venerdì, 30 dicembre 2011

Il nostro tempo è limitato .....

 

seguire il cuore 3.jpg

IL NOSTRO TEMPO È LIMITATO, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro.

Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del PENSIERO DI ALTRE PERSONE.

Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore.

E, cosa più importante di tutte, DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI SEGUIRE IL NOSTRO CUORE E LA NOSTRA INTUIZIONE.

In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare.

TUTTO IL RESTO È SECONDARIO.

 

Steve Jobs  1955-2011


CUORE CHE PARLA2.jpg

 

giovedì, 29 dicembre 2011

Il riparo è già dentro ...

resilienza3.jpg

Voglia di tana, di area protetta: indispensabile, in tempi difficili. Và trovata dentro di sé sviluppandola resilienza: in fisica è la capacità della materia di assorbire i colpi senza rompersi.

Ecco, certi individui sono così: capaci di andare avanti dopo batoste tremende, di cadere e rialzarsi. Oggi, una qualità ineludibile.

Per svilupparla prescrivo alcune pillole strategiche:

  • Prima => Non evitare la crisi ma attraversarla. Come diceva il poeta Robert Frost: “Se vuoi venirne fuori, ci devi passare in mezzo”.
  • Seconda => fare i conti con le debolezze senza nasconderle, per trasformarle in punti di forza. Per esempio chi affronta un abbandono (ma vale anche per i licenziamenti e i lutti) spesso ingoia le lacrime e ostenta sicurezza. Invece bisogna avere il coraggio di ammettere che si sta da cani: offrire di sé un’immagine reale è un atteggiamento più forte, vincente.
  • Terza => sapere che la vera area protetta è il sogno. Una domanda che faccio spesso è: “Dove ti piacerebbe essere tra sette anni, a fare cosa?” . Una specie di viaggio onirico guidato che costringe a proiettare noi stessi nel futuro. Perché non è mai il momento sbagliato per sognare. Anzi, a volte sono le fantasie, le logiche non ordinarie, a rivelarsi illuminanti. E a indicarci a sorpresa la soluzione di un problema.

 

Giorgio Nardone, psicoterapeuta .

Fondatore con Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, evoluzione della scuola di Palo Alto 

 


Post tratto dall’articolo “Il richiamo del cocoon” – su Marie Claire Gennaio 2012 -

mercoledì, 28 dicembre 2011

Rinnovamento ...

rinnovamento.jpg

Tutto sembra arrestarsi in questi giorni di vacanza, "vacatio", tempo di "vuoto" che pare sospendere il tempo. Un vuoto che si fa pieno, la nuova identità che si fa strada.

Camminare in questo spazio-tempo che tempo non ha, a spargere il proprio universo sotto mondi di neve dal profumo della luna, sospesa nel cielo e silenziosa.

Aggirarsi furtiva tra programmi di sé che non vogliono ancora parlare, attendere che la dilatazione degli attimi ci accenni qualcosa .... Atmosfera lattiginosa, evanescente intima sospesa ... sospesa ... sospesa .... lì. E l'alto e il basso si confondono ...

Lasciare qui quello che più non mi appartiene ... e gli occhi si aprono nella purezza a cercare nel bianco ovattato qualche traccia pulita. Contorni flebili, appena un po' mossi, sospesi ... il sogno ancora appiccicato addosso che freme dentro ... il resto già non è più ...

IO SONO questo nuovo tempo che mi accoglie e mi porta con sé a cavalcare il mondo ...

IO SONO questo profumo di nuovo che nasce dalle mie radici e si slancia verso il cielo a cercare l'aroma in cui confondersi e fondersi di nuovo ....

IO SONO i miei petali che si involgono e stravolgono il vecchio e si accavallano gli uni agli altri mentre sprecano l'inerzia del vuoto e mi mostrano il fiore ...

IO SONO il ruscello che scorre verso strade che ancora non conosce ma che solca da secoli, sempre uguale, sempre diverso ...

IO SONO l'aria fredda di Gennaio, il profumo nuovo di Febbraio, le piogge di Marzo, l'umore che varia in Aprile, la luce di Maggio, la libertà di Giugno, il caldo di Luglio, il sonno di Agosto, SONO i doni di Settembre, la luce dentro Ottobre, i confini di Novembre e la rinascita di Dicembre ...

IO SONO questa voglia di nuovo, i miei confini ri-trovati, il germe di me che si pare alla luce ....

IO SONO tutto quello che sono stata, tutto quello che sarò, il mio presente vero .... Qui ....

IO SONO qui e ora ......

 

 

liberamente tratto da:

S.Garavaglia

365 Pensieri per l'anima

Ed.Tecniche Nuove

domenica, 25 dicembre 2011

Essere più ottimisti per vivere meglio ….

ottimismo1.jpg

 " ...invece di maledire il buio, è meglio accendere una candela ...."  Lao Tzu

 

La gente tende facilmente ad entusiasmarsi o ad abbattersi, viaggiando sulle montagne russe dell'ottimismo e del pessimismo: la differenza che determina quale dei due stati la mente e il cuore abbracceranno è davvero minima. Le crisi ci possono cogliere inaspettatamente, in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, e quando le cose si mettono male spesso gli individui non sanno quali decisioni prendere nell'immediato futuro per cambiare le circostanze attuali.

Secondo la teoria della Psicologia Positiva , esistono tre categorie di emozioni: quelle rivolte verso il passato, quelle che si vivono nel presente e infine quelle proiettate verso il futuro.

Una notevole importanza, per poter utilizzare in maniera soddisfacente le abilità sociali, rivestono proprio le emozioni che si provano quando si pensa al futuro, come un sano ottimismo che sia ancorato a quelle che sono le prospettive reali da intraprendere.

Esemplificando, possiamo dire che le persone che tendono ad arrendersi facilmente di fronte alle avversità dell'esistenza possiedono un atteggiamento improntato al pessimismo, mentre coloro che ripongono nel futuro le proprie speranze tendono a scoraggiarsi meno frequentemente.

Le emozioni positive riguardo al futuro come l'ottimismo e la fiducia negli altri consentono di affrontare i fallimenti in maniera più costruttiva; inoltre, nella maggior parte dei contesti lavorativi possedere un atteggiamento improntato all'ottimismo favorisce la produzione di idee nuove e originali e stimola i processi di soluzione dei problemi.

La speranza per il futuro può essere rinforzata notevolmente imparando a riconoscere e a mettere in discussione i pensieri pessimistici che accompagnano i momenti di difficoltà che tutti posso incontrare nei vari ambiti della vita. Questi pensieri sono come dotati di un pilota automatico che si attiva ogni volta che c'è da darci la colpa per gli eventi negativi oppure bisogna impedire che ci prendiamo il merito quando le cose vanno bene.

Riconoscere questi pensieri automatici che molto spesso colorano di pessimismo la nostra esperienza quotidiana, rappresenta il primo passo per ridurre la loro nefasta influenza sulle nostre vite.

Qualsiasi avversità che sperimentiamo diventa inevitabilmente oggetto di un nostro commento interiore, dal quale a sua volta deriva l'esperienza di un'emozione con una tonalità concordante al pensiero da noi espresso. I commenti interiori che formuliamo non sono altro che considerazioni sulle cause che hanno determinato gli eventi per noi negativi e sulle conseguenze che avranno sulle nostre vite. Le spiegazioni pessimistiche consistono nell'attribuire agli eventi negativi un carattere permanente e invasivo sui vari aspetti dell'esistenza, nel considerare il loro verificarsi un qualcosa di esageratamente catastrofico.

Tale modo di pensare provoca reazioni di forte tensione che inducono a credere che l'avversità appena subita sia il preludio di altre catastrofi future.

Certe persone tendono a vedere ovunque delle catastrofi, percependo gli eventi come permanenti e inevitabili, nei confronti dei quali si sentono impotenti. E' frequente, pure, che vivano le avversità come giuste punizioni per le loro mancanze passate, per cui si instaura un atteggiamento di disistima verso le proprie capacità e di sfiducia verso la possibilità di cambiare concretamente gli eventi.

Esiste un modo sicuro per imparare ad essere più ottimisti: la messa in discussione dei pensieri negativi ogni volta che questi si presentano, per poi sostituirli con valutazioni che siano più realistiche e costruttive circa le nostre capacità. Per fare ciò bisogna agire come se si fosse nel mezzo di una indagine interiore, dove per sostenere o confutare le accuse occorre fornire delle prove valide e delle argomentazioni realistiche.

Nel mettere in discussione le spiegazioni pessimistiche, bisogna tuttavia fare attenzione a non cadere dalla padella del catastrofismo ingiustificato alla brace delle false consolazioni. Si tratta di un modo di pensare altrettanto erroneo, che reprime le preoccupazioni circa gli eventi futuri attraverso la convinzione che la buona sorte sistemerà magicamente lo stato delle cose indesiderato. L'autentico ottimismo si dovrebbe basare invece su riscontri sistematici e verificabili nella realtà, che assistono un dialogo interiore teso a liberare le potenzialità non ancora espresse.

Credere che tutto si aggiusterà con il passare del tempo, come per effetto di una magia, oppure sminuire l'impatto che gli eventi negativi determinano sulle nostre vite, ci porta a vivere nello sconforto come se fossimo bloccati dall'impotenza. Al contrario, cercare di combattere la cattiva abitudine di propendere al pessimismo significa prendere in considerazione tutte le alternative che abbiamo a disposizione per reagire alle avversità, vedendo gli eventi da una prospettiva meno distruttiva.

L'ottimismo inteso come la costanza nel perseguire gli obiettivi nonostante gli ostacoli che si incontra rappresenta una delle basi dell'intelligenza emotiva, poiché consente di sviluppare una buona capacità di adattamento alle diverse circostanze e di convogliare in maniera costruttiva le emozioni, in modo da sfruttare al meglio le possibilità a disposizione per arrivare al successo desiderato e allora perchè non partire proprio da oggi, facendosi questo regalo : una mente più aperta ad ogni possibile eventualità e occhi che "guardano" le diverse prospettive scoprendo la "Soluzione" e soprattutto ... un sorriso che apre il cuore e quasi tute le porte ..... 


BUON NATALE !! .........



 

giovedì, 22 dicembre 2011

Buon Natale ! .....

 auguri

 

Caro Babbo Natale ,

ti scrivo dopo tanti anni, perché i "grandi" non ti scrivono più. L'ultima volta che ti ho scritto me la ricordo ancora, ti chiedevo tanti giochi, tante cose, tanti dolci.. adesso ti chiedo ancora di più.

I bambini diventano grandi, crescono, maturano.. ma piu' crescono e più hanno bisogno del tuo aiuto, ma hanno vergogna a dirtelo.

I "grandi" hanno bisogno di te, loro lo sanno, ma non te lo dicono, pensano di farcela da soli... io oggi te lo dico e ti scrivo una "letterina". per Natale....

Caro Babbo Natale vorrei anzitutto un po' di stupore. Si', perché la gente non si stupisce piu' di niente: ha tutto e vuole ancora di piu', dice cio' che vuole e non gli bastano mai le parole, vede di tutto ed è sempre piu' curiosa... la gente non si stupisce piu' di niente: donaci un po' di stupore, di quello che ci lascia senza fiato, a bocca aperta ......

Per Natale vorrei anche un po' di libertà, libertà di sognare come quando ero bambina!......


A tutti quelli che passano di qua ... chi per caso, chi per affezione, chi per passaparola, chi per noia , chi per curiosità .........

 

BUON NATALE !!! .....

 

12:27 Scritto da: gabrella | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: auguri, emozioni | OKNOtizie |  Facebook |

lunedì, 19 dicembre 2011

Intelligenza emotiva e personalità (II Parte)

TRACCE NEL FANGO.jpg

Per poter comprendere bene i meccanismi dei tratti di personalità immaginiamo un’automobile e uno stretto sentiero di campagna. Il conducente deve fare molta attenzione a non passare troppo vicino agli alberi per non graffiare la vernice della macchina.

Un giorno in cui piove a catinelle il nostro conducente imbocca questa strada stretta. La pioggia provoca la formazione di uno strato di fango sulla carreggiata. Il guidatore non è molto prudente e slitta leggermente in una curva, urtando al passaggio dei rami d’albero.

Qualche giorno più tardi, egli torna sulla stessa strada, ma questa volta il sole splende. La carreggiata è dunque secca. Ma ecco, che nello stesso punto in cui aveva urtato gli alberi nel giorno di pioggia, il nostro conducente, malgrado la prudenza, tocca un’altra volta gli alberi.

Ci torna qualche giorno più tardi e ancora urta qualche ramo. Furioso decide di passare di nuovo, ma questa volta raddoppiando la prudenza. Risultato: ancora una volta non può evitare i rami.

Egli non riesce a capire perché è diventato così maldestro da un giorno all’altro. Sentendosi incapace decide di percorrere la strada a piedi. Giunto alla curva in cui ha toccato i rami, esamina attentamente la strada e capisce il motivo. Si ricorda del giorno in cui accadde la prima volta.

Pioveva e la carreggiata era bagnata. Quando la macchina ha percorso la piccola strada, delle tracce si sono impresse sotto le ruote. Ormai, ogni volta che attraversa la strada, le ruote seguono i solchi secchi impressi sul fondo. Quando l’uomo arriva sulla curva in questione, malgrado il desiderio di prenderla bene, si ritrova con le ruote negli stessi solchi e ogni volta finisce per prendere la curva esattamente nello stesso modo.

I comportamenti e la personalità sono un po’ come questo conducente; più precisamente sono come le ruote della macchina che seguono le tracce impresse nella carreggiata. I tratti della personalità sono come le tracce sulla strada. Quando le seguiamo, passiamo tra gli alberi senza pensarci oppure li urtiamo malgrado la nostra volontà.

I tratti della personalità sono delle tracce nel cervello. Essi determinano i nostri modelli comportamentali e dirigono le reazioni emotive. Come evitare di toccare i rami? Come fare perché le ruote non passino più nelle tracce impresse sulla strada? E’ necessario attendere un’altra giornata piovosa e ripassare per lasciare altre tracce?

Dunque per cambiare un tratto, bisogna fare come il nostro conducente che vorrebbe modificare le tracce sulla strada. Per poterlo fare veramente egli dovrà partire con un rastrello, una pala e un raschietto, disfare le tracce, colmarle e spianare la strada. Questo lavoro richiederà un certo sforzo e molta accortezza il giorno in cui ripasserà sulla strada, per evitare di ricreare le vecchie impronte.

Si tratta esattamente della sfida di colui che vuole eliminare un tratto della personalità, di chi desidera cambiare un modello comportamentale. Bisogna che la persona intraprenda il compito e, con il suo rastrello, la pala e il raschietto, vada a lavorare direttamente sulla traccia che si trova nei suoi neuroni.

Per fare questo occorre quindi trovare un metodo concreto e obiettivo di intervento se vogliamo cambiare le tracce impresse nel nostro cervello.

Come ben sappiamo il nostro cervello è dotato di meccanismi che cercano senza posa di mantenere uno stato di equilibrio: ma esso effettua anche ogni sorta di associazioni con ogni tipo di stimolo che può in seguito provocare delle emozioni o delle reazioni antagoniste. E’ necessario quindi cercare di scegliere e di costruire, per quanto possibile il proprio contesto ideale.

L’intelligenza emotiva ci permette di fare questo lavoro aiutandoci ad applicare alla lettera la celebre preghiera degli Alcolisti Anonimi: “spero di avere la forza di cambiare ciò che posso cambiare, la saggezza di accettare ciò che non posso cambiare e, soprattutto, l’intelligenza di capire la differenza tra le due situazioni …”

giovedì, 15 dicembre 2011

Intelligenza emotiva e personalità (I Parte)

tratti personalità.jpg

 

Avete notato che alcune presone sono quasi sempre in conflitto con tutti, mentre altre sono concilianti, diplomatiche e amate dalla maggior parte della gente? Vi siete accorti di come alcune persone siano di “facile accesso”, mentre altre sono fredde e distaccate?

Si potrebbe definire la personalità come l’insieme di pattern comportamentali (inclusi i pensieri e le emozioni) che caratterizzano ogni individuo nel suo modo di adattarsi alle situazioni della vita. “E’ il modo che ci connota soggettivamente a livello delle percezioni, dei pensieri su noi stessi e sul mondo: le nostre credenze, il nostro sistema dei valori, i nostri ideali impliciti ed espliciti. E’ inoltre, il nostro modo di espressione e di regolazione pulsionale, è il nostro stesso sentire affettivo nel metterci in relazione con gli altri” ( E.Spalletta – Personalità sane e disturbate -)

Alla formazione della personalità concorrono:

  • Il temperamento => tendenza stabile, presente fin dalla nascita, genericamente predisposta
  •  Il carattere => componente della personalità maggiormente plasmata dall’ambiente e dagli eventi.
  • Lo stile => il modo in cui una persona ama fare quello che fa, possiamo dire che esso costituisce il modo preferenziale di usare abilità e talenti
  •  Il tratto => ogni particolare aspetto di un individuo che lo distingue dagli altri, caratteristica questa sostanzialmente stabile.

In questo post vorrei focalizzare l’attenzione sui “tratti di personalità” , quelli che provocano la varietà di reazioni di fronte alle diverse situazioni. Per questo motivo persone diverse, sottoposte a uguali stimoli o a situazioni simili, reagiscono differentemente.

Tra i primi autori che studiarono la personalità umana in termini di tratto, emerge Gordon Allport, il quale riteneva che ogni individuo fosse una combinazione unica di "tratti di personalità", e per questo fosse impossibile individuare due personalità identiche.

Più recentemente due team di ricercatori diretti da Paul Costa e Robert McCrae, insieme a Warren Norman e a Lewis Goldberg, hanno scoperto che la maggior parte dei caratteri della personalità di un individuo può essere definita semplicemente per mezzo di cinque parametri, chiamati Big Five”.

Essi sono:

  • Stabilità emotiva/Nevroticismo
  • Estroversione
  • Apertura
  • Amabilità
  • Coscienziosità

 

Proviamo a capirci un po’ di più:

  

(+)

TRATTO

(-)

Preoccupato, nervoso, emotivo, insicuro, inadeguato

NEVROTICISMO: valuta l’adattamento in relazione all’instabilità emotiva

Calmo, rilassato, non emotivo, sicuro, soddisfatto

Socievole, attivo, loquace, interessato alle persone, ottimista, ama divertirsi, affettuoso

ESTROVERSIONE: valuta la qualità e l’intensità dei rapporti interpersonali, il livello di attività, il bisogno di stimoli, la capacità di provare gioia

Riservato, sobrio, distaccato, impegnato nel dovere, chiuso, tranquillo

Curioso, di ampi interessi, creativo, originale, ricco di immaginazione, anticonformista

APERTURA: valuta la ricerca pro-attiva e il piacere di esplorare ciò che non è familiare

Conformista, con i piedi per terra, interessi ristretti, non creativo, analitico

Gentile, di animo buono, fiducioso, disponibile, indulgente, leale.

AMABILITA’: valuta la qualità degli orientamenti interpersonali in una serie ininterrotta di pensieri, dalla compassione all’antagonismo

Cinico, rude, sospettoso, non collaborativo, crudele, irritabile, manipolatore

Organizzato, affidabile, lavoratore, autodisciplinato, puntuale, scrupoloso, ambizioso, ordinato, perseverante.

COSCIENZIOSITA’: valuta il grado di organizzazione degli individui, di perseveranza e impulso ad un comportamento che va diritto allo scopo.

Privo di scopi, inaffidabile, pigro, trascurato, negligente, con volontà debole.

 

 

 

Fonte: http://www.lucabaiguini.com/2008/10/big-five.html

 

I tratti della personalità intervengono praticamente in tutte le situazioni della vita. Benchè tutti gli esseri umani siano fondamentalmente buoni, bisogna riconoscere che non tutti i tratti della personalità sono buoni. Alcuni sono giusti, altri lo sono meno e altri ancora non lo sono affatto. A prova di ciò esistono persone che hanno commesso delle sciocchezze nella vita, ma che malgrado tutto, restano buone in fondo all’anima.

Conosco molte persone che hanno commesso azioni scorrette o ingiuste nella vita; conosco anche molte persone che, dopo aver commesso degli sbagli, si sono pentite. Conosco, tuttavia, anche persone che, dopo aver sbagliato ed essersene pentite, sono ricadute nello stesso errore. Perché?

La risposta potrebbe trovarsi proprio nei “tratti”. Forse, chi legge potrebbe considerare questa una forma di fatalismo da parte mia o una pessimistica visione dell’impossibilità di un vero cambiamento. Non è così, tuttavia penso che è necessario stare “con i piedi per terra” e rendersi conto che per poter cambiare è necessario mettere in moto la nostra “intelligenza emotiva”.

Ora, l’intelligenza emotiva richiede che si impari dapprima a conoscersi bene, per poter individuare i tratti della personalità che poi si manifestano nelle varie situazioni. Poi, bisogna comprendere quei tratti, i loro meccanismi e le situazioni nelle quali emergono. Infine, occorre ricostruire le nostre “tracce” ……

 

….. se lo vuoi scoprire, seguimi nel prossimo post …..

 

 

martedì, 13 dicembre 2011

Per una ecologia emotiva ... (II Parte)

emozioni 13.jpg

Molte delle emozioni che viviamo nascono dal fatto che siamo in relazione con altri esseri, con individui o gruppi. Una delle caratteristiche delle emozioni  è che ci mettono in collegamento con il mondo, anzi potremmo dire che fanno da ponte tra il nostro io e quello che sta al di fuori di noi.

Già da piccolissimi impariamo a riconoscere dal non verbale degli adulti che abbiamo intorno, la differenza tra piacere e dolore, tra paura e perplessità. Per sentirci in un mondo sicuro e accogliente, occorre che le persone che ci sono vicine siano coerenti in quello che dicono e nel come lo dicono.

I bambini percepiscono i segnali non verbali e per un certo periodo si basano solo su quelli. In una fase successiva, anche se non parlano ancora, imparano ad etichettare ciò che sentono dire e lo confrontano con sguardi, toni di voce, mimica del viso. Confrontando il detto al percepito, riconoscono e immagazzinano la sensazione di smarimmento se i due livelli sono in contraddizione.

Tutti noi impariamo prestissimo a riconoscere chi mente o chi cerca di camuffare le proprie emozioni. La coerenza tra i due livelli di comunicazione (verbale e non verbale) è un elemento di importanza vitale per il benessere mentale di ogni individuo.

Se una madre dice alla propria bambina: "lo so che sei capace di abbottonarti da sola il golfino" e poi frettolosamente con un sorrisetto lo abbottona lei stessa, questo crea sconcerto nella bimba che non riuscirà a chiedere alla mamma direttamente se ha fiducia o meno nelle sue capacità. Se poi il comportamento sarà frequente e diffuso a lungo andare la bambina potrebbe avere parecchi disagi circa la sua autostima/efficacia.

Successivamente riusciremo a distinguere anche quali possano essere le reazioni e le conseguenze che le singole emozioni si portano dietro, tuttavia può anche capitare di male interpretare i segnali che ci inviano le altre persone. Alcune emozioni sono accompagnate da messaggi chiarissimi, altre sono meno facili da decodificare. Possono scendere lacrime di gioia, di tristezza o anche di commozione oppure di rabbia, per decifrarli quindi occorre avere presente il contesto in cui i gesti si compiono.

Il clima sociale nel quale siamo inseriti non sempre stimola l'individuo a cogliere la propria parte emotiva, bensì incoraggia la persona a negare e anestetizzare le sensazioni che prova e a rendere formali le relazioni; del resto se pensiamo alla nostra esperienza, ci rendiamo conto che non è semplice vivere emozionandosi.

Se la persona nasce con una certa dose di istintività rispetto alle emozioni, è pur vero che senza un'educazione che parte dal proprio ambiente familiare per poi allargarsi al contesto sociale, senza dei modelli che sappiano comunicare il valore del "sentire" le esperienze, egli non sarà in grado di scegliere veramente. A questo si aggiunge il fatto che la società attuale è caratterizzata da un notevole sviluppo tecnologico, dalla sempre maggiore specializzazione delle competenze, dal bisogni di emergere e distinguersi. Tutto questo va di pari passo con l'ansia del "fare" e, in parallelo, con la perdita del "sentire", dell'accogliersi  e ascoltare.

La fretta e l'ansia da prestazione ci fanno correre, tanto che non abbiamo il tempo di assaporare quello che le relazioni e le situazioni ci offrono.

Tendiamo sempre più a riempire lo spazio (non solo temporale ma anche mentale) occupandolo con impegni e appuntamenti. Si tratta di un modo di essere che non riguarda solo la vita di noi adulti, ma che inevitabilmente proiettiamo sui figli che affidino a specialisti in grado di fornire loro competenze specifiche: corsi di musica, ballo, lingue, informatica etc. Se tutto questo può essere positivo e può rappresentare una alida risorsa per stare al passo con una società in continua trasformazione, allo stesso tempo rende la persona incapace di vivere le esperienze oltre che con la mente, anche con il cuore e con la "pancia" cioé di "sentirle".

Chi si trova in questa situazione, in genere vaga come in cerca di una meta, di un punto d'arrivo che non trova proprio per l'incapacità di guardare oltre il visibile, oltre l'apparenza.

La nostra è una corsa continua per raggiungere mete e obiettivi, per realizzare noi stessi, spesso senza riuscirci veramente perché incapaci di vivere appieno quelle esperienze, di collocarle in uno spazio interiore dove possano essere elaborate e vissute emotivamente.

Un antidoto a tutto questo?

Autorizzatevi quotidianamente a dedicare del tempo a voi stessi e permettetelo anche ai vostri figli. Starete sicuramente pensando: " dove trovo il tempo?" Non servono intere ore libere, è sufficiente un quarto d'ora, ma questo solo ed esclusivamente tutto vostro.

Lasciate che la vostra mente si senta libera, che il vostro cuore possa aprirsi facendo scorrere le sensazioni della giornata, ascoltatevi e accoglietevi come fareste con un bambini che ha bisogno di voi ....

 

 

 

 

domenica, 11 dicembre 2011

Per una ecologia emotiva .... (I Parte)

emozioni 12.jpg

A volte si incontrano persone che appaiono in grande difficoltà rispetto alle emozioni. Altri invece risultano freddi, stabili e nella loro quasi imperscrutabilità sembrano essere completamente padroni di sè. In realtà hanno semplicemente imparato a non lasciar trapelare quello che provano, ma approfondendo la conoscenza non è detto che così facendo siano sereni e in definitiva stiano bene con se stessi e con gli altri.

Una persona equilibrata non è quella che non è mai arrabbiata, triste o timorosa, ma neppure quella che è sempre triste, arrabbiata e insicura e pare non conoscere altri toni e modi nella vita.

La nostra ecologia psicologica e relazionale è necessario che si avvalga di tutte le sfumature che le emozioni possono offrirci.

Non con tutte le persone riusciamo ad instaurare lo stesso tipo di legame e del resto sarebbe assurdo pretendere di voler bene a tutti o di provare dell'affetto per un estraneo. Quotidianamente ognuno di noi entra in contatto con colleghi, conoscenti, compagni di corso in palestra etc. senza che si debba necessariamente sentire un particolare trasporto verso queste persone. Ma provate a immaginare la nostra vita se tutte le relazioni fossero di questo tipo! Se cioè provassimo della pura e semplice indifferenza per tutti gli altri. I nostri volti rivelerebbero una profonda apatia, le nostre azioni e i nostri gesti diverrebbero automatici e privi di qualsiasi espressione e forma di vitalità. Le nostre reazioni davanti agli avvenimenti sarebbero nulle,perché non saremmo spinti da nessun tipo di motivazione.

Non avremmo più paura di nulla con la conseguenza che rischieremmo continuamente la vita. Non proveremmo gioia di fronte ad un nuovo amore, alla nascita di un figlio. Qualsiasi cosa potrebbe succedere senza il rischio di addolorarci e renderci tristi. Gli altri potrebbero fare qualsiasi cosa, senza farci arrabbiare.

Senza emozioni non ci sarebbe sopravvivenza. È impossibile non provare emozioni perché esse sono comunque presenti dentro di noi, fanno parte della nostra vita, di quello che siamo.

Purtroppo, spesso, la cultura e l'educazione ci hanno insegnato a soffocarle, perché si pensa possano minare l'integrità fisica e psichica e quindi di prendere decisioni giuste. Tuttavia le emozioni che reprimiamo trovano comunque la via per emergere, sfuggono al nostro controllo e si manifestano in sintomi fisici o in stati d'animo complessi.

Spesso esprimiamo la tristezza invece dell'emozione che realmente in quel momento proviamo, ma che temiamo di far emergere : la rabbia o la paura.

Ogni emozione influenza il nostro atteggiamento di fronte agli avvenimenti, la nostra memoria, il nostro giudizio ed esercita una notevole influenza nelle nostre relazioni interpersonali. Reprimere le emozioni non è mai positivo in quanto conduce all'attivazione di tutta una serie di meccanismi di difesa, fino a manifestarci con sintomi fisici.

È stato dimostrato che le emozioni provocano una serie di modificazioni all'interno del nostro organismo in grado di influenzare le funzioni regolate dal sistema neurovegetativo  o autonomo (quelle che avvengono indipendentemente dalla volontà del soggetto).

La rabbia che non ci autorizziamo ad esprimere, la sofferenza che non lasciamo trasparire e la paura che ci paralizza non ci danno la possibilità di mostrarci agli altri per quello che siamo realmente e di instaurare con essi un rapporto equilibrato. Molte ricerche hanno evidenziato la presenza di una chiara relazione fra la rabbia repressa o espressa e il rischio cardiovascolare; sembra che il pericolo maggiore per il cuore sia attribuibile a un globale atteggiamento di ostilità verso gli altri.

Impariamo a riconoscere , attribuire ad esse un nome, a esprimerle e a utilizzarle positivamente, per evitare che esse prendano il sopravvento e ci travolgano. Le emozioni che reprimiamo hanno infatti la capacita di assumere potere. È fondamentale trasformare la sofferenza in parole e trovare una modalità personale che consenta di riconoscere, elaborare e gestire le emozioni. Talvolta il dolore che ci portiamo dentro si esprime nel nostro corpo; la rabbia e la tristezza, se non espresse, si manifestano a livello somatico in una postura caratteristica: spalle incurvate, bacino rigida, schiena dolorante.

Impariamo a parlare con il nostro corpo; tiriamo fuori la rabbia, la tristezza dialogando con le parti del corpo che ci fanno male. In questo modo iniziamo a prendere coscienza delle nostre emozioni e a esprimerle.

Provate a fare questo esercizio:

  • Descrivete le emozioni che avete vissuto nel corso di questa giornata. Vi ritroverete senza rendervene conto, a raccontare gli avvenimenti
  • Evitate di elencare le cose fatte, bensì soffermatevi sulle vostre sensazioni.

 

E’ difficile fare tutto questo manca l’abitudine, tuttavia potrebbe essere un buon primo passo per riconoscere e attribuire il giusto nome alle nostre sensazioni, ai nostri vissuti emotivi.

  

Segue nel prossimo post ……

lunedì, 05 dicembre 2011

Amare se stessi ... (II parte)

amare se stessi 2.png

Continuando a seguire le parole di Claudia Rainville la seconda tappa per amare se stessi consiste nel dare a noi stessi quello che può contribuire di più al nostro benessere e alla nostra felicità.

Molto spesso pur di essere amati ci facciamo carico di molte più responsabilità di quante chiediamo agli altri di assumersi; ci doniamo interamente fino a che , svuotati, abbiamo solo un desiderio: mollare tutto e andarcene.

Quando siamo svuotati, non abbiamo più niente da dare. È dunque essenziale concederci tutto quello che può contribuire al nostro benessere fisico, mentale ed emotivo ; maggiore sará la nostra felicità e meglio potremo condividerla con gli altri.

" Chi ama se stesso sa rispondere ai propri bisogni, e proprio per questo gli resta abbastanza energia per amare gli altri" Eric Fromm

Quante persone si crucciano, si turbano, o si ammalano quando una persona cara soffre. Forse che questo può aiutare la persona sofferente? In nessun modo, anzi: il sofferente, che già deve sobbarcarsi la propria sofferenza, è costretto a vivere anche la sofferenza delle persone che gli stanno attorno.

Uno che sta annegando non può soccorrere un altro che sta annegando; bisogna prima di tutto essere noi forti abbastanza, se vogliamo aiutare una persona che è più debole. Indebolirsi perché l’altro si è indebolito è del tutto inutile.

Un ulteriore tappa per amare se stessi consiste nel non aspettare che gli altri siano felici. Aspettare che gli altri siano felici significa consegnare la nostra felicità nelle loro mani.

Immagina di aver bisogno di una medicina essenziale per la tua sopravvivenza, e di affidarla al tuo partner. In che stato sarai, se un giorno lui non torna all’ora prevista, o se gli accade qualcosa, o se si dimentica di te? Moriresti certamente. Ma se la medicina te la porti appresso, qualsiasi cosa possa accadere al tuo partner, la tua vita non ne sarà minacciata.

Questa situazione spesso è vissuta da coloro che non hanno ancora tagliato il cordone ombelicale, preferendo trasferirlo ad un’altra persona, creando così un nuovo legame di dipendenza che se dovesse rompersi avrebbero l’impressione di non poter più vivere.

Da qui l’importanza di sviluppare la propria autonomia. Quando facciamo in modo che sia l’altro a sobbarcarci il nostro carico, in cambio ci tocca sobbarcarci il suo, con la probabilità ce sia piuttosto pesante.

Prova da oggi ad assumerti interamente la responsabilità della tua felicità accettando:

  • che il tuo successo dipende solo da te;
  • che puoi anche non piacere a tutti;
  • che puoi evitare di aver bisogno dell’approvazione altrui per agire o per essere soddisfatta di te;
  • che hai pieno diritto di andare avanti anche se gli altri rimangono indietro;
  • che farti del male o crucciarti non può in nessun modo alleviare le difficoltà altrui;
  • che gli altri sono gli unici responsabili della loro felicità, il che implica che, qualsiasi cosa tu faccia, non potrai mai rendere felice una persona che non desideri esserlo;
  • che gli altri possono provare emozioni senza che la cosa ti riguardi;
  • che gli altri possono essere, pensare o agire in modo diverso da te; quello che importa è quello che tu sei, quello che tu pensi di te.

 

Sii fiero di te; segui la strada che vuoi percorrere; concediti quello che desideri; stupisciti ad ogni istante.

L’altro o gli altri sono un po’ come il dolce alla fine del pasto: se il pasto è stato sostanzioso, se ti sei nutrito a dovere, sarai in grado di permettere a nessuno di manipolarti con la scusa del dolce; e se poi il dolce c’è davvero , non ti ritroverai a divorarlo come un morto di fame.

Tu non sei per nulla un morto di fame e quindi puoi permetterti di scegliere il dolce che vuoi e gustartelo appieno.

E’ così che potrai vivere in armonia con te, e persino con gli altri.


_____________________________________________

liberamente tratto da:

Claudia Rainville

Nati per essere felici, non per soffrire

ED.Amrita 

 

Tutti gli articoli