venerdì, 10 febbraio 2012
L’amore: una definizione
Dell’amore esistono tante definizioni quanti sono i parlanti. Vedi se questa può servirti: la capacità e volontà di permettere alle persone a cui si vuol bene di essere ciò che vogliono essere, senza insistenza o pretesa alcuna che esse diano soddisfazione.
Potrebbe essere una definizione utile. Resta il fatto che pochi sono capaci di adottarla. Come puoi arrivare al punto di lasciare essere gli altri ciò che vogliono essere, senza pretendere che soddisfino le tue attese??
Semplicissimo. AMANDO TE STESSO. Prendendo coscienza della tua importanza, del tuo valore, della tua bellezza, non esigerai che altri rafforzino il tuo valore o i tuoi valori nel conformare il proprio comportamento alle tue esigenze o pretese. Se sei sicuro di te, non desideri né hai bisogno che gli altri siano come te.
Intanto, tu sei tu, e sei UNICO; quella pretesa, inoltre, toglierebbe agli altri la loro unicità, mentre ciò che tu ami in loro sono proprio quei tratti che li rendono speciali e distinti.
Comincia a quadrare: tu prendi ad amare te stesso, e d’un tratto sei in grado di amare gli altri, di dare agli altri, di agire per gli altri, dando prima a te stesso e agendo a tuo beneficio. La tua generosità , allora, non ha trucchi. Tu non dai per essere ringraziato o trarre vantaggi, ma per l’autentico piacere che trai dall’aiutare o amare gli altri.
Ma se non vali nulla, ovvero non ami te stesso, ti è impossibile dare. Come puoi dare amore se non vali? Che valore avrebbe il tuo amore? E se non puoi/sai dare amore, nemmeno puoi/sai riceverne. Che valore avrebbe l’amore dato ad una persona che non vale nulla?? Tutta la questione dell’essere innamorati, del dare e ricevere amore, incomincia da un Io che si ama totalmente. […]
[…] Puoi lanciare una sfida, con la tua capacità di amarti, a ogni sorta di sentimenti che provi verso te stesso. Ricorda che mai in nessuna circostanza, odiarsi è più salutare che amarsi. Anche se hai agito in un modo che detesti, il disprezzo per te stesso, non farà che immobilizzarti e danneggiarti. Anziché odiarti sviluppa sentimenti positivi. Impara dagli errori, decidi di non ricadervi, ma non associarli al senso del tuo valore.
In ciò consiste la principale difficoltà, tanto dell’amore verso se stessi quanto dell’amore per gli altri:non mai confondere il concetto di sé (che è un dato di fatto) col proprio comportamento, o con quello degli altri verso di noi.
A costo di ripetermi: non è una cosa facile.
I messaggi che invia la società sono soverchianti: “sei cattivo”, anziché “ti sei comportato male”; “non piaci alla mamma quando ti comporti così”, invece di “alla mamma non piace il tuo comportamento”. Le conclusioni che potresti aver tratto da tali messaggi sono: “non le piaccio. Devo essere proprio un infame”, anziché “non le piaccio. Così ha deciso, e con tutto che la cosa non mi vada, resto una persona”
In “Nodi”, R.D.Laing (psichiatra scozzese, uno tra i maggiori ispiratori del movimento dell’antipsichiatria ),così sintetizza il processo onde i pensieri altrui vengono incamerati e assimilati alla valutazione che una persona ha di se stessa:
Mia madre mi vuole bene
Sono felice.
Sono felice perché mi vuole bene.
Mia madre non mi vuole bene.
Sono triste.
Sono triste perché non mi vuole bene.
Sono cattivo perché sono triste.
Sono triste perché sono cattivo.
Sono cattivo perché non mi vuole bene.
Non mi vuole bene perché sono cattivo.
Non è facile superare i modi di pensare acquisiti nell’infanzia. Può darsi che l’immagine che ti sei fatto di te stesso si basi ancora su percezioni altrui. Se è vero che i profili originali che ti sei fatto li hai appresi dalle opinioni degli adulti, non è però detto che te li debba portare dietro per sempre.
Sì, è duro liberarsi delle vecchie abitudini e cancellare le ferite non rimarginate; ma anche più duro tenersele, quando si considerino le conseguenze.
Con la pratica mentale puoi compiere alcune scelte di amore verso te stesso che ti lasceranno sbalordito.
Chi sa amare? Chi forse si comporta in maniera da auto-demolirsi? No di certo. Chi si abbatte e si nasconde in un angolo? Nemmeno. Il saper dare e ricevere amore incomincia a monte, da te, che hai fatto il voto di smetterla con comportamenti dettati da scarsa stima di te stesso e che sono divenuti abituali.
Prima di tutto devi distruggere il mito secondo il quale avresti un unico concetto di te stesso, o sempre positivo o sempre negativo. In realtà, le immagini che ti sei fatto di te sono numerose e variano da momento a momento. Se ti domandassero: “lei si piace?”, potresti essere incline ad ammucchiare tutte le opinioni negative in un “No” generale. Se dal generico passi allo specifico, puoi lavorare al conseguimento di taluni scopi ben definiti.
Hai delle opinioni su di te, sul piano fisico, intellettuale, sociale ed emotivo. […] I tuoi autoritratti sono tanti quante le attività che svolgi, e attraverso tutti questi comportamenti c’è sempre una persona, TE STESSO, che o accetti o rifiuti. IL tuo valore intrinseco, quell’ombra amica sempre presente, colei che consulti ai fini della tua felicità e padronanza personali, e le tue autovalutazioni, devono essere correlate.
Esisti, sei un essere umano: è tutto ciò che ti serve sapere. Quel che vali è determinato da te, e non occorre fornire spiegazione. E il tuo valore, un dato di fatto, non ha nulla a che vedere con il tuo comportamento, con le tue sensazioni, emozioni e stati d’animo.
Può darsi che il tuo modo di fare in un dato caso non ti piaccia, ma ciò non ha rapporto con il tuo valore intrinseco. Puoi decidere di avere sempre valore per te stesso, e lavorare sulle immagini che ti sei fatto di te ….
( pagg. 32-35)
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Tratto da:
Wayne W.Dyer
Le vostre zone erronee
Ed. BUR
18:26 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: amore per sè, wayne dyer, amare | OKNOtizie |
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lunedì, 29 agosto 2011
A proposito di "profezia autoavverante"
Il primo fondamentale passo verso il cambiamento e la trasformazione di se stessi e del mondo esterno è " pensare bene": è attraverso l'attività di pensiero che possiamo realmente incidere sulla realtà, ciò che diciamo a noi stessi ha un peso e i nostri pensieri danno forma alle esperienze che viviamo e contribuiscono a creare il nostro futuro.
Abbiamo visto che il sistema di convinzioni e aspettative dell'individuo ha un potere enorme, è una vera e propria " profezia autoavverante" che riesce a trasformare la realtà. Credere che le cose avverranno ( o non avverranno) innesca una serie emozioni e quindi di comportamenti che influiscono direttamente sul mondo e gli danno forma. Infatti, le emozioni e le azioni non discendono direttamente dalla realtà, ma da quello che si crede riguardo ad essa.
Il primo a teorizzare la " profezia autoavverante" è stato il sociologo americano Robert Merton, che negli anni 50' la definì come una supposizione che, per il solo fatto di essere pensata, fa realizzare l'evento presunto e pensato. L'essere umano si fa una rappresentazione del futuro, e altera il suo comportamento in modo che finisce per realizzare proprio quella rappresentazione. [...]
[...] Dunque i pensieri, sotto forma di convinzioni e aspettative, alterano la percezione della realtà circostante e condizionano i comportamenti, fino a dare forma concreta alle previsioni.
La "profezia autoavverante" si compone di due fasi: la prima, detta cognitiva, in cui viene creata una rappresentazione della realtà secondo convinzioni e chiavi di lettura arbitrarie e differenti da soggetto a soggetto; la seconda, detta comportamentale, in cui la persona adegua i propri atteggiamenti all'interpretazione della realtà precedentemente prodotta. Questo processo, una volta innescato, produce una lettura distorta della realtà ma conforme al bisogno di coerenza del singolo, il quale infine proietta la propria attenzione solo su quegli aspetti che confermano la rappresentazione precedentemente creata.
È un processo psicologico naturale e ineliminabile, è opportuno però gestirlo con consapevolezza per ridurre gli effetti negativi della distorsione. [...]
[...] Chi ambisce a raggiungere la serenità e perciò si rende disponibile a cambiare se stesso e il proprio stile di pensiero, vedrà in modo quasi automatico enormi trasformazioni anche sulla realtà circostante.
A cambiare è innanzitutto l'interpretazione che si da' agli eventi: quello che prima sembrava frutto del caso si rivela anche solo parzialmente controllabile e questo apre la strada alla speranza e alla serenità. Inoltre cambia il giudizio su se stessi: si acquisisce una visione più chiara delle proprie potenzialità ; si acquisisce fiducia in sè e quindi una maggiore motivazione all'azione; non ci si ferma ai primi ostacoli e si è più perseveranti rispetto agli obiettivi prefissati; si diventa più abili ad adattarsi serenamente alle avversità, sostenuti dalla convinzione di un miglioramento e sempre pronti a trasformare la cattiva sorte in un'opportunità di crescita. [...]
[...] La serenità psichica, dunque, dipende soprattutto dai nostri pensieri . Per quanto la vita ci possa mettere a dura prova, siamo noi infine che scegliamo il nostro stile di pensiero e le emozioni che proviamo.
Non sono i fatti ad avere il potere di toglierci o darci la serenità, che invece è cosa tutta mentale, data dall'equilibrio fra sé e il mondo.
Tratto da:
E.Giusti
Passione e saggezza
Ed.Sovera
11:46 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: profezia autoavverante, pensieri, libri, edoardo giusti | OKNOtizie |
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martedì, 28 giugno 2011
Celebra la vita.....
“Continui a ripeterci di celebrare la vita. Che cosa c’è da celebrare?”
“Posso capire. La tua domanda è importante: sembra che non ci sia niente da celebrare. Che cosa c’è da celebrare?....
C’è da celebrare tutto. Ogni momento è così fantastico, così immenso ogni momento porta una tale estasi….. ma tu sei addormentato.
L’estasi arriva, ti volteggia intorno e se ne va…. La brezza arriva, ti danza intorno e se ne va ….. Ma tu continui a dormire.
I fiori sbocciano e la loro fragranza giunge fino a te, ma tu dormi…
Mi chiedi: che cosa c’è da celebrare? Che cosa non c’è per non celebrare? Qui c’è tutto ciò che uno possa immaginare. Qui c’è tutto ciò che uno possa desiderare. C’è più ancora di quanto tu possa immaginare…..
Pensa ad un uomo cieco. Non ha mai visto fiorire una rosa. Che cosa ha perso? Lo sai? Non ha mai visto un arcobaleno. Non ha mai visto un’alba o un tramonto. Non ha mai visto il verde delle foglie sugli alberi. Non ha mai visto i colori….
E tu che hai gli occhi chiedi: che cosa c’è da celebrare?
C’è l’arcobaleno, c’è il tramonto, ci sono gli alberi verdi, c’è un’esistenza così piena di colori …..
Eppure capisco. La tua domanda è importante. Capisco che questa domanda ha una certa rilevanza.
C’è l’arcobaleno, c’è il tramonto, l’oceano, ci sono le nuvole, c’è tutto… ma tu sei addormentato…
Non hai mai guardato una rosa. Ci sei passato accanto, hai visto la rosa, ma non l’hai mai guardata… non le hai mai dedicato un momento della tua attenzione.. non ti sei mai sintonizzato con lei… non ti sei mai messo vicino a lei, non ti sei mai seduto vicino, in comunione. Non le hai mai detto “ciao!”….
La vita scorre e tu sei semplicemente lì , senza partecipazione. Tu non sei in rapporto con la vita: ecco perché la tua domanda è significativa.
Hai gli occhi, eppure non vedi; hai le orecchie, eppure non senti; hai un cuore, eppure non ami… sei profondamente addormentato….”
Osho
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E allora cosa aspetti a svegliarti?.... apri gli occhi, scegli la tua rosa, il tuo filo d’erba, la tua onda del mare, il tuo pezzo di cielo, il tuo raggio di sole, la tua goccia di pioggia e VIVIIIIIIIIII………….
18:36 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vivere, vita, vedere, sentire, amare | OKNOtizie |
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venerdì, 13 maggio 2011
Noi, artisti della vita …

photo by: Marianne Cordier http://ateliercreativitabenessere.blogspot.com/
[…] Quando ti chiedi se si possa raggiungere la piena felicità, probabilmente credi di poter conquistare, individualmente e autonomamente, un modo di vivere più gradevole, degno e soddisfacente; e sei disponibile a fare quel tipo di sforzo e a sopportare forse quel tipo di sacrificio che qualsiasi causa degna richiede e a fare ciò che di scomodo essa impone a chi la sostiene.
In altri termini, ponendoti tale domanda hai indicato che, anziché accettare placidamente e docilmente lo stato di cose esistente, sei propenso a misurare la tua forza e la tua capacità secondo gli standard, i compiti e gli obiettivi che hai definito per la tua vita, e non viceversa: a misurare le tue ambizioni e finalità con le forze che ritieni di avere o di poter mobilitare in questo momento.
Hai certamente fatto ipotesi del genere, e agito di conseguenza: altrimenti non ti saresti preso la briga di porti queste domande. Se lo hai fatto significa che agisci in base alla convinzione che il mondo che ti circonda non sia “dato” una volta per tutte, che possa essere cambiato, e che tu, proprio tu, possa a tua volta cambiare mentre ti dedichi a cambiare il mondo. Significa che tu parti dall’idea che lo stato del mondo possa essere diverso da come è, e che il modo in cui cambierà dipenderà da ciò che fai, e che questo è vero come (e più) del fatto che ciò che fai, o non fai, dipende dallo stato del mondo (passato,presente,futuro).
Significa che confidi nella tua capacità di “fare la differenza”: una differenza per la tua vita, ma anche per il mondo in cui vivi.
In breve significa che pensi di essere un artista in grado di creare e di dar forma alle cose parimenti di essere tu stesso un prodotto di quel creare e dare forma ….
L’affermazione secondo cui “la vita è un’opera d’arte” non è un postulato o un monito (del tipo “prova a rendere la tua vita bella, armoniosa, dotata di senso e ricca di significato, come i pittori o i musicisti cercano di fare con le loro opere), ma una constatazione di fatto.
La vita, se è vita umana – la vita di un essere dotato di volontà e libertà di scelta – non può non essere un’opera d’arte.
Volontà e scelta lasciano la propria impronta sulla forma di vita, per quanto si tenti di negarne la presenza e/o di nasconderne il potere attribuendo il ruolo di causa alla presunta pressione schiacciante di forze esterne che impongono l’”io devo” dove avrebbe dovuto esserci l’”io voglio” e restringono in tal modo il ventaglio delle scelte plausibili. […]
[…] L avita si vive nell’incertezza, per quanto ci si sforzi del contrario. Ogni decisione è condannata ad essere arbitraria; nessuna sarà esente da rischi e assicurata contro insuccesso e rimpianti tardivi. Per ogni argomento a favore di una scelta si trova un argomento contrario non meno pesante. […]
[…] Quando ci incamminiamo a modo nostro verso una vita rispettabile, dignitosa, soddisfacente, degna (e felice!), per evitare errori e sfuggire all’incertezza facciamo affidamento sulla guida di una stella che abbiamo scelto per la sua luce rassicurante. Ma in tutto ciò ci renderemo conto presto che la nostra scelta della stella-guida è stata, in ultima analisi, nostra, ed è gravida di rischi come lo sono state, e sono destinate ad essere tutte le nostre scelte – e rimarrà fino alla fine la nostra scelta, come nostra è la responsabilità di averla fatta …
Zygmunt Bauman – L’Arte della vita – pagg.68-73)
12:48 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: vita, bauman, essere artisti | OKNOtizie |
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martedì, 10 maggio 2011
La nostra storia siamo noi …..
" Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un "racconto" , e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità.
Se vogliamo sapere qualcosa di un uomo, chiediamo: "quale è la sua storia, la sua storia vera, intima?" poiché ciascuno di noi è una biografia, una storia.
Ognuno di noi è un racconto peculiare, costruito di continuo, inconsciamente da noi, in noi e attraverso di noi - attraverso le nostre percezioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre azioni; e, non ultimo, il nostro discorso, i nostri racconti orali.
Da un punto di vista biologico, fisiologico, noi non differiamo molto l'uno dall'altro; storicamente, come racconti, ognuno di noi è unico.
Per essere noi stessi, dobbiamo avere noi stessi - possedere, se necessario ri-possedere, la storia del nostro vissuto.
Dobbiamo ripetere noi stessi, nel senso etimologico del termine, rievocare il dramma interiore, il racconto di noi stessi.
L'uomo ha bisogno di questo racconto, di un racconto interiore continuo, per conservare la sua dignità, il suo sé."
Oliver Sacks - L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello -
19:47 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: la nostra storia, raconto interiore | OKNOtizie |
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giovedì, 31 marzo 2011
La magia e la perdita......
Passeggiando per il web sono "inciampata" in una bellissima canzone di Lou Reed "Magic and Loss" e più che la musica, come sempre, sono state le parole a catturarmi e dopo averle lette e rilette parecchie volte lasciando che il loro suono facesse risuonare le mie emozioni , ho ascoltato il loro messaggio: ogni momento difficile che troviamo sul nostro cammino non è eterno e impossibile da superare, l'importante è vedere che esiste una porta per attraversarlo anche se spesso quello che ci sembra un muro invalicabile...
Ed è altrettanto importante per proseguire nella vita la passione, avere un sogno e portarlo avanti nonostante tutto....
In ogni attimo della nostra esistenza c'è qualcosa di magico, spesso nascosto che ci insegna qualcosa, che ci apre uno spiraglio, che ci fa vedere una luce .... e inevitabilmente c'è qualcosa che si perde . Crescere nella consapevolezza è magia nello scoprire il potenziale che ognuno di noi ha nel disegnare la propria vita e perdita "mentre attraversi il fuoco salutando con la mano destra ci sono cose che devi lasciare andare"......
Quando attraversi il fuoco
attraversalo umile
attraversi un labirinto di auto-incertezze
quando lo attraversi umile
le luci ti possono accecare
c’è gente che non lo capisce mai
Attraversi l’arroganza
attraversi il dolore
attraversi un passato eternamente presente
ed è meglio non attendere
che sia la fortuna a salvarti
attraversa il fuoco verso la luce
[...]
Mentre attraversi il fuoco
salutando con la mano destra
ci sono cose che devi gettar via
la paura bruciante nella testa
non ti sarà mai d’aiuto
Devi essere forte
perché comincerai da zero
ancora e ancora
e mentre il fumo si dirada
c’è un fuoco che tutto divora
che si stenderà dinanzi a te
[...]
Dicono che nessuno possa far tutto ciò
ma tu lo vuoi in cuor tuo
ma non puoi essere Shakespeare
non puoi essere Joyce
per cui cosa ti resta?
Devi sorbirti te stesso
e una rabbia che ti può far male
devi ricominciare dal principio
e proprio allora
quel fuoco splendido
si riaccende
Quando attraversi umile
quando attraversi malato
quando attraversi
io sono meglio di voi tutti
quando attraversi la rabbia
e l'autocommiserazione
e hai la forza di ammetterlo a te stesso
Quando il passato ti fa ridere
e puoi assaporare la magia
che ti fa sopravvivere in battaglia
scopri che quel fuoco è passione
e che più avanti c’è una porta
e non un muro
Mentre attraversi il fuoco
mentre attraversi il fuoco
cerca di ricordarti il suo nome
mentre attraversi il fuoco
passandoti la lingua tra le labbra
non potrai restare uguale
E se il palazzo brucia
vai verso quella porta
ma senza spegnere le fiamme
c’è un poco di magia in ogni cosa
e un po’ di perdita per compensare le cose
11:56 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: consapevolezza, perdita, magia, crescita | OKNOtizie |
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venerdì, 11 marzo 2011
Le Oche Selvatiche
Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per cento miglia nel deserto in penitenza.
Devi solo lasciar che il dolce animale del tuo corpo ami ciò che ama.
Raccontami della disperazione, la tua, ed io ti racconterò la mia.
Intanto il mondo va avanti.
Intanto il sole e i chiari cristalli di pioggia
si stan muovendo pei paesaggi, su praterie e profondi alberi,
su montagne e fiumi.
Intanto le oche selvagge, alte nel puro aere blu,
son di nuovo sulla rotta verso casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo,
il mondo offre se stesso alla tua immaginazione,
come le oche selvatiche ti chiama, aspro ed eccitante -
annunciando ancora e ancora il tuo posto
nella famiglia delle cose.
Mary Oliver
18:40 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: poesia, mary oliver | OKNOtizie |
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giovedì, 03 marzo 2011
Alla ricerca della Bellezza assoluta ….. una fiaba
" ...Un giorno il vento trasportò lontano il seme di un fiore di campagna e lo depose vicino ad un vivaio pieno di fiori coltivati, perfetti, piantati per essere ammirati e comprati, tutti uguali e con ni petali perfettamente identici.
Il terreno era buono, il clima ottimo e dal seme spuntò presto una piantina.
Quando fu abbastanza grande, si guardò intorno e si disse: "come sono piccola e brutta rispetto a quei fiori dal portamento così nobile! E come sono piene di imperfezioni anche le piantine che mi circondano! Voglio fare amicizia solo con i fiori perfetti!".
E così cercò di parlare con loro e ogni giorno gli mandava dei messaggi col vento, ma i fiori perfetti non rispondevano mai: avevano troppi pensieri a occuparsi di sé per poterne avere anche per un fiore di campagna così diverso e poco appariscente. Ma la nostra piantina ne soffrì moltissimo e ne fu tanto umiliata che invece di seguire il suo progetto, che era quello di essere un bel fiore spontaneo e vigoroso, decise di diventare un fiore coltivato, come quelli che vedeva da lontano nel vivaio e che non volevano essere suoi amici.
"Devo essere perfetta" si disse allora. "Non devo sbagliare proprio in nulla!". E si mise alla ricerca della perfezione pretendendo sempre di più da sé e dal mondo che la circondava. Ma per fare questo dovette amputare tutti i suoi germogli più vigorosi, come aveva visto fare al potatore con i fiori coltivati, che per poter essere venduti dovevano essere tutti uguali e senza anima, altrimenti l'anima li avrebbe resi unici e diversi.
E così, giorno dopo giorno, la piantina cercò di imitare sempre i fiori dal portamento nobile e tutte le sue energie erano dedicate a questo sforzo.
Ma amputa oggi, amputa domani, alla fine si ritrovò senza più rami. Si guardò intorno e vide altre piantine del prato: erano tutte cariche di rami, di foglie, di fiori, di frutti. Le farfalle vi si posavano, le pai andavano e venivano col loro carico di nettare, il vento scivolava scherzoso facendole ondeggiare nella brezza.
"Ma qui c'è la vita!" si disse all'improvviso con grande sorpresa. "Ognuno è contento di essere se stesso insieme agli altri!".
La piantina ebbe una stretta al cuore e guardò i suoi rami più vigorosi che giacevano a terra secchi da quando lei li aveva amputati. Guardò le altre piantine del campo che la circondavano e le vide come erano, nessuna perfetta, ma tutte diverse l'una dall'altra. Ognuna era unica perché aveva un'anima, unica anche lei, che bisbigliava nel vento raccontando la sua storia e quella della terra nel corso del tempo e nessuna era uguale ad un'altra.
Allora una lacrima scese silenziosa lungo il suo stelo: si fermò nel punto deve c'era una vecchia ferita da ramo amputato e da lì a poco spuntò un nuovo germoglio.
La piantina lo guardò felice: da quel giorno ne ebbe molta cura e ritornò ad essere un fiore spontaneo e ad amare il prato che la circondava, carico di vita, sempre uguale e sempre diversa, come è sempre successo, da che mondo è mondo, dall'inizio degli inizi di tutti i cicli del tempo ..."
Alba Marcoli
"Il bambino perduto e ritrovato"
Oscar Saggi Mondadori
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Rinunciare alla nostra bellezza e unicità per tentare di raggiungere quell'ideale di perfezione che pensiamo possa essere la cura di tutti i nostri mali,ci fa perdere la parte più vera di noi stessi quella meravigliosa imperfezione che ci permette di godere della diversità che ci circonda.
Nell'ordine omologato non c'è posto per la vita, quella vera e reale, quella anche dell'incerto e del fallibile, quella dei mari d'erba in cui ogni filo è diverso dall'altro, eppure contribuisce a formare un tutto armonico e ordinato; quella della folla in cui ogni persona è un universo a sé, unico e irripetibile, ma contribuisce a costruire i mille volti dell'umanità; quello dello scorrere del tempo sui visi degli uomini e delle donne, in cui ogni ruga racconta qualcosa e fa l'unicità dell'espressione e della vita racchiusa in quel viso.
Il terreno del perfezionismo è un altro, è spesso quello delle bambole perfette e sorridenti, tutte uguali e senza anima, ben pettinate, con il vestito giusto già pronto per l'occasione giusta ...
E' il mondo da cui sono bandite le bambole di pezza, costruite con le proprie mani e con quello che ognuno si ritrova in giro, scarti e avanzi di stoffe già usate per altri scopi, ognuno a testimonianza di qualcos'altro vissuto nel tempo con una sua propria storia .... Ma da quegli scarti e da quegli avanzi nasce sempre un prodotto unico e irripetibile, con un'anima.
E difficilmente è un oggetto perfetto, proprio come la vita è stato costruito per tentativi ed errori e ne porta la testimonianza .....
14:14 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fiaba, perfezione, diversità, unicità | OKNOtizie |
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lunedì, 21 febbraio 2011
Non aver paura di cambiare .....
Nelle mie scorribande il libreria presa da attacchi bulimici di carta stampata ho trovato un libro fantastico che unisce la filosofia dei Peanuts con i "problemi" chi ci troviamo ad affrontare ogni giorno: "Su con la vita, Charlie Brown!" di Abraham J.Twerski, rabbino e psichiatra americano, un'autorità nel campo della disintossicazione dalle dipendenze. Avvalendosi delle strisce disegnate da Schulz, l'autore ci accompagna alla ricerca del modo migliore di affrontare la vita e le sue molte complicazioni.........
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Alcune persone in terapia ( ed io aggiungo : o in un percorso di Counseling) fanno progressi fino a quando non si rendono conto che il percorso terapeutico le costringerà a cambiare il loro comportamento.
La prospettiva del cambiamento è così terrificante per loro che piuttosto smettono di curarsi ( o a volte "scappano" dal counseling adducendo continui pretesti e alla fine sparendo ....).
Quale che sia il tuo problema, se ti rende infelice non aver paura di cambiare. Naturalmente, ogni cambiamento può causare disagio al principio.
Talvolta pur di non affrontare gli inconvenienti legati ad una novità diciamo a noi stessi che le nostre difficoltà sono dovute a problemi emotivi radicati nel profondo. Ci convincono che è inutile cambiare il nostro atteggiamento, poiché ciò non modificherà il profondo conflitto emotivo che è alla base delle nostre difficoltà.
Le persone che la pensano così sono di norma quelle che non hanno mai l'impressione di essere giunte al termine del loro percorso di psicoterapia ( o che per quando riguarda il counseling non sono mai soddisfatte dei risultati raggiunti, spostando continuamente il disagio ...).
Non possono permettersi il lusso di guarire, perchè rinunciare alla scusa dei problemi radicati nel profondo significherebbe dover cambiare, e ciò è esattamente quanto loro speravano di evitare rivolgendosi ad uno psicologo ( o, in certi casi, ad un counselor ).
La psicoterapia è in grado di risolvere alcune difficoltà (il counseling può accompagnare nella ricerca delle risorse e nel ritrovare la propria capacità decisionale ). Ma talvolta la miglior cura consiste nel sentirsi dire che dobbiamo modificare certi nostri comportamenti invece di fissarci sulle cause recondite dei nostri problemi ( "come" ... invece di "perché").
E' comodo continuare a vivere come abbiamo sempre fatto (alla fin fine si diventa esperti del proprio "problema", la situazione è conosciuta chi c'è la fa fare a rischiare ...).
Ma basta un po' di perseveranza e il nuovo comportamento presto ci apparirà comodo, diverrà una parte qualunque della nostra vita e delle nostre abitudini, e in questo modo faremo piazza pulita del comportamento dannoso ( se non si osa un po' come potremmo vedere che il cielo sopra di noi è azzurro???? ....)
A.J.Twerski
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Nota:
I "tra parentesi" sono mie aggiunte
11:04 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cambiamento, percorso terapeutico, counseling, peanuts, difficoltà, osare | OKNOtizie |
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giovedì, 06 gennaio 2011
Quando il bambino era bambino ...
Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese.
Voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente;
e questa pozza, il mare.
Quando il bambino era bambino,
non sapeva d'essere un bambino.
Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino,
su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini.
Sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli,
e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino,
era l'epoca di queste domande.
Perché io sono io, e perché non sei tu?
Perché sono qui, e perché non sono lí?
Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno?
Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo,
quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male e gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare?
E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano,
come solo le bacche sanno cadere. ed é ancora cosí.
Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta,
e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande.
E questo, é ancora cosí.
Sulla cima di un albero,
prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne.
Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.
Peter Handke
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Meraviglioso inno alla "libertà bambina" .... Perché ognuno di noi possa ri-contattare nella consapevolezza adulta il profondo bisogno di autenticità che è proprio di ogni bambino .....
13:01 Scritto da: gabrella in Parole che nutrono... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: bambini, libero, autenticità | OKNOtizie |
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