venerdì, 18 maggio 2012
La Fiducia e la Fortuna
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Sicuramente dopo l’11 Settembre 2001 ci ritroviamo tutti con meno certezze; una netta linea di demarcazione ha diviso il “prima” con il “dopo”. La fiducia nei mercati, la fiducia nel lavoro, la fiducia nel progresso, nella crescita vengono meno.
Quando la realtà supera l’immaginazione tendiamo a perdere fiducia come se non ci fosse più tanto tempo davanti per crescere e cambiare, come se tutto diventasse improvvisamente più urgente , più immediato. Perché la sorpresa, l’agguato aumentano le probabilità.
Così questi episodi così travolgenti snaturano la ciclicità della vita. Un qualcosa che poteva capitare una volta nella vita, passa a due, si raddoppia e crolla la fiducia. L’imponderabile, il fattore “succede”, che sgomenta da sempre noi uomini, aumenta di probabilità. Drasticamente è questo il mondo in cui viviamo ora.
In questa fase più che mai, diventa centrale il confronto con l’altro, la relazione come condivisione, l’affetto come diretta conseguenza del ritrovarsi con vissuti simili e diversi che diventano una ricchezza per tutti.
Solo così può rinascere la fiducia: dall’incontro di varie persone che insieme alimentano l’unica energia capace di opporsi anche simbolicamente all’evento distruttivo: la solidarietà.
In un mondo centrato volutamente sulla paura, sulla strategia del terrore, l’altro non c’è mai, se non come oggetto proiettato di un bisogno disperato di dipendenza e quindi sempre distante, sempre irraggiungibile. Invece l’altro è qui. Basta che alziamo gli occhi, lo vediamo, lo riconosciamo ed è qui pronto a vederci, a riconoscerci, a smascheraci, ad amarci per quello che siamo. Prendere o lasciare, questa è la fiducia. Un’opportunità.
Ma che cosa è la fortuna? La fortuna non è un caso, né passività. Se noi onoriamo noi stessi, ci rispettiamo profondamente e facciamo la stessa cosa con gli altri, arriva la fortuna che non è altro che la percezione di un’essenza sacra dentro di noi ….. Namastè “mi inchino al divino che è in te”.
La fortuna è qualcosa di sacro. Tutte le volte che disprezziamo noi stessi, senza andare fino in fondo al processo di dolore,senza elaborare il disprezzo, senza trasformarlo ma abbandonandoci al vittimismo, allora la fortuna non compare, non può comparire.
La fortuna arriva se c’è la volontà di rispettare la vita.
Lo stesso vale per la paura. Quando è lontana da un messaggio di cambiamento, quando è semplicemente frutto di un condizionamento, di un’abitudine, quando è un elemento parassita, allora va affrontata e trasformata. Come? Attraverso il corpo.
Il corpo può diventare uno strumento straordinario di trasformazione della paura. Si tratta di Fare. Di muovere questa grande energia. Una volta trasformata, la paura diventa il viatico per il piacere. Scoprendo il velo, cessa di essere un’emozione che paralizza, lasciando fluire il dolore si apre la porta al piacere. E la paura riprende il suo giusto posto ritornando ad essere un avviso, un campanello d’allarme per rientrare in noi stessi per ri-indicarci la strada del ritorno a casa.
Per me la fiducia è un dono che spesso perdiamo e dobbiamo riconquistare, come??? Con un duro lavoro su noi stessi. E’ qualcosa di mobile, vitale, che si riconquista lottando.
La fortuna è frutto della fiducia.
La fiducia è credere nel cambiamento. E’ lavorare ogni giorno per migliorarsi, per arrivare a VIVERE. La vita è un viaggio caldo e appassionato, non è quel vagabondare in un deserto arido e freddo che spesso ci troviamo a percorrere pensando che non possa esistere altro paesaggio.
Nasciamo in un certo modo, con un certo bagaglio che ci rende unici, particolari, con una nostra bellezza originale. Attraverso la strategia e poi la marea di meccanismi di difesa originati nella famiglia e propagatisi a macchia nel mondo esterno, finiamo per perdere contatto con la nostra essenza fino a sentirci alienati da noi stessi.
Il nostro sforzo, compito o missione è tornare ad essere quel che siamo sempre stati. E’ questo il vero cambiamento. Solo in questo vecchio-nuovo stato ci possiamo sentire veramente comodi, a nostro agio, come abbiamo sempre desiderato ….
19:03 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fiducia, fortuna, condivisione, relazione con l'altro, dolore, paura, unicità | OKNOtizie |
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venerdì, 11 maggio 2012
Come riconoscere e alimentare gli spazi del piacere …
Il piacere è una ricchezza che può esistere ovunque, un aspetto possibile di ogni cosa che facciamo, una fonte di energia che ci rilancia nella vita e ci rende possibile conseguire obiettivi altrimenti lontani e difficili.
Ho sempre un po’ detestato il detto “prima il dovere e poi il piacere”, perché invece è possibile rendere piacevole il dovere, o perlomeno non renderlo spiacevole.
Ogni giorno al nostro risveglio, se vogliamo, possiamo dare un rapido sguardo agli impegni che ci attendono e viverli come una intollerabile sequenza di compiti, spostamenti, orari obbligati, impegni che ci limitano, che ci espongono a prove e sacrifici, ci soffocano. In quel momento il nostro sguardo seleziona i punti critici della vita perché siamo orientati a vederla così. Ci sono, altresì, persone felici che hanno mille appuntamenti e mille doveri, persone infelici che possono fare quello che vogliono.
Personalmente, comunque sia la giornata che mi attende, cerco sempre di godere del profumo del caffè di prima mattina, di sentire fino in fondo il brivido del corpo che si risveglia e vorrebbe ancora un po’ dormire, del mio cane che cerca la mia attenzione strofinando il muso sulle mie gambe. Sono attimi, piccolissimi momenti di piacere che migliorano l’umore. La sola idea che esistano, che siano possibili, mi dispone bene.
Ma il piacere deriva anche dall’accettare quello che è necessario fare, dal darsi la possibilità di arricchire il “dovere” con la nostra impronta. Il piacere è uno spazio creativo.
E se non ci sono spazi creativi nel nostro “dovere”? Il piacere non deriva tanto da “cosa” si fa, ma da “come” lo si fa. Imbustare mille lettere, incollare gli indirizzi e chiudere le buste non è il massimo della vita, ma se lo si fa approfittandone per pensare e sognare un po’ o ascoltando musica, può essere un lavoro gradevole e rilassante. Oppure insieme a qualcuno, approfittando dell’occasione per chiacchierare e scherzare. Il piacere è uno spazio relazionale.
Possiamo sentire piacere in modo travolgente quando sentiamo di crescere, di migliorare. Il piacere è uno spazio di sviluppo della mente.
Possiamo anche vivere il piacere di essere amati, riparati dai dolori, protetti dal male. Il piacere è uno spazio consolatorio.
Spesso chiedo ai miei clienti: “Cosa le dà piacere nella vita?” Molti si bloccano, riflettono e mi guardano con aria stupita. Nulla! Sentono che nella loro vita non c’è nulla di piacevole, ma soprattutto sentono che l’idea stessa del piacere è estranea al loro mondo interno, come se da tempi antichissimi avessero preso la decisione di non concedersi questa esperienza.
Siamo troppo spesso noi, non il mondo, ad eliminare questa possibilità dalla nostra vita. Anche quando ci sembra che siano stati gli altri, le circostanze avverse, i problemi, le cattiverie.
Ri-trovare dentro sé questa fonte di bene non è facile. Spesso bisogna attraversare conflitti, affrontare ansie, disobbedire a regole. Il piacere è uno spazio trasgressivo.
E ora arrivederci … ar-rivederci con piacere ….
16:38 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: crescita personale, piacere, relazione, consapevolzza, creatività | OKNOtizie |
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mercoledì, 09 maggio 2012
Cercare è vivere .....
Passiamo buona parte della vita a cercare. Molto spesso non sappiamo cosa, talvolta crediamo di saperlo,ma quando l’abbiamo trovato riprendiamo a cercare: altro, altro da noi, da quello che siamo e che abbiamo.
Questo incessante movimento appare a qualcuno come un impulso a crescere, a “realizzarsi”, come si dice con un termine abbastanza superficiale e formale.
A qualcun altro esso può sembrare il frutto della necessità di colmare una specie di assenza, di insoddisfazione perenne che non si placa mai, dovuta ad antiche carenze affettive e relazionali che ci hanno lasciato un segno indelebile nel cuore.
Comunque ci appaia, cercare è vivere, perché nel flusso inarrestabile di ciò che è, cresce, cambi e muore intorno a noi è necessario trovare un senso, un’origine, una prospettiva.
Per comincia re a cercare non abbiamo bisogno di molti strumenti: ci basta ascoltare il senso di leggero vuoto che la nostra anima ci suggerisce.
Cercare è un esercizio per la mente e per gli affetti, ci sottrae alla banalità delle abitudini, ci aiuta a guardare oltre il nostro naso e ci costringe a non dare per scontate le nostre opinioni. In poche parole, ci rende persone più aperte e curiose, sensibili alla bellezza del mondo e un po’ meno influenzabili dalla paura e meno inclini, quindi, alla pigrizia.
Quando incontro persone che “cercano” e nel mio lavoro ne incontro molte, vivo una felicità dell’anima, perché so che il risultato di questo cercare è sempre la scoperta di una verità, il ritrovamento di un filo apparentemente perso che ci porta più vicino alla meta: darci un senso ….
Uno degli atteggiamenti più belli di questo atteggiamento aperto alla ricerca, è quello di arricchire la nostra identità. Se ci difendiamo troppo da quello che è diverso da noi, tendiamo infatti a vivere per tutta la vita nella stessa stanza, ad alimentare la convinzione che quello in cui crediamo, quello a cui siamo abituati e quello che ci fa comodo siano, in sostanza, il vero universo, quello giusto, quello migliore.
Immaginiamo, ora, che la nostra visione del mondo si trasformi in un paesaggio, in un panorama che contiene tutto quello che vogliamo: case, città, campagna , montagne etc.
Ora saliamo su un elicottero e prendiamo il volo: più ci alziamo da terra e più il panorama tende a sfuocare nei dettagli, ma ci appaiono altre cose, altre valli e latri mari, altre regioni della vita che, chiusi nel nostro piccolo paesello, mai avremmo sospettato potessero esistere.
Possiamo decidere di atterrare, conoscere nuovi dettagli. Per esempio possiamo mangiare nuovi cibi e cercarne la bontà, anziché paragonarli a quelli a cui siamo abituati, possiamo accettare il punto di vista di una persona che la pensa diversamente da noi e cercare di sentirlo come vero, possiamo cioè sentire che allargare la nostra identità non ci fa “perdere”, ma arricchire e crescere.
Certo, l’esplorazione fa un po’ paura. All’inizio è necessario stare attenti a non mangiare funghi velenosi, a non accoppiarci con il nemico. Ma poi si diventa bravi, si impara ad essere prudenti e si diventa via via più forti ed esperti.
Quando si comincia si sa che per tutta la vita non si potrà smettere, perché l’esplorazione ci fa incontrare abissi profondi e meravigliosi, spesso nascosti dietro un’apparenza del tutto quotidiana che diamo per scontata ….
18:53 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cercare, esplorazione, viaggio | OKNOtizie |
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domenica, 06 maggio 2012
Essenza e apparenza ...
Ogni oggetto o essere vivente possiede una natura intrinseca e una manifestazione estrinseca, un'essenza e un'apparenza.
Se prendiamo ad esempio un'automobile, possiamo considerare aspetti della sua interiorità il motore, il telaio, le sospensioni e come aspetti della sua esteriorità la carrozzeria, la linea, il colore.
La linea è importante, ha una sua funzione, però sappiamo che essa incide poco sulle prestazioni della vettura, dipendenti soprattutto da ciò che si trova al suo interno: potenza del motore, qualità delle sospensioni etc.. Non bastano linea aggressiva e vernice rossa per trasformare un'auto qualsiasi in un'auto sportiva; viceversa ci sono auto che dietro un'apparenza da berlina per famiglie nascondono alte prestazioni.
Questo esempio ci dice che l'apparenza è una cosa, l'essenza un'altra.
In un fiore, invece, essenza e apparenza sono coerenti: esso non è diverso da quello che sembra (salvo che nelle piante carnivore) e il suo aspetto esteriore è semplicemente un'espressione della sua natura profonda. Non ha la possibilità di fiorire diversamente da quello che è.
Pensiamo ad una rosa: inizialmente è tutta avviluppata in se stessa e piano, piano si pare, mostrando sempre più forma, colore e profumo, e in questo esprime esattamente la sua natura, che è quella di attirare e accogliere gli insetti, essere fecondata e produrre il frutto e quindi i semi. Non fa niente che non sia già previsto nella sua funzione vitale. In questo caso l'esteriorità è al servizio dell'essenza ed insieme concorrono alla realizzazione del fiore.
"Una rosa è una rosa, è una rosa..." e in effetti non può essere nient'altro che questo; un essere umano invece può apparire in maniera molto diversa da ciò che è dentro.
Un bugiardo può mostrarsi sincero, un ignorante può atteggiarsi a sapiente, un timido può sembrare spavaldo. Insomma, ciò che l'uomo può esprimere all'esterno non corrisponde necessariamente alla sua realtà interiore.
L'essere umano non è l'unica creatura vivente in grado di alterare profondamente il rapporto tra essenza e apparenza: anche alcune piante ed animali lo fanno; egli tuttavia è l'unico che finisce per ingannare se stesso.
Un camaleonte sa benissimo, in ogni momento, chi è: anche quando si trasforma e sembra una pietra, sa di essere un camaleonte, e lo stesso vale per la pianta carnivora; l'uomo invece, a forza di mentire agli altri, finisce per ingannare se stesso e scordarsi chi è, identificandosi con il personaggio che si è costruito.
Siamo talmente abituati a recitare che non ci sembra più nemmeno di farlo e diciamo a noi stessi:" Questa sono io"; mentre invece dovremmo dire: "Questa è la maschera che indosso da così tanto tempo da identificarmi con essa".
Il problema del falso sé non è di natura etica, e non va stigmatizzato il fatto che si menta ad altre persone, che si indossino maschere volte a ingannarle sulla nostra reale natura.
In un ambiente rigido, autoritario, aggressivo, mentire è lecito, specie per un bambino che non ha il potere e le competenze per contestare le regole stabilite dagli adulti. Nello stesso modo è funzionale indossare maschere e corazze per proteggersi dall'aggressività e insensibilità altrui.
Il vero problema sta nel fatto che a forza di indossare queste maschere ci dimentichiamo chi siamo veramente, illudendoci di essere quel personaggio, o quella compagnia di personaggi, che ci siamo creati nell'infanzia o nell'adolescenza, finendo quindi per ingannare persino noi stessi.
Anche se al giorno d'oggi l'autenticità, la spontaneità e la sincerità sono considerate da molti valori di grande rilevanza da ricercare sopra tutto, la cultura dominante è stata fino a poco tempo fa di ben altro avviso.
Non dobbiamo dimenticare infatti che proveniamo da una tradizione essenzialmente patriarcale e autoritaria, che preferiva l'uniformità all'autenticità, l'obbedienza alla spontaneità, l'ipocrisia alla sincerità; importava molto di più "che cosa eri" piuttosto che "chi eri". Le persone comunicavano quasi esclusivamente da ruolo a ruolo, da maschera a maschera senza nulla esprimere della propria essenza. Si istruivano i bambini fin da piccoli a comportarsi secondo determinati clichè, a dissimulare, a recitare parti e copioni perfino nei rapporti più intimi: genitori-figli, mogli-mariti ...
E anche se questo sistema di convenzioni comunicative basate sull'ipocrisia e l'apparenza è stato via, via messo in discussione e poi in parte scardinato; tuttavia si è creato un sistema sostitutivo e al vecchio conformismo ha fatto seguito un nuovo conformismo di cui la globalizzazione forse ne è l'emblema.
Siamo usciti da un sistema prestabilito di convenzioni per entrare in un sistema di nuovi simboli, forse più creativi ma altrettanto prestabiliti e vacui.
Questo perché è stato messo in discussione il meccanismo sociale esteriore che promuoveva il mascheramento, ma non sono state scalfite le motivazioni interiori cha portano a mascherarsi perdendo il contatto con le nostre più intime aspirazioni, con quel nucleo dell'essere che ci contraddistingue da tutti gli altri esseri viventi rendendoci unici.
Non è facile liberarsi di abitudini sociali vecchie di secoli, anche perché la tendenza a mascherarsi non dipende solo dal perpetuarsi di certi modelli culturali, ma deriva anche dalla naturale tendenza a ricercare il piacere e sfuggire il dolore, che in termini di interazione sociale significa ricercare l'amore e l'approvazione degli altri ed evitarne la riprovazione e l'aggressione. La motivazione psicologica che ci spinge, fin dall'infanzia, a comunicare in modo controllato, artefatto è proprio quella di ottenere considerazione e accettazione da parte degli altri, proteggendo al contempo la nostra vulnerabilità.....
12:05 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: maschera, essenza, apparenza, falso sè, abitudini sociali | OKNOtizie |
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sabato, 05 maggio 2012
L’importanza di gratificare se stessi ….
... il tragitto per raggiungere il proprio sogno è lungo e tortuoso, ma il senso di appagamento quando finalmente si raggiunge è veramente inimmaginabile per la forza e la vitalità che ti senti dentro..... i...l senso di essere tutto uno con te stessa. Un senso di coerenza con il tuo spirito ed il tuo corpo ... un individuo finalmente compiuto e completo ....
Individui considerati abili nel gestire le situazioni sociali possiedono un senso di autonomia personale sicuramente più marcato rispetto a quanti si lasciano bloccare dal timore di essere feriti emotivamente dagli altri. Secondo questa prospettiva, le paure vanno interpretate come dei limiti che talvolta le persone impongono a se stesse per non cambiare mai in meglio.
Il pessimismo non è l'unico degli atteggiamenti che contribuisce a ridurre il potenziale personale a livelli prossimi allo zero. Sul banco degli imputati mettiamo anche atteggiamenti come il voler evitare i momenti di dolore, il sapersi accontentare di diminuire le proprie sofferenze e la ricerca di piaceri transitori.
Da una parte abbiamo persone che trascorrono gran parte della loro esistenza tollerando un grande grado di sofferenza, mentre dall'altra ci sono persone che fuggono di fronte alle difficoltà della vita per la paura di soffrire troppo.
Chi cerca di evitare il dolore tende a vivere ripiegato su se stesso nella paura che qualcosa di negativo possa accadere in qualsiasi momento: in questo caso la massima aspirazione dell'esistenza consiste nel raggiungere uno stato neutro in cui anche se c'è sicuramente l'assenza del disagio, manca però la volontà di intraprendere azioni costruttive per migliorare la propria qualità di vita.
La ricerca del piacere transitorio rappresenta un altro ostacolo per vivere una vita piena e significativa: esso è caratteristico di coloro che si agitano per trovare stimoli sempre nuovi con cui arricchire la vita. Siamo ovviamente in presenza di piaceri temporanei che spingono a cambiare spesso l'oggetto desiderato al fine di evitare che subentri la noia e la tristezza.
Se vogliamo scrollarci di dosso questi modi di pensare che impoveriscono le esperienze, occorre che volgiamo lo sguardo alle gratificazioni che si ottengono quando ci si impegna pienamente nelle attività che amiamo oltre che ai bisogni che desideriamo veramente soddisfare.
Secondo gli assiomi della Psicologia Positiva, per gratificazione si intende quell'esperienza di soddisfazione che si prova raggiungendo il massimo delle potenzialità in un determinato ambito dell'esistenza e si riesce a ripetere tale esperienza ogni volta che si vuole.
E' anche vero che molti individui presentano una bassa propensione al rischio, per cui tendono a preferire le gratificazioni che derivano dall'esercitare le attività più familiari, seguendo le strade già percorse in passato.
Maslow è l'autore che ha elaborato la classificazione dei bisogni più famosa dell'intera storia della psicologia ( leggi QUI ), prendendo in considerazione il diverso livello di complessità che li contraddistingue, Maslow pose accanto ai bisogni fondamentali (cibo, acqua, impulso sessuale ...) quelli superiori, che si riferiscono ad esempio al senso di appartenenza, di stima e di protezione. Maslow provava una fiducia incondizionata nelle potenzialità positive insite nella natura umana: pertanto l'infelicità rappresenta l'esito che si ottiene quando si tradisce la vocazione all'autorealizzazione, preferendo seguire al posto di essa degli scopi privi di significato che non corrispondono ai veri bisogni di cui l'uomo è portatore.
I "fortunati" che riescono a realizzarsi pienamente mostrano una grande autonomia nell'agire senza farsi influenzare dall'ambiente circostante, per cui si affidano senza paura alle proprie potenzialità personali per raggiungere i loro obiettivi. In loro agisce potentemente una vocazione ad essere felici e veramente liberi da condizionamenti, grazie alla quale l'esperienza soggettiva ne esce rafforzata ed arricchita di nuove prospettive con cui guardare al mondo che ci circonda.
09:21 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: psicologia positiva, benessere, gratificazione, maslow, bisogni, autonomia | OKNOtizie |
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venerdì, 04 maggio 2012
L'Energia vitale di Eros .....
“La verità è come il sole, intorno al quale girano tutti i pianeti. Esso rimane sempre luminoso, anche se è spesso coperto dalle nuvole. Le nuvole sono il vostro orgoglio, la vostra ostinazione, la vostra paura, la vostra ignoranza, la vostra speranza di poter lottare contro il tempo. Ma nel momento in cui percepite la vostra verità, le nubi si disperdono e il caldo sole della vostra coscienza vi rigenera con la forza del benessere, con la gioia e con la pace …” Eva Pierrakos
“ Simile ad un uccello dalle immense ali nere regnava la notte. Il suo grembo di tenebre si gonfiò all’alito fecondatore del vento, e così nel vuoto venne deposto un uovo d’argento. D’oro erano invece le ali di colui che, in virtù del suo essere collegato al vento, balzò presto fuori dall’Uovo e fu Eros, ‘ colui che rende manifesto ‘, il dio dell’amore, il più vecchio tra gli dei, ma nello stesso tempo sempre bambino, perché in grado di attingere eterna giovinezza dalla forza di ogni cuore che sperimenta l’impulso amoroso’. da Miti
Eros è la forza di creazione dell’universo. E’ l’energia primaria da cui tre origine ogni azione.
Può essere percepito come desiderio di espansione verso altre persone, e anche come desiderio di unione ed espansione dentro se stessi. Una crescita di sé genera invariabilmente il piacere. Imparare qualcosa, creare qualcosa, generare un’idea, un gesto, un modo originale di fare qualunque cosa, genera una corrente di piacere e di motivazione.
Vivere portando nella propria esperienza la forza di espansione di Eros è vitalizzante.
Eros significa osare, spingersi verso l’esterno. Significa anche godere di quello che c’è, chiudere il cerchio soddisfatti, un’alternanza di espansione e contrazione: la direzione verso l’esterno, con un movimento considerato maschile, di curiosità, di allargamento, di novità e la direzione verso l’interno, la notte, la riflessione, la conservazione dell’energia, il movimento femminile.
L’equilibrio tra questi due principi genera una vita sempre piena di eccitazione e contemporaneamente di pace e riposo.
Lasciar fluire la ricchezza della vita imparando ad inspirare ed espirare. Inspirare essendo grati dell’abbondanza dell’aria e della forza vitale che essa ci porta, sentirla scorrere dentro di sé, espirare ed essere felici di offrire la propria energia all’esterno, e infine riposarsi prima di ricominciare il ciclo della vita.
Dare, offrire la propria attenzione, la propria empatia, il proprio sostegno, la propria competenza lasciando liberi gli altri di accettare o meno, di gradire o meno.
Aprirsi per ricevere l’empatia, l’attenzione, il sostegno, la competenza, restando liberi di accettarla o meno, di gradire o meno, in una danza in cui i limiti personali restano chiari a livello della personalità e diventano rispetto per se stessi e per gli altri, senso di individuazione.
E, nella stessa danza, tutti i limiti si annullano, a livello delle essenze profonde, che si nutrono l’un l’altra e contribuiscono alla creazione dell’energia del Tutto ….
Desiderio inteso come guida per l’anima, sintonizzata non verso il nord di tutti, ma verso i desideri autentici, quelli che il conscio non sa riconoscere, ma che possono essere facilmente rintracciati da un’azione congiunta di conscio e inconscio.
Lasciarsi liberi di stupirsi di sé e degli altri ogni giorno: credo che questo sia anche l’Eros. La curiosità del nuovo che nasce dall’esperienza quotidiana. In fondo basta guardare la vita con occhi diversi, e la vita cambia. Smettere di incasellare gli altri nelle possibilità che ci hanno manifestato fino ad oggi, permettere loro di sentire la voglia di svelarsi, di rinnovarsi. E così fare anche con noi stessi.
Riconoscere le difese, per smettere di usare fiumi di energia verso un falso obiettivo, aprirsi per scoprire la vera direzione, quella che ci fa ballare l’anima e il cuore, e poi avviarci verso di essa con tutti gli strumenti meravigliosi che la natura umana ci mette a disposizione: un corpo ricco di sensazioni, un sistema emotivo fluido, acuto, sensibile, una mente complessa che sa lavorare su infiniti livelli, un cuore aperto pronto a cogliere la musica e dare inizio alla danza ….
18:36 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: eros, energia vitale, espansione, crescita personale, equilibrio | OKNOtizie |
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venerdì, 27 aprile 2012
Ri-allinearsi sulla traccia della propria Essenza …..
Un'immensa fonte di energia e di ispirazione sgorga spontaneamente quando siamo in contatto con la nostra Essenza. Questa Essenza possiamo paragonarla ad un seme, unico nelle sue potenzialità. La vita è paragonabile al percorso che il seme compie, nel suo processo di crescita, fino diventare la pianta di cui porta il codice genetico.
Ri-allinearsi sulla traccia della propria Essenza permette di puntare nella propria direzione, attraverso il labirinto delle tante identità ideali che le persone, l'ambiente e il nostro "Critico interiore" creano per noi.
Una bussola preziosa che può aiutarci a trovare l'orientamento è costituita dall'entusiasmo che un vero desiderio genera.
Un buon esempio di energia creativa spontanea sono i bambini molto piccoli. Inarrestabili nel loro desiderio di giocare, scoprire, muoversi, conoscere, ridere, espandersi. Altro buon esempio è l'innamoramento, sia esso per una persona, un'attività, un'idea o un progetto. All'istante torniamo bambini, dentro di noi scoppia la voglia di occuparci senza limiti di tempo di quello che amiamo, senza condizioni, senza chiedere se sia possibile. Diventiamo il nostro desiderio!
Non è detto che un desiderio sia sempre realizzabile, giusto o che sia la cosa migliore per noi. Però la qualità dell'energia che da esso erompe è preziosa e, se arriva a parlare al nostro cuore, significa che comunque quel desiderio ci sta allargando, motivando, rimettendo in pista.
Proviamo ora a chiederci: quanto entusiasmo c'è in noi? quanto desiderio di far parlare la nostra Essenza? Cosa interferisce con lo sgorgare libero dell'energia vitale, cosa l'assorbe e la disperde?
Tre principalmente sono i grandi dissipatori di energia:
1. Vecchi bisogni infantili che non sono stati sufficientemente esauditi
2. Le immagini ideali che abbiamo costruito per noi
3. Le convinzioni su noi stessi e il mondo basate su immagini distorte e convinzioni limitanti.
Proviamo a guardarli più da vicino.
Bisogni infantili frustrati.
Il bambino ha un enorme bisogno di tutto: arriva da un mondo più confortevole di quello quotidiano, in cui il calore, il nutrimento, la simbiosi sono realtà in atto. La nascita dà inizio ad un percorso di individuazione faticoso e frastagliato in cui la dipendenza dall'ambiente esterno è , almeno al principio, totale.
Malgrado l'intensità della dedizione che genitori o ambiente possano aver prodigato, qualche bisogno legittimo resta comunque insoddisfatto. Essere curato, accudito, protetto, incoraggiato, ricevere attenzione, apprezzamento per la propria unicità, sono necessità autentiche che, se disattese a causa della struttura stessa del rapporto con uno o entrambi i genitori, o per condizioni ambientali oggettive, possono generare a livello inconscio un bisogno coatto di ricevere soddisfazione in età adulta, spostando su figure analoghe questa richiesta.
Questo processo è facilmente individuabile in quelle aree della vita in cui ogni sforzo per ottenere qualcosa a cui si aspira finisce prima o poi nel risolversi con una frustrazione.
In questo caso l'energia vitale viene assorbita da imprese che hanno lo scopo di riuscire laddove si è fallito durante l'infanzia, forzando la vita a darci quello che non abbiamo ricevuto. Sostituiamo persone e situazioni originarie con dei surrogati che hanno una matrice simile, o la ricreiamo anche dove non c'è, reinterpretando la realtà a modo nostro. Vincere è impossibile, proprio perché si scelgono e si ricreano le condizioni della sconfitta originaria, da un livello completamente inconsapevole.
Le false identità e l'immagine ideale.
Altro dissipatore energetico che risucchia la nostra energia, simile ad un buco nero che tutto assorbe è l'immagine ideale, una costruzione inconscia formata dalla somma delle definizioni altrui su come dobbiamo e ci è vietato essere, per meritare di vivere e possedere un valore personale.
Cresciamo, in genere, con l'idea di non essere abbastanza buoni da essere amati per ciò che siamo. Ci creiamo, perciò, un'immagine di come dovremmo essere e, disperatamente cerchiamo di esserne all'altezza Per fare questo utilizziamo una massa preponderante della nostra energia indirizzandola spesso in una direzione addirittura opposta alla nostra Essenza.
Le immagini distorte o convinzioni limitanti.
Si tratta di ragionamenti strategici, formatisi nella primissima infanzia in modo istintivo, e poi applicati in maniera inconsapevole ed automatica in situazioni anche molto diverse, ma erroneamente associate alle situazioni originarie.
Esse guidano in modo istintivo il nostro comportamento e diventano lentamente la nostra modalità per estrarre energia dalla vita.
Queste convinzioni diventano come un copione da commedia dell'arte, maschere che l'individuo usa senza averne coscienza. Sono trappole che, in cambio di una modesta sicurezza di ruolo, limitano la visuale, sviando dai veri bisogni.
La soluzione???? Proviamo ad uscire dagli schemi, allarghiamo il nostro "recinto", da una parte riconoscendo i nostri automatismi a tutti i livelli: fisico, emotivo, mentale; in secondo luogo, imparando ad usare al meglio la nostra energia nella direzione della conoscenza e della realizzazione della nostra Essenza, la nostra parte più vera e profonda .... accettiamoci .... e manifestiamo per quello che siamo! ...
10:11 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: energia, essenza, bisogni, accettazione | OKNOtizie |
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giovedì, 26 aprile 2012
Cuore, mente e viscere ....
"Quando fai le cose con il cuore,
le porte si aprono e
l'universo trama in tuo favore.."
Simbolicamente la mente rappresenta la nostra parte più logica e razionale. Quando diciamo di qualcuno che "usa troppo la testa" intendiamo di solito che il suo modo di ragionare è troppo freddo e razionale, privo di emozioni.
La mente ci aiuta a creare le strategie, ci fa decidere come agire; allo stesso tempo la razionalità è condizionata da paure e credenze limitanti, da ciò che "si deve" e "non si deve" , da ciò che "si può" e "non si può" fare: è la parte di noi che crea giustificazioni, modificando spesso la realtà delle cose.
Quando, invece, diciamo di qualcuno che è un tipo molto "viscerale" intendiamo l'esatto opposto, cioè qualcuno guidato quasi esclusivamente dalle proprie pulsioni istintive e poco razionale.
Quando diamo spazio alle nostre viscere, diventiamo un po' come un bambino piccolo che desidera qualcosa senza neanche sapere bene il perché e che non accetta alcun tipo di spiegazioni o ragionamenti.
Con il "cuore" , infine, rappresentiamo simbolicamente la parte di noi più completa, profonda quella che conosce le risposte.
"In fondo al mio cuore sapevo che non era la scelta giusta" siamo soliti dire quando raccontiamo di una decisione sbagliata.
Noi quindi sappiamo che seguire il cuore è la cosa più saggia e più giusta, ma raramente imbocchiamo questa strada, perdendo così poco per volta la capacità di ascoltarci, di comunicare con noi stesse.
Spesso udiamo la nostra voce interiore che ci guida , ma la ignoriamo al punto che dopo un po' diventa difficile perfino sentirla.
Ognuno di noi ha svariate "voci" nella mente, molte delle quali appartengono a coloro che sono stati importanti per il nostro sviluppo: genitori, nonni, insegnanti, e alcune sono diventate nel tempo parte integrante della nostra auto immagine.
Certe sono utili e produttive, altre, al contrario, sono negative, limitanti, rigide e ipercritiche. Quando ascoltiamo queste ultime , riduciamo enormemente la nostra possibilità di successo e crescita, alimentando dubbi e paure.
Quanto più sappiamo fare la distinzione tra il critico interiore e la nostra guida interiore, tanto più avremo la possibilità di acquisire un maggior controllo della nostra vita, diventando molto più indipendenti nelle scelte e nelle valutazioni e sviluppando poco per volta uno straordinario mezzo per uscire dai conflitti interiori.
Quando invece del cuore seguiamo principalmente la mente, automaticamente decidiamo condizionati dalle paure e dalle credenze limitanti che ci appartengono, da ciò che crediamo si debba o non si debba, si possa o non si possa fare.
La mente ci consiglia di essere ragionevoli, di stare con i piedi per terra, di non montarci la testa e di valutare attentamente prima di agire, ma spesso ci aiuta anche a giustificarci, trovando dei motivi razionali per i quali è sicuramente meglio non fare ciò che in cuor nostro sappiamo invece essere giusto.
Seguendo le viscere, invece, non siamo mai in equilibrio. La parte viscerale di noi è come un bambino che fa sempre i capricci perché vuole sempre di più ed è disposto a qualsiasi cosa per soddisfare le sue pulsioni interiori.
E' quella parte di noi che ci fa comprare qualcosa perché la vogliamo da impazzire, nonostante già sappiamo che quell'oggetto finirà inutilizzato in un cassetto del nostro armadio. E' quella parte di noi che non ci fa chiedere scusa a qualcuno, pur sapendo di essere in torto. E' quella parte di noi che ci fa uscire dalla bocca parole che un attimo dopo vorremmo non aver mai detto.
Con questo non voglio dire che nella vita non si debba ragionare sulle cose per valutarle attentamente, né che non si debba mai fare una piccola pazzia! Mente e viscere sono importanti per la qualità della nostra vita.
Quello che sto dicendo è che vanno seguite solo se allineate con il cuore.
E' fondamentale usare la testa prima di agire, ma fare o non fare qualcosa non deve necessariamente dipendere dalle probabilità o dai calcoli statistici. Se così fosse tutti i grandi della storia che hanno, con le loro imprese "irragionevoli" cambiato questo mondo non avrebbero mai combinato nulla.
Certamente ci sarà stato anche il loro la paura di non riuscire, e forse il calcolo delle probabilità era tutto avverso, ma hanno ritenuto comunque ragionevole ciò che agli occhi del mondo non pareva altrettanto sensato: sentivano dentro di loro di potercela fare e quella era l'unica certezza della quale avevano veramente bisogno. Le viscere non sono forse state una componente importante per loro? Altrochè!
Dalle viscere arrivano la passione, la spinta, la motivazione e il desiderio, componenti fondamentali per riuscire in qualsiasi impresa.
Quando mente, cuore e viscere sono allineate e spingono nella stessa direzione diventiamo inarrestabili.
Quando vogliamo veramente ottenere un risultato, crediamo sia possibile raggiungerlo e sappiamo dentro di noi che quella è la scelta giusta, allora siamo davvero in grado di utilizzare al meglio le nostre risorse e nessun risultato ci è precluso!
11:33 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cuore, mente, viscere, scelta, voci interiori | OKNOtizie |
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lunedì, 23 aprile 2012
Sulla "pace interiore" ...
“Ciò che sta dietro di noi e ciò che sta davanti a noi
è poca cosa in confronto con ciò che c’è dentro di noi”
Oliver Wendell Holmes
Nella vita, ahimè, siamo raramente veramente e profondamente contenti.
Moltissime persone si alzano al mattino fondamentalmente insoddisfatte della propria situazione e trovano qualsiasi pretesto per esternare le loro lamentele. Quando si suggerisce loro di trovarsi degli spazi di silenzio per intraprendere nella calma il viaggio interiore, ci si sente subito rispondere che non c'é tempo, che la giornata é piena di occupazioni.
Spesso ci si nasconde dietro il “doveroso” correre affannato per per evitare di prendere coscienza che per cambiare le situazioni è necessario coraggio, impegno e voglia di mettersi in discussione. Bisogna entrare nelle cose, starci e quindi lasciarcele alle spalle.
Niente è più complesso come l'autoconoscenza, proprio perché siamo sempre pronti a giudicarci e a confrontarci con gli altri, dimenticando di rispettarci per quello che siamo: esseri unici ed irripetibili.
La mancanza di pace e soddisfazione interiore è evidenziata dal numero di modi con cui cerchiamo, solitamente invano, di alleviare stress e fatiche del vivere quotidiano.
Se ci fosse pace interiore nella nostra vita viaggeremo meno, mangeremmo meno, compreremmo meno, lavoreremmo meno, lotteremmo meno, parleremmo e penseremmo meno.
Ed è quando entriamo in relazione con gli altri che possiamo sperimentare la nostra calma interiore: quando diventiamo capaci di ascoltare in silenzio l’altro, senza riempirlo di parole per convincerlo, per averne il controllo e dopo una pausa di silenzio esprimiamo il nostro pensiero, senza aspettative,accettando anche che l’altro non l’accolga perchè ne ha diritto, ecco stiamo sperimentando una relazione di pace con noi stessi.
La pace con se stessi è dunque uno stato interiore, e non la si otterrà mai con la soppressione di un qualsivoglia fattore esterno, essa non consiste soltanto nel sentirsi bene, calmi e senza preoccupazioni per un momento, ma è qualcosa di molto più profondo e prezioso.
E’ un’armonia fra tutti gli elementi che costituiscono l’uomo: la mente, il cuore, la volontà e il corpo. Non è qualcosa di scontato ma richiede un impegno quotidiano e attento.
E’ imparare a scegliere i pensieri positivi, quelli cioè che non danneggiano né noi né altri, e lasciare andare quelli negativi che sono causa di conflitti. Nella calma interiore i conflitti si collocano sullo sfondo per allontanarsene mano a mano che sondiamo il nostro "centro".
Quando ci si rende conto che la stessa esistenza è un evento misterioso ed estremamente interessante, lo sfondo dei tumulti e delle preoccupazione si dirada per dare spazio allo stupore, che poi è l'humus del senso della vita nella sua pienezza.
Per molte persone la pace interiore non è un argomento interessante. Essi non hanno ancora scoperto che la pace è la vera fondamenta del nostro essere e che determina l’efficacia in ogni campo della nostra vita.
Di seguito 7 aspetti vitali in cui il nostro successo dipende dalla qualità della nostra pace interiore (fonte : www.lifegate.it ):
Pace interiore come CALMA
Rimanere calmi quando tutto intorno è caotico è possibile solo se siamo ben radicati nella nostra pace interiore. Sai come farlo? Altrimenti sarai risucchiato nei vari 'drammi', nelle varie situazioni, e influenzato dalle altrui emozioni. Se è così vuol dire che hai perso la connessione con la tua pace interiore.
Pace interiore come CREATIVITA’
La vita è piena di sfide. La vita è relazione e ogni relazione è un’opportunità per essere creativi. Ogni interazione richiede la tua abilità a creare la risposta più appropriata ed efficace. Cerca di essere creativo quando sei senza pace, stressato e/o preoccupato. La pace interiore e la creatività procedono di pari passo.
Pace interiore come CONCENTRAZIONE
Perché non sei capace di concentrarti su una cosa alla volta? Perchè ti distrai così facilmente? Potrebbe essere che non hai ancore scoperto la tua pace interiore che ti permette di concentrarti e focalizzarti? Probabilmente sai che c’è, ma non hai ancora imparato ad ancorarti ad essa.
Pace interiore come COMUNICAZIONE
Qualunque cosa tu faccia (camminare, parlare ecc.), irradi energia nel mondo e nelle tue relazioni. Ti sei mai chiesto perché la pace non ti ritorna dagli altri? Potrebbe essere perché non irradi pace? Puoi donare pace a un altro? Se puoi donarla agli altri allora puoi darla anche a te stesso. Se non puoi, significa che non hai ancora iniziato a trovare la pace dentro di te.
Pace interiore come SCELTA
La vità non è che un susseguirsi di scelte, finchè non raggiungiamo lo stato in cui non ne dobbiamo fare più alcuna. Il che si verifica quando diventa ovvia la cosa giusta da pensare, da dire e da fare. Nel frattempo abbiamo bisogno di saper ascoltare la nostra saggezza intuitiva per prendere le giuste decisioni. Perchè non riusciamo a sentire la nostra guida interiore? Potrebbe essere perché c’è troppo rumore dentro di noi, troppi pensieri, troppi sentimenti e non abbastanza pace interiore?
Pace interiore come POTERE
Hai notato cosa rende una persona potente? Non ha niente a che vedere con la posizione o lo stato sociale. Ogni potere che deriva da ciò, svanisce quando il ruolo finisce. Uno dei fattori principali che ispira gli altri a seguirli è l’abilità di avere autocontrollo. La base dell’autocontrollo è la pace interiore. In assenza di una mente pacifica, l’autocontrollo è impossibile.
Pace interiore come SCOPO
Perché sei qui? Per essere impaurito, stressato o solo perché interessato alla persona più importante della tua vita? Cioè, te stesso. La vita non avrà grande significato finché tu non avrai trovato te stesso, per questo devi riscoprire ciò che è sempre stato dentro di te, la tua pace interiore.
Come sai, la pace in questo mondo è difficile da trovare e ancora più difficile da mantenere. La pace esterna dipende dalla pace interiore. Il paradosso è che la pace interiore è da sempre già dentro ciascuno di noi. Abbiamo solo bisogno di prenderci il tempo per osservare vedere, sentire, conoscere ed essere pace……
12:35 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pace interiore, calma, conoscenza di sè, armonia, ritrovarsi | OKNOtizie |
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giovedì, 19 aprile 2012
Tu dipendi da te ….
Se ti soffermi a pensare o leggi ad alta voce il titolo di questo post “tu dipendi da te”, sentirai che la frase torna su se stessa come il ballo spontaneo di un bambino che gira su se stesso, come il movimento della terra, che gira nonostante tutto … E’ la sua naturalezza/verità che ci attrae e/o ci allontana.
Se ancora ti soffermi a pensare o leggi ad alta voce “tu dipendi da te” coglierai l’ulteriore e straordinario messaggio di relazione di dipendenza che rende possibili, vere e costruttive, relazioni con gli altri, tanto più si è centrati sulla relazione con se stessi.
Una buona relazione con se stessi è, infatti, condizione fondamentale per costruire relazioni positive con gli altri, per oggettivare mete e perseguire obiettivi.
Tu puoi realizzare te stesso, tu puoi perseguire le tue finalità fondamentali, tu hai il potere di trasformare la tua vita, tu puoi sceglierti, tu puoi scegliere.
Tu puoi scegliere chi essere, cosa e come essere, cosa e come fare.
Tu puoi scegliere con chi e come relazionarti con gli altri.
Tu puoi coltivare desideri e speranze, tu puoi vivere pienamente.
Tu puoi rispettare te stesso e gli altri.
Per scegliersi è necessario ritenere di avere un valore, di potere fare la differenza, di potere essere significativi nel determinare eventi e situazioni, di essere , in definitiva, il nostro meglio, per fare scelte e raggiungere obiettivi.
Migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, realizzare le proprie mete, è possibile sempre, a qualsiasi età, in ogni luogo, divenendo padroni e non schiavi dei propri comportamenti, delle proprie reazioni emotive, dei propri contesti sociali, del proprio passato e presente, o dei propri progetti per il futuro.
Credere nelle proprie possibilità è la prima condizione perché le possibilità si realizzino, imparando ad apprezzarsi come preziosa risorsa, ricca di potenzialità umane e non di pregi e difetti, riuscendo sempre più a distinguere tra ciò che vogliamo realmente, tra le nostre finalità fondamentali e ciò che è:
- solo apparenza (desideri messi sopra per sollecitazioni esterne, per abitudine) e alla fine, infatti non ci soddisfa come ci aspettavamo;
- solo illusoria costrizione (gli altri hanno potere su di noi solo se glielo diamo).
Migliorando la conoscenza di noi stessi, imparando ad ascoltarci, possiamo toccare con mano, cosa ci soddisfa e cosa no e capire quali sono le direzioni importanti su cui investire il nostro tempo e le nostre energie, evitando di sprecare tempo ed energie, se non per scelta.
Noi pensiamo che sia normale avere dei sogni da bambini o da ragazzi e non averli da adulti, ma questo non è normale, nel senso di sano ed inevitabile ma solo nel senso che è quello che accade nella norma, ma accade quello che ci si aspetta che accada perché l’essere umano cerca conferme alle proprie idee e sensazioni e generalmente teme il cambiamento e la diversità.
Ma la realtà è in continuo divenire, non è fissa e immutabile e quindi crescere, evolversi, presuppone il cambiamento, la disconferma, il coraggio del dubbio e la fiducia nelle proprie possibilità.
Tuttavia il punto non è solo cosa possiamo, bensì cosa vogliamo e a quale prezzo ci interessa, maturando flessibilità sul come e quando realizzare l’obiettivo, perché questo, nella maggior parte dei casi, non dipende solo da noi. Siamo, infatti, la variabile più significativa nel condizionare cosa ci accade e ci accadrà, ma non l’unica.
La nostra realizzazione passa attraverso gli altri in senso ampio. Infatti, qualsiasi obiettivo vogliamo realizzare è nell’ambito di un contesto sociale, quindi possiamo essere fermi sull’obiettivo, ma flessibili nei tempi e modalità, essendo disponibili a negoziare, tali termini.
Quando non realizzo quello che voglio è perché qualcosa non ha funzionato in me o fuori. Si tratta di capire cosa, e valutare l’opportunità di ritentare, essendo attenti al come e al quando.
In questa valutazione è importante tenere a mente che:
- noi siamo la variabile più significativa
- l’unica su cui possiamo esercitare il massimo controllo e la massima influenza
- noi siamo l’unica che può dipendere da noi al 100%
- gli altri, la fortuna, gli eventi esterni sono influenzabili solo parzialmente e solo attraverso noi stessi, quindi ancora una volta: credere nelle proprie possibilità è la prima condizione perché le possibilità si realizzino.
Credere nelle proprie possibilità ed esprimerlo con i comportamenti pratici, significa darsi delle opportunità e assumersi la responsabilità della propria vita, delle proprie scelte, dei propri risultati.
Significa non poter più ricorrere al “ho dovuto farlo, mi hanno obbligato, devo farlo …”, come eventuale giustificazione per tutto quello che nella nostra vita non ci soddisfa; ma vuol dire soprattutto riaffermare la sovranità e il potere dell’individuo rispetto ai suoi contesti di vita, significa poter dire “nel bene e nel male, sono il regista della mia vita, ogni conseguenza deriva da mie scelte”, “sono io a decidere come comportarmi, non mi limito a re-agire agli altri, ai contesti, all’ambiente”.
Non accettare la responsabilità conseguente all’avere il potere di scegliere è negarsi la possibilità di realizzarsi, di essere felici, di avere successo, di vivere consapevoli che “vivere” è già un successo.
In troppi hanno già perso la speranza…..
Ci si accontenta del lavoro che capita, di risultati mediocri, di amicizie tappabuchi, di relazioni di coppia che al massimo sono di sostegno e sempre meno di amore, di ambienti di lavoro , spesso solo, falsamente sereni, carichi di tensioni e ipocrisie, dove ci si rincorre per sottolineare le qualità negative di ognuno, gli errori e raramente le qualità positive, i meriti.
Troppo forte è la tentazione di accontentarsi di quello che si riesce ad avere senza grandi sforzi, perché non crediamo abbastanza che quello che siamo e abbiamo dipende da ciò che facciamo e da come pensiamo, sentiamo e agiamo.
Diciamo: “a che pro sforzarsi di ottenere qualcosa di più, tanto non dipende da me c’è il caso, ci sono gli altri …” Se io non mi do chance, perché pretendere chance dagli altri o dalla fortuna ?? Solo realizzando il viaggio so che arriverò!
Ma crediamo di non aver niente da perdere a lasciarci vivere. Mentre crediamo di avere molto da perdere a rischiare di impegnarci per un risultato che poi, magari, malgrado gli sforzi non si realizza; tra l’altro senza considerare che il processo, il realizzare il percorso, è già parte del risultato atteso.
Noi siamo il risultato degli apprendimenti, soprattutto inconsapevoli, che abbiamo realizzato fin qui: siamo contemporaneamente gli attori, i costruttori ed il risultato delle esperienze che abbiamo fino ad ora realizzato; siamo l’insieme delle conoscenze, capacità, opinioni, atteggiamenti, emozioni e sentimenti, che abbiamo allenato di più, vivendo e scegliendo di vivere alcune esperienze fra le tante possibili, scegliendo il chi, il cosa, come, quanto, quando e perché.
Riconoscendo e riaffermando il “diritto di proprietà” della nostra propria vita e rafforzando la capacità di scegliere e realizzare obiettivi per se stessi, noi possiamo partecipare consapevolmente alla nostra realizzazione.
Noi siamo la nostra migliore occasione!!!!
Noi siamo la risorsa più preziosa che abbiamo per essere soddisfatti di noi stessi, della nostra vita, delle nostre relazioni. Troppo spesso invece, rischiamo di sentirci ininfluenti, quasi in balia degli altri e della fortuna. Fondamentale è allora l’acquisizione ed il rafforzamento della convinzione che il nostro presente e il nostro futuro dipende (può dipendere!) da noi, che al di là di quello che siamo quello che conta è ciò che vogliamo essere.
L’augurio che mi faccio e faccio a chi legge è quindi un “in bocca al lupo” dove al posto del lupo ci siamo noi ….. “In bocca” quindi alla nostra fiducia e volontà, al nostro impegno, “in bocca” ai nostri sogni trasformati in progetti …….
17:52 Scritto da: gabrella in Riflessioni per ri-trovarsi.. | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: scegliere, cambiamento, rischiare, possibilità, progetti | OKNOtizie |
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