mercoledì, 25 novembre 2009

Sulla Felicità.... l'intelligenza della felicità..

 

CHAISSAC.jpg

 

Gaston Chaissac "Personaggio su fondo blu"

 

 

"All'attacco! Devo mettere a profitto la vita,

trovare un po' di gioia,

altrimenti sono perduto.

Ma Come, come dunque?...."

Alexandre Jollien

 

 

La felicità è uno stato d’animo? Una emozione? Un’operazione mentale? Una decisione? Uno sforzo? Una volontà? Una costruzione interiore? Nella maggior parte dei casi una volta che siano state acquisite tutte le minime condizioni materiali necessarie alla sua presenza; la felicità è tutto questo. La nostra felicità dipende da noi stessi e di conseguenza ne siamo responsabili. E ciò ci richiederà lavoro e sforzi.


Questo personaggio dall’aspetto tormentato, con un corpo sommario, senza braccia né gambe, dal volto sgraziato ma raggiante, è una sorta di specchio malizioso che il suo autore Gaston Chaissac porge a se stesso.

Pittore malinconico dalla salute malferma, Chaissac ci ricorda cha la felicità non ci viene mai – o non di frequente – data né offerta. Tuttavia d’altro canto è sempre accessibile all’immensa intelligenza umana: in alcuni dipende da un talento, in altri da una lotta; possiamo raggiungerla....

 

Si dice spesso che la vita è una lotta. Anche la felicità lo è, soprattutto per coloro che in partenza non sono stati viziati dalla vita.

Indipendentemente dal fatto che i nostri handicap siano visibili, come quelli che segnano il nostro corpo, o invisibili, come quelli che provengono dal nostro passato, dalle nostre angosce, dalla nostra malinconia, essi ci forniscono sempre numerose ragioni per non essere felici.

Ma una volta che si sia presa consapevolezza di questa indiscutibile realtà che esistono persone più infelici di noi e altre più felici, quali pretesti ci rimangono per continuare a rimuginare sul nostro male di vivere?

Questa posizione di vittime dell’esistenza è tanto più pericolosa in quanto può, alla fine, fare di noi degli intoccabili che nessuno oserà più avvicinare. Questo aggraverà la nostra solitudine e da ultimo ci rimanderà a noi stessi...

 

Si può optare per la felicità. Certo senza garanzie di un successo immediato.... evidentemente non si tratta di dire “Oggi sarò felice”, ma piuttosto: “Dedicherò tempo ed energia ad agire per aumentare le mie possibilità di sentirmi felice il più spesso possibile aprendo gli occhi e la mente , come quando passeggiando in un bosco, mi concentro sul mio passo, ascolto il rumore del vento, sento i profumi che mi circondano vivo il presente, anziché farmi assorbire dalle preoccupazioni di ieri e di domani”.

E’ pur vero che non siamo sempre pronti ad uno sforzo di questo genere. In certi giorni questo si rivela addirittura impossibile. Allora il discorso sulla felicità ci risulta insopportabile: non siamo nelle condizioni di poterlo recepire E’ giusto ascoltare anche questi momenti e prenderci il nostro tempo.

Teniamo a mente, tuttavia, che la decisione di essere felice riguarda anche quei giorni bui: in quei momenti, non lasciamoci sprofondare più del dovuto, non rimettiamo tutto in discussione con il pretesto della tristezza....

 

Non possiamo essere sempre felici. Possiamo però, il più spesso possibile, pensare di lasciare la via libera per il ritorno alla felicità.......

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