domenica, 25 dicembre 2011

Essere più ottimisti per vivere meglio ….

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 " ...invece di maledire il buio, è meglio accendere una candela ...."  Lao Tzu

 

La gente tende facilmente ad entusiasmarsi o ad abbattersi, viaggiando sulle montagne russe dell'ottimismo e del pessimismo: la differenza che determina quale dei due stati la mente e il cuore abbracceranno è davvero minima. Le crisi ci possono cogliere inaspettatamente, in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, e quando le cose si mettono male spesso gli individui non sanno quali decisioni prendere nell'immediato futuro per cambiare le circostanze attuali.

Secondo la teoria della Psicologia Positiva , esistono tre categorie di emozioni: quelle rivolte verso il passato, quelle che si vivono nel presente e infine quelle proiettate verso il futuro.

Una notevole importanza, per poter utilizzare in maniera soddisfacente le abilità sociali, rivestono proprio le emozioni che si provano quando si pensa al futuro, come un sano ottimismo che sia ancorato a quelle che sono le prospettive reali da intraprendere.

Esemplificando, possiamo dire che le persone che tendono ad arrendersi facilmente di fronte alle avversità dell'esistenza possiedono un atteggiamento improntato al pessimismo, mentre coloro che ripongono nel futuro le proprie speranze tendono a scoraggiarsi meno frequentemente.

Le emozioni positive riguardo al futuro come l'ottimismo e la fiducia negli altri consentono di affrontare i fallimenti in maniera più costruttiva; inoltre, nella maggior parte dei contesti lavorativi possedere un atteggiamento improntato all'ottimismo favorisce la produzione di idee nuove e originali e stimola i processi di soluzione dei problemi.

La speranza per il futuro può essere rinforzata notevolmente imparando a riconoscere e a mettere in discussione i pensieri pessimistici che accompagnano i momenti di difficoltà che tutti posso incontrare nei vari ambiti della vita. Questi pensieri sono come dotati di un pilota automatico che si attiva ogni volta che c'è da darci la colpa per gli eventi negativi oppure bisogna impedire che ci prendiamo il merito quando le cose vanno bene.

Riconoscere questi pensieri automatici che molto spesso colorano di pessimismo la nostra esperienza quotidiana, rappresenta il primo passo per ridurre la loro nefasta influenza sulle nostre vite.

Qualsiasi avversità che sperimentiamo diventa inevitabilmente oggetto di un nostro commento interiore, dal quale a sua volta deriva l'esperienza di un'emozione con una tonalità concordante al pensiero da noi espresso. I commenti interiori che formuliamo non sono altro che considerazioni sulle cause che hanno determinato gli eventi per noi negativi e sulle conseguenze che avranno sulle nostre vite. Le spiegazioni pessimistiche consistono nell'attribuire agli eventi negativi un carattere permanente e invasivo sui vari aspetti dell'esistenza, nel considerare il loro verificarsi un qualcosa di esageratamente catastrofico.

Tale modo di pensare provoca reazioni di forte tensione che inducono a credere che l'avversità appena subita sia il preludio di altre catastrofi future.

Certe persone tendono a vedere ovunque delle catastrofi, percependo gli eventi come permanenti e inevitabili, nei confronti dei quali si sentono impotenti. E' frequente, pure, che vivano le avversità come giuste punizioni per le loro mancanze passate, per cui si instaura un atteggiamento di disistima verso le proprie capacità e di sfiducia verso la possibilità di cambiare concretamente gli eventi.

Esiste un modo sicuro per imparare ad essere più ottimisti: la messa in discussione dei pensieri negativi ogni volta che questi si presentano, per poi sostituirli con valutazioni che siano più realistiche e costruttive circa le nostre capacità. Per fare ciò bisogna agire come se si fosse nel mezzo di una indagine interiore, dove per sostenere o confutare le accuse occorre fornire delle prove valide e delle argomentazioni realistiche.

Nel mettere in discussione le spiegazioni pessimistiche, bisogna tuttavia fare attenzione a non cadere dalla padella del catastrofismo ingiustificato alla brace delle false consolazioni. Si tratta di un modo di pensare altrettanto erroneo, che reprime le preoccupazioni circa gli eventi futuri attraverso la convinzione che la buona sorte sistemerà magicamente lo stato delle cose indesiderato. L'autentico ottimismo si dovrebbe basare invece su riscontri sistematici e verificabili nella realtà, che assistono un dialogo interiore teso a liberare le potenzialità non ancora espresse.

Credere che tutto si aggiusterà con il passare del tempo, come per effetto di una magia, oppure sminuire l'impatto che gli eventi negativi determinano sulle nostre vite, ci porta a vivere nello sconforto come se fossimo bloccati dall'impotenza. Al contrario, cercare di combattere la cattiva abitudine di propendere al pessimismo significa prendere in considerazione tutte le alternative che abbiamo a disposizione per reagire alle avversità, vedendo gli eventi da una prospettiva meno distruttiva.

L'ottimismo inteso come la costanza nel perseguire gli obiettivi nonostante gli ostacoli che si incontra rappresenta una delle basi dell'intelligenza emotiva, poiché consente di sviluppare una buona capacità di adattamento alle diverse circostanze e di convogliare in maniera costruttiva le emozioni, in modo da sfruttare al meglio le possibilità a disposizione per arrivare al successo desiderato e allora perchè non partire proprio da oggi, facendosi questo regalo : una mente più aperta ad ogni possibile eventualità e occhi che "guardano" le diverse prospettive scoprendo la "Soluzione" e soprattutto ... un sorriso che apre il cuore e quasi tute le porte ..... 


BUON NATALE !! .........



 

domenica, 23 gennaio 2011

Impariamo a gestire il tempo ...

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Tutti vorremmo tutto e la possibilità di fare tutto ma, già da quando avevamo tre anni ci siamo dovuti scontrare con il concetto dello spazio-tempo.

A quell'età i bambini sono molto capricciosi. Ma "capricciosi" non è il termine più appropriato: stanno soffrendo molto, perché la presa di coscienza del concetto di spazio-tempo toglie loro l'illusione di poter far tutto nello stesso momento. Caduta l'illusione, affrontano la difficoltà della scelta, che spesso viene vissuta come privazione.

Se il nostro bisogno è assecondare qualcuno che amiamo o temiamo, per evitare il senso di frustrazione o il senso di colpa, cerchiamo di dilatare il tempo e accorciare le distanze, ma dal momento che non è possibile, danneggiamo solo noi stessi.

Corriamo da un luogo all'altro, sottraiamo tempo al sonno, perfino ciò che ci concediamo spesso è fatto a rotta di collo, non vissuto pienamente.

La difficoltà maggiore che le persone sperimentano infatti è quella di non riuscire a separare due termini fondamentali nella gestione del tempo:

urgenza ed importanza.

Per la maggior parte infatti la giornata è vissuta come il susseguirsi di urgenze a cui far fronte, accumulando una quantità sempre maggiore di stress tralasciando tutte quelle cose che ritengono davvero importanti per il proprio benessere.

Tutti noi, del resto, abbiamo a disposizione 24 ore al giorno. Ce lo ricorda una famosissima frase dello scrittore H. Jackson Brown, alla quale dovremmo ripensare un po' più spesso: "Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai esattamente lo stesso numero di ore al giorno che hanno avuto Pasteur, Michelangelo, Madre Teresa, Leonardo da Vinci, Thomas Jefferson e Albert Einstein".

Il segreto sta nell'utilizzare al meglio le ore a nostra disposizione per non andare incontro a due spiacevolissime sensazioni:

  • sentirsi in colpa per non avere fatto ciò che avremmo dovuto/voluto fare
  • avvertire di aver perso il controllo della nostra vita

L'essenza alla base di una gestione efficace del tempo e della propria vita consiste nell'organizzare e nell'eseguire le attività in base a priorità ben bilanciate.

Le cause di una gestione del tempo insoddisfacente possono essere :

  • l'incapacità di fissare priorità;
  • l'incapacità di organizzarsi intorno alle proprie priorità;
  • la mancanza dell'autodisciplina necessaria per eseguire tali priorità, attenendosi ad esse


E allora proviamo ad imparare a gestire il nostro tempo. Certo, dobbiamo individuare che cosa è importante e poi compiere scelte drastiche.

In questo obiettivo ci può venire in aiuto Stephen Covey, uno dei guru della crescita personale che nel suo libro "Le 7 regole per aver successo" ci offre uno strumento che può fare la differenza: il metodo dei 4 quadranti.

Considerando le variabili di importanza ed urgenza ogni attività può essere inserita in una delle 4 categorie.

 

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Quadrante di Covey


Nel primo quadrante si scrivono le cose urgenti ed importanti;

E' chiamato il quadrante delle necessità, ignorandole  sperimentiamo immediatamente delle difficoltà.

Sono scadenze per noi significative e che non possiamo rimandare.

Ad esempio: crisi lavorative che richiedono un nostro intervento immediato,scadenze per lavoro, esami ...


Nel secondo quadrante scrivi le cose importanti ma non urgenti;

E' il quadrante delle opportunità.

E' il quadrante nel quale di solito le persone dedicano minor tempo, ma che porta i maggiori benefici a lungo termine. Trascurandolo ci ritroviamo a percepire una minor capacità di controllo sulle nostre attività, un esempio chiaro è quello riferito al trascurare attività che riguardano la salute o la prevenzione che di solito le persone non scrivono in questo quadrante.

Di solito si riassumono nella frase "lo farò quando avrò più tempo.."

Ad esempio: Corsi di formazione/corso di studi/ aggiornamento, pianificazione di progetti/attività/viaggi a medio -lungo termine, relazioni/ rapporti interpersonali che vogliamo  sviluppare o cui vogliamo dedicare più tempo, salute ed attività fisica


Nel terzo quadrante scrivi le cose urgenti ma non importanti;

E' chiamato il quadrante dell'inganno

A volte questo quadrante è riempito più degli altri quando stiamo dedicando troppo tempo ai compiti che altri ci richiedono trascurando le nostre urgenze e necessità.

Ad esempio: Telefonate/mail non importanti che interrompono quello che  stai facendo, in generale attività richieste da altri nelle quali non vediamo alcun vantaggio ma cha facciamo con urgenza per gli altri


Nel quarto quadrante scrivi le cose non urgenti e non importanti;

E' chiamato il quadrante delle distrazioni

Di solito quando questo quadrante è troppo pieno terminiamo la giornata con un senso di noia e incompiutezza come se avessimo perso tempo.

Ad esempio: Tv , Chat/internet ,lettura, attività che aiutano a svagarci


Dopo aver provato a riempire lo schema prova a vedere quanto tempo dedichi ad attività importanti per il tuo benessere (quadrante 2).....

Una semplice abitudine per iniziare a migliorare il proprio benessere infatti è quella  dedicare maggior tempo ed attenzione allo sviluppo di attività che ricadono dentro questo unico quadrante.

Se sei in una fase di mancanza di motivazione o confusione riordinare e ri-progettare questa area ti aiuta a sperimentare maggior soddisfazione e minore stress nel quotidiano fornendoti una direzione chiara verso la quale TU ritieni importante andare.

 

E per finire sdrammatizzando una carinissima storiella trovata nel web che rafforza il concetto che sapere gestire il tempo non significa fare più cose possibili ma fare soprattutto le cose che consentono il raggiungimento dell'obiettivo che ci siamo posti.....

" ... Un giorno un agricoltore disse alla moglie: "domani andrò ad arare il campo ovest".

Il mattino successivo uscì per lubrificare il trattore, ma gli mancava l'olio e andò al negozio a procurarselo. Per strada notò che non era stato dato da mangiare ai maiali. Si diresse verso il silos per prendere il granoturco.

Là vide dei sacchi che gli ricordarono che c'era bisogno di mettere le patate a germogliare. Si avviò verso la buca delle patate e per strada scorse il deposito della legna e si ricordò che prima aveva promesso di portarne un po' a casa.

Prima però doveva tagliarla e aveva lasciato l'accetta nel pollaio.

Andando a cercare l'accetta incontrò sua moglie che dava da mangiare alle galline e sorpresa lei gli chiese: "Hai già finito di arare?"

"Finito?" gridò l'agricoltore "Non ho nemmeno cominciato!"...."



 

lunedì, 03 gennaio 2011

La meditazione delle nuvole....

 

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“Rows and floes of angel hair

And ice cream castles in the air

And feather canyons everywhere

I've looked at clouds that way…”

Joni Mitchell


Continuando i post sugli spunti di consapevolezza per cercare di vivere al meglio la nostra vita, cogliendo nel “qui e ora” il senso e la meraviglia del nostro esserci, vi propongo di alzare un attimo gli occhi al cielo e di osservare le nuvole……

…Una nuvola bianca esiste senza radice alcuna, è un fenomeno sradicato che non si appoggia in alcun luogo, o meglio si appoggia nel non luogo.

Però anche così esiste, ed esiste in forma abbondante.

Una nuvola non ha dove andare…. si muove… si muove per tutti i lati, padrona di tutte le dimensioni, così come nelle direzioni.. niente le è vietato… tutto é… esiste….

Le nuvole non hanno un cammino proprio vanno…..

Prova anche tu a pensarti come una nuvola bianca che cammina nel cielo … non ti dirigi verso un posto.. dovunque ti trovi quello è l’obiettivo….

L’obiettivo è ogni momento: il percorso è la meta.

Trasformati in una bianca, leggera e vaporosa nuvola … rimani lì … semplicemente godi dell’esistenza, celebra il momento, il piacere, l’estasi della vita……

 

lunedì, 05 luglio 2010

La strada del Benessere: dall’apparire all’essere ….

 

 

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"L'individuazione non ha altro scopo

che liberare il Sé, per un lato dai falsi involucri

della Persona, per l'altro dal potere suggestivo

delle immagini inconsce"

C.G.Jung


Che cosa è il benessere? La parola stessa ci suggerisce la risposta: ben-essere. E' quello stato mentale che ci fa star bene, stare bene con noi stessi e con gli altri.

Che cosa si può fare per raggiungere il ben-essere? Il ben-essere è raggiungibile attraverso le strade dell'apparire? O  l'apparire è uno stato di mal-essere che può portare verso nuove vie per il ben-essere?

A volte si rincorrono vie impervie o facili, strade difficoltose o lineari, ma che si scelgano le une o le altre è importante la meta che ci si propone.

E allora è bene porsi in ascolto di sé per capire che cosa si vuole raggiungere per stare bene nel nostro mondo, per stare bene nel  mondo.

A volte l'individuo sente il bisogno di essere diverso dal suo essere e quindi inventa un modo di essere, l'apparire, che può dare gratificazioni immediate, ma a lungo andare diviene fonte di gravi disagi psichici.

Nel voler essere diverso dalla propria vera essenza si costruiscono pesanti catene che rendono faticoso l'andare nel mondo e che renderanno faticoso l'uscire dalla prigionia della maschera, dalla galera dell'apparire in falsi panni, in false sembianze.

Ciascuno di noi porta in sé un germe, un'intima natura, un'impronta che sembra data per essere ascoltata: nell'ascolto di questa natura inconscia e nell'ascolto dell'istinto ad essa legato nasce la possibilità del ben-essere.

Ascoltare la propria "natura selvaggia", quella parte nascosta e troppo spesso inascoltata, significa far fluire energia vitale benefica, significa lasciarsi raggiungere dall'intuito, da quella forma che prepotentemente spinge verso la via della sostanza pura e libera da sovrastrutture appiattenti la spontaneità e la libertà di ciascuno.

Ascoltare l'intuito non significa certo condurre una vita facendo ciò che si vuole o essere noncuranti di quello che ci circonda, bensì significa ascoltare il sano istinto che guida verso uno spazio e un tempo e che dona energia vitale perché rispettoso del proprio e dell'altrui mondo.

A volte è più facile indossare delle maschere e proporsi agli altri con "false sembianze" perché, con questo modo di porsi, ci si sente protetti e rassicurati, perché ciò che più conta è sentirsi accettati dagli altri, sentirsi valorizzati dagli altri.

Ma quale ben-essere può giungere da una base non veritiera?

Ed ecco allora che dobbiamo parlare di sintomi e di risposte al mondo in termini di meccanismi di difesa: se si soffre per il proprio stato e si ha un disagio rispetto al proprio sentire, rispetto al proprio vivere con gli altri, è necessario trovare un modo per attenuare la sofferenza. E un modo per soffrire meno è porre in atto una difesa: l'evitamento o la negazione, la rimozione o la proiezione.

Le malattie psicosomatiche che tanto "furoreggiano" in questi tempi, nascono proprio in funzione del rifiuto del sé, del non essere come "si deve essere" e quindi dalla costruzione di una maschera che consenta di stare nel gruppo per come il gruppo ci vuole, oppure di indossare falsi panni per timore di perdere il partner o un'amicizia.

Ma tutto ciò non è altro che la costruzione del "falso sé", cioè non è altro che vita non vera, vita sprecata.

E così, spesso, il tempo trascorre senza essere ben vissuto perché si desidera qualcosa  che non si ha o si pensa di non avere oppure perché si è costretti o ci si lascia costringere ad una vita non naturale.

La base dell'uomo è costituita dall'istinto, ma se l'uomo non riconosce e non integra le parti "animali" genera il suo danno: le parti istintive represse possono essere pericolose perché, essendo inascoltate e recluse nell'inconscio, possono agire in modo inconsapevole e quindi diventare parte inconsapevole e dannatamente dannosa.

Spesso queste parti appaiono nei sogni attraverso immagini di animali che bussano appunto alla porta per farsi riconoscere; questi animali portano un messaggio che chiede di essere letto e portato alla coscienza.

Se l'istinto viene reso alla coscienza, si può restaurare la pienezza dell'uomo e iniziare a condurre una vita più integra e più sana. Se l'uomo primitivo era tutta azione, l'uomo moderno dovrebbe aver raggiunto una consapevolezza tale da riuscire a "sentire" l'istinto, portarlo alla coscienza e integrare le parti, donandosi ben-essere nel pensiero e nell'azione.

Certo l'uomo è sottoposto sia alle vibrazioni interiori sia a quelle del mondo esterno e , quando si trova a dover affrontare forze non gradite e contrastanti, preferisce attribuirle all'esterno o al destino infausto manlevandosi così dalle sue responsabilità e dalle sue possibilità di trasformazione.


 

lunedì, 24 maggio 2010

Mindfulness: l'attenzione consapevole

 

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"Se vogliamo essere felici, dobbiamo innaffiare il seme della consapevolezza che è in noi. La consapevolezza è il seme dell'illuminazione, dell'attenzione, della comprensione, della compassione, della liberazione, della trasformazione e della guarigione..." Thich Nhat Hanh


In senso lato il termine "mindfulness" si riferisce ad un'attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta.

Il concetto di Mindfulness deriva dagli insegnamenti del Buddismo, dello Zen  e dalle pratiche di meditazione Yoga, ma solo ultimamente questo modello è stato assimilato ed utilizzato come paradigma autonomo in alcune discipline psicoterapeutiche, principalmente la terapia cognitivo-comportamentale, italiane, europee e d'oltre oceano.

Mindfulness è quindi una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nel qui e ora, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un'accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende: sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

Vivere secondo mindfulness significa mantenere il contatto con la realtà, per quella che è oggettivamente, senza farcirla di significati dati dal nostro modo giudicante di interpretarla e giungere a conclusioni nocive e fuorvianti per il nostro benessere.

Con Mindfulness ci assumiamo la responsabilità di conoscere meglio il nostro corpo, ascoltandolo attentamente e coltivando le nostre risorse interne per aumentare l'accettazione e la pazienza nei confronti di noi stessi.

Sviluppare un atteggiamento mindfulness nella vita di tutti i giorni influisce sulla nostra capacità di padroneggiare le situazioni difficili della vita, conferendo un maggiore potere di gestione dello stress, dei conflitti e dei problemi ordinari e straordinari.

E' importante sottolineare che il concetto di "accettazione", insiti nella pratica, non deve essere confuso con quello di "rassegnazione". Se la rassegnazione implica una rinuncia ad agire rispetto agli eventi, la mindfulness, al contrario, partendo dalla consapevolezza di ciò che è, predispone a muoversi in direzione dei propri valori più profondi ed autentici. La pratica della mindfulness si propone, infatti, di aiutare a sostituire nella vita quotidiana comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte consapevoli ed appropriate al contesto.

Questo si realizza con tre abilità fondamentali che vengono apprese e coltivate con la pratica quotidiana:

  1. Apprendere ad ancorarsi al momento presente, vivendo il qui e ora invece di essere catturati da anticipazioni catastrofiche del futuro, oppure da recriminazioni sul passato.
  2. Apprendere e riconoscere i pensieri in quanto tali non considerandoli dati di fatto.  
  3. Superare la tendenza all'evitamento esperienziale, caratterizzato da atteggiamenti di fuga e rifiuto nei confronti dei propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche. Questo obiettivo è correlato alla consapevolezza di poter scegliere le proprie azioni. Da questo punto di vista la mindfulness è un potente stimolo in direzione dei propri valori personali e dunque alla esposizione alle situazioni e circostanze generalmente evitate.

 

Stimolando una nuova relazione con il corpo, con la mente con gli eventi esterni, questa pratica può cambiare in modo radicale la qualità delle esperienze che incontriamo, poiché consente di disinnescare il "pilota automatico" che guida le nostre vite limitando le nostre scelte e le nostre possibilità. Non si tratta di arrivare ad una meta ideale, ma di arrivare a noi stessi: essere pienamente là dove si è già perché il momento presente, qualunque esso sia , è l'unico che ci può insegnare a vivere. Chi coltiva la mindfulness può quindi scoprire dentro di sé uno spazio di profonda calma e lucidità , un luogo saggio, da cui può nascere una maggiore capacità di agire con un padronanza verso cià che accade.

Lo strumento centrale della Mindfulness è la pratica della meditazione. La meditazione puo' essere intesa come una pratica che ha per finalita' una trasformazione della coscienza attraverso lo sviluppo della consapevolezza, e l'uso sistematico dell'attenzione. La pratica determina una riduzione dell'attivazione psicofisiologica e favorisce il passaggio dalla comune modalita' di funzionamento della mente, basata sul dialogo interno e sul condizionamento derivante dalle esperienze passate, a modalita' piu' intuitive e non dualiste di funzionamento.

In questo modo si puo' pervenire al riconoscimento della natura della mente e accedere a stati di coscienza piu' liberi dall'autorita' esercitata dai condizionamenti del passato e dalle distorsioni percettive derivanti da assunzioni inconsce, valori, paure, desideri, aspettative.

Il centro della meditazione è rappresentato dal respiro: prestare attenzione al respiro è un ottimo modo per mantenere la mente aperta e vigile, e per allontanarsi dalle eventuali e frequenti distrazioni rappresentate da pensieri e emozioni  che possono affollare la mente durante la pratica (solitamente sono pensieri automatici, disfunzionali, mossi dalla fretta, e dall'ansia).

Gli effetti della meditazione sono sia sul sistema nervoso centrale (miglioramento delle risorse interiori  e della resilienza,), che sul corpo (miglioramento della pressione arteriosa, del sistema immunitario e della capacità di rilassamento neuromuscolare).

E' importante sottolineare che la meditazione di mindfulness differisce in modo significativo sia dal punto di vista operativo, sia nei suoi scopi profondi, dall'addestramento al rilassamento.  Il rilassamento spesso viene insegnato come tecnica da utilizzare a seconda delle necessità, per combattere lo stress o l'ansia. La mindfulness non deve essere insegnata come tecnica, ma piuttosto come modo d'essere. Viene praticata di per sé e coltivata quotidianamente a prescindere dalle circostanze, nello spirito delle discipline della coscienza, come "percorso" o "via" e non come tecnica di pronto soccorso. Benché il rilassamento sia spesso un prodotto secondario della meditazione di consapevolezza, non è un esito necessario.

La coltivazione della mindfulness è una sfida ardua, in cui si impara ad affrontare e lavorare con l'intera gamma delle emozioni e degli stati mentali. Spesso, il rilassamento, nel modo in cui viene formulato solitamente, costituisce una risposta del tutto inappropriata a situazioni e problemi umani.

Se viene offerto come "la soluzione", o il cuore di un approccio meditativo alla riduzione dello stress, introdurrà certamente un conflitto inevitabile dovuto all'enfasi su uno stato finale, desiderabile, da ottenere. Qualora non si riesca a sperimentare o ad "ottenere" il rilassamento, allora si avrà fallito, e il praticante sarà portato a concludere di essere in qualche modo inadeguato, o che la tecnica è insufficiente. In entrambi i casi, vi sarà stata una frustrazione dei propri obiettivi e delle proprie aspettative, che potrà suscitare un senso di inadeguatezza e condurre all'arresto della propria traiettoria di sviluppo.

Di contro, nella mindfulness è impossibile "fallire", poiché in essa si vuole portare qualsiasi cosa si stia sperimentando entro il campo della consapevolezza. Nella pratica della mindfulness non si deve fare nulla, né ottenere un particolare stato.

 

Il professore di medicina americano Jon Kabat-Zinn è stato il primo a sperimentare l'applicazione clinica della mindfulness, all'interno del protocollo per la riduzione dello stress "Mindfulness-Based Stress Reduction" (MBSR), alla fine degli anni '70, presso la Stress Reduction Clinic dello University of Massachusetts Medical Center.

Studi recenti indicano, infatti, che la pratica costante di tali esercizi o "meditazioni" ha profondi effetti sulla salute fisica e mentale.

Negli ultimi 20 anni questo tipo di percorso esperienziale è stato ampiamente utilizzato e studiato per le sue applicazioni a diversi ambiti clinici. Numerose pubblicazioni inseriscono la pratica della mindfulness come parte integrante di percorsi psicoterapeutici riconosciuti e validati.

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E ORA VOGLIAMO PROVARE???

  • Trova un posto confortevole per sederti
  • Mantieni una buona postura, composta e comoda
  • Chiudi gli occhi e inspira, concentrandoti sull'aria che dalle narici entra nei polmoni e li percorre tutti. Cerca di sentire il respiro nell'ombelico.
  • Focalizza l'attenzione sul respiro. Se la tua mente vaga, riportala indietro rifocalizzando l'attenzione sul respiro. Devi essere paziente con te stesso. La tua mente vagherà spesso nel passato e tenterà di proiettarti nel futuro. Questo è normale. Semplicemente, prendi atto di questo e, senza giudicare, riporta la tua attenzione sul respiro
  • Mentre respiri, lascia che la tua mente si diriga verso le spalle e altri punti di tensione; mentre respiri, prova a sciogliere queste tensioni.
  • Fai lo stesso con le tue braccia, lo stomaco, le gambe etc.
  • Riporta la concentrazione sul respiro, poi di nuovo sul corpo, sempre respirando

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Per saperne di più:

Chris Mace, Mindfulness e salute mentale, Ed.Astrolabio

A.Montanaro, Mindfulness: guida alla meditazione di consapevolezza, Ed.Ecomind


 

venerdì, 14 maggio 2010

Salute e ben-essere: una dimensione integrata

 

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Il panorama della salute è stato per lungo tempo dominato da un modello medico che nel suo approccio ha proposto un netto dualismo tra mente e corpo, mantenendole come unità separate all'interno di un modello che ha estraniato la malattia sia dai fattori psicologici che sociali.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1946 ha formulato la seguente definizione: per salute si intende "uno stato di completo benessere fisico, mentale, sociale"; in seguito ha ampliato la spiegazione inserendo anche il concetto di promozione della salute come "il processo che consente alla gente di esercitare un maggior controllo sulla propria salute e di migliorarla. Per conseguire uno stato di completo  benessere fisico, mentale e sociale, l'individuo o il gruppo deve poter individuare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni e modificare l'ambiente o adattarvisi. La salute è, pertanto, vista come una risorsa per la vita quotidiana, non come obiettivo della vita.... Di conseguenza, la promozione della salute non è responsabilità esclusiva del settore sanitario, ma supera anche la mera proposta di modelli di vita più sani per aspirare al benessere".

Il concetto di benessere psicologico viene così incluso nel concetto di salute: gli individui devono avere la possibilità di sentirsi a proprio agio nelle circostanze che si trovano a vivere. Secondo la definizione dell'OMS, infatti, il benessere psicologico è quello stato nel quale la persona è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali per rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti con gli altri, adattandosi costruttivamente alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

L'interesse, quindi, non è più rivolto alla malattia e ai condizionamenti patologici che essa può far nascere, ma alla salute positiva e a quei meccanismi, situazioni e dimensioni che possono produrre un processo di miglioramento dell'individuo. Questa visione concretizza, dunque, il passaggio dalla prevenzione della malattia alla promozione della salute. Da tale impostazione gli interventi sulla persona si esprimono all'interno di programmi che scelgono un approccio globale e integrato, in grado di rispettare l'individuo nelle sue dimensioni biologica, psicologica e culturale, oltre che considerare non solo la patologia ma anche le problematiche sociali, economiche, culturali e psicologiche che ne influenzano la sintomatologia e il decorso.

Molti ricercatori, infatti, sono concordi nel ritenere che lo stato di salute, la qualità dell'ambiente di vita, la sicurezza sul lavoro, la condizione socio-economica debbano ritenersi dimensioni fondamentali nella valutazione del rapporto più o meno positivo che si realizza tra l'individuo e l'ambiente.

In questo eventuale buon rapporto i sentimenti soggettivi, quali la percezione del proprio benessere, la soddisfazione personale, l'autoefficacia, l'autostima, il senso di fiducia, il senso di appartenenza, il controllo e l'espressione delle emozioni assumono un ruolo fondamentale e vengono considerati indicatori della condizione di ben-essere.

Questa prospettiva è in sintonia con quanto sostenuto dagli psicologi umanisti come Maslow, Rogers, May i quali, già dagli anni settanta avevano come obiettivo lo studio di una vita piena e sana. L'uomo è visto come soggetto attivo che sceglie, crea, fa riferimento alle sue potenzialità e alle sue risorse come la capacità di auto-organizzarsi, di auto-regolarsi e di espandersi.

Possiamo quindi vedere come il comportamento umano coinvolga la persona e il suo contesto di appartenenza in un rapporto di interdipendenza in cui l'individuo trasforma l'ambiente e da esso viene trasformato.

Si evidenzia, in questo modo, una persona capace di scegliere, di assumersi rischi e responsabilità, una persona attiva che si impegna per modificare le sue condizioni di vita, in grado di diventare efficace ovvero di avere una forte "convinzione delle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che si incontreranno in un particolare contesto in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati" (Bandura)

Da ciò deriva quanto l'autoefficacia sia in grado di rivestire un ruolo importante sugli aspetti comportamentali modificabili della salute. Le convinzioni di autoefficacia, infatti, possono influire su tutti quegli elementi di un progetto di cambiamento personale che vanno dalla considerazione dell'idea di cambiare le proprie abitudini necessarie per la salute, alla disponibilità, perseveranza e motivazione richieste per cambiare nel caso in cui si decidesse di farlo.

Quanto più forte è il senso di efficacia, tanto più le persone sono tenaci nell'affrontare eventuali situazioni problematiche stressanti e tanto maggiore è il loro successo nel modificarle; al contrario un basso livello di autoefficacia può alimentare ansia e depressione.

Appare evidente quanto sia fondamentale per la persona avere fiducia in se stessa, coltivare un certo grado di ottimismo riguardo la propria vita. L'ottimismo permette, infatti, di reagire alle avversità, di cercare una soluzione, di impegnarsi nel superamento degli ostacoli.

Ecco, quindi che la persona partecipa attivamente nel promuovere e sviluppare le proprie risorse personali diventando un agente attivo della propria vita.

Vivere la vita con ottimismo, saper guardare il lato positivo delle cose sviluppando una visione a 360° vuol dire leggere gli eventi negativi come momentanei e circoscritti ; esercitare la propria autostima avendo fiducia in quello che si è, interpretando i cambiamenti come una sfida facendo meno degli schemi ricorrenti e scegliendone di nuovi, vuol dire affrancarsi dalla paura introducendo nella propria vita il concetto di Speranza.

 

domenica, 02 maggio 2010

Un po’ di chiarezza tra i vari protagonisti delle “professioni d’aiuto”

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Con l'espressione "professioni d'aiuto" si intendono oggi, tutte quelle professionalità che "sostengono" le persone in condizioni di difficoltà esistenziali, sociali, psicologiche e che tendono al miglioramento della qualità di vita e della salute mentale e sociale dei singoli e delle comunità.

Le professioni d'aiuto sono molte e diversificate, ognuna con le proprie  aree di specializzazione e campi di applicazione.

In linea generale ogni professione ha le sue specializzazioni ed è più efficace in alcuni campi di applicazione, credo sia utile per fare un po' di chiarezza in modo da sapere a chi rivolgersi nel momento del "bisogno", fare alcune distinzioni e descrivere le caratteristiche delle professioni più comuni:


PSICOLOGO => Per esercitare la professione di psicologo bisogna essere laureato in psicologia, superare un esame di stato, svolgere un tirocinio ed essere iscritto all'Ordine degli Psicologi.

Ambiti di intervento: ricerca, sperimentazione, diagnosi, riabilitazione e sostegno psicologico rivolto alla persona umana ed al sociale. NON PUO' FARE PSICOTERAPIA NE' PRESCRIVERE FARMACI.

Il suo lavoro è ascoltare e parlare con le persone cercando di trovare insieme un modo per superare le difficoltà ed i problemi della vita.

PSICOTERAPEUTA => è uno psicologo o dottore in medicina e chirurgia che ha conseguito la specializzazione in psicoterapia. Per essere abilitato all'attività deve essere iscritto al rispettivo ordine professionale, degli psicologi o dei medici.

Ambiti di intervento: cura disturbi psicologici di diversa gravità che vanno dal disadattamento all'alienazione profonda, i quali possono manifestarsi con sintomi nevrotici o psicotici tali da nuocere al benessere di una persona fino ad ostacolarne lo sviluppo causando disabilità.

PSICOANALISTA => è una professione non regolamentata, lo Stato non definisce i criteri minimi per esercitare la professione e non ha mai istituito, attraverso una legge, un albo professionale specifico per gli psicanalisti, anche se spesso viene accomunato alla figura dello psicoterapeuta.

Il training per divenire psicoanalisti è molto lungo, segue solitamente procedure di selezione e linee guida di formazione rigorosamente stabilite dalle diverse società psicoanalitiche nazionali ed internazionali, e prevede sempre per il candidato molti anni di "analisi personale", "analisi didattica" e supervisione clinica (oltre a tirocini, corsi e seminari teorico-clinici).

Ambiti di intervento: sia terapeutiche che conoscitive prevalentemente per disturbi di tipo nevrotici (disturbi d'ansia, isteria, nevrosi ossessive, fobie, disordini del carattere, inibizioni e anomalie sessuali), tramite l'analisi sistemica delle difese e del transfert all'interno della cornice relazionale tra paziente e analista.

PSICHIATRA => questi è un dottore in medicina e chirurgia che ha conseguito la specializzazione in psichiatria.

Ambiti di intervento: la prevenzione la cura e la riabilitazione dei disturbi mentali dal punto di vista teorico e pratico. È definibile come una disciplina di sintesi, perché il mantenimento della salute mentale viene ottenuto prendendo in considerazione diversi ambiti: medico- farmacologici, psicologici, sociologici.

La specializzazione in psichiatria comporta automaticamente l'abilitazione alla psicoterapia.

COUNSELOR => È una professione riconosciuta dal CNEL ma non ancora regolamentata. Indica un'attività professionale, a cui si accede dopo una scuola di formazione di 3 anni unito ad un percorso di crescita personale, che tende ad orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del cliente, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta. Si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, lavoro, scuola).

Pur non essendo richiesto dalla legge, chi esercita questa professione si sottopone spontaneamente ad un percorso formativo-didattico, di crescita personale, di supervisione e aggiornamento continuo, facendo riferimento   ad associazioni che ne validano la maturità professionale, dotandoli anche di  un codice deontologico.

Ambiti di intervento: consentire a un individuo una visione realistica di sé e dell'ambiente sociale in cui si trova ad operare, in modo da poter meglio affrontare le scelte relative alla professione, al matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali, con la riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori soggettivi. Inoltre è un attività di competenza relazionale che utilizza la comunicazione per agevolare l'auto-conoscenza e la consapevolezza per uno sviluppo ottimale delle risorse personali, migliorando il proprio stile di vita rendendolo soddisfacente e creativo. NON FA PSICOTERAPIA. Secondo Rollo May, il Counselor ha il compito di " favorire lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità del cliente, aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo esterno; il superamento del problema, la vera trasformazione spetta solamente al cliente: il Counselor può solo guidarlo, con empatia e rispetto, a ritrovare la libertà di essere se stesso".


 

19:52 Scritto da: gabrella in Ben-essere | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: professioni d'aiuto | OKNOtizie |  Facebook |

domenica, 06 dicembre 2009

Giochiamo a ridere?....

 

ridere.jpg

Riso? C'è forse ancora qualcuno che si interessa al riso? Voglio dire il riso vero, che non ha niente in comune con lo scherzo, con la beffa, con il ridicolo. Riso, godimento immenso e delizioso, cuore che sobbalza, pancia che fa i salti, godimento totale?

Ricordo quando eravamo piccole dicevo a mia sorella, o lei diceva a me, dai, giochiamo a ridere? .. Ci si stendeva una accanto all'altra sul letto e si cominciava, quale intimità più genuina e più pura, uno sguardo di intesa e via....

All'inizio era naturalmente per finta. Un riso forzato. Un riso ridicolo. Un riso così ridicolo che ci veniva da ridere.....

Poi veniva il riso vero, un riso pieno e ci portava ad una immensa liberazione. Un riso prorompente, rinnovato, dondolante, libero, esplosioni di risa, magnifiche, superbe e pazze...... ridevamo all'infinito del riso, del nostro riso..... ed era come, parafrasando chi me lo disse un giorno....., mettere delle perle in un calice di cristallo, agitarlo e sentirne il suono....

Oh! Riso! Riso del godimento, godimento del riso, ridere significa vivere così profondamente, amare la vita così com'è , amarla pienamente, amarla senza prestese, amarla quando ha senso o quando sembra non averlo nemmeno un po', amarla anche se non è come la vorresti......

 

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Per chi ne vuole sapere di più.....

Grotjahn M. - Saper ridere, psicologia dell'umorismo - Longanesi, 1981
Moody R. - Il riso fa buon sangue, il valore terapeutico dell'umorismo - Mondadori, 1979
Forabosco G., Musu M.L. - Il comportamento spiritoso - McGraw-Hill, 2001
Querini P., Lubrani F. - Ironia, umorismo e disagio psichico - Franco Angeli, 2004
Fata A. - Ridere a... - Humantrainer.com
Francescato D. - Ridere è una cosa seria - Mondadori Editore, 2002
Provine R. - Ridere, un'indagine scientifica - Baldini & Castaldi, 2001
Fry W. - Una dolce follia, l'umorismo e i suoi paradossi - Raffaello Cortina, 2001

 

 

12:42 Scritto da: gabrella in Ben-essere | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ridere, risata, benessere | OKNOtizie |  Facebook |

sabato, 12 settembre 2009

Dancing in the rain.....


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Provare per credere..........

20:53 Scritto da: gabrella in Ben-essere | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook |

sabato, 29 agosto 2009

Ridere con i piedi......

 

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Chi ha voglia di ridere, di far circolare l’energia, di vedere le cose da un’altra prospettiva , di ritornare bambini …. provi questo esercizio…. è fantastico!!!!!!

 

Mettiti a sedere ad occhi chiusi, sul pavimento, nel bel mezzo della stanza.

Per circa 5 minuti immagina di respirare attraverso i piedi: inspirerai ed espirerai dalla pianta dei piedi.

Ora prova a immaginare che i tuoi piedi stiano sorridendo, proprio come un bambino.

Comincia con un piccolo sorriso che gradualmente e molto lentamente si diffonderà attraverso le piante dei piedi…

Adesso i tuoi piedi stanno facendo un sorriso largo, largo …. Ora hanno cominciato perfino a ridacchiare….

Molto presto diventerai consapevole di una sensazione molto particolare che si trasformerà in una sottile risata e si propagherà verso la pancia.

A poco a poco questo formicolio, questa vibrazione sottile che parte dai piedi si trasformerà in ondate di riso che scuoteranno tutta la tua pancia.

Permetti che la risata si diffonda sempre più ….

Lascia che le ondate di riso si espandono fino a quando il tuo cuore avrà la sensazione di straripare di allegria…

Adesso lascia che la risata si sposti verso la gola, che vi risuoni, quindi continua verso l’alto includendo anche le labbra.

Lascia che il tuo corpo esploda di risate e ne venga travolto.

Continua fino a quando le risate non si calmeranno da sole, come le onde del mare……

10:53 Scritto da: gabrella in Ben-essere | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: risata, piedi | OKNOtizie |  Facebook |

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