martedì, 30 agosto 2011
… Perché restare un fuscello quando potremmo diventare una quercia??? …
Se tu volessi andare in parapendio prenderesti un paio di ali qualunque e ti lanceresti dalla prima montagna che ti capita senza neanche controllare che vento tira???? Noooooo !
Probabilmente inizieresti a chiedere in giro a qualcuno che lo sa già fare, magari daresti un’occhiata a Internet o compreresti un libro su “come fare a …” e alla fine ti iscriveresti ad un corso dove una persona con un brevetto ti spiega come decollare, come sfruttare le correnti ascensionali, come atterrare, come affrontare gli imprevisti e ti farebbe fare tutte queste cose prima in teoria e poi in pratica.
Quando c’è in ballo la vita in maniera così evidente, quando si tratta chiaramente di una questione di vita o di morte, la gente preferisce documentarsi, chiedere, seguire un corso e via dicendo. Ma quando sembra, e ripeto “sembra”, che non sia in ballo la nostra sopravvivenza, le risposte cambiano drasticamente.
Magari non te ne accorgi, pure in questo caso ne va della nostra vita, nel senso che moltissime persone perdono tantissimo tempo a scoprire qualcosa che è già stato scoperto, a inventare nuovamente la ruota, commettendo sbagli nel frattempo. Scoprendo nuovamente la ruota o l’acqua calda, tramite prove ed errori, non si fa altro che perdere tempo su aspetti già scontati, su strategie già a nostra disposizione e se c’è una cosa che una volta lasciata andare non torna più indietro, quella cosa è il “tempo”.
Ma il paradosso allora quale è? E’ che molti dicono di non avere tempo per leggere, formarsi, documentarsi, seguire un corso, senza rendersi conto che tagliare un albero con la lama della sega spuntata, vuol dire impiegare moltissimo tempo in più rispetto al fermarsi, affilare la lama e continuare a tagliare.
L’entusiasmo, la fretta, la necessità di produrre risultati, l’ignoranza, i ritmi incalzanti, le aspettative di chi ci circonda, sono tutti elementi che possono spingere ad agire senza preparazione, senza “perdere tempo”, quando in realtà esistono attività che danno altissimi dividendi proprio in termini di tempo e di crescita.
E’ vero, agire dà la sensazione di stare già “facendo” qualcosa e allevia un sacco di tensioni, fa sentire in pace con se stessi perché si va nella direzione del risultato sperato: ma partire con il piede giusto non necessariamente coincide con il muoversi sempre e comunque. Senza l’investimento iniziale in realtà si va con il freno a mano tirato e sprovvisti di una buona mappa: ci si può trovare a girare per diverse strade prima di arrivare a destinazione. Ti sei mai chiesta quanto tempo butta via chi è solito perdersi, cercando e ricercando la strada giusta, invece di passare qualche minuto a pianificare il viaggio prima di partire???
Indubbiamente ci sono delle lezioni che si imparano sulla propria pelle e nulla può avere lo stesso effetto, nulla può essere così efficace; ma questo non giustifica l’ostinazione di continuare ad andare avanti per prove ed errori quando esiste già una ricetta. Come la mosca che continua a sbattere contro il vetro senza accorgersi che l’altra anta della finestra è aperta.
Insomma di cosa sto parlando???
Del miglioramento di se stessi. Costante nel tempo e dei vari mezzi per perseguirlo.
Perché restare un fuscello quando potremmo diventare una quercia ????
Se chiedi in giro alle persone che conosci, quasi tutti ti diranno che ci tengono a crescere, a migliorarsi, a imparare, eppure quante persone si comportano coerentemente con questa dichiarazione di valore? …. Pigrizia mentale accompagnata a tutta una serie di scuse …
Molti preferiscono percorrere una strada intasata di camion, quando accanto qualcuno ha già costruito per loro un’autostrada a quattro corsie.
Per quanto riguarda la crescita personale e il conseguente miglioramento della qualità della vita, l’autostrada in questione potrebbe essere un percorso di Counseling.
Il Counseling orienta, sostiene, sviluppa le potenzialità promuovendo nel cliente atteggiamenti attivi, propositivi, stimolando le sue capacità di scelta.
Il Counselor si prende cura di chi ha davanti, accettandolo incondizionatamente, ascoltandolo attivamente , aiutandolo a riconoscere ed elaborare le sue emozioni avendo come obiettivo quello di tirare fuori le risorse del cliente che si affida a lui.
Chiedere aiuto a chi ha fatto un pezzetto di strada più di noi non vuol dire arrendersi, bensì riconoscere che non sempre è possibile trovare dentro di noi le forze necessarie per affrontare i momenti di crisi e questa consapevolezza è il primo passo per superare il disagio.
L'aiuto non consiste tanto nel proporre soluzioni e nell'eseguire complicati riaggiustamenti "terapeutici", quanto piuttosto nel togliere gli ostacoli che non permettono alle energie che la persona possiede di manifestarsi.
Il counseling aiuta il cliente a VIVERE la propria vita invece di farsi vivere. Esso non pretende di essere la risposta alle difficoltà umane, ma offre l'opportunità alle persone di esplorare vari modi di vedere la propria vita e conduce verso strade più efficaci per andare avanti……
….. se ti va di provare TI ASPETTO per un colloquio gratuito assolutamente non vincolante (telefonami al 347 1751469 per fissare un appuntamento) ….e se non sei di Roma puoi provare on-line tramite Skype o Messenger ……
“ …Non esiste notte o problema capace
di sconfiggere l'alba o la speranza..”
Bern Williams
11:39 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: counseling, consapevolezza, crescita | OKNOtizie |
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giovedì, 19 maggio 2011
Antropologia del Counseling
Il presupposto che ha mosso Carl Rogers (http://www.humantrainer.com/wiki/Carl-Rogers.html ) a compiere la rivoluzione copernicana nelle relazioni d’aiuto è che “ogni corrente della psicologia ha implicita una sua filosofia”, una sua visione dell’uomo e del mondo, e che tale filosofia “influenza in molti modi sottili e significativi” lo stesso processo terapeutico e di cura: in particolare dietro il comportamentismo ci sarebbe una filosofia “meccanicista”, dietro la psicoanalisi una filosofia “pulsionale”.
Scrive Rogers :” […] non è necessario negare la verità di alcuni aspetti di queste formulazioni per ammettere un’altra prospettiva. […] dal punto di vista esistenziale è […] l’uomo non ha semplicemente le caratteristiche di una macchina, non è semplicemente prigioniero di motivi inconsci; è una persona impegnata a creare se stessa, una persona che crea il significato della vita, una persona che incarna una dimensione di libertà soggettiva “ (C.Rogers – La terapia centrata sul cliente - )
Da questa citazione emerge chiaramente che la presa di distanza del Counseling di Rogers dai precedenti modelli non dipende tanto da un disaccordo circa gli aspetti teorici della relazione d’aiuto, ma da una diversa concezione filosofico-globale dell’uomo nel mondo: l’essere umano non è solo una macchina da condizionare-aggiustare o un “esser-ci” schiavo delle sue pulsioni, bensì un soggetto attivo, autonomo e responsabile, fondamentalmente libero di creare i propri sensi, significati, scopi e valori nella vita e che dispone in sé, almeno a livello potenziale, la forza necessaria a superare le difficoltà psicologiche-esistenziali-sociali che la sua esistenza nel mondo gli riserva.
E proprio in virtù di questa nuova concezione antropologica, Rogers aggiunge “[…] è la voce dell’uomo soggettivo che parla, e forte, per se stesso. L’uomo si è sentito per molto tempo una marionetta, guidata da forze economiche, da forze inconsce, da forze ambientali. E’ stato fatto schiavo da persone, da istituzioni, dalle teorie della scienza psicologica. Ma è vicino a fare una nuova dichiarazione di indipendenza. Scarta l’alibi della mancanza di libertà. Sta scegliendo se stesso, sta cercando, in un mondo difficilissimo e spesso tragico, di diventare se stesso, non una marionetta, non uno schiavo, non una macchina, ma il proprio sé, unico, individuale” (C.Rogers – opera citata).
Questa concezione di un soggetto attivo, libero, autonomo,responsabile, e corredato delle potenzialità auto direttive necessarie per risolvere i propri problemi dopo averne maturato piena consapevolezza, costituisce dunque l’antropologia che sta alla base di quelle caratteristiche di autonomia, responsabilità e libertà del cliente che sono le fondamenta del Counseling, che non si pone l’obiettivo di fornire soluzioni o consigli direttivi, bensì il suo scopo è quello di porre la persona nelle condizioni dapprima di esaminare la situazione problematica in tutta la sua complessità e quindi di uscirne in maniera autonoma, libera e responsabile.
La condizione affinchè ciò sia possibile passa attraverso la prioritaria capacità, schiettamente umana, relazionale o “artistica” del Counselor, di creare quello che Rogers definiva il “clima” facilitante la relazione o una particolare “atmosfera” empatica che sappiano esaltare la forza tendente al miglioramento e all’autorealizzazione presente, almeno potenzialmente, in ogni persona.
Rogers illustra tale forza con l’espressione “tendenza attualizzante” per esprimere l’idea secondo cui “ogni organismo è determinato da una tendenza intrinseca a sviluppare tutte le sue potenzialità e il suo arricchimento”. Si tratta di una forza essenzialmente positiva per lo sviluppo di sé e il miglioramento della propria situazione, che non è insita solo negli esseri umani bensì in ogni organismo vivente qualora sia posto nelle giuste condizioni “ambientali”.
Rogers la scopre ad esempio in alcune alghe che riescono a crescere sugli scogli della California, resistendo all’impeto delle onde con la flessibilità del loro fusto. In quelle alghe, come in ogni essere vivente, è riposta una tenace e virulenta volontà di vivere, di conservare e di migliorare l’organismo, e di esplorare l’ambiente al fine di modificarlo in base alle proprie necessità.
L’uomo stesso possiede dunque tale energia o forza personale che lo spinge naturalmente verso ciò che è o considera il suo bene, ovviamente qualora essa non venga ostacolata da impedimenti dell’ambiente esterno o dalla propria interiorità.
Proprio perché ogni individuo ha la tendenza attualizzante alla realizzazione e alla crescita, ed è dotato, almeno in maniera latente, della capacità di comprendere se stesso e delle risorse per uscire dalle situazioni di difficoltà attraverso una auto-risoluzione dei propri problemi e disagi, a patto che sia posto nelle condizioniate a favorire tale sviluppo e crescita personale., il primario compito del Counselor consiste proprio nel ri-creare tali condizioni facilitanti il suo sviluppo e la sua crescita personale attraverso la creazione di un ambiente favorevole.
La creazione di un “atmosfera empatica” facilitante la relazione e l’alleanza, che il cliente percepisce e che crea il miglior ambiente possibile per il “setting”, costituisce la quintessenza del counseling rogersiano in quanto permette la realizzazione delle condizioni stesse che danno al cliente la fiducia nelle sue capacità risolutive, e che gli consentono di poter ricorrere alla sua forza motivazionale al fine di dispiegare la sua tendenza alla crescita personale e all’autorealizzaizone.
Scrive ancora Rogers: “Le condizioni che creano questa atmosfera non sono la cultura, la preparazione intellettuale, l’orientamento ideologico o le tecniche del “terapeuta”. Sono sentimenti e atteggiamenti che devono essere vissuti dal counselor e percepiti dal cliente” (C.Rogers – opera citata).
Un altro importante punto di partenza del counseling e soprattutto di quello Rogersiano è quello di essere “centrato sulla persona del cliente”.
In epoca precedente il soggetto da aiutare veniva considerato passivamente come colui che doveva limitarsi ad attendere e ricevere l’aiuto offerto dall’altro, da colui che “sa” come risolvere la situazione problematica alla luce di un certo sapere, trattando quindi la situazione problematica in astratto senza far riferimento al “vissuto esistenziale” del cliente e travisando il fatto che ogni problema di natura psicologico-esistenziale si genera sempre nel contesto di vita di una singola e unica persona che vive in una determinata situazione esistenziale, e che per risolverlo non è sufficiente guardare al problema in sé bensì alle modalità nelle quali è vissuto dalla persona coinvolta nella situazione.
Da ciò consegue che una situazione non è mai “oggettiva” né analizzabile oggettivamente, in quanto è sempre connotata da significati personali e appunto soggettivi attribuiti dal soggetto alla unica e singolare situazione concretamente vissuta.
Alla luce di questo è chiaro che alla base di ogni intervento di counseling deve sempre esserci la capacità dell’operatore di contestualizzare il vissuto del cliente all’interno della situazione vissuta.
Per fare questo è necessario acquisire una facoltà chiamata “flessibilità cognitiva” che induce ad essere “centrato” sulla situazione vissuta dalla persona che richiede il nostro aiuto piuttosto che sul nostro modo di vedere le cose; è la capacità di focalizzare l’attenzione sulle modalità esistenziali attraverso le quali l’altro vive, pensa e sente le cose, le persone, i fatti e i problemi narrati.
Tali fatti sono sempre osservati e vissuti dal punto di vista del cliente e generati dalla sua visione del mondo, la quale determina le modalità stesse di percepire e quindi vivere i fatti e i disagi, che assumono un significato particolare a seconda delle proprie esperienze passate, dei propri pensieri, valori ,atteggiamenti ed emozioni, ovvero, ancora dalla propria visione del mondo quale medium tra ciò che siamo e il mondo nel quale viviamo.
E’ necessario quindi che il counselor metta da parte la naturale tendenza a conformare l’esperienza di un’altra persona al proprio modo di pensare e assumere empaticamente il punto di vista dell’altro, il “suo” unico e peculiare modo di vedere i problemi al fine di cogliere i fatti o problemi come strettamente determinati dalle circostanze, situazioni o esperienze individuali come sono interpretate e vissute dal cliente.
Il Counseling è “centrato sul cliente” perché quest’ultimo è considerato realmente come la persona più al corrente del problema, la più informata della situazione e praticamente la sola a sentire il caso in tutta la sua profondità esistenziale; perciò solo lui sa esattamente di che cosa parla.
Essendo l’unico a riconoscere fino in fondo il suo vissuto, deve essere messo nelle condizioni di comprendere la sua unica e singolare situazione problematica al fine di trovare una soluzione o una prospettiva risolutiva in completa autonomia e libertà.
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Per approfondire:
Carl R. Rogers
La terapia centrata sul cliente
Ed Psycho
12:39 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: counseling, carl rogers, tendenza attualizzante, centrato sul cliente, empatia | OKNOtizie |
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lunedì, 06 dicembre 2010
Il Counseling…. istruzioni per l’uso : dedicato ai “possibili” clienti
"..la sofferenza è una specie di bisogno dell'organismo
di prendere coscienza di uno stato nuovo..." M.Proust
Ho deciso di ri-pubblicare questo post per fare un po' di chiarezza e informare i "possibili" clienti e tutti coloro che sono incuriositi dal counseling su che cosa esso sia e in quali casi possa essere utile sperimentarlo.
Inoltre penso che in questo preciso momento di grande fermento e confusione sui vari ruoli delle professioni di aiuto, essere ben informati possa contribuire a mantenere adeguatamente alti i livelli delle prestazioni di coloro che offrono con serietà il Counseling.
La maggior parte di noi ha talvolta sperimentato degli eventi e delle sensazioni spiacevoli che sembrano non avere termine, momenti dell'esistenza in cui nessuna soluzione appare all'orizzonte.
A volte sappiamo che i nostri sentimenti sono dovuti a circostanze particolari, come crisi matrimoniali, lutti o malattie, mentre altre volte non abbiamo alcuna idea di ciò che ci fa sentire così in tensione, sfiduciati e perplessi, tutto quello che sappiamo è che la nostra vita è diventata scomoda, difficile o anche apparentemente intollerabile.
Se la nostra ansia diviene troppo grande, possiamo essere spinti a prendere decisioni affrettate, spesso ad esserne dispiaciuti, o ad agire sotto un consiglio che non condividiamo completamente e a dover poi convivere con le conseguenze.
Il Counseling può aiutare le persone a chiarire i loro pensieri e sentimenti, così da giungere a prendere le proprie decisioni o, anche, ad operare grossi cambiamenti nella loro vita.
Si tratta principalmente di una esperienza umana e personale fra due persone. E' quindi un percorso che richiede impegno di tempo e sforzo da entrambe le parti. Lo scopo è quello di aiutare a trovare le proprie risposte, le proprie risorse momentaneamente seppellite e a divenire più responsabile della propria vita ; il counseling aiuta il cliente a VIVERE la propria vita invece di farsi vivere.
Il Counseling è diverso dagli altri tipi di aiuti in cui si diventa, a volte, oggetto di diagnosi e nei quali viene poi suggerito il comportamento da tenere. Il raggiungimento di un buon obiettivo è alla base dell'intero counseling.
Avere qualcuno che ascolta tutti gli aspetti della nostra situazione, può aiutare a scoprire qualcosa in più di sé. Per esempio la propria forza e la propria debolezza, i propri valori, le priorità, non solo cercando le proprie soluzioni, ma anche realizzandole.
Il Counseling aiuta ad agire per se stessi ad essere pro-attivi nei confronti della propria vita e di conseguenza favorisce e chiarisce anche i rapporti interpersonali.
Può essere utile concepire un percorso di counseling come un'opportunità per imparare ad assumersi dei rischi che, di solito, non siamo in grado di accettare facilmente nella vita di tutti i giorni perché potrebbe essere difficoltoso, strano, se non addirittura incomprensibile.
Qualsiasi tipo di approccio userà il counselor, sarà rispettoso dell'autonomia del cliente, autonomia che dovrà essere la meta per quest'ultimo: essa, infatti, lo renderà capace di fare le sue scelte, di prendere delle decisioni e di metterle in pratica.
Il Counseling non pretende di essere la risposta alle difficoltà umane, ma offre l'opportunità alle persone di esplorare vari modi di vedere la propria vita e conduce verso strade più efficaci per andare avanti.
Un counselor non cercherà di minimizzare i problemi e i disagi e rispetterà qualsiasi sforzo fatto nel tentativo di far funzionare le cose. Inoltre qualunque sia la natura del problema, non verrà dato alcun giudizio e sarà mantenuta un'assoluta confidenzialità.
Quindi: chiunque tu sia, di qualsiasi età, qualsiasi situazione o disagio tu stia affrontando, anche se sei preoccupato, confuso, se devi affrontare un cambiamento inaspettato,una crisi, una difficoltà relazionale, o se vuoi solo fare dei cambiamenti nella tua vita, può esserti utile parlare di queste cose con un operatore "estraneo", comprensivo e ben preparato.
Un percorso di Counseling è essenzialmente un processo di crescita. Non è compito del counselor far cambiare direttamente il cliente: è il cliente che cercherà di cambiare e di sviluppare se stesso; il ruolo del counselor è quello di agevolare questa evoluzione, non prendendo decisioni al posto del cliente, suggerendo o pilotando il suo cammino, ma aiutando l'individuo ad osservare chiaramente i suoi sentimenti e le sue mete, finchè potrà assumere fiduciosamente l'auto-direzione e , come ha detto Carl Rogers ... "e lasciarlo Essere....."
che aspetti quindi???? ..prenota 1 colloquio con me è ASSOLUTAMENTE GRATUITO E NON VINCOLANTE !!!!! (anche su Skype - gab.costa1)
scrivimi a gabriellacosta@artcounseling.it
oppure telefonami al 347 1751469
17:10 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: counseling, cosapevolezza, percorsi di crescita personale | OKNOtizie |
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Percorsi di Counseling ....
Verifica in 5 passi se il Counseling può aiutarti ....
COME STAI????
- Stai attraversando un momento di disagio in famiglia, sul lavoro e nelle relazioni affettive? ...
- Hai difficoltà ad affrontare piccole o grandi scelte? ....
- Stai cercando di superare eventi stressanti ma senti di non riuscirci da solo? ...
- Desideri di poter migliorare la tua capacità di espressione? ...
- Senti il bisogno di uno spazio protetto e un tempo dedicato? ...
VUOI CAMBIARE QUALCOSA??
Momenti di difficoltà possono capitare a chiunque nella vita. Ciò che fa la differenza è se proviamo ad AGIRE o restiamo nell'attesa di una forza esterna che sollevi la situazione .
FAI DA SOLO???
- Bene, hai scelto di cambiare qualcosa.
- Pensi di fare da solo? ....
- Senti di avere sufficienti energie per trovare nuove soluzioni al problema? ...
- Sei una di quelle persone che : "il chiedere aiuto lungi da me ..." ? ..
- Oppure senti di aver bisogno di un sostegno esterno, ma non riesci ad individuarlo ? ....
POTREI AIUTARTI???
In quanto Counselor il mio impegno è Ascoltare senza Giudizio, Aiutarti a definire gli obiettivi e Supportarti nella ricerca delle TUE RISORSE per raggiungerli.
Sperimentare il Counseling, significa vivere una relazione centrata sul rispetto e sul valore dell'altro.
IL PRIMO PASSO???
Può essere difficile ammettere di essere in difficoltà ma se ti riconosci questa situazione sappi che si può fare insieme qualcosa per stare meglio.
Contattami e riceverai tutte le informazioni e/o fisseremo il primo incontro GRATUITO.
Non sei di Roma ???? Skype ti può venire in aiuto ... leggi qui .....
Puoi contattarmi tramite:
mail: gabriellacosta@artcounseling.it
Tel.: 347 1751469
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10:55 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: counseling, aiuto, supporto, sostegno, orientamento | OKNOtizie |
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sabato, 09 ottobre 2010
sulla possibilità di crescere....

Tante persone infelici e insoddisfatte aspettano che la felicità venga portata in dono da una fata o un mago che con la bacchetta magica la fa comparire dinanzi a loro confezionata in una bella scatola con il fiocco rosso.
Da molte altre persone, felici e soddisfatte impariamo che la felicità nasce da una lotta costante e passionale e soprattutto che la si costruisce attimo per attimo, tassello per tassello.
Il cambiamento che porta alla felicità è una manifestazione di coraggio mentre l’immobilismo, il ristagno è appannaggio di quella parte di noi che non vuole correre il rischio di andare alla scoperta dei molteplici aspetti della vita.
Muoversi e percorrere la propria esistenza costituisce l’espressione gioiosa della curiosità dell’esplorazione, ma significa anche accettare l’inquietudine e la paura che il nuovo possono dare .
Se ci atteniamo sempre a quello che ci fa sentire sicuri, non viviamo l’esperienza della crescita. Se non corriamo dei rischi non possiamo acquistare fiducia in noi stessi.
Questa grandiosa possibilità di reinventare, attraverso le nostre scelte, il corso della propria vita è un privilegio esclusivo della specie umana rispetto a tutti gli altri generi animali.
Anche se il materiale di cui disponiamo è costituito di frammenti non solo luminosi bensì disperati e apparentemente da buttare esiste sempre la possibilità di tessere qualcosa di artisticamente armonico pur nella sua imperfezione.
Come diceva Paul Sartre “un uomo può sempre fare qualcosa di ciò che hanno fatto a lui”.
E’ pure vero che, molto spesso, è difficile buttarsi nel grande mare del cambiamento senza una sorta di salvagente che in qualche modo ci rassicuri che in seguito non rimpiangeremo il gesto fatto; nello stesso tempo sappiamo pure che tutto questo è possibile solo a livello immaginativo perché l’assunzione del rischio costituisce l’inevitabile prezzo di qualsiasi rinnovamento.
Voler modificare una situazione, seppur instabile e disfunzionale, significa comunque, cambiare delle abitudini radicate, mettere in discussione delle certezze , disfarsi di un copione che all’origine della sua messa in atto è servito alla nostra sopravvivenza.
Tutto questo comporta un’avida curiosità di vita e una costante flessibilità di pensieri, progetti ed azioni.
Un elemento che può aiutarci nel nostro cammino di evoluzione è porci un obiettivo, poiché l’essere proiettati verso di esso facilita l’insorgere di momenti di entusiasmo e vitalità.
Una meta importante può essere quella di imparare ad amarsi cessando di sottovalutarci, scoprendo invece tutti i propri lati positivi di cui fruire e godere.
In ogni caso, fissarsi un traguardo valido significa contare le tristezze e pareggiarle con le gioie.
Pensiamo a quante volte diciamo a noi stessi frasi come:
HO BISOGNO DI ESSERE AMATO
DEVO RIUSCIRCI
SONO UN MISERABILE
E’ UN DISASTRO
Ottenendo solo di cadere in un’autocommiserazione senza fine, arrotolati su noi stessi come animali, buoni solo a leccarci le ferite che questo mondo crudele ci infligge ogni giorno.
Proviamo ora a fare un esercizio di ottimismo e autorivalutazione, pronunciando frasi equivalenti ma contrarie:
Posso rischiare di essere anche rifiutata
Faccio del mio meglio, accetto il mio limite
Sono davvero una bravissima persona
E’ una situazione del tutto affrontabile
Vedremo che in tal modo, la morsa della nostra inefficacia si allenta , si viene a creare una doppia polarizzazione: da un lato tutta la più cupa tristezza e dall’altro una sana fiducia. Giocando in mezzo a questi due poli riusciremo a trovare un equilibrio emotivo più realistico che porta con sé una maggiore intenzionalità creativa.
Come ho detto all’inizio, il processo di conquista della piena consapevolezza di sé, che porta alla crescita reale e profonda e di conseguenza alla felicità per essere riusciti a prendere in mano la propria vita, non è facile e spesso ci si trova bloccati lungo la strada colti da una improvvisa nebbia o impantanati in una buca piena di fango.
In questi casi un aiuto può venire da un percorso di Counseling che può fornire quella bussola o quella pala necessarie per uscire dall’impasse.
Il Counselor si prende cura di chi ha davanti, accettandolo incondizionatamente, ascoltandolo attivamente , aiutandolo a riconoscere ed elaborare le sue emozioni avendo come obiettivo quello di tirare fuori le potenzialità del cliente che si affida a lui.
Per attraversare la terra di mezzo e raggiungere il paese del vero sé è necessario mettere i piedi a bagno nelle emozioni , percorrere i sentieri interiori sentendoli sulla pelle . Non si può rimanere seduti al tavolino sfogliando dotti capitoli di un libro teorico, poiché allora sarebbe come leggere attentamente un gran libro di cucina.... senza però mai cucinare né mangiare!
16:58 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: counseling, crescita, rsponsabilità, cambiamento, amarsi | OKNOtizie |
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lunedì, 13 settembre 2010
Il sintomo come segnale di allarme ....
La consapevolezza di attraversare una crisi esistenziale presuppone la capacità di un'osservazione critica di sé. Ugualmente, il riconoscere il proprio stato si smarrimento esige la presenza dentro di sé di un referente affidabile che ci consenta di prendere coscienza del concetto di mancare di Identità o di averla persa.
In realtà chi si trova a vivere un periodo di confusione il più delle volte non se ne rende conto e quello che avverte sono, quasi sempre, solo una serie di sensazioni corporee che segnalano e accentuano lo stato di sofferenza. Queste sensazione corporee "negative" sono quello che chiamiamo "Sintomi".
Quale è il meccanismo alla base di tutto questo? E quale è la funzione del sintomo? Sostanzialmente il sintomo è un segnale di allarme.
Come dice Henri Laborit (vedi: http://www.sistemica.org/rivol.html ) biologo filosofo ed etologo francese, quando un individuo si trova in uno stato di stress eccessivo, deve aggredire l'ambiente, fonte dello stress, o fuggire da esso. Ma quando è incapace di attuare una di queste soluzioni, allora si inibisce e sviluppa un sintomo.
I sintomi fisiologici fello stress: gola chiusa, collo teso, respiro corto, polso accelerato, inducono nella persona uno stato di ansia che prepara l'organismo a reagire ad una aggressione, con il fenomeno attacco/fuga.
Distrutto o evitato l'elemento aggressore, ritrovato un ambiente sicuro, l'individuo potrà tirare il famoso "sospiro di sollievo", mentre il suo organismo recupererà l'equilibrio necessario al rilassamento e alla ripresa.
Quotidianamente ognuno di noi si trova a vivere un'ampia gamma di situazioni stressanti e di conseguenza reagirà di volta in volta con l'aggressione o con la fuga.
Esempi tipici di attacco all'ambiente sono ad esempio i comportamenti aggressivi di un padre o di una madre nei confronti dei figli, dei più grandi verso i più piccoli, oppure nel contesto lavorativo, quelli dei superiori verso i subalterni. Ogni attacco ben riuscito scarica lo stress e il rilassamento è ritrovato. In questo modo diverse persone, anche "psichicamente disturbate" , attraverso la posizione di dominio che concede loro il privilegio di "curarsi psicologicamente" a spese degli altri, riescono a compensare bene le frustrazioni e a vivere senza mai prendere coscienza del proprio stato di profondo disagio interiore.
Il comportamento alternativo all'aggressione, cioè la fuga, è altrettanto comune e si attua rifugiandosi freneticamente nelle più disparate attività esterne all'ambiente quotidiano, oppure, caso tipico di molti, rifugiandosi nel lavoro. Anche così l'insoddisfazione che si prova verso la propria vita, compensata dalla iperattività permette alla persona di sopportare le frustrazioni scaricandole altrove.
Il problema insorge quando il tipo, o l'ambiente di lavoro non permettono di scaricarsi, quando la famiglia è refrattaria o si ribella alla scarica, quando non esiste la possibilità di attività compensatorie. E anche quando il nostro ruolo di esseri civilizzati ci impone di affrontare e/o attuare le aggressioni in maniera socialmente accettabile, mentre alcune parti di noi vorrebbero risposte fisiche (pugno, calcio etc..).
A questo punto lo stress è continuo, il respiro non ritrova il suo ritmo, i muscoli rimangono tesi, il cuore lavora sotto sforzo.
Senza la possibilità di rilassamento non rimane che uno spostamento continuo di questa energia che, non scaricandosi nell'attacco/fuga, finisce per rivolgersi contro noi stessi, in una sorta di autoaggressione, generando prima sintomi, poi disfunzioni, poi vere e proprie patologie organiche.
L'insorgere della sofferenza fisica, segnalata dai sintomi, costringerà la persona a consultare uno specialista: il medico che gli prescriverà medicinali e giorni di riposo.
Risultato: ritiro dall'ambiente, tramite una fuga autorizzata, e quindi recupero dello stato di rilassamento.
Terminato l'intervallo curativo, l'individuo si re immergerà nell'ambiente e riprenderà la vita di sempre. Ma la radice è nel profondo e il problema non è stato realmente risolto. La sofferenza ricomincerà e la persona tornerà dal medico, per sentirsi nuovamente autorizzata a dire sia al lavoro che a casa: "Sto male, lasciatemi in pace!" ottenendo così il visto per un nuovo ritiro/fuga , per un nuovo illusorio rilassamento.
Per rompere questo circolo vizioso occorre un'autentica revisione esistenziale, che pochi, però, sono disposti a intraprendere, troppo legati ancora al tabù che il male dell'anima sia di predominio dei "folli".
Fare il punto, fermarsi per guardare dentro se stessi, riconoscere che si sta vacillando , che si è perso l'orientamento vuol dire prendersi cura di se stessi.
Significa smettere di perdere tempo a preoccuparsi e cominciare ad occuparsi per ri-trovare il proprio ben-essere.
Chiedere aiuto ad un professionista che ascoltando incondizionatamente e senza giudizio può sostenerti nella ricerca delle tue soluzioni vuol dire essere un adulto consapevole dei propri limiti , non sempre si può fare tutto da soli, e questo è il primo passo verso lo scioglimento del disagio.
Il Counseling può essere un buon inizio; non ti da soluzioni preconfezionate, bensì ti aiuta a trovare le tue ritenendo che ogni individuo abbia in sé la capacità intrinseca di ri-trovare la sua strada. Per questo il Counselor ha nei confronti del proprio cliente un atteggiamento attivo, propositivo e stimolante le capacità di scelta volto ad incentivare il concetto di responsabilità individuale.
Il Counseling ti aiuta a ri-prendere in mano il timone della tua vita lasciando a te la scelta della rotta, direzione e velocità.
Il Counseling è un processo di apprendimento interattivo: facendo leva sulle capacità qualità e risorse della persona coinvolta nella situazione problematica, il Counselor mira a sviluppare nel cliente nuovi processi di esplorazione, comprensione e apprendimento, al fine di raggiungere una migliore espressione del proprio sé.
L'obiettivo principale del processo di Counseling è quello di fornire ai clienti l'opportunità di procedere in modo più autonomo, verso una vita più soddisfacente e piena di risorse, come individui e membri di una società più ampia.
E tu cosa aspetti a prenotare un incontro ?????
Se desideri discutere le possibili soluzioni al tuo disagio in maniera più approfondita, oppure ti interessa saperne di più sui risultati che il Counseling può aiutare ad ottenere, o ancora hai voglia di intraprendere un percorso per conoscerti, ascoltarti, e migliorare il rapporto con te stessa e gli altri .... SCRIVIMI (gabriellacosta@artcounseling) o TELEFONAMI al 347 1751469 e sarò felice di fissarti un appuntamento (anche via Skype : gab.costa1) GRATUITO e assolutamente non vincolante
17:27 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: disagio, sintomo, consapevolezza, counseling, stress, crescita, aiuto | OKNOtizie |
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venerdì, 28 maggio 2010
Come si svolge il Counseling.
La maggior parte di noi ha talvolta sperimentato degli eventi e delle sensazioni spiacevoli che sembrano non avere termine, momenti dell'esistenza in cui nessuna soluzione sembra essere in vista.
A volte sappiamo che i nostri sentimenti sono dovuti a circostanze particolari, come dispiaceri matrimoniali, lutti o malattie, mentre altre volte non abbiamo alcuna idea di ciò che ci fa sentire così in tensione, sfiduciati e perplessi, tutto ciò che sappiamo è che la nostra vita è diventata scomoda, difficile o anche apparentemente intollerabile.
Se la nostra ansia diviene troppo grande, possiamo essere spinti a prendere decisioni frettolose, spesso ad esserne dispiaciuti, o ad agire sotto un consiglio che non condividiamo completamente e a dover poi convivere con le conseguenze.
Il counseling può aiutare le persone a chiarire i loro pensieri e sentimenti, così da giungere a prendere le proprie decisioni o, anche, ad operare grossi cambiamenti nella loro vita.
L'incontro avviene quasi sempre a richiesta del cliente. Ascoltando attentamente il counselor può iniziare a percepire le difficoltà del cliente e può aiutarlo a vedere le cose più chiaramente, possibilmente da un'angolatura un po' diversa.
Il counseling è, quindi, un modo per facilitare le scelte o i cambiamenti, o per ridurre la confusione. "Non so che strada prendere, cosa fare, cosa è meglio per me!"; queste sono le frasi più frequenti in apertura della seduta.
Nelle sedute di counseling il cliente viene messo in grado di esplorare i vari aspetti del suo malessere e delle sue difficoltà, parlandone liberamente ed apertamente in modo diverso (cosa che sarebbe quasi impossibile fare con familiari o amici) con una persona che NON GIUDICA.
I sentimenti repressi come la rabbia, l'ansia, il dolore, l'imbarazzo possono sovente diventare molto intensi. L'opportunità di esprimerli ed esplorarli in un contesto sicuro, può aiutare a dissolverli integrandoli riducendo così il dolore provato e rendendo più semplice la loro com-prensione. Il counselor incoraggerà l'espressione di questi sentimenti e, grazie alla sua preparazione, sarà in grado di accettare il loro manifestarsi senza sentirsi oppresso da questi. In tal modo il cliente riguadagnerà l'autorispetto e la sensazione di valere qualcosa grazie anche a quei vissuti e, quindi, si sentirà accettato e rispettato come persona che ha propri diritti.
Un counselor non cercherà di minimizzare i problemi e rispetterà qualsiasi sforzo fatto nel tentativo di far funzionare le cose. Qualunque sia la natura del problema non verrà dato alcun giudizio e sarà mantenuta un'assoluta confidenzialità. Compito del counselor è di assistere il cliente, ed inoltre, di indicargli altre possibili fonti di aiuto, se dovessero mostrarsi necessarie.
Il counseling è diverso da altri tipi di aiuto in cui si diventa, a volte, oggetto di diagnosi o accertamenti e nei quali viene poi suggerito il comportamento da tenere. Il raggiungimento di un buon obiettivo è alla base dell'intero percorso di counseling. Avere qualcuno che ascolta tutti gli aspetti della nostra situazione, può aiutare a scoprire qualcosa in più per se stessi. Per esempio la propria forza e la propria debolezza, i propri valori, le priorità, non solo cercando le proprie soluzioni, ma anche realizzandole.
La relazione tra il cliente e il counselor costituisce la parte essenziale del processo. Perciò, dopo aver instaurato un rapporto di fiducia, il counselor incoraggerà il cliente ad osservare se stesso, gli aspetti della sua vita, le sue relazioni, quelle cose alle quali potrebbe non aver mai pensato precedentemente o che non si sentiva in grado di affrontre. Il cliente con l'aiuto del counselor potrà iniziare ad esplorare le relazioni in cui si trova coinvolto, scoprire come ha reagito con alcune persone o in certe situazioni, capire le proprie difficoltà.
A tutto ciò seguirà poi la considerazione dei modi attraverso i quali cambiare. Il counselor potrà proporre al cliente delle opzioni, ma lo incoraggerà a seguire qualunque cosa lui abbia scelto. Egli potrà inoltre aiutare il cliente ad esaminare in dettaglio la situazione o il comportamento che gli crea problemi, trovare il piccolo ma cruciale punto di partenza, dal quale sarà possibile iniziare ad operare dei cambiamenti.
Qualsiasi approccio userà il counselor sarà rispettoso dell'autonomia del cliente, autonomia che dovrà essere la meta per quest'ultimo: essa infatti, lo renderà capace di fare le sue scelte, di prendere delle decisioni e di metterle in pratica.
Le tecniche usate dal counselor sono flessibili e la profondità di lavoro adeguata alle capacità emotive di ogni cliente. Lo scopo è quello di far capire al cliente stesso i suoi reali sentimenti e permettergli di sperimentarli. In seguito potrà compiere delle "scelte" e, quindi "agire" per raggiungere i propri obiettivi. Il tempo necessaria la cambiamento varierà da cliente a cliente e sarà in accordo sia con le sue capacità emotive che con la sua adattabilità al cambiamento.
Il processo di counseling concerne essenzialmente la crescita e il cambiamento. Non è compito del counselor far cambiare direttamente il cliente: è il cliente che cercherà di cambiare e di sviluppare se stesso; il ruolo del counselor è quello di agevolare questa evoluzione non prendendo decisioni al posto del cliente, ma aiutando l'individuo ad osservare chiaramente i suoi sentimenti, le su emozioni e le sue mete, finchè potrà assumere fiduciosamente l'auto-direzione e, come ha detto Rogers "e lasciarlo Essere"
Infine il counseling non pretende di essere la risposta alle difficoltà umane, ma offre l'opportunità alle persone di esplorare vari modi di vedere la propria vita e conduce verso strade più efficaci per raggiungere il Ben-Essere.
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Se ti va di provare cosa significa tutto questo telefonami (cell. 347 1751469) o scrivimi (gabriellacosta@artcounseling.it) possiamo fissare un appuntamento per parlarne. Il primo appuntamento è gratuito e ASSOLUTAMENTE NON VINCOLANTE!!!
12:39 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: counseling, counselor, seduta, accettazione, emozioni, esplorazione, crescita, sviluppo | OKNOtizie |
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mercoledì, 19 maggio 2010
Il Counseling ad approccio Umanistico Pluralistico Integrato: un abito su misura
Quasi sempre quando mi presento e illustro il mio lavoro di Counselor mi viene chiesto la scuola da dove provengo e il tipo di formazione effettuata. Quando dico che sono un Counselor Espressivo ad approccio Umanistico Pluralistico Integrato la confusione è totale; proverò di seguito a chiarire un po’ cosa c’è dietro a questi “altisonanti paroloni”....
Il modello didattico che propone la mia scuola di formazione, ASPIC (Associazione Per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità) , ha le sue origini nella Fenomenologia e nella Psicologia Umanistica. Tuttavia nella ricerca costante di una prospettiva adatta alle esigenze del cliente, per così dire “tagliata su misura”, volta ad accrescere soprattutto il potenziale globale della persona, la scuola ha voluto progressivamente sovra-posizionarsi rispetto alle teorie uniche, con l’obiettivo di raggiungere una integrazione pluralistica attraverso l’apertura a molteplici insegnamenti: la Gestalt, l’Analisi Transazionale, La Terapia Centrata sul Cliente, il Cognitivismo, la Psicodinamica.
Il senso di questa poliedricità che richiede flessibilità, apertura e dinamismo da parte dell’operatore ha l’obiettivo di tenere nella dovuta considerazione le esigenze del cliente ed i problemi che egli porta nel setting.
Le tecniche, così modulate, sono diventate piuttosto delle strategie integrate: una sorta di incontro trasversale tra tecniche affettivo-emotive come quelle gestaltiche, e rogersiane, affettivo-cognitive, tra cui l’Analisi Transazionale; le tecniche cognitivo-comportamentali e quelle ecologico-sistemiche tipiche del modello strutturale familiare, strategico e sistemico.
Il Counselor osserva a livello fenomenologico quello che accade nel “qui e ora” e nel rispetto dei bisogni emergenti modula l’uso delle tecniche e si costruisce una mappa di trattamento unica, per così dire stampata su misura del cliente.
In una fase particolare del percorso può essere necessario l’uso di tecniche di Problem Solving, di derivazione comportamentale-cognitivista ed in altre può essere richiesto l’uso di tecniche gestaltiche, più esperienziali edirettive, o rogersiane, più rivolte all’accoglienza e alla chiarificazione. La professionalità del Counselor si riconosce dalla capacità di individuare tali differenti momenti, che contengono esigenze diverse di adattamento, e di districarsi tra i molteplici scenari che gli si presentano.
Come ho detto in apertura i due grandi pilastri su cui poggia il modello ASPIC sono la Fenomenologia e la Psicologia Umanistica.
La Fenomenologia, che ha in Husserl il suo più esimio rappresentante, pretende d'essere un ritorno alle cose, è il tentativo di lasciar parlare le cose, cogliendo, nel loro dire, quegli aspetti che più interessano la coscienza umana (come i valori, le essenze, ecc.). Per poterli cogliere il ricercatore deve liberarsi da tutte le opinioni preconcette (sospensione del giudizio). La spiegazione dei fenomeni diventa secondaria ed emerge, invece, la tendenza a puntare sui processi, sul “come”, a “comprendere”, anziché spiegare. Primario, fra tutti, diventa il processo del divenire, che si attualizza nella realizzazione dell’Uomo.
La Psicologia Umanistica, definita la Terza Forza rispetto al Comportamentismo e alla Psicoanalisi, si distingue per l’immagine positiva, attiva e responsabile dell’individuo e delle sue componenti sane e per la considerazione che rivolge al contesto relazionale e ai bisogni della persona.
La Psicologia Umanistico-esistenziale concede molto spazio all’esperienza, alla capacità dell’uomo ad autodeterminarsi, valorizzando la capacità di scelta, la creatività, la valutazione e l’autorealizzazione. Essa riporta l'essere umano al centro, ridandogli fiducia in se stesso, insegnandogli a riconoscere e usare con responsabilità la sua libertà.
Tra i principali esponenti di questa corrente troviamo Abraham Maslow, che si è concentrato sullo studio della personalità sana e sulla gerarchia dei bisogni esistenti a cui l’uomo si rapporta nella propria vita, Rollo May, attento all'essere e al suo divenire, Viktor Frankl, che ha sottolineato l'importanza di dare un senso alla propria vita, Carl Rogers, dalla visione dell'essere umano così ottimistica (tendenza attualizzante), basata su libertà e responsabilità, Fritz Perls, con la sua fiducia nella capacità di autoregolazione degli esseri umani, l’importanza del “processo”, la centralità del contatto emotivo Io-Tu, la responsabilità della persona nella propria vita, l’importanza del “qui e ora”.
Il primo passo dell’ASPIC verso la sintesi pluralistica è stata l’integrazione compiuta, tanto nell’insegnamento teorico, quanto nella pratica, tra due orientamenti di tipo umanistico-esistenziale: l’approccio centrato sul cliente, introdotto da Carl Rogers, e la terapia della Gestalt, introdotta da Frits Perls.
Lo scopo di ciò era quello di far “vivere” le persone non solo farle “raccontare”, attraverso le esperienze di training gestaltico, integrando la teoria con i momenti esperienziali e con le metodologie applicative.
In seguito, il secondo passo fatto dall’ASPIC è stato quello di estendere l’integrazione a coppie di orientamenti fino a giungere all’integrazione pluralistica nella convinzione primaria che l’essere umano è unione di soma e psiche, di pensiero ed emozione e che quindi la “cura” deve necessariamente tener conto di tutte le variabili in gioco.
Oggi, i frutti della ricerca più recente all’interno dell’ASPIC hanno portato all’incontro tra teorie di stampo corporeo come la Bioenergetica con la Gestalt e l’Analisi Transazionale. In questo caso l’attenzione che la Bioenergetica rivolge ai due livelli, emotivo e somatico, e l’interesse dell’Analisi Transazionale verso il livello comportamentale e cognitivo, consentono all’operatore una visione a 360° del cliente stesso attraverso una integrazione che avviene nell’uso delle tecniche a lui più rispondenti.
In definitiva, la lezione ultima che il percorso ASPIC vuole dare è quello di una notevole apertura verso la ricerca dei fattori che accomunano i vari orientamenti, contrariamente all’esempio dato dalle scuole cosiddette “monotematiche” in modo da avere un’ampia scelta di possibili strategie così da orientare l’intervento di aiuto non tanto partendo dalle teorie di riferimento del Counselor, quanto dalle esigenze che di volta in volta il cliente porta nella seduta.
Si viene così a creare una figura di Counselor a “tutto tondo” che nella scelta del trattamento prende in considerazione tutte le possibili tecniche e strategie per agevolare il cliente non perdendo mai di vista i suoi bisogni e gli obiettivi co-prodotti insieme a lui.
Un Counselor aperto e flessibile alle varie metodologie, attento alle sue intuizioni nella scelta di quella più adatta per il suo cliente in ogni particolare momento del percorso.
Un Counselor capace di non restare attaccato ad un solo impianto teorico, cercando di far rientrare ogni bisogno del cliente in quel contenitore, bensì pronto ad intervenire creativamente adattandosi di volta in volta alla persona “unica” che ha davanti.
Un Counselor che si “mette in gioco” con ogni nuovo cliente e ad ogni nuova seduta sperimentando insieme a lui emozioni e nuove strategie.
In aggiunta a tutto questo la mia formazione specifica ha una ulteriore freccia nella faretra: l’Arte.
Il Counseling Espressivo, infatti, si avvale di una ulteriore integrazione unendo l'esperienza del Counseling con le modalità creative. Svariate tecniche come la pittura, il collage, la fotografia, la poesia possono creare nella relazione un valore aggiunto permettendone una maggiore elaborazione dei contenuti. L'immagine interna, attraverso l'azione creatrice, diventa immagine esterna, visibile, esponendosi per essere condivisa e per comunicarci la realtà propria del cliente mantenendo, apparentemente, intatte le sue difese..
Attraverso l’espressione artistica, la persona esprime contenuti personali che possono essere ricordi, sensazioni, emozioni ed attua un riconoscimento di sé e della propria presenza in grado di lasciare una traccia. Inoltre, nel momento in cui le sensazioni si traducono nell'oggetto artistico, avviene un processo di autocomprensione più profonda. Questo accade perché il riuscire a raffigurare immagini, sentimenti ed emozioni, dando ad essi una forma visiva concreta, permette di poterli osservare come qualcosa di staccato da sé, mettendo in atto quella “distanza emotiva” necessaria alla loro esplorazione. Ecco allora che anche nelle immagini più cariche di sofferenza e di angoscia si crea uno spazio di comprensione ed elaborazione.
Inoltre il medium artistico consente alle persone di “fare cose” delle quali non si credevano capaci, permettendo così la nascita di una funzione rimasta sino ad allora in embrione, come se il contatto con l'espressione drenasse delle energie, riconnettendo così il cliente con il suo potenziale concedendosi così il permesso di trovare un nuovo modo d'essere.
15:46 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: counseling, tecniche, aspic | OKNOtizie |
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martedì, 18 maggio 2010
Ancora sul Counseling ...
Una guida alpina accompagna i suoi clienti in paesaggi con i quali ha già una certa dimestichezza, ma ogni percorso è sempre nuovo e ognuno deve camminare sulle proprie gambe. La presenza della guida potrà essere utile e di conforto, ma il progresso verso la meta dipenderà dall'impegno del soggetto in prima persona, oltre che dall'abilità di chi conduce nel fornire le indicazioni giuste al momento giusto.
Anche il Counselor è una guida di montagna, con il preciso obiettivo di rendere quanto più autonomo e indipendente il proprio cliente, mettendogli a disposizione la sua esperienza e gli strumenti necessari per diventare a sua volta guida di se stesso.
Il Counseling è stato proprio definito "l'arte del guidare", in quanto non consiste nel trovare che cosa non funziona nel cliente e dirglielo, ma nell'insegnarli a conoscere se stesso: "se aiutiamo il cliente a comprendere se stesso in relazione ad una data situazione, la decisione di cambiare verrà da lui" (Rollo May)
Il Counseling è quindi una pratica professionale svolta all'interno di una relazione definita da un contratto, che consente ai clienti di sviluppare il proprio potenziale, l'autonomia personale per gestire al meglio le proprie risorse nella risoluzione di problemi soggettivi e interpersonali; inoltre favorisce la promozione del benessere e la prevenzione del disagio psico-sociale.
E' uno spazio di ascolto, supporto e orientamento all'interno di una relazione basata sul riconoscimento, sul rispetto, l'empatia e la congruenza.
Le azioni del Counseling: orientare, agevolare,contenere,sostenere.
Il Counseling è focalizzato sul concetto di salute, non più inteso come assenza di malattia, ma come sviluppo e promozione del benessere della persona. I concetti basilari di autonomia, libertà , autorealizzazione, empowerment promuovono la comprensione dell'individuo e del suo contesto come un tutto che interagisce sinergicamente.
Il counselor può essere definito come colui che accoglie e agevola la persona nella scoperta del proprio potenziale promuovendo la sicurezza di sé e la sensazione di auto-efficacia. Possiede conoscenze versatili e utilizzabili in vari settori, ha assimilato e padroneggia teorie e tecniche dei principali modelli operativi per poter facilitare la persona che si rivolge a lui. Il cambiamento, infatti, richiede, l'integrazione di tutte le dimensioni dell'espressione umana: sensoriale, affettiva, cognitiva, sociale e spirituale, il counselor entra in sintonia con ognuna di queste dimensioni, aiutando così il cliente a divenire responsabile dei propri pensieri, sentimenti e comportamenti, riducendo le contraddizioni e favorendone il benessere personale e sociale.
Il fattore più importante nel processo di cambiamento è costituito dalla relazione nei suoi aspetti strutturali (setting, regole, contratto) e interpersonali (empatia, alleanza, sintonizzazione, fiducia).
Nel Counseling, a differenza di altre professioni, la preparazione personale del Counselor è prioritaria, perché mentre la tecnica si può sempre acquisire, modificare, perfezionare, così come si possono inventare modi sempre nuovi di condurre un colloquio, le qualità umane dell'operatore sono l'elemento più importante per attivare in un'altra persona il processo di crescita. Prima ancora del metodo utilizzato, è la capacità del Counselor di entrare in relazione con il cliente a favorire l'esito positivo dell'incontro.
Il Counselor dovrà essere in grado di misurarsi con la possibilità di modificare continuamente l'immagine ormai acquisita di sé e degli altri, con il rischio di trovarsi in difficoltà e con il coraggio di trasformare questa difficoltà in una opportunità di crescita per sé e per il cliente.
Il Counseling è la sinergia tra due persone che cercano insieme qualcosa di più alto, che vogliono creare ponti là dove ci sono muri.
18:45 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: counseling, counselor, sinergia, relazione d'aiuto, empatia, empowerment, congruenza, ascolto, orientamento | OKNOtizie |
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martedì, 11 maggio 2010
Il Counseling un’arte maieutica
Autoefficacia, coping, resilienza tutte caratteristiche che sono dentro di noi ma che spesso sono ricoperte da tonnellate di detriti che ne impediscono l'attivazione. Come fare??? Dove andare per essere aiutato ad aiutarsi???
Nell'area di confine tra l'educazione alla salute e il prendersi cura "terapeutico" si colloca il Counseling, un modo nuovo di affrontare problemi che coinvolgono l'individuo, di impostare la relazione di aiuto in sintonia con l'esigenza di valorizzare le risorse personali di ognuno.
Il Counseling può essere definito come la conduzione di colloqui che coinvolgono temi personali privati ed emotivamente significativi per l'interlocutore, in cui questo viene "aiutato ad aiutarsi", a gestire, cioè, i suoi problemi utilizzando le proprie risorse personali senza dipendere da interpretazioni, consigli o direttive fornite da un altro, per quanto esperto possa essere.
E' un'arte maieutica che non si propone di addestrare, né di curare: il suo obiettivo è quello di tirare fuori le potenzialità presenti in ciascuno. Il presupposto è che una persona abbia già in sé le potenzialità necessarie, deve solo imparare a riconoscerle e usarle.
L'aiuto non consiste tanto nel proporre soluzioni e nell'eseguire complicati riaggiusta menti "terapeutici", quanto piuttosto nel togliere gli ostacoli che non permettono alle energie che la persona possiede di manifestarsi.
Compito del Counseling è quello di dare al cliente un'opportunità di esplorare, scoprire e chiarire dei modi di vivere più fruttuosi e miranti ad un più elevato stato di Ben-Essere.
Il Counseling è:
- Ascolto
- Orientamento
- Prevenzione
- Crescita
- Migliora le tue Relazioni
- Libera le tue potenzialità
- Ti aiuta ad affrontare gli ostacoli
- Ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi
- Ti aiuta a ri-trovare le tue risorse
E' utile per tutte quelle persone che si trovano in qualche momento della vita a "vacillare" e sentono il bisogno di essere ASCOLTATE, ACCOLTE; di ESPRIMERE loro stessi e le loro EMOZIONI accrescendo la CONSAPEVOLEZZA e l'ACCETTAZIONE di sé in un ambiente protetto e non giudicante per CONTATTARE e RICONCILIARE conflitti emotivi, imparando ad AMARSI e avere così una sempre migliore qualità di vita.
16:43 Scritto da: gabrella in Counseling e Arteterapia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: counseling, relazione d'aiuto, risorse, potenzialità, consapevolezza, crescita, ascolto, accettazione | OKNOtizie |
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