domenica, 07 marzo 2010
Il racconto di un'opera d'arte.....
Guardando la pagina del mio Blog su Facebook ho visto che tra chi mi segue ci sono vari artisti, ne sono felice ed onorata.... l’arte è stata per me metafora di ri-nascita, filo rosso che mi ha aiutato a ri-trovarmi ... questo post è un omaggio che voglio fare a Francesco, Giancarlo, Monica, Federica e a tutti noi opere d’arte spesso ancora inconsapevoli di esserlo.....
Burri - Rosso,1956 (Collezione Burri - Palazzo Albizzini - Città di Castello)
... Sono nata di giugno, il mese dei papaveri, delle ciliegie, dei rossi intensi.
A Roma faceva già molto caldo e nello studio l’aria bianca del sole entrava violenta e avvolgeva tutto in un bagliore lattiginoso.
All’inizio fui abbagliata da tutta questa luce, quasi spaventata e i miei occhi si aprirono piano, piano al mondo che mi circondava....
La prima cosa che sentii furono le sue mani, appoggiate su di me assestavano la mia seconda pelle, il loro contatto era forte, trasmetteva sicurezza. Poi il distacco, così all’improvviso :”Oddio non sono ancora pronta!” , pensai ... lui aveva già preso le distanze e mi fissava ed io nel suo sguardo vidi per la prima volta la mia immagine riflessa. Poi ancora per un attimo fummo la stessa cosa, poi, un suo piccolo sorriso mi concluse, come un ultima carezzevole pennellata.... ero nata! Parte di lui , un minuto prima ed ora sola alla ricerca di quegli occhi in cui mi ero riflessa accorgendomi di esistere.... I quadri in fondo sono come i bambini che hanno bisogno di rispecchiarsi negli occhi della mamma per rendersi conto della propria esistenza.... e dopo... dopo questa magia continua e la si vorrebbe far continuare a lungo per tutta una vita...
Per un po’ mi sentii la preferita, mi spostava continuamente da una parete all’altra come se cercasse di trovarmi il posto migliore perché mi potessi adattare alla vita. In realtà i muri del suo studio non erano mai troppo affollati; erano muri bianchi, immacolati, leggermente rugosi al tatto. Su di loro squillavo forte come una improvvisa risata, come quelle che ti prendono improvvisamente e non riesci a frenare. Il rosso intenso mi faceva palpitare come il suono di un tamburo appena battuto e la vibrazione rimbalzava dapprima sulle tele bianche poi sulle carte più ruvide, stropicciate e tinte. Un ritmo graduale e fluido come il battito delle ali di una farfalla ripresa al rallentatore. Ovunque sentivo il suo sguardo su di me. Provava in qualche maniera a decifrarmi scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo. Cominciava a guardarmi dall’alto dove il colore rosso copriva uniformemente la mia superficie per poi rompersi tra le linee nervose e disarticolate della mia seconda pelle, del mio corpo opaco. I suoi occhi quando mi guardava erano carezzevoli come le sue mani che amorevolmente mi sfioravano togliendo delicatamente un refolo di polvere insinuatasi tra le mie pieghe....
Poi cominciarono i viaggi. Il primo fu una vera sorpresa. Una mattina fui rinchiusa in una pesante cassa di legno, “Ci siamo”, pensai, “ sono morta e ora i seppelliscono” Allora non sapevo quasi nulla della vita, ascoltavo le discussioni che si tenevano nello studio, facendo grande fatica a capire le disquisizioni che avvenivano di fronte a me. Mi annoiavo molto in quelle occasioni, ancora non apprezzavo le dissertazioni sulla poetica, ma colsi d’un tratto una frase che mi fece trasalire: “ ..amico mio, l’arte, la vera arte è morta... – Morta? Come era possibile... avevo compiuto solo 1 anno”...
Fu un viaggio lunghissimo, accompagnato da strani rumori e da fastidiose vibrazioni... Aprirono la cassa grandi umani che parlavano strano, mi presero e subito tra le loro mani forti mi sentii al sicuro, senza più paura. Tuttavia nessuno mi parlava più ed io mi sentii molto sola ebbi per la prima volta l’impressione di essere solo una “cosa”.
Ero atterrata in America. Questa fu solo la prima sorpresa, la seconda la capii dopo: si trattava del mio debutto!
Rimasi per qualche giorno appoggiata a terra in una grande sala. Per fortuna non ero sola , c’erano anche le mie sorelle più grandi. Aspettavo in silenzio e intanto mi chiedevo:”Sarà un nuovo studio?”. Però non c’erano né pennelli, né colori, né mobili, non c’era nulla....Che tipo di casa poteva essere?”. Improvvisamente come un lampo mi attraverso un incontrollabile terrore...”Che ci abbia venduto?” Da subito sai che potrà accadere, ma è sempre doloroso, soprattutto la prima volta, dopo dicono che ci si abitua.. io allora ero così giovane e mi pareva impossibile fare a meno di lui, dei suoi grandi occhi, ne avevo ancora bisogno. Nel suo sguardo mi definivo, chiarivo a me stessa la mia identità.
Poi finalmente arrivò il giorno dell’allestimento. Dopo vari spostamenti da una stanza all’altra e da una parete all’altra, mi misero sopra un grande pannello bianco. Non mi ero mai sentita così bene. Distanze, proporzioni, rapporti, luci.. tutto funzionava ... finalmente mi sentivo al mio posto... ho sentito di appartenere a quel posto... ho capito di essere ARTE...Oh lasciamo prendere fiato, lascia che senta ancora il piacere profondo di questa magica appartenenza...
Il giorno seguente venne inaugurata la mostra.
Lì per la prima volta ho provato un’emozione incredibile, assolutamente umana, la vergogna. Occhi...occhi addosso.. ed io stesa, esposta, bloccata a forza... Non capivo più niente. Respiravo affannosamente... continuavo a guardare la porta sperando di vederlo comparire, non arrivava... mi sarebbe bastato il suo sorriso, un attimo, un secondo....nulla... quanto l’ho odiato...
Passò il giorno dopo, era solo e aveva gli occhi stanchi. “Troppo tardi. Mi hai tradito!”, gli dissi. Lui si avvicinò ugualmente, impassibile, con un’aria fastidiosamente soddisfatta. Ero furiosa.... lui non fece una piega, si avvicinò ancora come non aveva mai fatto, si tolse gli occhiali e mi sfiorò lentamente.
“Perché lo hai fatto”
“Perché dovevo”
“Mi hai fatto male, lo sai?”
“Si, tuttavia era necessario, ora sei diventata grande. Un’opera d’arte non può vivere nascosta, è un controsenso, io ti ho dato la vita ma per vivere, per crescere hai bisogno di altri occhi, di altri pensieri, di altri sogni, i miei prima o poi non ti basterebbero più...”
Quell’esperienza cambiò tutta la mia vita. Da allora non ebbi più paura di nulla.
Ho cominciato a viaggiare anche da sola.... mi piaceva girare e mostrarmi. Ho conosciuto tanti sguardi, chiaramente non tutti erano ammirati o affascinati niente affatto.
Rabbia, furore, perplessità, estasi, ma anche noia e sarcasmo da parte di persone incapaci di lasciarsi andare al piacere dello stupore, della novità, del diverso.
Ora sono passati tanti anni e sono tornata dove sono nata; ho una grande parete tutta per me alla Fondazione Burri così ha voluto il mio Maestro. Da qui difficilmente mi sposterò. Sono felice, sai, sono appagata. A dire il vero ogni tanto mi mancano i viaggi, ma ho conosciuto forse soddisfazioni più solide, più durature. Tutti ora mi possono godere senza preclusioni, appartengo a tutti e a nessuno, qualcuno direbbe che sono per una fruizione aperta.....
Liberamente tratto da “Rosso 56” di Silvia Spadoni
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mercoledì, 27 gennaio 2010
L'Art pour l'Art ....
Questa è Arte.
Ogni parola, ogni parte specificatamente fissata,
significativamente composta per evocare emozioni,
per provocare un'interna commozione,
una pozione di inchiostro e chimica per catturare
per sempre questo fugace attimo.
Questo minuto può non essere l'ultimo,
ma almeno è stato salvato per la nostra comprensione
e per noi tutti: una memoria rappresentata
in forma visiva in inchiostro e chimica....
l'Art pour l'Art ...
(trovato passeggiando nel Web - traduzione mia molto approssimativa...)
19:10 Scritto da: gabrella in Arte per ri-trovarsi.... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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venerdì, 22 gennaio 2010
Stelle notturne...... cercando la felicità....
Notte Stellata - Van Gogh, 1889
Le stelle con la loro luce vibrante lacerano la notte, proiettando lingue dorate nel cielo scuro, come vulcani emersi dall’abisso. Più in basso, un piccolo villaggio con le finestre illuminate. Intorno la massa scura della campagna e delle colline....
Forse in quella notte Van Gogh, mentre lavora alla sua tela, come molte altre volte avrà messo delle candele sul suo cappello, per riuscire a vedere nell’oscurità profonda. Questo quadro è stato dipinto durante il suo ricovero nel manicomio di Saint Remy in Provenza ; è proprio qui nella sua più profonda notte mentale che il suo spirito anela alla luce splendente della Provenza, agli sprazzi del sole, alla magia delle stelle .... di quei giorni così scrive al fratello Theo:”in un quadro vorrei esprimere qualcosa di consolante come una musica. Vorrei dipingere uomini o donne, con quel non so che di eterno, che un tempo era simboleggiato dal nimbo, e che noi cerchiamo per mezzo dello stesso sfavillio, la vibrazione delle nostre colorazioni”.
“Notte Stellata” magico incontro delle tenebre con la luce; nel momento in cui ogni gioia anche la più semplice sembra inafferrabile non resta altro che la luce delle stelle.....
A volte ci sentiamo così lontani dalla felicità da avere la sensazione che non esista più. E’ da tanto tempo che non ne percepiamo altro che l’eco lontana.
Abbandonare rinunciare? No quell’eco lontana è la prova che la felicità esiste davvero da qualche parte. Allora dobbiamo lottare. Non solo contro il mondo esterno, ma contro noi stessi. Contro le tenebre dell’anima che salgono in noi.
E più ancora non dobbiamo lottare solo “contro”, ma “per”: per non dimenticare la luce...
Vi sono poi degli strani momenti in cui la felicità squarcia improvvisamente la disperazione.... quando, nella solitaria notte della sua più cupa sofferenza Van Gogh, guarda il cielo, sentendo l’impellente bisogno di fermarlo sulla tela, vi trova forse dei motivi per essere felice, per sperare, per vivere....
Purtroppo abbiamo l’abitudine di associare la sofferenza alla creazione e proprio Van Gogh ha sicuramente contribuito ad alimentare questa convinzione.
Proviamo per un attimo a cambiare prospettiva, dimentichiamo le sue note biografiche e osserviamo le sue opere per la maggior parte pervase da una luce quasi abbagliante quasi che il tratto pieno e dinamico anelasse a tuffarcisi dentro... l’esuberanza della natura lo avvolge e ad essa si rivolge nello sforzo estremo di non rassegnarsi... scriveva “è veramente nostro dovere dipingere gli aspetti ricchi e sontuosi della natura. Abbiamo bisogno di gaiezza e di felicità, di speranza e di amore..... “esprimere la speranza per mezzo di una stella, l’ardore dell’anima per mezzo dello splendore di un tramonto...”
E’ il gusto accanito per la vita che ha spinto Van Gogh a dipingere non solo le sue sofferenze ed è stata l’impossibilità a continuare a combattere che lo ha portato ad allontanarsi in un giorno di sole in mezzo ad un campo di grano...
http://ri-trovarsi.myblog.it/archive/2009/01/06/davanti-ad-un-campo-di-grano.html
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mercoledì, 25 novembre 2009
Sulla Felicità.... l'intelligenza della felicità..
Gaston Chaissac "Personaggio su fondo blu"
"All'attacco! Devo mettere a profitto la vita,
trovare un po' di gioia,
altrimenti sono perduto.
Ma Come, come dunque?...."
Alexandre Jollien
La felicità è uno stato d’animo? Una emozione? Un’operazione mentale? Una decisione? Uno sforzo? Una volontà? Una costruzione interiore? Nella maggior parte dei casi una volta che siano state acquisite tutte le minime condizioni materiali necessarie alla sua presenza; la felicità è tutto questo. La nostra felicità dipende da noi stessi e di conseguenza ne siamo responsabili. E ciò ci richiederà lavoro e sforzi.
Questo personaggio dall’aspetto tormentato, con un corpo sommario, senza braccia né gambe, dal volto sgraziato ma raggiante, è una sorta di specchio malizioso che il suo autore Gaston Chaissac porge a se stesso.
Pittore malinconico dalla salute malferma, Chaissac ci ricorda cha la felicità non ci viene mai – o non di frequente – data né offerta. Tuttavia d’altro canto è sempre accessibile all’immensa intelligenza umana: in alcuni dipende da un talento, in altri da una lotta; possiamo raggiungerla....
Si dice spesso che la vita è una lotta. Anche la felicità lo è, soprattutto per coloro che in partenza non sono stati viziati dalla vita.
Indipendentemente dal fatto che i nostri handicap siano visibili, come quelli che segnano il nostro corpo, o invisibili, come quelli che provengono dal nostro passato, dalle nostre angosce, dalla nostra malinconia, essi ci forniscono sempre numerose ragioni per non essere felici.
Ma una volta che si sia presa consapevolezza di questa indiscutibile realtà che esistono persone più infelici di noi e altre più felici, quali pretesti ci rimangono per continuare a rimuginare sul nostro male di vivere?
Questa posizione di vittime dell’esistenza è tanto più pericolosa in quanto può, alla fine, fare di noi degli intoccabili che nessuno oserà più avvicinare. Questo aggraverà la nostra solitudine e da ultimo ci rimanderà a noi stessi...
Si può optare per la felicità. Certo senza garanzie di un successo immediato.... evidentemente non si tratta di dire “Oggi sarò felice”, ma piuttosto: “Dedicherò tempo ed energia ad agire per aumentare le mie possibilità di sentirmi felice il più spesso possibile aprendo gli occhi e la mente , come quando passeggiando in un bosco, mi concentro sul mio passo, ascolto il rumore del vento, sento i profumi che mi circondano vivo il presente, anziché farmi assorbire dalle preoccupazioni di ieri e di domani”.
E’ pur vero che non siamo sempre pronti ad uno sforzo di questo genere. In certi giorni questo si rivela addirittura impossibile. Allora il discorso sulla felicità ci risulta insopportabile: non siamo nelle condizioni di poterlo recepire E’ giusto ascoltare anche questi momenti e prenderci il nostro tempo.
Teniamo a mente, tuttavia, che la decisione di essere felice riguarda anche quei giorni bui: in quei momenti, non lasciamoci sprofondare più del dovuto, non rimettiamo tutto in discussione con il pretesto della tristezza....
Non possiamo essere sempre felici. Possiamo però, il più spesso possibile, pensare di lasciare la via libera per il ritorno alla felicità.......
14:40 Scritto da: gabrella in Arte per ri-trovarsi.... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: felicità | OKNOtizie |
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lunedì, 23 novembre 2009
Forte e fragile come la vita....
"Mandorlo in fiore" Vincent Van Gogh
“Mi sono alzato di notte e ho guardato il paesaggio. Mai, mai la natura mi è parsa così commovente, così delicata...” (Vincent Van Gogh)
Uno slancio verso l’azzurro. Fiori di mandorlo si protendono verso il cielo. Niente altro che il bianco dei petali e il blu del cielo. Quasi una incarnazione della felicità: forte e fragile come la vita.
Van Gogh, esausto per via del caos interiore e della sua lotta contro la malattia psichica, si concentra sull’essenziale: lo slancio della vita verso l’alto, la trascendenza, il cielo. Sembra aver dipinto il quadro con la testa in alto, senza vedere nulla intorno a sé. Ha allontanato ogni forma di paesaggio per concentrarsi sull’unione tra i fiori e il cielo, il blu e il bianco, il terreno e il celeste...
Nello stesso modo ha tenuto lontano le sue sofferenze per trasmetterci per sempre la sua felicità di fronte ai fiori del mandorlo.
..... la natura procura un’armonia per connessione e appartenenza: niente altro che sentirsi vivi in mezzo a tutte le forme della vita, e capire che è una fortuna. Assaporare la gioia elementare di esistere......
“Segui la natura” i filosofi dell’Antichità avevano capito che esiste un legame organico tra la felicità e la natura, capace di portare un soffio vitale anche nelle menti più oscure....
La natura ci aiuta a capire e ad avvicinare la felicità in molti modi. Ci consente un attaccamento sereno e ancestrale al mondo che ci circonda: continuità del ritorno delle stagioni, quasi immutabilità dei paesaggi che amiamo, dei legami armoniosi tra piante e animali. Ci insegna a non aspettare niente di preciso: semplicemente esserci e goderne.
Per gli psicologi evoluzionisti, molti dei nostri comportamenti e dei nostri gusti sono le vestigia dei nostri bisogni animali ancestrali: se gli esseri umani sono così sensibili allo spettacolo di una bella natura è perché vi vedono la promessa di risorse per la loro sopravvivenza, di che mangiare, riposarsi, ripararsi.... Eppure, al di là del piacere che proviamo, si risveglia anche una profonda sensazione di appartenenza a un ordine che ci ingloba e va oltre noi stessi.
Per questa ragione noi non ci limitiamo ad osservare la natura, noi entriamo in connivenza con lei, ci avviciniamo alla nostra realtà più elementare: quella di esseri viventi. Non facciamo altro che immergerci nella natura, tornare a lei. Quando contempliamo un albero in fiore. Quando restiamo assorti a osservare il moto delle onde o delle nuvole...
..... tutta la felicità si origina in simili istanti di grazia. Fermarsi, tacere. Guardare, ascoltare, respirare. Ammirare. Accogliere le gioie nascenti. Esercitarsi lentamente a percepirle dovunque esse si trovino......
12:12 Scritto da: gabrella in Arte per ri-trovarsi.... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: felicità, natura, van gogh, arte | OKNOtizie |
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martedì, 10 novembre 2009
Sulla Felicità....felicità d'infanzia

Claude Monet - Il giardino dll'artista a Vetheuil -
Se vuoi leggere questo post vai a:
http://counseling-espressivo.blogspot.com/2012/02/sulla-f...
14:37 Scritto da: gabrella in Arte per ri-trovarsi.... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: felicità, bambino, monet | OKNOtizie |
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giovedì, 29 ottobre 2009
L'Oro dell'Azzurro...viaggio alla ricerca del bambino che c'è in ognuno di noi...

“Bisogna tenere i piedi saldamente sulla terra per poter poi fare dei grandi salti verso l’alto: è proprio il fatto di scendere qualche volta sulla terrache mi permette di volare....” (J.Mirò)
Per leggere questo post vai a: http://counseling-espressivo.blogspot.com/2011/03/loro-de...
il mio nuovo blog sull'Arte come filo d'oro per Ri-Trovarsi ..... ti aspetto !!!!!
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martedì, 22 settembre 2009
Vuoto... Pieno...Unità...

Grande Composizione A - Piet Mondrian
"Nan-in, un maestro giapponese, ricevette la visita di un professore universitario che voleva studiare Zen. Nan-in servì il tè. Riempì la tazza del visitatore e poi continuò a versare. Il professore osservò il tè che stava traboccando, fino a che non potè più contenersi: “E’ strapiena. Non ce ne sta più!” “Come questa coppa”, disse Nan-in, “tu sei colmo delle tue opinioni e preconcetti. Come posso mostrarti lo Zen se non svuoti la tua tazza?" (Nyogen Senzaki)
Per leggere questo post vai a: http://counseling-espressivo.blogspot.com/2011/02/vuoto-p...
il mio nuovo blog sull'Arte come filo d'oro per Ri-Trovarsi ... ti aspetto !!!!
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giovedì, 02 luglio 2009
Il violinista verde...un viaggio attraverso la memoria
Marc Chagall, "Il Violinista Verde"
“Penetrare all’interno delle sue immagini è possibile solo dopo aver risvegliato in sé i resti dei ricordi infantili, e dopo aver fatto risorgere nell’animo quelle sensazioni dimenticate di quando viveva in noi la paura del buio, mentre una vecchia sedia poteva all’improvviso mettersi a ringhiare ed inseguirci” (Abram Efros)
Questo è un viaggio attraverso la memoria, il tempo, i luoghi. Dentro ci sono immagini, storie, ricordi, figure, sogni,oggetti, pagine di libri, spazi. E’ un viaggio senza meta, uno strumento per tentare di bucare la pelle delle cose, per cercare di toccarle, di spogliarle del loro involucro più esterno per far riemergere emozioni, un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca del punto di partenza....
Il tempo lenisce, cura, rimargina, ma avvolge la mente di una spessa cortina di nebbia, sfocando le impressioni; i nitidi fotogrammi del passato diventano frammenti insipidi, incolori, inodori. Ma all’improvviso, un’immagine, una melodia, un semplice profumo bastano a sospendere il flusso dei pensieri e a trasportarci , in un solo attimo, altrove....
Camminiamo lungo corridoi che si aprono su stanze ammobiliate, sture di impronte, pregne di odori e di presenze mai abbandonate....
Solo allora ci ri-conosciamo e ci ri-troviamo .....
Viviamo ristrutturando i nostri spazi, modificandoli, stratificando esperienze che diventano nuove stanze; apriamo una porta dietro l’altra fino a non sapere più da quale eravamo entrati la prima volta....
Inizia il viaggio.....
Prova ad aggirarti in questo labirinto con gli occhi della mente spalancati, le mani pronte a toccare, le orecchie tese a “riacciuffare” voci lontane... perditi nella “tua casa”, lascia riemergere emozioni e memorie, ritrova le parole, spolvera gli oggetti e ripercorri a ritroso la pianta della tua più intima dimora....
Cucina.....
Chiasso di voci riunite.... dolci sapori..... vapore dell’acqua che bolle ... odore di ragù .... rumore sordo di cucchiai di legno....
... la prima volta che ho preparato i biscotti, ho ancora nella testa la voce di mia nonna che ti elenca gli ingredienti ... il ribrezzo delle uova e il burro che si appiccicano alle mani.... l’impazienza davanti al forno .... il desiderio spasmodico di assaggiarne un pezzettino di cui ora non ricordo più il sapore ma solo il profumo e la lingua che bruciava...
“E ad un tratto il ricordo mi è apparso. Quel sapore era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina (...) la zia Lèonie mi offriva dopo averlo bagnato nel suo infuso di tè o di tiglio. La vista del biscotto, prima di assaggiarlo, non m’aveva ricordato niente; (...) Ma quando niente sussiste di un passato antico (...), soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto....” (Marcel Proust, La strada di Swann, tratto da Alla Ricerca del tempo perduto)
Studio....
..silenzi ... sospiri ... carta ingiallita ... brusio di pagine .. polvere impalpabile .. pensieri liberi...ricordi.....
Gli immensi fogli bianchi che mio nonno stendeva accuratamente sul tavolo, li usava per provarci le matite e le penne prima di scrivere. Bastava avvicinarcisi per sentire l’odore sottile della grafite mischiato a quello dell’inchiostro. Io mi arrampicavo sulla sua sedia altissima per scarabocchiarci sopra. Era la nostra corrispondenza segreta....
Una immensa distesa di segni, graffiti, scritte, scarabocchi. Disegni e parole che si sovrapponevano, si incontravano, si espandevano, macchie di inchiostro, trame che crescevano e si ingrandivano sino a che non c’era più neanche un piccolo spazio bianco.
Studiavo davanti al libro ma lo sguardo era catturato dalle venature della scrivania: vicoli, sentieri tortuosi, autostrade di pensieri viaggianti, propositi, speranze future, strade da percorrere..... i segni sono ancora lì e mi aggiro volentieri fra i lisci disegni del legno, lasciando che la mente emigri verso nuove soluzioni, via, lontana dalla nostalgia di chi ero tanti libri fa.....
Camera da letto....
Fruscio delle lenzuola... odore di bucato ...respiro profondo ...tepore ... baci e carezze ....
Odore di sapone. Fruscio di biancheria. Sensuale leggerezza di stoffe. Tepore, torpore.
La mia vestaglia di seta comprata dalla nonna. Il suo libro. Le mie pantofole dalla forma buffa. I suoi occhiali. Un profumo diverso, inconfondibilmente il suo ... e il mio....
“Sbatto le palpebre per la stanchezza e le mie ciglia emettono un suono minuscolo, impercettibile sul bianco sensibile dell’alto cuscino...” (Fernando Pessoa, Il libro dell’Inquietudine)
La camera di nonna nella villa in campagna dove passavo le estati... le notti dai temporali improvvisi persa nel suo letto.... davanti a me una tappezzeria con gli uccellini disegnati sopra. Uccellini sui rami, potevo osservarla per ore. Mi aspettavo sempre che prendesse vita quando si spegneva la luce. Tentavo di osservarla anche al buio. Stringevo gli occhi cercando di cogliere un qualsiasi movimento e restavo con il fiato sospeso quando la luce dei fari delle automobili passava rapida illuminandola a strisce, solo per un attimo. Lunghi fiori di luce attraverso le tende.....
... mi risveglio... sogno e ricordi si con-fondono.. tra le mani “il violinista verde”.. profumo di neve fresca, il suono stridulo di un vecchio strumento, il sapore aspro di un bicchiere di vino, uno sguardo sui tetti in una notte viola il mio morbido cuscino di piume..... le parole di Chagall “la città pare spaccarsi, come le corde di un violino, e tutti gli abitanti si mettono a camminare sopra la terra. I personaggi familiari si installano sui tetti e lì si riposano. Tutti i colori si rovesciano, si trasformano in vino che zampilla dalle mie tele... i miei quadri sono i miei ricordi...”
Da ascoltare: Somewhere Over the Raimbow - Norah Jones
18:25 Scritto da: gabrella in Arte per ri-trovarsi.... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: chagall, ricordi, sogni | OKNOtizie |
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venerdì, 19 giugno 2009
Il falso specchio......
Renè Magritte, "Il falso Specchio"
Il Cielo in un occhio! Sarà forse il riflesso sul bulbo vitreo che rispecchia il mondo esterno...
Oppure trasparenza sul mondo interno: l’occhio come specchio dell’anima. Un occhio rivolto all’esterno; un occhio rivolto all’interno.
La percezione si fa ambigua; l’interpretazione si sdoppia..
La sensatezza oscilla e ha inizio un movimento pendolare sull’alternanza dei punti di vista che si fanno sempre più relativi....
Ciò che è vero diventa falso e ciò che è strano diventa ovvio...
Le leggi del sogno si riversano sulla veglia...
Lucidamente il delirio prende forma nel tempo e nello spazio consegnando cose e luoghi alle regole volanti della meraviglia.
La vita si increspa, si schiude, si apre...
L’ordinario sbocca nello stra-ordinario.....
“Poi, quando descrivi una forma o un suono o un colore, non parlarne in modo chiaro, ma esprimiti vagamente; e impara a guardare ogni cosa con una sorta di strabismo mentale....”
Lewis Carroll
13:04 Scritto da: gabrella in Arte per ri-trovarsi.... | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: arte, magritte | OKNOtizie |
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