martedì, 27 aprile 2010
Per sempre ...
A Vittorio che ha creduto in me prima che lo facessi io ....
Che cosa può voler mai dire per sempre? Per sempre è quello che molti invocano, è quello che tutti si scoprono a dire, con leggerezza, persino con una sorta di automatismo. Per sempre non vuol dire niente. Per sempre uno se lo dovrebbe dimenticare, non ci dovrebbe pensare, non se lo dovrebbe promettere, mai!
Per sempre la gente lo dice continuamente, e forse non sa nemmeno bene quello che sta dicendo. Per sempre è ancora un'idea seducente, sbagliata e anche necessaria, nessuno potrebbe mai amare con un contratto a termine, un'idea che contiene molte trappole, in cui s'inciampa continuamente.
Per sempre esiste, a volte. Anche se nessuno sa, davvero, com'è, perché, seguendo quale strana alchimia in che modo. Per sempre possono spiegarlo solo quelli che lo vivono, quelli a cui sta capitando, ammesso che anche questo racconto sia possibile.
Per sempre è un inganno, un clichè. Non vuol dire niente e vuol dire molte cose differenti.
Per sempre non vuol dire "per sempre felici e contenti", questa è un'idea da Baci Perugina, una cosa che ti raccontano da piccola con le favole e poi ti si attacca addosso come una colla vischiosa e non te la stacchi più. L'accoppiata £"per sempre" e "felici" è micidiale. Dice non solo la menzogna che le cose non finiscono, non devono finire, ma anche che sono, che devono essere, sempre bellissime.
Chi ha un "per sempre" da raccontare sa che la sua storia è piena di ombre, di contraddizioni, di inciampi.
"Per sempre" non vuol dire "per sempre uguali", rimanere inchiodati a un'idea idilliaca iniziale, ad un ruolo che non trova modificazioni, che non si arricchisce di altro, diventa la prigione dove muoiono le storie.
Per sempre si imbastisce fuori dagli schemi. Nel senso che ci vuole creatività e ascolto, e attenzione a se stessi e all'altro, e che bisogna avere sempre molto coraggio, molto cuore, molta flessibilità nel sentire da che parte piega la barca.
Per sempre non si può promettere ma si deve essere così folli da pensare di poterlo costruire. Per sempre è nell'attimo che si vive. E' lì nella sospensione di un abbraccio, l'eternità che costruiscono gli amanti.
Per sempre sta nelle cose che si sono fatte insieme. Sta nell'avere una storia comune con un altro essere umano. Avere un testimone, uno che si ricorda di te dieci anni fa, di quello che dicevi, e ogni tanto te lo ricorda, e quando ti guarda vede tutti i tuoi passaggi, da allora fin lì e ti "sa". Lui ti conosce.
E' anche avere un progetto, tessere il futuro tutti i giorni, aggiustando la direzione continuamente.
E' una curiosità che non si spegne per un altro essere umano. Vedere cosa c'è che ancora sfugge, vedere come sarà, come diventerà, come andrà a finire. Essere disposti a fare un lavoro per questo. Conoscere l'alfabeto per parlare questa lingua.
Per sempre è una faccenda misteriosa. Si va a cercare nella bolla nel diventare uno, e poi la si trova, davvero, nell'essere due.....
17:52 Scritto da: gabrella in Ri-trovarsi.... insieme | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: coppia, evoluzione, crescita, differenziazione, amore | OKNOtizie |
Facebook |
martedì, 30 marzo 2010
Viaggio nella terra dell'amore ...
"Dove regna l'amore
Non c'è volontà di potere..."
C.Jung
Quando ci innamoriamo la vita è meravigliosa! Il nostro partner ci appare fantastico, ci sentiamo fortunate per averlo incontrato e lui ci ripete che siamo straordinarie. Per il fatto di stare con lui/lei diventiamo migliori.
Quando questa fase finisce, però, ci si ritrova a litigare spesso su questioni di poco conto. Questo accade perché vogliamo cambiare il partner affinchè si adatti alla nostra visione del mondo, si conformi alle nostre aspettative.
In questa fase ci rendiamo conto che lui/lei sta cercando di fare altrettanto con noi. E questo non ci piace.
Quando l'infatuazione finisce, le caratteristiche che ci avevano attratto possono darci fastidio. Proviamo rabbia e frustrazione perché non capisce che sbaglia. Infine ci sentiamo ferite, sole, scoraggiate e crediamo che tutto l'amore che provavamo all'inizio sia svanito.
Per raggiungere un qualsiasi livello di intimità la coppia deve imparare a esprimere disaccordi e conflitti apertamente. Il modo in cui le coppie gestiscono il conflitto può aumentare la comprensione sul loro rapporto, su se stessi e sul partner. Saper gestire le emozioni in questi momenti può creare maggiore intimità e amore.
Le donne tendono a non esprimere la rabbia in modo diretto e aperto, per paura di distruggere una relazione dalla quale sono o si sentono dipendenti dal punto di vista economico e affettivo.
La rabbia nella sua accezione di energia che "va' verso" può essere un agente di cambiamento personale e sociale perché sfida lo status quo.
Sino a quando la donna è autocritica, depressa e ha senso di colpa non mette in pericolo la situazione di fatto. Per questo spesso le donne trasformano la rabbia in sintomi psicosomatici o in irritazione, in lamentele o in rimproveri. Le donne possono anche ingaggiare sterili lotte rimanendo sempre arrabbiate: anche questo mantiene lo status quo, perché impedisce loro di focalizzare l'attenzione su se stesse e su ciò che vogliono. Ma cercare di controllare la vita delle altre persone non è la strada verso la felicità. Avere potere non significa esercitarlo su altri, bensì entrare in contatto con il proprio potere personale per essere ciò che si vuole.
Durante il viaggio nella terra dell'amore è fondamentale sviluppare l'auto-riflessione e riconoscere i propri pensieri, sentimenti, valori e desideri. Questo processo dovrebbe andare di pari passo con un atteggiamento di curiosità nei confronti delle manifestazioni del nostro partner. In questo modo iniziamo a sviluppare la consapevolezza che il partner è un individuo separato e diverso da noi e affiniamo anche l'abilità di ascoltare, sentire e rispondere in modo efficace a queste differenze, mantenendo dei confini chiari. Questa è la strada dell'amore!!!
Il viaggio nella terra dell'amore è il viaggio di una relazione consapevole.
E' un percorso che ci riporta a casa alla gioia e all'allegria, ai sentimenti di unione con cui siamo venuti al mondo.
Viaggiare nella terra dell'amore è un viaggio che dura tutta la vita. Ma vale la pena intraprenderlo!!
17:48 Scritto da: gabrella in Ri-trovarsi.... insieme | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: amore, relazioni, consapevolezza, aspettative, rabbia, cambiamento | OKNOtizie |
Facebook |
lunedì, 21 settembre 2009
Slegarsi e legarsi nella danza.....
"Amare vuol dire cercare consciamente
quel che ci è mancato
e ritrovare, spesso inconsciamente, quello che abbiamo già conosciuto"
(Oliver - 1980)
Le nostre storie d’amore si modellano sulle relazioni affettive vissute da bambini. In altre parole, il modo in cui creiamo relazioni significative o ci innamoriamo da adulti riflette la storia del nostro primo attaccamento, delle nostre relazioni affettive infantili.
La dinamica dell’innamoramento, quindi, inizia precocemente e la sperimentiamo in modi diversi lungo i vari cicli della nostra esistenza.
Ciò che rimarrà intatto, dentro di noi, sarà l’esperienza di amore – sicuro, insicuro - che abbiamo imparato da bambini.
Appena nati apriamo gli occhi al mondo e incontriamo un altro sguardo che ci rimarrà impresso per tutta la vita.
Per il resto della nostra vita continueremo a cercare qualcuno che incontri i nostri occhi e che i dia il senso dell’essere ri-conosciuti, amati e curati.
Persino dopo alcuni fallimenti nelle nostre relazioni, ci sentiamo solitamente desiderosi di cercare e riprovare in una nuova relazione.
Diciamo a noi stessi frasi del tipo: “Non è per me la coppia, continuerò a lavorare e rimanere da solo…”, ma poi, ad un certo punto, incontriamo un altro sguardo e rimaniamo, incantati, incatenati, legati.
Si nasce con la forte disponibilità a legarsi e slegarsi: due situazioni antitetiche. Da un lato c’è la possibilità di stare la mondo con l’altro e condividere i propri vissuti:l’amore, la passione, l’amicizia. Per contro, l’autonomia dall’altro, in certe fasi della vita, implica una liberazione dal legame, un arricchimento, un reinvestire su di sé le energie che in qualche modo erano legate all’altro.
Volendo fare una metafora, l’attaccamento agli altri è paragonabile ad una danza, a un movimento di tutta una vita nel cadenzare i passi insieme all’altro: mi avvicino, mi fondo con te, e poi mi allontano, mi separo.
Se veniamo da una relazione antica ambivalente o evitante, possiamo pensare, ad esempio, che il desiderio di differenziazione significhi che non siamo più innamorati, oppure che l’altro non è più innamorato di noi.
Molte coppie muoiono perché non realizzano che entrare in questa dinamica e cercare di uscirne è solamente l’inizio di un nuovo passo di danza……
11:03 Scritto da: gabrella in Ri-trovarsi.... insieme | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: attaccamento, relazione, innamoramento | OKNOtizie |
Facebook |































