incontrollabile, i sintomi si aggravano sempre più e arriva l'attacco di panico.
La percezione dei sintomi varia da persona a persona: alcuni diventano più sensibili al dolore fisico, altra avvertono in maniera più drammatica i sintomi classici dell'ansia. Se ci muoviamo sempre entro schemi conosciuti, non appena qualcosa non corrisponde, il meccanismo di allarme si sviluppa in pensiero ossessivo: "Cosa sta succedendo?" ... "perché mio marito non torna?" ... "perché mio figlio non telefona?" Ogni fenomeno che esce dal solco della "normalità" viene subito rielaborato come una minaccia.
L'ansia è una situazione con cui ci si abitua a convivere, ma l'accettazione passiva, la "normalizzazione" di qualcosa di disfunzionale è grave: è fondamentale quindi imparare a riconoscere i sintomi per poterci finalmente fare qualcosa .....
( ti aspetto al prossimo post ....)
17:33 Scritto da: gabrella | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: ansia, attacco di panico, pensieri negativi, inadeguatezza, circolo vizioso, pericolo, minaccia | OKNOtizie |
Facebook |








































