lunedì, 26 marzo 2012

Sulla Creatività......

  

CREATIVITA 2.jpg


“Qualsiasi dato diventa importante se è connesso a un altro. La connessione cambia la prospettiva. Induce a pensare che ogni parvenza del mondo, ogni voce, ogni parola scritta o detta non abbia il senso che appare ma ci parli di un segreto” 

Umberto Eco, Il pendolo di Foucault

 


 

C  R  E  A  T  I  V  I  T  A’


Crescere => non considerarsi mai arrivati al traguardo conservando sempre il desiderio di scoprire nuove mete....

Realizzarsi => essere soddisfatti di quello che si è “lottando” per diventare quello che si è....

Esprimersi  => connettere la propria parte razionale con la propria parte emotiva, facendolo in modo autentico, consapevole, congruente nel “qui e ora”....

Agire => essere attivi sempre e ovunque, continuare a provare, non perdere la speranza...

Trovare => accorgersi e scoprire “per caso” nelle cose qualche particolare aspetto che non si è visto prima, qualcosa che ci era rimasto nascosto....

Inventare =>  costruire nuove possibilità evitando di fermarsi al “non sono capace” .....

Vedere => riuscire ad accorgersi di quello che ci sta intorno, di tutti gli elementi e le caratteristiche che ci sono, anche quelle che non sono evidenti al primo sguardo. Vuol dire saper cambiare la prospettiva riuscendo a cogliere quegli aspetti che fino a quel momento sono rimasti invisibili....

Immaginare => saper coniugare la fantasia con la realtà....

Tras-formare => andare al di là della forma esteriore delle cose arrivando al cuore, al nucleo per modificarlo....

Apprendere => continuare ad imparare dalle cose che ci stanno trovando sempre in tutto ciò che ci succede nuove modalità di apprendimento.....

 


18:53 Scritto da: gabrella in Creatività | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook |

giovedì, 12 maggio 2011

Sfatare il mito: siamo tutti artisti !!!

creatività 2.jpg

" Creare significa giocare, inventar concepire ... significa fare tentativi ed errori, senza giudicarli, per puro piacere ...."

"Nella creatività, la fiducia in sé stessi non è una scelta, permea ogni istante. Il criterio principale è il sapore del momento presente, un momento di gioia, di puro piacere, di apertura e di piena e totale libertà .."

"Creare significa lasciar fluire liberamente ciò a cui si è connessi e scoprirne la forma e il senso nell'opera sulla quale si agisce"

(Trovate nel web)

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Esiste ancora una certa forma di snobismo intorno alle definizioni di "artista" e "creatore". Una volta era un'artista esclusivamente chi aveva studiato belle arti, preferibilmente a Parigi. Gli altri venivano considerati, nella migliore delle ipotesi, degli artigiani, nella peggiore, degli "artistucoli".

Penso alle magliaie che fanno le pantofole in lana cotta, alle ricamatrici che perdono gli occhi dietro a capolavori di fili intrecciati, ai fiorai che compongono mazzi di fiori dai colori dell'arcobaleno  mescolando tra loro sfumature  come su una tavolozza .... E ne potrei aggiungere molti altri. Tutti etichettati per sempre.

Poi, poco per volta, il concetto di artista si è ampliato, permettendo ad un maggior numero di forme di espressione di essere definite "artistiche". Oggi riconosciamo artisti della musica, del canto, della danza, della fotografia, della pittura in tutte le sue forme, della gastronomia, della degustazione dei vini ... Alcuni fanno i "nasi" per rinomati produttori di profumo.

Altri restaurano mobili, scrivono romanzi, sceneggiature di film, testi teatrali .... C'è chi è molto bravo a recitare nel cinema, a dipingere su vetro, a creare alta moda, a ricamare pizzi, ad intagliare il legno, a pettinare le persone valorizzandole, a disegnare vestiti, a creare tessuti, mobili, a decorare appartamenti, scenografie teatrali, vetrine di negozi, a progettare giardini, senza parlare di tutti quelli che ho saltato e dimenticato.

Si dice anche che esista una forma di intelligenza "artistica", definita come l'arte di fare qualcosa in modo nuovo, di disporre le cose come mai nessuno aveva fatto prima, di creare ciò che non esisteva. A volte si distingue tra riprodurre un modello e crearne uno di sana pianta. Riprodurre un modello tuttavia spesso richiede delle capacità che non tutti hanno. Ad esempio non è semplice riprodurre un pizzo ... andate a Venezia, sull'isola di Burano, e ve ne renderete conto.

Come avrete capito, il mio discorso intende smitizzare le nozioni di artista e di creatività. Ho la pretesa di credere che siamo tutti artisti e che tutti possediamo una forma di creatività.

Alcuni artisti ignorano di esserlo, altri lo negano. Altri sviluppano le loro capacità e raggiungono l'apice della loro arte.

Detto questo, come si diventa artisti? Come mettersi in contatto con la propria creatività? La mia risposta a molti sembrerà ingenua: il piacere porta alla creatività, e la creatività porta all'artista che è dentro di noi.

Il principio è semplice: più facciamo le cose per il piacere che ci procurano, più entriamo direttamente in contatto con la sorgente della nostra creatività.

L'artista che è in noi spesso è silenzioso, discreto, assopito. Ma apparirà immediatamente al nostro richiamo. All'inizio forse sarà timido, o diffidente. Poi, in men che non si dica, come accade in ogni relazione, quando sentirà che ci fidiamo di lui, diventerà il nostro alleato, la nostra risorsa. Una volta poi che sarà diventato una nostra parte integrata, ci condurrà costantemente su sentieri piacevoli, efficaci, divertenti e insospettati.

Così la creatività, oltre a stimolare alleggerisce la vita. Il mio discorso, in questo contesto, non ha niente di teorico, né di euforico, e nemmeno si nutre del pensiero magico. La creatività esiste davvero ed è a nostra disposizione se solo lo desideriamo.

L'americana Giulia Cameron ha scritto un libro meraviglioso intitolato "Liberate la vostra creatività"; lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di sentirsi più vivi, più frizzanti, più liberi nella loro vita.

Poiché la creatività si trova dentro ognuno di noi, così come la gioia di vivere, vi si può accedere, innanzitutto basta crederci!!! Non dico che dentro tutti noi sonnecchi un Bach, un Monet , dico che tutti siamo dotati di un impressionante serbatoio di creatività e questo serbatoio è accessibile; basta aver voglia di scoprirne il sapore !!!

Quando si osserva a sua insaputa qualcuno che sta creando qualcosa, che abbia cinque o cinquant'anni, nei suoi occhi e sulla bocca si legge una grande intensità. Sembra essere altrove, come in un'altra dimensione.

Solitamente, ci crea si prepara con calma alla creazione. E' completamente pervaso dal suo progetto, immagazzina le informazioni che provengono a caso dalle sue attività quotidiane, le lascia cuocere a fuoco lento dentro di sé, poi è pronto, al momento buono, a fare delle associazioni. Vede se il risultato gli piace oppure no, e continua finchè non avrà messo al mondo la sua opera., in maniera distinta.

L'opera vive dentro di noi, fino ad un certo punto in maniera simbiotica, e poi prende vita concretamente anche nel mondo esterno.

Provate a ricordare le vostre esperienze di creatività? Se non avete nessun ricordo di questo tipo, pensate a cosa vi ha impedito di accedervi. Una definizione riduttiva della creatività? Una mancanza di fiducia in voi stessi? L'obbligo di creare ogni volta un capolavoro? L'ignoranza del fatto che ognuno possiede un insospettato serbatoio di creatività?

Ho notato nel mio lavoro di Counselor che esistono almeno due categorie di individui nella vita. Quelli che subiscono la vita e quelli che ne sono padroni, che la creano.

Alle persone del primo gruppo manca sempre qualcosa per essere felici. Il denaro, il tempo, il talento, la baby-sitter, l'auto, il sostegno, l'audacia, la fiducia in se stessi, la fiducia negli altri, la fantasia .....

Gli altri hanno tutto quello che desiderano e sembra che non gli manchi nulla. Non accampano nessuna scusa. Se hanno delle difficoltà, le attraversano e le superano.

Subire o creare la propria vita è una questione di fortuna? Di karma? Ha qualcosa a che vedere con l'infanzia? Chi lo sa ....

Poco importa la causa: se si sta a guardare, sembra che sia una questione di atteggiamento. Dopo aver avuto un grande dolore o una grande paura, dopo aver capito che il futuro è adesso, chi crea la propria vita ha preso in mano le proprie redini e fa arrivare ciò che spera e che desidera giorno dopo giorno. Poi ci sono gli altri, che corrono, sfiniti, stanchi, e continuamente in balia dei rischi della vita.

E' al tempo stesso troppo semplice e allettante pensare che sia solo una questione di atteggiamento. Diciamo che,le persone che creano la propria vita, hanno uno stato d'animo che permette loro di vedere e di creare la vita per stare bene.

La vita si presenta spesso come un crocevia. Possiamo scegliere la strada che solo a pensarci ci rende felici "qui e ora", oppure possiamo scegliere quella che non ci rende felici, per una questione di automatismo, disfattismo, stanchezza, pigrizia o perchè in fondo crediamo che la felicità non appartenga a questo mondo (e alla fine anche questo ricasca nella storia dei miti).

Se non ci interroghiamo sulla strada che preferiamo in funzione delle informazioni che possediamo, andremo alla deriva verso l'ignoto, e più avanti dovremo quasi obbligatoriamente fare dietrofront .... per non finire nel circolo vizioso delle scuse e delle impossibilità.

Aprirsi a quello che ci fa bene, a quello che ci delizia e ci procura piacere, vuol dire aprire l'accesso alla nostra creatività. La creatività è l'antidepressivo più ecologico che ci sia, il sonnifero che agisce più rapidamente, l'antidoto meno caro contro la noia.

Detto tutto questo, come accedere alla nostra creatività?

  • Credendo innanzitutto che "tutti sono artisti" quindi anche noi
  • Facendo la lista delle attività che ci piacciono, che ci fanno stare bene e ci danno la sensazione di essere vivi, cioè di tutto ciò che ci appassiona.
  • Mettendoci in contatto con l'artista che è in noi.

Se sapete spontaneamente quale attività creativa vi farebbe star bene e vi darebbe gioia, fatela. Praticate questa attività il più presto possibile, il più spesso possibile, assaporatela e divertitevi.

Se non sapete quale attività creativa potrebbe darvi gioia, dovete iniziare una gioiosa esplorazione. Guardatevi intorno per scoprire cosa vi attira, cosa vi affascina, cosa vi da' voglia di investire le vostre energie, poi agite. Iscrivetevi ad un corso. Muovetevi. Passate all'azione. Seguite le vostre sensazioni. Orientatevi verso qualcosa che sia una fonte di piacere, qualcosa che vi dia energia.

Fidatevi, la troverete. La strada dell'esplorazione è altrettanto bella della destinazione e fa parte del vostro percorso creativo. Ogni passo che fate vi avvicina a voi stessi e vi aiuta a conoscervi meglio.

Cercate finchè non avete trovato un'attività creativa che vi appassiona.

Prendete coscienza del fatto che state trovando la vostra passione, la vostra passione di VIVERE !!

 

giovedì, 18 marzo 2010

A proposito di Creatività …

CREATIVITà.jpg

"Il vero viaggio di scoperta

non consiste nel cercare nuove terre,

ma nell'avere nuovi occhi"  (M. Proust).

 

Creare significa propriamente produrre qualcosa di nuovo ed originale, proponendo una nuova lettura della realta' evidenziandone aspetti prima trascurati. Essa e' una attivita' caratterizzata dalla originalita' e dalla innovazione, basata sulla capacita' di riconoscere tra pensieri e oggetti nuove connessioni che portano al cambiamento.

La creativita' non si riferisce solo alle grandi produzioni artistiche ma tende soprattutto alla ricerca ed al riconoscimento del Se': cioe' l'autorealizzazione attraverso l'autoespressione, ovvero, FARE PER ESSERE.

Psicologi e studiosi di varie discipline hanno incontrato difficoltà nel decidere che cosa è la Creatività e chi ne è capace. Non c'è accordo fra le varie definizioni: alcuni la vedono come una qualità presente in tutti gli individui, altri ritengono che sia un dono raro.

Le idee in proposito si sono evolute nel tempo. Agli inizi del XX secolo Freud considerava la capacita' creativa un meccanismo di difesa positivo riconducibile alla sublimazione: i desideri insoddisfatti sono la forza motrice della creativita'. La personalita' creativa ha forti assonanze, per Freud, con la nevrosi: ambedue si attivano in presenza di fortissimi bisogni pulsionali che creano conflitti interni. La pressione dei desideri inconsci spinge pero' l'artista a cercare un compromesso tra questo e la realta'. Il mezzo attraverso cui egli trova una soluzione e' la fantasia grazie alla quale riesce a sublimare le pulsioni sessuali verso mete socialmente piu' accettabili  e convertire quindi quelle energie in energia creativa per realizzare l'opera d'arte che prende il posto dei desideri rimossi e appaga, almeno temporaneamente, il disagio dovuto alla rimozione di tali pulsioni. Da cio' si evince che l'interesse di Freud e' piu' rivolto alle motivazioni che stanno alla base del processo creativo piuttosto che alla sostanza della creativita'.

Jung e' stato uno degli psicologi che ha dato maggior importanza alla creativita' elevandola ad istinto basilare. La psicologia junghiana e' basata in primo luogo sull'istinto creativo e quindi e' inanzittutto una "psicologia creativa" ed il suo metodo terapeutico fa spesso ricorso all'espressione creativa. Il terapeuta deve aiutare il paziente a far emergere i contenuti dell'inconscio in seguito lo aiutera' a metterli in confronto con l'IO cosciente e la vita quotidiana. Nella prima fase di questo percorso i metodi utilizzati sono principalmente: l'uso dei sogni, le fantasie spontanee, il disegno o la pittura a tema libero (vedi.... http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2009/05/30/il-pensie... )

Dai tempi di Freud e Jung si è venuta affermando l'idea che la creatività sia a disposizione di chiunque, una qualità condivisa da tutti noi, in misura maggiore o minore. Howard Gardner, psicologo studioso di psicologia evolutiva e principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple, distingue tra Creatività e creatività. Quella con la "C" maiuscola è responsabile di conquiste come il progresso sociale, lo sviluppo della civiltà e la creazione di capolavori, ma tutti noi usiamo regolarmente abilità creative per risolvere problemi, arricchire la vita quotidiana. Questa creatività con la "c" minuscola è quella che usiamo ogni giorno per rendere più varia e gratificante l'esistenza.

La creatività, come ho scritto nell'incipit, è definita come la capacità di realizzare qualcosa di nuovo e di unico, di combinare idee e impressioni opposte o apparentemente scollegate, di creare un'idea nuova. Tali definizioni spiegano il processo creativo, ma lo si comprende meglio pensando alle sue qualità specifiche piuttosto che ad un concetto generale di creatività. Questi sono i tratti che lo contraddistinguono: spontaneità, atteggiamento ludico, immaginazione, motivazione, originalità, espressività, inventiva, intuizione, pensiero divergente.

La creatività è la tendenza ad inventare, a forzare i limiti, ad abbattere le barriere e rifiutare i preconcetti. Nei momenti creativi si riconoscono i limiti del nostro modo di pensare o di vedere il mondo, si abbandonano vecchie credenze e percezioni.

Negli ultimi decenni si è definita la creatività "potenziale umano": una capacità che ognuno di noi può sviluppare se lo vuole.

Carl Rogers osserva che "la molla principale della creatività sembra essere la stessa tendenza che scopriamo come forza curativa che agisce in profondità nella psicoterapia: a tendenza dell'uomo a realizzare se stesso, a diventare in atto ciò che era in potenza" .

I teorici della psicologia umanistica come Rogers sottolineano l'importanza della creatività, del gioco e della spontaneità nel potenziale umano e considerano il processo creativo parte integrante della nostra capacità di autorealizzazione.

L'autorealizzazione ci permette di rendere la vita più significativa, conoscere noi stessi e sviluppare appieno le nostre potenzialità.


 

giovedì, 10 dicembre 2009

Il permesso di essere creativi ....

 

blue.jpg

 

"Alla fine tutti siamo portati a scegliere tra la dipendenza e la creatività"

(Linda Leonard Schierse)

 

 

lo puoi leggere su:


http://counseling-espressivo.blogspot.com/2011/11/il-perm...

venerdì, 16 ottobre 2009

Creatività bambina

MATITE COLORATE.jpg

“C’era un bambino che usciva ogni giorno,
e il primo oggetto che osservava, in quello si
trasfondeva,
e quell’oggetto diventava parte di lui per quel giorno o
per parte del giorno
o per molti anni o vasti cicli di anni

I primi lillà divennero parte del bambino
e l’erba e i convolvi bianchi e quelli rossi, e il bianco e
Il rosso trifoglio, e il canto del saltimpalo,
gli agnelli marzolini, la rosea figliata della scrofa, il
vitello e il puledro
la chiassosa nidiata dell’aia o del pantano vicino allo stagno
e i pesci così stranamente sospesi, e il bel liquido strano,
le piante acquatiche dalle graziosi cime piatte: tutto
questo divenne parte di lui.”

Walt Whitman, Foglie d’erba


I versi di Whitman colgono gran parte di ciò che sappiamo sui bambini e la creatività: per loro, la vita stessa è una avventura creativa. Le esplorazioni più elementari compiute dal bambino nel suo mondo sono di per se stesse degli esercizi creativi per risolvere dei problemi. Prima dei tre anni il bambino, nel rapporto con l’ambiente che lo circonda realizza in forma di gioco una grande quantità di esperimenti dai quali ricava dati e leggi del mondo di cui fa parte: intraprende un processo di invenzione di se stesso destinato a durare tutta la vita.
Di fronte ai fenomeni ed ai sentimenti l’atteggiamento del bambino è simile a quello dell’artista: anche lui prova meraviglia, incanto, talvolta dolore.
Quando scopre il segno, il bambino, comincia a raccontare con i primi scarabocchi ciò che conosce del suo mondo; questo linguaggio se viene rispettato nella sua libera evoluzione procede parallelamente con lo sviluppo intellettuale.
Prima ancora di poter dare graficamente una forma a determinati contenuti il bambino è infatti capace di esprimere attraverso il colore, sia la sua capacità discriminativi sia la sua emozionalità.
Giochi inizialmente inconsapevoli di linee e macchie traducono la vivacità dei suoi incontri con il foglio bianco e spesso lo stupiscono dando il via ad una ricerca intenzionale di nuove figure: colori che si sovrappongono l’uno sull’altro, dando vita a nuove tinte in un processo di trasformazione in cui ciò che conta è sempre la sorpresa del nuovo cambiamento e non il prodotto finito.
In generale, se hanno libero accesso ai materiali, i bambini tra i tre e i cinque anni scoprono di poter creare, con relativa facilitò, forme e figure semplici. Quindi, si mettono alla prova, inventano creature-girini animate e intraprendono volentieri esplorazioni giocose. E’ quasi magico creare sulla pagina bianca, tirar fuori dal nulla creature e oggetti su cui è possibile esercitare un qualche controllo.
La possibilità di tingere e macchiare, lasciando una indelebile traccia di sé, consente al bambino di esprimersi senza doversi subito subordinare alle richieste dell’altro. In questa prospettiva il bambino che non può tingere e macchiare è un bambino costretto da necessità interiori o da restrizioni esterne ad inibire la propria vitalità.
Inoltre ogni attività “creativa” conferisce ai bambini il potere di fare e disfare, di conoscere l’oggetto e se stessi più intimamente. Il loro coinvolgimento nel “fare arte” è in gran parte diretto all’interiorità: disegnare, dipingere, manipolare sono enunciazioni espressive a proposito di ciò che si conosce, si prova e si vuole capire; è un dialogo con se stessi intrinsecamente affettivo. E’ una attività di problem solving molto spesso pervasa di emozioni intense , non meramente una indagine del mezzo espressivo e dell’abilità necessaria per padroneggiarlo.
Da ciò si evince come il termine creatività abbia assunto negli ultimi anni una importanza pressoché assoluta nell’ambito dei sistemi educativi per l’infanzia poiché è diventata opinione comune che, proprio attraverso l’immaginazione e la fantasia, il bambino possa accrescere la consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda imparando a conoscere meglio se stesso e gli altri.
E’, infatti, nell’ambito delle attività creative che al bambino viene chiesto di impossessarsi del patrimonio culturale che gli viene offerto interpretandolo e rielaborandolo secondo la propria esperienza personale e le proprie inclinazioni, contribuendo, in questo modo, a reinventarlo.

Partendo da questo presupposto, è facile intuire come lo sviluppo delle doti creative non metta in gioco solo fantasia e immaginazione, ma una vasta gamma di facoltà (senso critico, intuizione, rielaborazione attiva dei dati forniti, capacità di esprimere un giudizio e di prendere le distanze dalla realtà) indispensabili per la crescita “sana” del bambino.
Se, quindi, esiste una educazione alla creatività che va impartita e coltivata giorno dopo giorno, è necessario e fondamentale che essa passi attraverso il gioco e la dimensione ludica, per non trasformarsi in uno dei tanti doveri/obblighi verso cui il bambino viene quotidianamente indirizzato e perdere, così, la sua valenza.
A volte la produzione dei bambini, non soddisfacendo i canoni dell’arte classica, ma rispecchiando i canoni dell’arte infantile, risulta indecifrabile se non addirittura insignificante agli occhi di un adulto troppo preso a capire invece che a condividere. Invece l’esperienza del “macchiare”, in senso concreto, richiede che qualcuno sia lì a vedere, ma solo a vedere senza interferire nel suo lavoro, una sorta di “servitore” (=> vedi la teoria di Arno Stern e il metodo del “Closlieau” – luogo protetto) che riconosce la presenza dell’autore senza conferire significato particolare alla sua opera.
Tutti i bambini del mondo nella loro libera ricerca grafica inventano soluzioni tecniche per ogni problema secondo la loro logica.
Faccio un esempio: il bambino sa che la terra è giù e che il cielo è in alto, per cui disegna la striscia di terra giù e la striscia del cielo in alto. In mezzo c’è il vuoto finchè viene il momento in cui la sua ricerca porta il bambino a riempirlo, individuando l’orizzonte, disegnando ciò che è vicino come grande e ciò che è lontano come piccolo, ma non tiene conto delle proporzioni, dei chiaroscuri, della prospettiva; molto spesso i colori naturali sono sbagliati ma usati in funzione emozionale, c’è la scoperta della pittura dei sentimenti, non figurativa, in cui il foglio di carta diventa lo specchio delle sue emozioni. Perché in quei momenti il colore per il bambino non è ancora legato consapevolmente ad un contenuto da esprimere ma ad una modalità di essere presenti nel mondo.
Dice Rudolf Arnheim “…… le immagini della realtà possono essere valide anche se sono assai discoste da ogni somiglianza realistica….” (Arte e Percezione Visiva ed Feltrinelli).
Molti grandi artisti hanno imparato dai bambini che sono stati: Picasso dopo una vita di ricerca, è tornato a dipingere come faceva da piccolo; Chagall disegnava i sogni e se dovessimo valutarlo criticamente secondo i canoni dell’arte classica non riusciremmo ad apprezzarlo e come lui Mirò, Kandinskji e tutta l’arte moderna che è una rottura degli schemi dell’arte classica.
La capacità di particolari abilità grafiche viene acquisita dai bambini attraverso la ripetizione, ciò significa esercitarsi passo per passo senza preoccupazione di ottenere dei risultati.
La ripetizione non serve solo a perfezionale le abilità, ma permette anche al bambino di sentire l’attività come qualcosa di suo, che gli appartiene, che è parte di lui. Alla lunga al fine della creatività questo può essere più importante della semplice padronanza della tecnica, perché mette il bambino in condizione di innamorarsi di quello che sta facendo.
L’esercizio riuscito sviluppa la fiducia ed aiuta a credere in se stessi, i bambini in cui questa convinzione vacilla sono timidi, hanno poca fiducia nelle proprie capacità di avere successo, sono spaventati dal nuovo e dal rischio.
Al contrario mettere in allerta tutti i suoi sensi, aguzzare la sua attenzione, renderlo partecipe e, soprattutto, artefice delle cose che lo circondano, stimolare giorno dopo giorno la sua naturale propensione all’immaginazione e alla fantasia, porta il bambino ad aver fiducia nel proprio potenziale creativo. Inoltre un bambino fantasioso, in grado di immaginare e progettare ciò che ancora non esiste, di vedere oltre l’apparenza sarà un adulto attento e attivo mentalmente, capace di uscire dagli schemi in qualsiasi momento pur di ricercare la verità più profonda delle cose.
D’altra parte va ricordato che la fiducia in se stessi è alimentata anche dalla sensazione, percepita dal bambino, che gli adulti rispettino la sua abilità. Le critiche costanti o la continua indifferenza verso i risultati conseguiti possono minare, anche nel bambino più capace, la fiducia in se stesso.
La creatività fiorisce quando le cose sono fatte per il piacere di farle. Se i bambini sono impegnati nell’apprendimento di una forma creativa, riuscire a conservare il loro entusiasmo ha la stessa importanza, anzi è forse ancora più importante, del chiarimento degli aspetti tecnici.
Ciò che conta è il piacere non la perfezione!
Nella vita, le pressioni psicologiche che inibiscono la creatività dei bambini non tardano a manifestarsi. La maggior parte dei bambini in età prescolare anche quelli di prima elementare amano andare a scuola, sono entusiasti all’idea di esplorare e imparare; ma quando arrivano alla terza o quarta elementare il loro entusiasmo scema e molti di loro non traggono più alcun piacere dalla loro creatività.
Si sono messi in moto i “killer della creatività” cioè quei meccanismi attuati dagli adulti nel processo educativo e sentiti dai bambini come freno per dar libero sfogo alle proprie emozioni:

  • Sorveglianza è significa incombere sui bambini facendo sentir loro che sono costantemente controllati mentre lavorano. Questa continua osservazione crea nel bambino una stati del suo flusso creativo, una impotenza ad arrischiare qualcosa di nuovo.
  • Valutazione è significa infondere una eccessiva preoccupazione del giudizio altrui. I bambini dovrebbero preoccuparsi principalmente di essere soddisfatti del risultato raggiunto e del piacere che provano durante il processo creativo senza concentrarsi sul modo in cui saranno valutati dagli adulti o dai propri compagni
  • Competizione è significa mettere i bambini in una situazione senza vie di uscita, o si vince o si perde, e solo una persona può arrivare al vertice. Ogni bambino, invece, dovrebbe essere lasciato progredire secondo il proprio ritmo, tenendo conto che ogni bambino è un essere unico.
  • Eccessivo controllo è consiste nel dire ai bambini esattamente come devono fare una determinata cosa, nel campo dell’arte come devono disegnare una determinata immagine e quali colori devono usare. Questo atteggiamento induce i bambini a credere che ogni originalità sia un errore e ogni esplorazione una perdita di tempo

Ed in ultimo ma forse come importanza nell’assopirsi della creatività il primo, il Tempo. Se la motivazione intrinseca è un fattore chiave della creatività di un bambino, l’elemento cruciale per coltivarla è il tempo e uno dei maggiori crimini educativi che i genitori e la scuola commettono contro la creatività dei bambini consiste proprio nel privarli di questo tempo.
Rispetto agli adulti, i bambini entrano più spontaneamente in quello stato creativo per eccellenza chiamato “flusso”, nel quale il totale assorbimento può generare il massimo del piacere e della creatività. Nel processo del dipingere è come se il foglio, il colore, i gesti del bambino e le immagini che ne risultano costituissero una totalità. Nel flusso il tempo non conta: c’è solo un presente atemporale. Esso è uno stato più confortevole per i bambini che per gli adulti, dal momento che questi ultimi sono più consapevoli dello scorrere del tempo.

Promuovere la capacità creativa equivale, quindi,  promuovere nel bambino la consapevolezza del suo modo di essere."

Ogni costruzione della nostra mente è possibile solo a partire dalla nostra esperienza passata e quanto più questa è stata ricca di stimoli, tanto più feconda sarà la nostra capacità presente di immaginare. Il cerchio si chiude quando, sulla base di questi stimoli forniti dalla realtà, siamo capaci di creare qualcosa di nuovo, che si concretizza in una produzione, sia essa di carattere letterario o artistico, come pure di carattere tecnico o scientifico.
Da qui l'importanza di fornire al bambino, fin dalla più tenera età, stimoli di diversa natura, per arricchire di elementi la sua esperienza e offrirgli, in tal modo, maggiori possibilità di crescita.

Educare alla creatività significa, educare i bambini ad aver fiducia nelle proprie capacità personali, aiutandoli a rafforzare la fiducia in se stessi e a rifuggire da soluzioni povere e rigide. Significa, inoltre, educarli a “pensare con la propria testa”, per creare individui liberi e autonomi.

E’ così l’educazione alla creatività diventa anche e soprattutto educazione alla libertà.

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Per approfondire:


Claire Golomb   -  L’arte dei bambini - Ed. Raffaello Cortina
Aa Vv - Creativi a scuola. Oltre l’apprendimento inerte – Ed.FrancoAngeli
Singer D. Singer J. – Nel regno del possibile, Il gioco infantile, creatività e sviluppo dell’immaginazione. –
Ed. Giunti
G.Rodari – La grammatica della fantasia – Ed. Einaudi
A.Carotenuto – La strategia di Peter Pan – Ed. Bompiani
Lawrence  E.Shapiro – Il linguaggio segreto dei bambini – Ed.Fabbri
M.Di Renzo, I.E.Nastasi – Il movimento disegna – Ed. Magi
M.G.Cocconi, L.Salzillo, A.Zanolli – Il bambino creatore – Ed. FrancoAngeli
B.Munari – Fantasia – Ed. Laterza

giovedì, 27 agosto 2009

Problem solving e ..... "cappelli"

 

Problem solving- sei cappelli web.jpg

 

Rientro in città…. valige da svuotare…montagne di lavatrici da fare….lavoro da riprendere…. idee nuove che circolano a ruota libera nella testa …

Ad ogni fine estate ci impegnamo a cambiare metodo di pensiero, a non farci prendere dal panico davanti ad un bivio o ad un problema da risolvere; siamo pieni di buone intenzioni che al primo ostacolo cadono come tanti birilli e ci fanno ripiombare nella solita sensazione di inefficacia lasciandoci così trasportare dalla corrente dei nostri vecchi copioni.

Le ipotesi e le soluzioni, i dubbi e le contraddizioni, le domande e le risposte si avvicendano nella nostra mente come fossero palline impazzite dentro un flipper; giochiamo partite delle quali spesso perdiamo il controllo, a discapito dell'esito finale.

Un’idea rivoluzionaria adottata da moltissime aziende nella gestione dei problemi in discussioni di gruppo ma che può essere altrettanto valida anche singolarmente nell’affrontare questioni particolarmente spinose, o che a noi sembrano tali, è il metodo dei “sei cappelli” inventato da Edward de Bono, considerato uno dei massimi studiosi nel campo del pensiero creativo (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_De_Bono e http://www.edwdebono.com ).

Il metodo dei “sei cappelli” consente di scomporre il nostro modo di pensare, interpretando, di volta in volta, ruoli fissi (i cappelli) che incarnano i diversi punti di vista che si possono avere di fronte ad un problema da risolvere. Questo sistema permette di prendere visione del  problema a 360° , ogni volta partendo da un punto di vista diverso senza creare quella confusione di pensiero spesso causa della nostra inefficacia. Dice de Bono “la maggior difficoltà che si incontra nel pensare è la confusione….emozioni, informazioni, logica, aspettative e creatività si affollano in noi. E’ come fare il giocoliere con troppe palle”.

In un contesto di gruppo il “gioco” consiste nell’indossare a turno 6 cappelli di colore diverso, ciascuno con una propria funzione distinta; in modo che ogni partecipante non sia limitato ad analizzare il problema nell’ambito della propria prospettiva che più gli appartiene (ottimista, pessimista, obiettivo…). Portare un cappello significa deliberatamente adottare una angolazione  che non è necessariamente la nostra con il risultato di imbattersi inaspettatamente in un gran numero di nuove idee.

Individualmente,  è un modo per entrare e uscire da quello che si sta facendo. Una ginnastica che abitua la mente ad occupare diverse posizioni: l’investigazione, l’emozione, il giudizio, la positività, l’energia, il controllo.

Nel momento in cui ci troviamo davanti ad un problema da  risolvere, oppure davanti ad una decisione  importante da prendere, proviamo a procurarci 6 fogli dello stesso colore dei cappelli e comportarci davanti ad ognuno mettendo in atto il tipo di pensiero corrispondente. Alla fine la nostra questione sarà stata analizzata da sei diversi punti di vista diversi e diventerà molto più semplice trovare la strategia per risolverla.

I vantaggi di questo metodo sono:

=> definire la parte da recitare, cioè intraprendere un cammino di pensiero diverso dal solito senza che il nostro Io si senta in pericolo per questo motivo;

=> dirigere l'attenzione, cioè impedire al nostro pensiero di essere puramente reattivo e indirizzarlo verso i singoli aspetti del problema;

=> evidenziare la convenienza, cioè la funzione simbolica dei cappelli ci permettere di chiedere di volta in volta a noi stessi e agli altri di cambiare atteggiamento;

 

Passiamo ora ad approfondire il significato dei vari cappelli:

Cappello Bianco => Pensiero informativo - Razionalità - fatti e cifre, nessuna interpretazione: esso va indossato nella fase di ricerca, raccolta, e sistematizzazione delle informazioni relative alla questione da risolvere. E’ il cappello della razionalità.

Cappello Rosso => Pensiero emotivo - Emotività - emozioni e sentimenti, esso è l’esatto contrario del bianco e va indossato per liberare ed esternare le sensazioni, le emozioni e i sentimenti (spesso trattenuti) che possono nascere davanti ad una questione da risolvere. Infatti come dice de Bono “ se si impedisce l’ingresso delle emozioni e dei sentimenti nel pensiero, essi rimarranno nascosti nello sfondo esercitando una influenza occulta […]” che potrebbe ostacolare irrimediabilmente la ricerca della soluzione, “[…] sentimenti, emozioni,presentimenti e intuizioni sono cose forti e reali. Il cappello rosso riconosce questa loro realtà.

Cappello Nero => Pensiero critico – Pessimismo – Esso va indossato per giudicare se e perché la possibile soluzione  non funziona. Non si tratta di generici “non mi piace” ma di dati di fatto o limiti reali che possono impedire il buon fine della questione. Serve per evitare cantonate o sbagli o frustranti dispersioni di risorse. Dice sempre de Bono: “il pensiero con io cappello nero è sempre logico. Negativo ma non emotivo. Le emozioni negative (come del resto quelle positive) competono al cappello rosso. Il pensiero con il cappello nero è rivolto ai lati oscuri o “neri” delle cose, ma si tratta sempre di una nerezza logica. Con il cappello rosso non siamo tenuti a motivare razionalmente una sensazione negativa. Col cappello nero dobbiamo fornire ragioni logiche e pertinenti”.

Il Cappello Giallo => Pensiero costruttivo – ottimismo – concentrarsi sui vantaggi. Esso va indossato per esprimere i lati positivi di un’idea. I modi migliori per realizzarla su base logica. I vantaggi concreti che ne possono derivare. Continua de Bono “ il pensiero con il cappello giallo non è fatto solo di valutazioni e proposte. E’ un atteggiamento che anticipa situazioni, animato da uno spirito di speranza. Il pensiero con il cappello giallo è volto ad individuare possibili benefici. Appena ne scorge uno, prende ad esplorare in quella direzione”.

Il Cappello Verde => Pensiero Creativo – creatività – promuovere il cambiamento esplorando le possibili alternative –Esso va indossato per liberare la creatività. Per produrre nuove idee, liberandoci dagli schemi mentali a cui siamo abituati. Per muovere le acque stagnanti. Per cercare spunti in ogni direzione. Per far crescere e moltiplicare le alternative allargando gli orizzonti.

Il Cappello Blu => Pensiero Organizzativo – Controllo – si pensa al come, al cosa, ai risultati. Esso va indossato per stabilire le priorità da seguire e gli obiettivi da raggiungere. Una funzione normativa per stabilire un’agenda e un progress efficienti. Dice de Bono “con il cappello blu possiamo pianificare il pensiero in modo particolareggiato, secondo precise sequenze operative, nonché impartire istruzioni momento per momento. In un balletto, per ordinare in successione i vari passi di danza, ci vuole un coreografo. Il cappello blu si indossa quando si vogliono impostare coreograficamente i passi del pensiero”.

A questo punto un po’ provocatoriamente come dice de Bono “voglio fare un’osservazione da cappello giallo. Fate la prova voi stessi….”

 

Per approfondire:

Edward de Bono

Sei cappelli per pensare

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