venerdì, 20 novembre 2009

Scelgo di prendere del tempo per me......

 

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"Scelgo di prendere del tempo per me sul cammino della mia vita, mi fermo qualche istante...

Ascolto ciò che si combatte

ciò che vive in me

le mie emozioni nascoste

le mie paure segrete

le mie disperazioni infiammate

i miei desideri torrenziali

le mie voglie piene

le mie ire tempestose

io lascio che mi si mostrino tutte queste possibilità..

dolci e fragili

violente e forti

amate o maltrattate

io le accetto e le riconosco

ascolto quello che hanno da dirmi

da dove vengono

a chi sono rivolte

Io mi prendo il tempo necessario per questo ascolto

Può essere che un avvenimento del mio passato risorgerà

può essere che un legame si formerà

può essere che un incontro prenderà tutto il suo senso

può essere che io capisca come io riproduca delle situazioni simili e qualche volta dolorose

può essere che vada a scoprire una ricchezza nuova in me camuffata, rifiutato schermo delle mie paure o dei miei rifiuti

può essere che vado semplicemente ad imparare a mettermi all'ascolto di me

Si, io scelgo di prendere del tempo per me ed incontro me stesso..."

 

Jacques Salomè


 

giovedì, 19 novembre 2009

Carta internazionale dei diritti del bambino

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".... e una donna che reggeva un bambino al seno disse: Parlaci dei Figli.

E lui disse: "i vostri figli non sono figli vostri. Sono figli e figlie della sete che la

vita ha di se stessa.

Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi.

E benchè vivano con voi non vi appartengono...."

Gibran - Il Profeta

 

 

Tutti i bambini hanno diritti, indipendentemente da chi sono e da dove vivono......

I diritti dei bambini sono riportati nella Convenzione sui Diritti dell'Infanzia. Quasi tutti gli Stati del mondo si sono impegnati a fare in modo che i bambini possano far valere i loro diritti.


Il diritto all'uguaglianza

Ogni bambino ha diritto a un nome e a una nazionalità.

Non puoi essere svantaggiato a causa del tuo sesso, del tuo aspetto, del colore della tua pelle, della tua lingua, della tua religione, della tua opinione ecc.


Il diritto alla salute

Ogni bambino ha il diritto di ricevere aiuto e assistenza quando è malato.


Il diritto alla formazione

Ogni bambino ha il diritto di andare a scuola e di imparare ciò che è importante, come il rispetto dei diritti dell'uomo e delle altre culture.

È importante che a scuola i bambini possano sviluppare le loro capacità e che vengano incoraggiati a farlo.


Il diritto al gioco e allo svago

Ogni bambino ha il diritto di giocare e di crescere e vivere in un ambiente sano.


Il diritto alla libera opinione, all'informazione e a essere ascoltati

Ogni bambino ha il diritto di esprimere liberamente i suoi pensieri.

La tua opinione deve essere rispettate in tutte le questioni che ti concernono: a scuola, presso le autorità, in tribunale.

Tutti i bambini hanno il diritto di conoscere ed essere informati sui loro diritti.

Ogni bambino ha il diritto di ottenere informazioni da tutto il mondo attraverso radio, televisione, giornali, libri e di trasmettere le informazioni agli altri.


Il diritto a un'educazione senza violenza

Ogni bambino ha il diritto a un'educazione senza il ricorso alla violenza.


Il diritto alla protezione dallo sfruttamento economico e sessuale

Nessun bambino deve essere maltrattato, sfruttato o trascurato.

Nessun bambino deve essere costretto a eseguire lavori pericolosi.

Se vieni trattato male, hai diritto a protezione e aiuto.


Il diritto alla protezione in guerra e durante la fuga

Un bambino che è dovuto fuggire dal suo paese ha gli stessi diritti dei bambini del paese che ha raggiunto.

Se un bambino fugge senza i genitori o la sua famiglia, ha il diritto a una protezione e a un sostegno particolari. Se possibile, deve essere ricongiunto con la sua famiglia.


Il diritto a una comunità familiare

Ogni bambino ha il diritto di vivere con la sua mamma e il suo papà, anche se questi ultimi non vivono insieme.

I genitori hanno il diritto di ricevere sostegno e assistenza.


Il diritto all'assistenza in caso di menomazione

Ogni bambino ha il diritto a una vita dignitosa.

Se hai una menomazione, hai il diritto a maggiore a un sostegno e un aiuto supplementari.



NON DIMENTICHIAMOLO!!!!!!!

 

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mercoledì, 18 novembre 2009

Tu .... seme

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Affondare le mani  nella terra e

sentire di appartenere alla terra...

Essere il seme che porta in sè già il frutto,

che porta ancora il seme da cui tutto ha di nuovo inizio....

 

Un seme nella terra sente che è il momento di spingere con forza contro il suo guscio e di lasciare che si dissolva, mentre inizia a farsi largo nel suo spazio.

E germoglia, mentre la sua coscienza di sempre si fonde con la coscienza della pianta che in potenza, quel seme, già è.

L'energia penetra nella terra fino a raggiungerlo e a ri-svegliare le sue potenzialità latenti, la sua vera natura di pianta. Consapevole di quel sé finito che ancora non è ma già è.

In ogni sua parte la pianta è quel seme, quel piccolo seme che di colpo, risvegliandosi, ha perforato la terra con le sue radici e ne assorbe l'energia insieme a quella del sole, dell'aria, della pioggia.

Tu sei quel seme e, come quel seme, già sei, la pianta intera e i frutti e sei il viandante che si nutre di questi tuoi frutti e sei il suolo che riceve, di nuovo, il seme gettato a terra dal viandante che si è appena sfamato.

La tua vitalità creatrice ti ricorda in ogni istante che sei la vita e che la vita tutta attende la tua nuova creazione.....

 

(liberamente tratto da S.Garavaglia)

 

Il corpo delle Emozioni.....

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C’era una volta il corpo umano, tutto chiuso in un involucro chiamato pelle. Dentro non ci si poteva guardare, ma si pensava ci fossero un cuore, delle vene, le ossa (un cervello!) e tutte quelle altre cose. Alcuni dicevano anche che ci fosse un’anima, ma non si sapeva bene di cosa fosse fatta.

Questo fino all’inizio del 1900, poi c’è stato un grande scompiglio.

Un medico di nome Sigmund Freud  scrisse a proposito dell’inconscio, che è la parte della nostra mente più nascosta dove trovano casa i nostri desideri, le nostre paure, i nostri sogni.

E così dall’inizio del secolo scorso, gli artisti non hanno più rappresentato l’uomo solo nel suo aspetto esteriore, cercando di dipingere il suo corpo in maniera perfetta, ma nei loro ritratti hanno provato a comunicare qualcosa di più:  i sentimenti e le emozioni che scaturiscono dal nostro animo.

 

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Nelle pennellate di Francis Bacon il corpo umano si deforma, si piega e si nasconde nel buio.




Il corpo di Schiele si contrae in una posa carica di tensione, diventando specchio delle passioni e del turbamento interiore.SCHIELE.jpg

 

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La donna dipinta da De Kooning sembra non avere più un vero corpo, tutto si confonde tra le macchie di colore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora tocca a te ... perché non metterti in gioco e provare.... di seguito un esercizio che propongo spesso ai mie clienti in seduta quando è necessario stoppare la parola e lasciarsi andare al “cosa sento...” , “ come lo sento...” , “dove lo sento...” ...

 

Il corpo si trasforma continuamente, cresce e cambia, si modifica a seconda di sensazioni ed emozioni che lo invadono.

Ti è mai capitato di sentire il tuo corpo pesante come una pietra quando sei stanca, teso e rigido quando sei in preda alla paura, leggero come una piuma quando sei serena, o di sentirti piccola piccola, quasi invisibile quando sei imbarazzata?

 

Immagina se queste sensazioni divenissero improvvisamente immagini: corpi che parlano...

 

Ora prova a sentire come il corpo cambia seguendo le emozioni... assumi queste posizioni e ascolta il tuo corpo...

 

CALMA .... sdraiati...rilassa ogni muscolo... allarga lentamente gambe e braccia occupando lo spazio intorno a te.... sperimenta questo stato amplificando a poco a poco la postura.... e ascoltati.....

 

TENSIONE .... in piedi ... schiena dritta .... gambe leggermente divaricate e tese.. prendi la testa fra le mani incrociando le braccia e ruotala più che puoi a sinistra .... sperimenta questo stato amplificando a poco a poco la postura.... e ascoltati.....

 

INCERTEZZA .... resta in equilibrio su un piede solo... solleva le braccia in alto... ondeggia lievemente... sperimenta questo stato amplificando a poco a poco la postura.... e ascoltati.....

 

RABBIA ... siediti a terra... ginocchia al petto ... stringi  con forza i pugni.... irrigidisci ogni muscolo ...e urla con tutta la voce che hai.... sperimenta questo stato amplificando a poco a poco la postura.... e ascoltati.....

 

Ora rimanendo nelle varie emozioni sperimentate nel “qui e ora” disegna il tuo corpo nelle varie posizioni. Non avere paura di sbagliare, di lasciarti sfuggire dalle mani segni “ribelli”: in fondo ogni traccia sul foglio rende più vivo il disegno e racconta l’emozione che provi mentre crei .. è la memoria di ogni tuo gesto....

 

Ora, se hai voglia prova a fare un passo in più dando voce al tuo disegno accentuando le differenti sensazioni sperimentate, tramite nuove tecniche: cancella... nascondi... vela... scarabocchia... graffia... strappa e ricomponi... immergi nel colore....


Osserva il tuo lavoro e ascoltati......

 

 

 

martedì, 17 novembre 2009

Il Miracolo è adesso .....

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Flying Girl The Miracle is now, by Rosymancita www.flickr.com

 

Aprì gli occhi e li stropicciò come si fa con una maglione di lana tutto inzuppato. Forse voleva lasciare andare qualche pensiero oscuro che l'aveva attraversata nel sogno, oppure sperava così di premere a forza dentro il suo sguardo un poco di quella luce che la notte le aveva regalato.

Poi allontanò le dita dai suoi occhi e vide una grande spirale che le sorrideva e la invitava ad entrare.

Si incamminò in un rosso cocente che per un istante le fece paura, metre la strada ammiccava rotonda.

I suoi piedi nudi volevano fuggire da quel tappeto di fragole ma la Terra la chiamava ad ogni istante a mettere radici.

E la spirale si inerpicava tortuosa nell'arancione dove emozioni e passioni le frullavano il ventre.

E camminando lo stesso cammino le mostrò la Guerriera che stava nascendo dalle sue spoglie di bimba impaurita. Quella forza che nasce da dentro le si irradiò fino nel cuore mentre camminava su quel prato e non sapeva più se ogni curva che girava su stessa la stesse portando verso l'alto o verso il basso.

E dalla sua gola uscì finalmente un suono mentre camminava nel blu del cielo...

E la sua nota le raccontò ogni segreto della sua vita fino a farle ricordare di sé.

E vide, finalmente si accorse che i suoi occhi erano rimasti chiusi per troppo tempo.

E si risvegliò in quel viola da cui poteva partire arrampicandosi nella sua corda d'argento su.. su .. verso il cielo.

Si stropicciò gli occhi e il Mandala era lì a salutarla alla vita: aveva trovato la strada ed era pronta per ripetere un viaggio sempre nuovo ma ormai amico.....

 

lunedì, 16 novembre 2009

Conflitti ... limiti e ... frustrazioni ....

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Molte persone odiano e temono i conflitti. Cosa non farebbero per evitare uno scontro: fuggire, scusarsi, capitolare al solo scopo di smussare le asperità. Sono convinte che i conflitti rappresentino un fiasco in un rapporto e che nella vita sociale occorre fare molte concessioni. Tuttavia è la vita stessa che regolarmente dimostra a questi individui come ciascun permesso fatto al solo scopo di evitare un conflitto alimenti l'astio. Tutte queste concessioni vengono poi immagazzinate e contabilizzate dall'inconscio e, prima o poi, il conflitto non risolto esplode con una violenza ed una aggressività direttamente proporzionale al tempo in cui è rimasto latente.

Non si può non dire mai di no!

Ad un certo punto, bisognerà pur stabilire dei limiti.

Nel frattempo, se non diciamo di no agli altri, diciamo dei no a noi stessi, al rispetto verso la nostra persona, verso i nostri bisogni e i nostri desideri. E' dunque un tradimento personale ciò che ci infliggiamo ogni volta che rifiutiamo lo scontro.

Nel momento in cui rifiutiamo di prendere in considerazione la possibilità di un confronto, permettiamo all'altro di occupare tutto lo spazio del rapporto. Conflitto non è necessariamente sinonimo di violenza e aggressività. Inoltre, i conflitti rappresentano una componente naturale della vita di gruppo e sono indispensabili per far rispettare l'individualità e lo spazio personale. Accettare questo fatto è il primo passo da compiere per non avvertire più quella sensazione di smacco ogniqualvolta si prospetta un conflitto. Occorre inoltre prendere coscienza del fatto che i limiti sono indispensabili. Una vita senza limiti è come un paesaggio immerso nella nebbia.

L'integrazione mentale dei limiti è indispensabile all'equilibrio psicologico di un essere umano, perché i limiti rassicurano, strutturano e costruiscono l'identità.

Abbiamo bisogno di avvertire il nostro territorio e i suoi confini, così da sapere fino a dove possiamo spingerci e dove è bene fermarsi.

Spesso i genitori storcono il naso all'idea di stabilire dei limiti per i figli, ma ciò e lo dico soprattutto da mamma penso sia sbagliato.

Infatti se il bambino va alla ricerca dei limiti dell'adulto è solamente per trovarli, proprio come potrebbe aver fisicamente bisogno di trovare un muro al quale appoggiarsi. Nella sua ricerca di limiti, il bambino si spinge sempre più lontano, fino a che non li trova.

I limiti interno sono quelli che definiscono il territorio mentale e che permettono alla persona di essere.

I limiti esterni sono quelli delle persone che ci circondano e dell'ambiente in cui viviamo.

La scoperta dei limiti esterni non avviene senza difficoltà. Di fatto, il neonato viene al mondo con l'illusione di onnipotenza. Crede che il mondo graviti attorno a lui.

Tuttavia, presto o tardi, in maniera brusca o progressiva, il bambino dovrà capire che alcune cose sfuggono al suo potere, accantonando così l'illusione di onnipotenza. Non è possibile avere tutto e subito. E' indispensabile che egli lo capisca, così da poter distinguere tra sogno e realtà.

La sofferenza che deriva da questa scoperta si chiama frustrazione. Essa è quella dolorosissima sensazione di sentirsi impotenti nei confronti del proprio ambiente.

Ma se il bambino non impara a gestire questa frustrazione c'è il pericolo che possa diventare un adulto violento o compulsivo, poiché la frustrazione non controllata si trasforma in rabbia, violenza e compulsione.

Conoscere ciò sui cui abbiamo potere e ciò su cui non l'abbiamo per mette di incanalare l'energia in maniera costruttiva. Invece di sprecare le forza battendosi invano contro elementi incontrollabili, è più produttivo concentrare le proprie azioni su ciò che possiamo davvero modificare, allentando la presa sul resto.

Alcuni, che vivono con un costante ed eccessivo senso di controllo, cercano di governare tutti i parametri della propria vita. Come bambini che tentano di stringere nelle mani troppe biglie, queste persone hanno la sensazione che le cose sfuggano loro in continuazione e vivono dunque in un perenne stato d'ansia.

Al contrario, stringere in pugno solo le proprie biglie è rilassante e rassicurante, perché quelle biglie, le nostre, non ci sfuggiranno più.....

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Da leggere:

Phillips Asha

I no che aiutano a crescere

Ed. Feltrinelli

 

domenica, 15 novembre 2009

La ragazza che sapeva volare....

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Flying Girl Between Heaven and Earth, or (Im)possible by Rosymancita www.flickr.com

 

Passò davanti al mio negozio come una foglia leggera nel vento e io corsi all'aperto a guardare dove fosse diretta quel giorno.

Svolazzava, sollevata da terra, inseguendo un lenzuolo, una vela stretta tra le sue mani, ben stretta.

E intanto volava, la ragazza che ha imparato ad alzarsi da terra e a danzare leggera nell'aria. Quella con il lenzuolo fatto come un aquilone, la ragazza di cui tutti parlano, che brava che brava che è, ce l'ha fatta guardate, già vola nell'aria, ma come ha potuto?... Tu sai? ... Io non so ma forse conosco qualcuno che sa...

Ognuno lo sa, ognuno in cuor suo sa come lei ha fatto, ognuno intuisce che anche lui, volendo, un giorno potrebbe volare. Ma non sa come fare, non sa come dire a se stesso quell'anch'io che lo leva da terra.

Meglio, più facile dire sono fatta così, non volo, non ci posso fare niente, sono fatta così, credetemi, sono fatta così.....

Lei no, lei non aveva rinunciato a cercare nelle pieghe della sua mente quell'intuizione, quella giusta. Quella che ci fa entrare nella nostra più profonda essenza e dentro le pieghe del cuore, là dove cresce la certezza di amore per sé, preludio indispensabile all'amore per gli altri e per la vita, dove è possibile ri-trovare la scintilla della nostra unicità....

E volava leggera la ragazza che ce l'aveva fatta, sicura nel cielo di tutti, là in alto, là dove poteva cantare felice la sua anima......

 

(liberamente tratto da Susanna Garavaglia)

venerdì, 13 novembre 2009

La risorsa del sentirci inadeguati.....

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"Non pensare, osserva!" (Ludwig Wittgenstein)

 

Un essere umano sempre soddisfatto e tranquillo non esiste per definizione: la tendenza a rivolgerci con la mente a ciò che esiste solo in potenza e a sentirci inquieti nel paragonarlo con ciò che ci circonda effettivamente fa parte della natura umana.

Possiamo finalmente assegnare alla nostra stessa possibilità di sentire frustrazione e inquietudine il valore di caratteristica essenziale e di risorsa dell'essere umano: la frustrazione è un segnale che ci spinge a cercare e a riflettere immaginando alternative e progetti e alla fine a produrre scelte.

A volte sentiamo la nostra frustrazione sotto forma di rabbia: ci arrabbiamo se quello che "ci succede" è estremamente diverso dallo sfondo delle nostre aspettative. Preferiamo senz'altro queste nostre aspettative, anzi, sappiamo che le cose devono andare come noi preferiamo, ne siamo certi, sentiamo che è "giusto".

Così, anziché osservare semplicemente il segnale della rabbia per prenderci cura del dispiacere che vi sta dietro, passiamo il tempo sprecando inutili energie e potere accusando il mondo di essere come è, di non adeguarsi alle nostre pretese.

Al contrario potremo osservare la rabbia, quale sia lo sfondo dei bisogni e aspettative che la crea e concentrarci sulle scelte reali possibili e vedremo che al cambiare delle scelte cambia istantaneamente anche il nostro sentire.

Prima o poi finiremo forse per sentire stupore, accorgendoci di quanto sia buffo e soprattutto inutile che nel nostro mondo mentale si arrivi a pretendere che il mondo, fuori di noi, si adegui alle nostre preferenze.

Ogni scelta attiva un mondo potenziale, che era esistito fino ad allora puramente come possibilità: quello in cui un soggetto si muove in una direzione o in un'altra, in cui può accadere una cosa "x" o una cosa "y". Realtà potenziali presenti solo nell'immaginazione. E ogni scelta attiva un mondo nuovo: quello in cui ammettiamo la possibilità, magari per prova, per ipotesi di interpretazioni fino ad allora impensabili.

Ecco allora che il nostro disagio, la nostra inquietudine diventano strumenti per il cambiamento e non fastidiosi malesseri di cui mi voglio disfare.

Questo non vuole essere un appello ad accettare qualsiasi cosa ma a osservare il nostro possibile disagio vedendovi una forza per cambiare ossia:

=> scelte concrete rispetto alle circostanze, di cui ci possiamo prendere cura con tutta l'energia che proviene dalla nostra insoddisfazione

oppure

=> i significati che assegniamo alle cose per riuscire a provare insoddisfazione, se si tratta di puro dolore "cognitivo", prodotto autonomamente dalle nostre interpretazioni.

Se l'insoddisfazione è abbastanza forte può motivare idee nuove e scelte pratiche.

 

Riflettere significa pensare a cosa è "meglio"  per noi in quel momento, ascoltando i nostri bisogni.....

 

Prova a osservarti.... di cosa ti senti insoddisfatta??? .... Cosa vorresti cambiare??? ....

Ora prova a fare una scelta "verso", anche piccola non occorre che sposti il monte Everest, scrivila ... firma il pezzo di carta ... prenditi un impegno verso te stessa.... sii pro-attiva e la tua inadeguatezza diventerà un'alleata......





 

giovedì, 12 novembre 2009

Pensando al futuro.....

 

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Divagazioni e riflessioni su "Una base sicura" di John Bowlby....

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G.Klimt - Le Vergini, 1913

 

Tutti noi, dalla nascita alla morte siamo al massimo della felicità
quando la nostra vita è organizzata come una serie di escursioni,
lunghe o brevi, dalla base sicura fornita dalle nostre figure di attaccamento"
(John Bowlby)



"Vieni a giocare con me " dice il Piccolo Principe alla volpe". Ed ecco che la volpe dice qualcosa di sorprendente: "Non posso giocare con te (...) non sono addomesticata", ma il Piccolo Principe ne vuole sapere di più e chiede: "Che cosa vuol dire addomesticare?" e la volpe sapientemente risponde "vuol dire creare dei legami (...) io no sono che per te una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo ed io sarò per te unica al mondo".

Ecco questo brano tratto dal Piccolo Principe, letto molti anni fa e riletto da poco, spiega per me molto bene tutto il senso del libro di Bowlby "Una Base Sicura": l'attaccamento si sviluppa come una interazione tra un bambino unico ed i suoi genitori unici e uno degli aspetti più affascinanti del genere umano è proprio quello di creare legami unici. Anche il Piccolo Principe fa questa esperienza con la volpe, l'addomestica, creando un legame e poi essa gli svela un segreto "l'essenziale è invisibile agli occhi".

I legami che gli esseri umani creano vanno al di là del puramente visibile, diventano pensieri, significati e schemi mentali. La necessità del cucciolo d'uomo di creare legami di attaccamento nasce dall'istinto di sopravvivenza, ci dice Bowlby, ma poi tale istinto si trasforma in qualcosa di ben più complesso e accade così, che la madre, il padre o il "caregiver" diventano unici e cominciano ad esistere nella nostra mente sotto forma di pensieri e modelli.

La tendenza alla formazione di forti legami con alcune persone è considerata normale e funzionale fin dai primi mesi di vita, per Bowlby, e il fatto che il bisogno iniziale sia quello della sicurezza, può aiutare a comprendere meglio il dolore e la sofferenza legate al senso di perdita emergenti anche nell'adulto abbandonato. Inoltre il riconoscere da subito quel legame con la figura di attaccamento privilegiato rispetto agli altri è la conferma che sin dai primi mesi di vita il nostro principale obiettivo è quello di assicurarci di non essere soli ("nessun uomo è un' isola (..)" diceva un grande poeta...), e oltre al cibo per andare avanti nella vita abbiamo bisogno di garanzie e certezze che ci vengono assicurate solo se abbiamo la possibilità di sperimentare che quello che ci accade intorno ha una continuità.
Se la figura di attaccamento è percepita dal bambino "sufficientemente" vicina, sintonica, capace di risposte sensibili, quest'ultimo sente sicurezza, amore e fiducia in se stesso; se, al contrario, la figura di attaccamento non è percepita sufficientemente presente il bambino prova paura e senso di abbandono e se queste esperienze sono continuative e prolungate nel tempo, nel bambino possono emergere dei comportamenti sintomatici come ambivalenza, rabbia, diffidenza, difficoltà a fidarsi ed affidarsi.
L'affidabilità e le capacità di risposta dell'ambiente di sostegno formano il nucleo dei pattern di attaccamento emergenti mente il bambino comincia il processo di separazione/individuazione, sottoforma di conquista evolutiva, e tra madre e bambino si stabilisce un processo di interazione sentito come un reciproco conoscersi l'un l'altro.

La volpe dice al Piccolo Principe: "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterò la mia felicità. Quando saranno le quattro, comincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità. Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore (...) ci vogliono i riti". Ecco che il Piccolo Principe si guadagna la fiducia della volpe, andandola a trovare tutti i pomeriggi stabilendo un rito. Sembra che la volpe sappia come si crei un legame di attaccamento sicuro: la madre assicura sempre la sua presenza e il bambino si abitua a questo rito.

E' proprio il ripetersi di questo modello di interazione che fa sì che il bambino cominci a crearsi delle aspettative. Si aspetta proprio che quella determinata persona appaia in quel determinato spazio e in quel determinato tempo, ed è il continuo verificarsi di tale rito che gli assicura che esiste lui, esiste l'altro, esiste la relazione.
Il legame di attaccamento che si stabilirà fornirà un modello per le relazioni future e per tale motivo le nostre relazioni risentiranno di quella matrice interattiva denso per noi di tanti significati.

Con un attaccamento sicuro il bambino immagazzinerà un modello operativo interno di persona sensibile, amorosa, affidabile, meritevole di amore e attenzione. Con un attaccamento insicuro il bambino vedrà il mondo come pericoloso, le persone da trattare con precauzione e senza potersi fidare troppo e si considererà poco meritevole di affetto, dando l'avvio a tutta quella serie di costruzioni mentali che lo porteranno a difendersi dietro cumuli di "certezze irrazionali" che andranno ad intaccare la fioritura del suo Sé.

Un'altra grande scoperta che ho fatto leggendo questo libro è che il legame di attaccamento non è limitato all'infanzia ma dura "dalla culla alla tomba" e tutto quello che veniva classificato, in maniera quasi dispregiativa e sicuramente patologica, con il termine "dipendenza" è in realtà un desiderio assolutamente legittimo di ogni essere umano di stare quanto più vicino possibile a chi si vuole bene, a chi in caso di bisogno può prendersi cura di noi.

Ricordo la frustrazione di quando mi veniva detto : "Comportati da bambina grande (avrò avuto circa otto anni), non fare la piagnona, dai l'esempio a tua sorella più piccola, mamma esce, tu ora vai a letto, con voi rimane la cameriera (che io detestavo e di cui avevo anche un po' paura...) è notte.... Si deve dormire!..." In quei momenti il mio cuore si induriva ed il mio "rito" era quello di pizzicarmi forte il braccio cosicché non pensavo alla paura ma a quanto avrei sopportato il bruciore del pizzico, punendomi nello stesso tempo per non essere così buona  e bella da meritarmi le attenzioni di mamma.

Ora, questo fa solo parte di una serie di ricordi di episodi lontani che hanno però segnato dolorosamente la mia vita per oltre trenta anni e che mi hanno portata a pensare a mia madre come ad un mostro che aveva un potere immenso su di me finchè un giorno guardandola mi sono accorta che in realtà era solo una persona fragile che aveva cercato di cavarsela come poteva, anche lei vittima di poche carezze e sorrisi.

"Una Base Sicura" è stata una scoperta, mi ha insegnato che c'è sempre tempo per trovare "una base sicura", chiedere protezione ed affidarsi non è un sintomo di debolezza ma riconoscere che facciamo parte di un Tutto e che questo Tutto è più delle singole parti......

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John Bowlby

Una Base sicura

Ed. Raffaello Cortina






 

 

 

 

 

mercoledì, 11 novembre 2009

Rischia.... Osa ....VIVI!!!

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Sperimentare un crollo consapevolmente è una delle più grandi avventure nella vita. È il rischio più grande che ci sia, poiché non ci sono garanzie che il crollo diventi un'apertura. Lo diventa, ma non sono cose che si possono garantire.

Il tuo caos è antichissimo - per una infinità di vite sei stato nel caos, è spesso ed è denso, in pratica è un universo in sé.

Pertanto, quando ci entri, con le tue fragili capacità, ovviamente è pericoloso.

Ma senza confrontarsi con questo pericolo, nessuno si è mai integrato, nessuno è mai diventa un individuo,indivisibile.

 

OSHO

 

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